lunedì 8 agosto 2011
PD e IDV bocciano la delibera di iniziativa popolare
Ora sappiamo. Sappiamo che i cittadini di Velletri non hanno il loro Comune pronto a difenderli. Sappiamo che il partito democratico di Velletri, guidato dal sindaco imprenditore Servadio, preferisce difendere le multinazionali che stanno assetando la nostra città. Sappiamo che il Pdl preferisce astenersi, perché non si sa mai. Sappiamo dove andremo a bussare, quando non avremo acqua in casa, quando non potremo dare da bere ai nostri figli, per l'alto contenuto d'arsenico della nostra acqua. Sappiamo che chi sta in consiglio comunale esprime tutta l'ipocrisia della politica che noi cittadini non vogliamo più.
Un grazie a Sergio Andreozzi, Massimo Andolfi, Marilena Ciarcia e Gianluca Trivelloni per il loro coraggio, e per il loro si all'acqua bene comune, pubblica, equa e giusta per tutti.
Domani, come sempre, riceviamo i cittadini per le contestazioni delle bollette. Spiegheremo loro la decisione di questa giunta, che ha dato carta bianca ad Acea, mentendo a tutti.
Due notazioni: la prima che Luigi Crocetta che dice di aver aderito all'IDV - partito che sta portando avanti la battaglia per l'acqua pubblica in tutta Italia - ha tradito il suo partito e i cittadini. La seconda che i giovani consiglieri del Pd(Ciafrei e D'Andrea) hanno votato secondo i canoni della politica più vecchia e triste che ha distrutto questa città in passato. Di questa gente, sinceramente, ne possiamo fare a meno. Non è onesto predicare rinnovamento e idealità della politica e poi comportarsi come i vecchi e navigati volponi e parrucconi.
Questa città meriterebbe altro.
Comitato Acqua Pubblica Velletri
Un grazie a Sergio Andreozzi, Massimo Andolfi, Marilena Ciarcia e Gianluca Trivelloni per il loro coraggio, e per il loro si all'acqua bene comune, pubblica, equa e giusta per tutti.
Domani, come sempre, riceviamo i cittadini per le contestazioni delle bollette. Spiegheremo loro la decisione di questa giunta, che ha dato carta bianca ad Acea, mentendo a tutti.
Due notazioni: la prima che Luigi Crocetta che dice di aver aderito all'IDV - partito che sta portando avanti la battaglia per l'acqua pubblica in tutta Italia - ha tradito il suo partito e i cittadini. La seconda che i giovani consiglieri del Pd(Ciafrei e D'Andrea) hanno votato secondo i canoni della politica più vecchia e triste che ha distrutto questa città in passato. Di questa gente, sinceramente, ne possiamo fare a meno. Non è onesto predicare rinnovamento e idealità della politica e poi comportarsi come i vecchi e navigati volponi e parrucconi.
Questa città meriterebbe altro.
Comitato Acqua Pubblica Velletri
sabato 6 agosto 2011
In consiglio comunale la votazione della delibera di iniziativa popolare
La delibera di iniziativa popolare chiede l'inserimento, nello statuto comunale del seguente articolo:
1. Il Comune di Velletri riconosce il diritto umano all’acqua, ossia l’accesso all’acqua come diritto universale, inalienabile e indivisibile. Il Comune riconosce quindi lo status del servizio idrico integrato come servizio privo di rilevanza economica. La gestione del servizio idrico integrato dovrà avvenire attraverso la costituzione enti consortili di bacino idrico esclusivamente pubblici, garantendo la partecipazione e il controllo da parte della comunità.
Inoltre:
2. Il consiglio afferma di conseguenza il principio della proprietà e gestione pubblica del servizio idrico nonché quello della solidarietà da attuarsi attraverso una modulazione tariffaria che garantisca il minimo gratuito di 50 litri al giorno per ogni persona come stabilito dall’ONU, disincentivando lo spreco con aumenti progressivi per fasce di consumo e vietando l’abuso della quantità fruibile per ogni persona, ancorché pagata, in base al principio che lo spreco della risorsa non può essere compensato monetariamente, poiché l’acqua non è un bene commerciale, ma un diritto da salvaguardare per il presente e per il futuro;
3. Viene dato mandato alla giunta di promuovere nel territorio comunale azioni coerenti con i principi esposti e finalizzate ad una gestione democratica, responsabile, sostenibile ed equa del servizio idrico, attraverso:
L'informazione puntuale della cittadinanza sulla qualità dell’acqua con pubblicazione delle analisi chimiche e biologiche in ogni quartiere e contrada;
L'uso prioritario delle acque non inquinate per uso domestico;
La predisposizione di un piano tecnico per il rifacimento della struttura idrica della città, individuando priorità, tempi di attuazione e modalità di finanziamento;
La promozione di una campagna di sensibilizzazione sul risparmio idrico con incentivazione all'uso di riduttori di flusso;
L'introduzione in campo edilizio ed urbanistico della doppia conduttura e riciclo delle acque piovane;
L'avviamento di progetti di riuso delle acque reflue dei depuratori per usi agricoli ed industriali;
l controllo e la repressione dei prelievi abusivi;
4. Viene dato mandato alla giunta di presentare entro 90 giorni a questo Consiglio un progetto per la realizzazione di un consorzio dei Castelli romani per la gestione pubblica del servizio idrico integrato e la predisposizione di un bilancio idrico di bacino nel rispetto dell’equilibrio ambientale;
5. Il consiglio in tal senso indica la buona pratica del bilancio partecipato come principio guida del futuro consorzio pubblico per la gestione del Sistema Idrico Integrato nei Castelli romani.
6. Il Comune di Velletri aderisce al coordinamento degli enti locali per l'acqua pubblica, promosso dal Forum Nazionale dei movimenti per l'acqua pubblica.
7. L'Assessorato con delega ai rapporti con Acea Ato 2 istituisce un apposito servizio per raccogliere ed elaborare tutte le segnalazioni sulle violazioni delle norme previste dalla Convenzione di gestione, dai sui allegati (a titolo esemplificativo: Disciplinare tecnico, Piano d'ambito, etc.) , delle norme nazionali e regionali sul Sistema idrico integrato e delle norme ambientali da parte dell'attuale gestore del SII. Le segnalazioni potranno essere inviate dai cittadini, dai comitati spontanei e dai consiglieri comunali.
Comitato Acqua Pubblica Velletri
1. Il Comune di Velletri riconosce il diritto umano all’acqua, ossia l’accesso all’acqua come diritto universale, inalienabile e indivisibile. Il Comune riconosce quindi lo status del servizio idrico integrato come servizio privo di rilevanza economica. La gestione del servizio idrico integrato dovrà avvenire attraverso la costituzione enti consortili di bacino idrico esclusivamente pubblici, garantendo la partecipazione e il controllo da parte della comunità.
Inoltre:
2. Il consiglio afferma di conseguenza il principio della proprietà e gestione pubblica del servizio idrico nonché quello della solidarietà da attuarsi attraverso una modulazione tariffaria che garantisca il minimo gratuito di 50 litri al giorno per ogni persona come stabilito dall’ONU, disincentivando lo spreco con aumenti progressivi per fasce di consumo e vietando l’abuso della quantità fruibile per ogni persona, ancorché pagata, in base al principio che lo spreco della risorsa non può essere compensato monetariamente, poiché l’acqua non è un bene commerciale, ma un diritto da salvaguardare per il presente e per il futuro;
3. Viene dato mandato alla giunta di promuovere nel territorio comunale azioni coerenti con i principi esposti e finalizzate ad una gestione democratica, responsabile, sostenibile ed equa del servizio idrico, attraverso:
L'informazione puntuale della cittadinanza sulla qualità dell’acqua con pubblicazione delle analisi chimiche e biologiche in ogni quartiere e contrada;
L'uso prioritario delle acque non inquinate per uso domestico;
La predisposizione di un piano tecnico per il rifacimento della struttura idrica della città, individuando priorità, tempi di attuazione e modalità di finanziamento;
La promozione di una campagna di sensibilizzazione sul risparmio idrico con incentivazione all'uso di riduttori di flusso;
L'introduzione in campo edilizio ed urbanistico della doppia conduttura e riciclo delle acque piovane;
L'avviamento di progetti di riuso delle acque reflue dei depuratori per usi agricoli ed industriali;
l controllo e la repressione dei prelievi abusivi;
4. Viene dato mandato alla giunta di presentare entro 90 giorni a questo Consiglio un progetto per la realizzazione di un consorzio dei Castelli romani per la gestione pubblica del servizio idrico integrato e la predisposizione di un bilancio idrico di bacino nel rispetto dell’equilibrio ambientale;
5. Il consiglio in tal senso indica la buona pratica del bilancio partecipato come principio guida del futuro consorzio pubblico per la gestione del Sistema Idrico Integrato nei Castelli romani.
6. Il Comune di Velletri aderisce al coordinamento degli enti locali per l'acqua pubblica, promosso dal Forum Nazionale dei movimenti per l'acqua pubblica.
7. L'Assessorato con delega ai rapporti con Acea Ato 2 istituisce un apposito servizio per raccogliere ed elaborare tutte le segnalazioni sulle violazioni delle norme previste dalla Convenzione di gestione, dai sui allegati (a titolo esemplificativo: Disciplinare tecnico, Piano d'ambito, etc.) , delle norme nazionali e regionali sul Sistema idrico integrato e delle norme ambientali da parte dell'attuale gestore del SII. Le segnalazioni potranno essere inviate dai cittadini, dai comitati spontanei e dai consiglieri comunali.
Comitato Acqua Pubblica Velletri
venerdì 5 agosto 2011
giovedì 4 agosto 2011
mercoledì 3 agosto 2011
modello Vedelago = Reuse Reduce Recicle
La Società Centro Riciclo Vedelago srl gestisce dal 1999 a Treviso un impianto di stoccaggio e selezione meccanica di rifiuti ai fini del recupero di materiali.
Uno dei limiti dei primi impianti di trattamento meccanico biologico era quello di produrre comunque un 20-30% (rispetto a quanto entrato inizialmente nell’impianto) di rifiuto da conferire in discarica o da portare all’incenerimento; questo problema poneva alcuni dubbi sulla reale opportunità di costruire questi impianti al posto di altri sistemi già conosciuti ed utilizzati come i dannosissimi inceneritori.
Questo problema è stato recentemente risolto grazie all’iniziativa della dott.sa Carla Poli del Centro Riciclo Vedelago in provincia di Treviso. L’impianto di Vedelago (che non gestisce la frazione umida e che quindi utilizza solo sistemi meccanici), grazie all’accoppiamento di diversi impianti che lavorano in serie, è in grado di rendere riutilizzabile circa il 99% del rifiuto conferito derivante sia dalla raccolta differenziata residenziale porta a porta (proveniente dai Comuni del circondario) sia rifiuti industriali di commercianti ed artigiani;
grazie a questi impianti il centro è in grado di portare all’industria una materia prima-seconda riutilizzabile in ulteriori cicli di produzione. La percentuale di rifiuto non differenziabile (principalmente plastiche), e quindi solitamente non riutilizzabile, viene prima estruso e poi tritato finemente fino ad ottenere un granulato a matrice prevalentemente plastica utilizzato principalmente dall’industria come alleggerito nei manufatti edili (mattoni, pali, ecc…) in sostituzione della sabbia di cava (20-30% del materiale necessario alla creazione del manufatto); questo materiale conferisce caratteristiche migliorative ai manufatti ottenuti che rispondono regolarmente alle norme UNI vigenti.
La sabbia sintetica ottenuta viene utilizzata anche per la creazione di sedie, panchine, bancali ed altri manufatti vari. Gli stessi creatori del Centro Riciclo Vedelago dichiarano che i costi globali per la costruzione di un impianto di questo tipo si aggirano attorno ai 5 milioni di euro in un arco temporale di circa 3 anni.
Impianti gemelli come quello di Vedelago sono in costruzione in Sardegna grazie all’iniziativa di 14 Comuni locali, con a capo il Comune di Tergu, e a Colleferro a seguito di un’iniziativa di imprenditori privati.
Dettagli:
L’attività consiste nel ricevere le frazioni secche riciclabili dei rifiuti urbani e assimilati, selezionare i materiali in base alla composizione merceologica, compiere le operazioni necessarie per la riduzione volumetrica, gestire la fase di destinazione in uscita delle singole tipologie di materiali che, in relazione alla possibilità di riutilizzo, vengono consegnati a impianti di seconda lavorazione o a specifiche aziende che impiegano i materiali nei loro cicli produttivi.
Il Centro Riciclo Vedelago ha una sua politica ambientale, che si concretizza nel:
- Soddisfare le recenti tendenze pianificatorie ambientali in tema di recupero di materiali dai rifiuti.
- Assicurare alti livelli di garanzie ambientali sia per le tipologie dei rifiuti trattati che per le caratteristiche proprie dell’impianto: infatti non è previsto il trattamento di rifiuti putrescibili o con contaminanti particolari, bensì rifiuti secchi riciclabili provenienti da raccolte differenziate ben definite.
- Annullare quasi totalmente la produzione di rifiuti residuali in quanto è prevista la collocazione sul mercato di tutte le tipologie trattate e conferite solo in presenza di sicura utilizzazione in uscita.
- Garantire ai Comuni, in presenza di conferimento di qualità, il massimo realizzo di ricavi rapportati ai contributi previsti per la raccolta differenziata e assicurare alle aziende il maggior contenimento dei costi di conferimento dei residui prodotti.
- Recuperare effettivamente, destinandoli al reinserimento in idonei cicli produttivi, rifiuti altrimenti destinati allo smaltimento in discarica.
I materiali in entrata consistono nelle raccolte differenziate provenienti dai Comuni della Provincia di Treviso, dai Comuni della Provincia di Belluno e da altri Comuni, per un bacino di utenza servito di circa 1.150.000 abitanti. I conferimenti da aziende private, invece, provengono quasi totalmente da attività produttive della Provincia di Treviso. I materiali in uscita dal Centro invece hanno diverse destinazioni, in quanto il Centro è piattaforma convenzionata dei seguenti Consorzi Nazionali di filiera: CO.RE.PLA. per la plastica, C.N.A. per l’acciaio e i ferrosi, C.I.AL. per l’alluminio, CO.RE.VE. per il vetro, COMIECO per la carta e RILEGNO per il legno.
“Io non voglio più nemmeno chiamarli rifiuti, per me sono materiali”.
Queste parole sintetizzano meglio di qualunque altra il pensiero di Carla Poli, titolare del Centro Riciclo Vedelago, situato in provincia di Treviso.
“Noi riceviamo le raccolte differenziate dei comuni e delle aziende, escludendo solo la parte umida e provvediamo a fare dapprima una selezione per ricavare i materiali che hanno già un mercato, i materiali che non hanno un mercato immediato, invece, vengono riciclati, ne facciamo una materia prima-seconda, che ha un suo mercato di riferimento”.
“Tutto questo a partire dai materiali di scarto che non hanno un utilizzo immediato, mentre le bottiglie e i flaconi trovano collocazione in un mercato di vendita nelle fabbriche per fare altri flaconi o pile, queste sarebbero tutte le plastiche miste anche con un po’ di carta, con tutti i materiali di scarto che si portavano una volta a discarica o inceneritore”. Carla Poli non vuole sentir parlare di rifiuti nemmeno per il cosiddetto residuo secco, quello cioè che avanza una volta separato l’umido dalla plastica, dal metallo, dall’alluminio e dalla carta. Per lei il rifiuto non esiste. Al suo posto una straordinaria risorsa.
“Noi veniamo dopo le iniziative dei comuni a rifiuti zero”, afferma ancora Carla Poli. “Cioè diciamo, se c’è il modo di risparmiare, di non produrre, di fare meno… va tutto bene; io non ho paura di rimanere senza lavoro perché, per quanto uno risparmi, ci sarà sempre qualcosa da riciclare. Questo qualcosa, questa frazione residua che viene conferita nel servizio pubblico, non si deve né bruciare, né seppellire, ma è tutta riciclabile. Ecco noi ci poniamo lì”. La ditta Centro Riciclo Vedelago srl sta portando anche a compimento lo studio e la sperimentazione dell’utilizzo delle plastiche nei calcestruzzi: si tratta di una linea di produzione di granulati derivanti da plastiche eterogenee da raccolta differenziata (Secco non riciclabile e/o scarti plastici non reimpiegabili in cicli produttivi da raccolta differenziata) da addizionare nei calcestruzzi al posto della sabbia. Grazie alla norma Uniplast specifica (10667/14) è possibile produrre una mescola (sostituto della sabbia) costituita da plastiche eterogenee di riciclo provenienti dalla raccolta differenziata di rifiuti urbani e industriali, da impiegarsi in miscele con malte cementizie e calcestruzzi per ottenere manufatti e prodotti tipici dell’edilizia. Rispetto alla produzione di granuli per stampaggio o di prodotti finiti (vedi panchine, recinzioni ecc), la norma 10667/14 consente di intraprendere una forma alternativa di riciclo, quale l’utilizzo anche di tutte quelle plastiche che sono, per caratteristiche oggettive, di difficile riciclo e pertanto smaltite senza possibilità di riutilizzo: con questo processo si può avviare un riciclo integrale del rifiuto plastico altrimenti non recuperabile. La mescola di plastiche eterogenee prodotta viene macinata per ottenere granuli di materiale plastico, la Sabbia Sintetica.
Gli utilizzi di questo prodotto sono molteplici: dal semplice sostituto della sabbia nei calcestruzzi, ad aggregato alleggerente nelle malte cementizie e a legante per manufatti in cemento.
Dalle sperimentazioni fatte risulta che questo nuovo prodotto migliora le caratteristiche e le prestazioni di alcuni conglomerati cementizi, in termini di fonoisolazione e termoisolazione.
Fonte Wikipedia e Ok-ambiente.com
Uno dei limiti dei primi impianti di trattamento meccanico biologico era quello di produrre comunque un 20-30% (rispetto a quanto entrato inizialmente nell’impianto) di rifiuto da conferire in discarica o da portare all’incenerimento; questo problema poneva alcuni dubbi sulla reale opportunità di costruire questi impianti al posto di altri sistemi già conosciuti ed utilizzati come i dannosissimi inceneritori.
Questo problema è stato recentemente risolto grazie all’iniziativa della dott.sa Carla Poli del Centro Riciclo Vedelago in provincia di Treviso. L’impianto di Vedelago (che non gestisce la frazione umida e che quindi utilizza solo sistemi meccanici), grazie all’accoppiamento di diversi impianti che lavorano in serie, è in grado di rendere riutilizzabile circa il 99% del rifiuto conferito derivante sia dalla raccolta differenziata residenziale porta a porta (proveniente dai Comuni del circondario) sia rifiuti industriali di commercianti ed artigiani;
grazie a questi impianti il centro è in grado di portare all’industria una materia prima-seconda riutilizzabile in ulteriori cicli di produzione. La percentuale di rifiuto non differenziabile (principalmente plastiche), e quindi solitamente non riutilizzabile, viene prima estruso e poi tritato finemente fino ad ottenere un granulato a matrice prevalentemente plastica utilizzato principalmente dall’industria come alleggerito nei manufatti edili (mattoni, pali, ecc…) in sostituzione della sabbia di cava (20-30% del materiale necessario alla creazione del manufatto); questo materiale conferisce caratteristiche migliorative ai manufatti ottenuti che rispondono regolarmente alle norme UNI vigenti.
La sabbia sintetica ottenuta viene utilizzata anche per la creazione di sedie, panchine, bancali ed altri manufatti vari. Gli stessi creatori del Centro Riciclo Vedelago dichiarano che i costi globali per la costruzione di un impianto di questo tipo si aggirano attorno ai 5 milioni di euro in un arco temporale di circa 3 anni.
Impianti gemelli come quello di Vedelago sono in costruzione in Sardegna grazie all’iniziativa di 14 Comuni locali, con a capo il Comune di Tergu, e a Colleferro a seguito di un’iniziativa di imprenditori privati.
Dettagli:
L’attività consiste nel ricevere le frazioni secche riciclabili dei rifiuti urbani e assimilati, selezionare i materiali in base alla composizione merceologica, compiere le operazioni necessarie per la riduzione volumetrica, gestire la fase di destinazione in uscita delle singole tipologie di materiali che, in relazione alla possibilità di riutilizzo, vengono consegnati a impianti di seconda lavorazione o a specifiche aziende che impiegano i materiali nei loro cicli produttivi.
Il Centro Riciclo Vedelago ha una sua politica ambientale, che si concretizza nel:
- Soddisfare le recenti tendenze pianificatorie ambientali in tema di recupero di materiali dai rifiuti.
- Assicurare alti livelli di garanzie ambientali sia per le tipologie dei rifiuti trattati che per le caratteristiche proprie dell’impianto: infatti non è previsto il trattamento di rifiuti putrescibili o con contaminanti particolari, bensì rifiuti secchi riciclabili provenienti da raccolte differenziate ben definite.
- Annullare quasi totalmente la produzione di rifiuti residuali in quanto è prevista la collocazione sul mercato di tutte le tipologie trattate e conferite solo in presenza di sicura utilizzazione in uscita.
- Garantire ai Comuni, in presenza di conferimento di qualità, il massimo realizzo di ricavi rapportati ai contributi previsti per la raccolta differenziata e assicurare alle aziende il maggior contenimento dei costi di conferimento dei residui prodotti.
- Recuperare effettivamente, destinandoli al reinserimento in idonei cicli produttivi, rifiuti altrimenti destinati allo smaltimento in discarica.
I materiali in entrata consistono nelle raccolte differenziate provenienti dai Comuni della Provincia di Treviso, dai Comuni della Provincia di Belluno e da altri Comuni, per un bacino di utenza servito di circa 1.150.000 abitanti. I conferimenti da aziende private, invece, provengono quasi totalmente da attività produttive della Provincia di Treviso. I materiali in uscita dal Centro invece hanno diverse destinazioni, in quanto il Centro è piattaforma convenzionata dei seguenti Consorzi Nazionali di filiera: CO.RE.PLA. per la plastica, C.N.A. per l’acciaio e i ferrosi, C.I.AL. per l’alluminio, CO.RE.VE. per il vetro, COMIECO per la carta e RILEGNO per il legno.
“Io non voglio più nemmeno chiamarli rifiuti, per me sono materiali”.
Queste parole sintetizzano meglio di qualunque altra il pensiero di Carla Poli, titolare del Centro Riciclo Vedelago, situato in provincia di Treviso.
“Noi riceviamo le raccolte differenziate dei comuni e delle aziende, escludendo solo la parte umida e provvediamo a fare dapprima una selezione per ricavare i materiali che hanno già un mercato, i materiali che non hanno un mercato immediato, invece, vengono riciclati, ne facciamo una materia prima-seconda, che ha un suo mercato di riferimento”.
“Tutto questo a partire dai materiali di scarto che non hanno un utilizzo immediato, mentre le bottiglie e i flaconi trovano collocazione in un mercato di vendita nelle fabbriche per fare altri flaconi o pile, queste sarebbero tutte le plastiche miste anche con un po’ di carta, con tutti i materiali di scarto che si portavano una volta a discarica o inceneritore”. Carla Poli non vuole sentir parlare di rifiuti nemmeno per il cosiddetto residuo secco, quello cioè che avanza una volta separato l’umido dalla plastica, dal metallo, dall’alluminio e dalla carta. Per lei il rifiuto non esiste. Al suo posto una straordinaria risorsa.
“Noi veniamo dopo le iniziative dei comuni a rifiuti zero”, afferma ancora Carla Poli. “Cioè diciamo, se c’è il modo di risparmiare, di non produrre, di fare meno… va tutto bene; io non ho paura di rimanere senza lavoro perché, per quanto uno risparmi, ci sarà sempre qualcosa da riciclare. Questo qualcosa, questa frazione residua che viene conferita nel servizio pubblico, non si deve né bruciare, né seppellire, ma è tutta riciclabile. Ecco noi ci poniamo lì”. La ditta Centro Riciclo Vedelago srl sta portando anche a compimento lo studio e la sperimentazione dell’utilizzo delle plastiche nei calcestruzzi: si tratta di una linea di produzione di granulati derivanti da plastiche eterogenee da raccolta differenziata (Secco non riciclabile e/o scarti plastici non reimpiegabili in cicli produttivi da raccolta differenziata) da addizionare nei calcestruzzi al posto della sabbia. Grazie alla norma Uniplast specifica (10667/14) è possibile produrre una mescola (sostituto della sabbia) costituita da plastiche eterogenee di riciclo provenienti dalla raccolta differenziata di rifiuti urbani e industriali, da impiegarsi in miscele con malte cementizie e calcestruzzi per ottenere manufatti e prodotti tipici dell’edilizia. Rispetto alla produzione di granuli per stampaggio o di prodotti finiti (vedi panchine, recinzioni ecc), la norma 10667/14 consente di intraprendere una forma alternativa di riciclo, quale l’utilizzo anche di tutte quelle plastiche che sono, per caratteristiche oggettive, di difficile riciclo e pertanto smaltite senza possibilità di riutilizzo: con questo processo si può avviare un riciclo integrale del rifiuto plastico altrimenti non recuperabile. La mescola di plastiche eterogenee prodotta viene macinata per ottenere granuli di materiale plastico, la Sabbia Sintetica.
Gli utilizzi di questo prodotto sono molteplici: dal semplice sostituto della sabbia nei calcestruzzi, ad aggregato alleggerente nelle malte cementizie e a legante per manufatti in cemento.
Dalle sperimentazioni fatte risulta che questo nuovo prodotto migliora le caratteristiche e le prestazioni di alcuni conglomerati cementizi, in termini di fonoisolazione e termoisolazione.
Fonte Wikipedia e Ok-ambiente.com
Carla Poli: "I rifiuti di Napoli? Un ben di Dio"
(Fonte: http://www.oggitreviso.it/rifiuti-di-napoli-un-ben-di-dio-38044)
Miracolo? No. Riciclo. In provincia di Treviso si trasformano le scoazze secche negli oggetti più disparati e utili. Con un nastro trasportatore, un impianto che il mondo ci invidia. E – ovvio – l’educazione.
«Sono stufa! Non vado più ai convegni in Italia a spiegare come risolvere il problema dei rifiuti! In giro non capiscono niente!». Carla Poli, direttrice del Centro Riciclo di Vedelago, sbotta. Quando le chiediamo perché avendo vicino a Treviso un gioiellino d’impianto di riciclo come il suo, ci sono ancora tante discariche e la città non ha ancora avviato la differenziata porta a porta, la Poli sbuffa..
- Mi chiamano perfino i cinesi per capire come muoversi! – dice.
E’ arrabbiata e infastidita dai politici la tenace direttrice che ha trovato una soluzione per far ritornare a vivere i nostri rifiuti, dopo oltre 25 anni di ricerche, studi, investimenti. Treviso come la gran parte dell’Italia non vuole capire e non vuole risparmiare, «manca soprattutto la volontà politica e l’informazione» – dice – «dall’estero mi cercano per capire e acquisire le nostre tecnologie, qui criticano e basta. Treviso ha lo stesso problema di Napoli, anche se in forma diversa, non vedo collaborazione da parte del comune e dell’amministrazione, perché probabilmente non vuole risparmiare e far risparmiare i suoi cittadini».
Alla base ci deve essere una buona raccolta differenziata per poter ricavare la materia prima secondaria, viene chiamata così la materia prima da riciclo, «bisogna informare e insegnare a fare una raccolta corretta, io non tratto materiale raccolto alla rinfusa in sacchi neri, a monte deve esserci un’educazione ecologica, quella che spiego ai bambini quando vengono in visita qui». E’ quello che ci ripete più volte Carla Poli, mentre spiega che il suo centro accoglie i rifiuti (non umidi) differenziati, di vari comuni del territorio e di grandi aziende private come Nestlè e Benetton, perché a loro conviene, risparmiano molto. Qui, dove lavorano 68 dipendenti, l’indifferenziato o frazione secca, quello che solitamente non sappiamo classificare, è riciclabile: «abbiamo solo uno scarto del 5% rappresentato dai pannolini, ma stiamo cercando il modo di recuperare anche quello» – sottolinea – «il resto se ci guardiamo bene dentro, è fatto per lo più da imballaggi, plastiche e gomme (75%), come giocattoli rotti, attaccapanni, carta patinata».
A Vedelago arrivano ogni giorno 100 tonnellate di rifiuti, il 35% viene subito messo sul mercato e venduto ad altre aziende che lo riciclano, mentre il 65% passa al processo di trattamento. La frazione residua secca viene messa su un nastro trasportatore, controllata e separata dagli elementi non compatibili come vetro, legno, oggetti tecnologici, scarti industriali. Poi vengono selezionati i materiali che hanno valore di mercato, come il ferro e l’alluminio che vengono venduti ad aziende di tutta Europa che li riciclano. Il resto finisce nell’impianto di trattamento che lavora gli scarti: il materiale che si forma dall’estrusione in cui le varie parti della frazione secca si amalgamano sfregandosi a 180 gradi senza combustione, è la materia prima secondaria, un composto che una volta raffreddato viene sminuzzato diventando un granulato, che rispetta tutte le normative dell’Unione europea. Il granulato plastico viene usato nel settore edile per pavimentazioni, costruzioni e arredi urbani come giochi per bambini, tavoli e panchine più resistenti del legno, meno pesanti del cemento e più economici. Si possono creare piste ciclabili e staccionate, «a Pescara abbiamo fatto una pista ciclabile di 12 chilometri», «un materiale che da performance superiori, non si usura come il legno, costa meno e si ricicla nuovamente», rimarca Poli
Si pensi che il prodotto finito che solo quattro anni fa veniva venduto 25 euro a tonnellata ora ha un valore di circa 240 euro, la richiesta è esorbitante e in continua crescita: «Treviso non ha ancora capito che deve fare la raccolta porta a porta e portarmela qui, eliminando i cassonetti sulle strade, abbattendo i costi a medio lungo termine, riducendo fortemente la produzione di rifiuto non riciclabile», ripete questa ingegnosa donna, che ha proposto all’amministrazione di raccogliere i rifiuti differenziati delle scuole di Treviso a costo zero, ma l’amministrazione dopo due anni non ha ancora dato il via alla sperimentazione.
Da poco Carla Poli è stata in visita a Napoli definendo i loro rifiuti «un ben di dio!», ci spiga che a Napoli gli impianti privati per la raccolta differenziata ci sono, ma non sono mai stati attivati: «il popolo napoletano, non è stupido, ma i politici, le amministrazioni, non spingono per una raccolta differenziata, perché politicamente non paga». La Campania è piena di rifiuti tossici che vengono dal nord «anche noi abbiamo le discariche abusive, le nascondiamo, ma ci sono anche nella Marca, non siamo migliori». Oltre alla possibilità di diminuire il rifiuto portato in discarica dal 50% attuale al 5%, c’è da aggiungere che il Centro di Riciclo di Vedelago, mette in moto anche la macchina dell’economia, perché Carla Poli è prima di tutto un’imprenditrice, dando lavoro ad altre industrie che comprano la materia prima secondaria e costruiscono manufatti richiesti in tutto il mondo. «Vado ai convegni nelle città, spiego, informo, e soprattutto dimostro che ci sono solo vantaggi. Quando i politici sono informati e non si attivano con un progetto serio, non hanno più scusanti».
MA QUALE FINANZIARIA .. MA QUALE TREMONTI:
NO ai privilegi in parlamento .. NO alle spese di Guerra
SI all'Occupazione .. SI alla Differenziata
Miracolo? No. Riciclo. In provincia di Treviso si trasformano le scoazze secche negli oggetti più disparati e utili. Con un nastro trasportatore, un impianto che il mondo ci invidia. E – ovvio – l’educazione.
«Sono stufa! Non vado più ai convegni in Italia a spiegare come risolvere il problema dei rifiuti! In giro non capiscono niente!». Carla Poli, direttrice del Centro Riciclo di Vedelago, sbotta. Quando le chiediamo perché avendo vicino a Treviso un gioiellino d’impianto di riciclo come il suo, ci sono ancora tante discariche e la città non ha ancora avviato la differenziata porta a porta, la Poli sbuffa..
- Mi chiamano perfino i cinesi per capire come muoversi! – dice.
E’ arrabbiata e infastidita dai politici la tenace direttrice che ha trovato una soluzione per far ritornare a vivere i nostri rifiuti, dopo oltre 25 anni di ricerche, studi, investimenti. Treviso come la gran parte dell’Italia non vuole capire e non vuole risparmiare, «manca soprattutto la volontà politica e l’informazione» – dice – «dall’estero mi cercano per capire e acquisire le nostre tecnologie, qui criticano e basta. Treviso ha lo stesso problema di Napoli, anche se in forma diversa, non vedo collaborazione da parte del comune e dell’amministrazione, perché probabilmente non vuole risparmiare e far risparmiare i suoi cittadini».
Alla base ci deve essere una buona raccolta differenziata per poter ricavare la materia prima secondaria, viene chiamata così la materia prima da riciclo, «bisogna informare e insegnare a fare una raccolta corretta, io non tratto materiale raccolto alla rinfusa in sacchi neri, a monte deve esserci un’educazione ecologica, quella che spiego ai bambini quando vengono in visita qui». E’ quello che ci ripete più volte Carla Poli, mentre spiega che il suo centro accoglie i rifiuti (non umidi) differenziati, di vari comuni del territorio e di grandi aziende private come Nestlè e Benetton, perché a loro conviene, risparmiano molto. Qui, dove lavorano 68 dipendenti, l’indifferenziato o frazione secca, quello che solitamente non sappiamo classificare, è riciclabile: «abbiamo solo uno scarto del 5% rappresentato dai pannolini, ma stiamo cercando il modo di recuperare anche quello» – sottolinea – «il resto se ci guardiamo bene dentro, è fatto per lo più da imballaggi, plastiche e gomme (75%), come giocattoli rotti, attaccapanni, carta patinata».
A Vedelago arrivano ogni giorno 100 tonnellate di rifiuti, il 35% viene subito messo sul mercato e venduto ad altre aziende che lo riciclano, mentre il 65% passa al processo di trattamento. La frazione residua secca viene messa su un nastro trasportatore, controllata e separata dagli elementi non compatibili come vetro, legno, oggetti tecnologici, scarti industriali. Poi vengono selezionati i materiali che hanno valore di mercato, come il ferro e l’alluminio che vengono venduti ad aziende di tutta Europa che li riciclano. Il resto finisce nell’impianto di trattamento che lavora gli scarti: il materiale che si forma dall’estrusione in cui le varie parti della frazione secca si amalgamano sfregandosi a 180 gradi senza combustione, è la materia prima secondaria, un composto che una volta raffreddato viene sminuzzato diventando un granulato, che rispetta tutte le normative dell’Unione europea. Il granulato plastico viene usato nel settore edile per pavimentazioni, costruzioni e arredi urbani come giochi per bambini, tavoli e panchine più resistenti del legno, meno pesanti del cemento e più economici. Si possono creare piste ciclabili e staccionate, «a Pescara abbiamo fatto una pista ciclabile di 12 chilometri», «un materiale che da performance superiori, non si usura come il legno, costa meno e si ricicla nuovamente», rimarca Poli
Si pensi che il prodotto finito che solo quattro anni fa veniva venduto 25 euro a tonnellata ora ha un valore di circa 240 euro, la richiesta è esorbitante e in continua crescita: «Treviso non ha ancora capito che deve fare la raccolta porta a porta e portarmela qui, eliminando i cassonetti sulle strade, abbattendo i costi a medio lungo termine, riducendo fortemente la produzione di rifiuto non riciclabile», ripete questa ingegnosa donna, che ha proposto all’amministrazione di raccogliere i rifiuti differenziati delle scuole di Treviso a costo zero, ma l’amministrazione dopo due anni non ha ancora dato il via alla sperimentazione.
Da poco Carla Poli è stata in visita a Napoli definendo i loro rifiuti «un ben di dio!», ci spiga che a Napoli gli impianti privati per la raccolta differenziata ci sono, ma non sono mai stati attivati: «il popolo napoletano, non è stupido, ma i politici, le amministrazioni, non spingono per una raccolta differenziata, perché politicamente non paga». La Campania è piena di rifiuti tossici che vengono dal nord «anche noi abbiamo le discariche abusive, le nascondiamo, ma ci sono anche nella Marca, non siamo migliori». Oltre alla possibilità di diminuire il rifiuto portato in discarica dal 50% attuale al 5%, c’è da aggiungere che il Centro di Riciclo di Vedelago, mette in moto anche la macchina dell’economia, perché Carla Poli è prima di tutto un’imprenditrice, dando lavoro ad altre industrie che comprano la materia prima secondaria e costruiscono manufatti richiesti in tutto il mondo. «Vado ai convegni nelle città, spiego, informo, e soprattutto dimostro che ci sono solo vantaggi. Quando i politici sono informati e non si attivano con un progetto serio, non hanno più scusanti».
MA QUALE FINANZIARIA .. MA QUALE TREMONTI:
NO ai privilegi in parlamento .. NO alle spese di Guerra
SI all'Occupazione .. SI alla Differenziata
martedì 2 agosto 2011
lunedì 1 agosto 2011
Sit in di protesta a Roncigliano contro il VII invaso
Segnaliamo questo bellissimo articolo (come sempre) di Maria Lanciotti.
Molti cittadini ancora dormono e pensano con grave errore che la battaglia contro discarica ed inceneritore sia un problema di altri o, magari, una questione ideologica (niente di più sbagliato), di alcuni svariati politici non ne parliamo neppure, sicuramente però, più di qualcuno un giorno ci dirà grazie per quello che stiamo facendo verso questo territorio e le sue persone (anche quelle che continuano vergognosamente a curare il proprio orticello o a disinteressarsi della vertenza).
(Fonte: http://www.castellinews.it/?act=v&id=18312)
Chiamata a raccolta, sabato mattina alle 8, per il presidio davanti alla discarica di Roncigliano, dove sorge il settimo invaso pronto per entrare in azione. «È un progetto folle, avvelena aria e acqua». «Dobbiamo fare l’impossibile perché questo tipo di manufatti mostruosi non possano andare in porto». «Riconquistare millimetro per millimetro, centimetro per centimetro come è stato fatto per l’inceneritore».
Queste le voci dal palco, nel susseguirsi di interventi da parte di alcuni rappresentanti del Coordinamento contro l’inceneritore di Albano che hanno fornito aggiornamenti tecnici e legali sulla situazione della discarica della Pontina Ambiente di Cerroni.
Date nomi cifre responsabilità omissioni errori accertamenti e ordinanze parlano chiaro: il settimo invaso, che fronteggia spudoratamente le abitazioni del Villaggio Ardeatino incombente come una minaccia infernale, è un prodotto dell’illegalità perpetrata si può dire alla luce del sole, senza nemmeno un tentativo di mascheramento.
La discarica di Roncigliano, da più di trenta anni in funzione e sottoposta al vaglio della magistratura, presenta questa nuova macrobuca di 500mila tonnellate in cui si comincerà a sversare nei prossimi giorni – per la soddisfazione di Cerroni, Guidobaldi e Regione – senza che un sindaco, un vice, un assessore, un portaborse, un attacchino dei comuni interessati (dieci o più?) si sia fatto vivo a conforto della popolazione. Che ci è parsa non proprio depressa, ma effettivamente provata.
Ed ecco i commenti raccolti fra le persone che come pigmei si misurano con il gigantesco invaso, un altro micidiale nemico da tenere a bada. Si poteva fermare questo scempio? Giovanni dei NoInc: «Non è solo questo il mostro, è un mostro il padrone, che fa tutto quello che vuole. Si spera, si spera in bene, andiamo avanti».
Carolina di Pavona: «In famiglia siamo quattro fratelli e tre sono malati di tiroide, e mia figlia di 29 anni ha un nodulo alla tiroide. C’è assolutamente una concausa». Salvatore del Villaggio Ardeatino: «Si parla tanto di differenziata e nessuno la fa. Si deve fare del tutto per sospendere questa situazione. È un progetto scellerato, quando lo Stato vuole colpire, colpisce!». Ramiraz del Villaggio Ardeatino: «Invece di salvaguardare la vita hanno salvaguardato il portafoglio. L’unica cosa è lottare per non mandare avanti l’invaso, la nostra amministrazione ci tratta come animali». Cinzia di Ariccia: «Più di quello che stiamo facendo non si poteva fare. Ci stiamo muovendo legalmente, è che gli interessi sono grossi». Mario di Cecchina: «Decisamente si poteva fare di più per evitare il settimo invaso. Vengo da Roma dove mi ero trasferito da Cesano per inquinamento, qui mi sembrava un’oasi… anche se vedo tutta questa gente, coinvolta in primissima persona, non credo riusciremo ad ottenere niente: i soldi mandano l’acqua in salita!». E così via, in una sorta di rosario propiziatorio contro il disgusto e il senso d’impotenza che non deve attecchire.
Daniele Castri non si lascia abbindolare da quello che sembra già un fatto compiuto: guarda avanti e prevede a breve il fermo dell’invaso, e sembra che abbia le sue buone ragioni.
Intanto si è fatto mezzogiorno e passa, Beppe Grillo che doveva arrivare alle nove da Sabaudia pare che abbia sbagliato strada, si trova sulla Nettunense, poi pare sia finito al Lido dei Pini, e intanto i Grillini informano sul Movimento 5 Stelle, danno incoraggiamento e consigli, fanno insomma quello che possono.
E quando Grillo arriva, verso le 13, non trova ad accoglierlo la folla che probabilmente si aspettava, dice la sua, prevedibile, figura anch’egli di quello che sembra un gioco delle parti.
L’aspetto che più colpisce di questa trista vicenda, è la fermezza con cui il Coordinamento NoInc da anni sta portando avanti questa battaglia nel pieno rispetto delle regole, fidando nella Giustizia che non può non fare il suo corso.
Uno schiaffo morale a chi la morale non sa nemmeno dove sta di casa.
fonte: Associazione Differenziati Wordpress
**personalmente un grazie sincero a Maria Lanciotti che sul giornale dei Castelli denuncia da anni il non far nulla delle istituzioni interessate .. ed la vivacità e puntualità delle lotte del Coordinamento capaci di mobilitare la cittadinanza con valide alternative e denunce al Tribunale .. ormai non si contano ..!
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