Comunicato di pubblica resistenza al DDL intercettazioni

Gentile Onorevole Presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi, in questi giorni, in queste ore, il Parlamento della Repubblica Italiana è impegnato in una corsa contro il tempo per una più che rapida approvazione del disegno di legge firmato dall'Onorevole Ministro della Giustizia Angelino Alfano e noto come "ddl intercettazioni".

Il provvedimento rappresenta una delle più drastiche limitazioni al potere d'indagine che compete ai magistrati inquirenti del nostro paese e, al contempo, la più dura, feroce e devastante limitazione al diritto costituzionale di informazione; il diritto di farla e il diritto di riceverla.

Il progetto di legge, per mezzo dei suoi punti fondanti, impedisce il racconto giornalistico su fatti giudiziari di pubblico dominio e privi di segreto, stabilisce pene detentive e pecuniarie pesantissime verso chiunque osi divulgare verità giudiziarie, introduce nuovi obblighi di rettifica per i blog minandone la sopravvivenza, trasforma in crimine il diritto dei cittadini vittime di crimini di raccogliere prove audio e video a dimostrazione del reato e stabilisce odiose discriminazioni tra forme di giornalismo, all'interno di una drammatica limitazione del diritto ad effettuare inchieste giornalistiche.

Il diritto all'informazione nelle sue forme più elementari, il principio di legalità e la ricerca della giustizia vengono totalmente smantellati da tale provvedimento.

Pertanto questo sito internet dichiara sin da adesso che, per imprescindibili motivi etici e in ragione della difesa del diritto alla libertà di parola e di stampa, solennemente sancito dalla Costituzione italiana e dalle leggi vigenti, in caso di approvazione in via definitiva e di conversione in legge, non potrà attenersi in alcun modo alle norme che compongono il disegno di legge sulle intercettazioni.

Questo sito si dichiara altresì .. per imprescindibili motivi sia etici che politici .. deberlusconizzato .. demontizzato .. degrillizzato

mercoledì 4 luglio 2012


Bergamo: Fornero assediata; anche Landini contestato dagli operai

Venerdì 22 Giugno 2012      http://www.infoaut.org/

Si è consumata nel pomeriggio di oggi a Bergamo la rottura tra base operaia e precariato sociale e segreteria nazionale FIOM. Al grido di "sciopero, sciopero generale!" il segretario Maurizio Landini è stato duramente contestato dagli RSU FIOM della Same di Treviglio, dagli operai della Piaggio di Pontedera, e della Fiber insieme a numerosi giovani precari e disoccupati. Più di una settimana fa infatti gli operai Same, fiutando l'importanza strategica dell'appuntamento, avevano lanciato per le 13.30 un presidio autonomo di contestazione davanti al teatro Donizetti all'interno del quale si sarebbe tenuta l'Assemblea Generale di Federmeccanica alla presenza dei segretari di Cgil, Cisl e Uil, del presidente di Confindustria Giorgio Squinzi e, soprattutto, del ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Elsa Fornero. Il silenzio ovattato ma pronto ad esplodere che accompagna l'iter di approvazione parlamentare della riforma del lavoro ha contribuito ad aumentare la rabbia di quanti in questi mesi con tutte le forze hanno cercato di opporsi a questa grande opera di smantellamento delle garanzie sociale e di impoverimento. La convocazione degli operai Same ha incontrato un'adesione ampia e condivisa e oggi Bergamo è stata scossa da un ulteriore momento di costruzione dell'opposizione alla riforma del lavoro.
I manifestanti hanno incontrato un ingente schieramento di forze dell'ordine nel vialone antistante il teatro ma, forzando il blocco, hanno costretto la polizia in assetto antisommossa a ripiegare davanti al teatro a difesa dell'ingresso. La pressione di un presidio numeroso ha costretto il ministro Fornero a scegliere un ingresso laterale. Ma il significato politico della giornata si è profilato con chiarezza all'arrivo del segretario nazionale FIOM Landini. Questo è stato accolto dai fischi dei manifestanti ed è stato posto davanti ad una chiara alternativa: unirsi al presidio e seguire un concreto percorso di costruzione dell'opposizione alla riforma Fornero in sintonia con la volontà dei lavoratori oppure entrare nel teatro e continuare un'impossibile mediazione con le forze padronali per raccogliere le briciole nell'interesse della burocrazia sindacale piuttosto che della lotta e della dignità operaia. Coerentemente con la linea politica di una segreteria nazionale ormai isolata nella propria autoreferenzialità Landini, accompagnato da Mirko Rota ed Eugenio Borella, delle segreterie regionali e provinciali, e da Giorgio Airaudo, segretario della Fiom piemontese, scortati da un doppio cordone di forze di polizia e subissati dai fischi hanno scelto di entrare nel Donizetti. I manifestanti gridano "venduto!".
La giornata di oggi ci fornisce una doppia indicazione. Da un lato, ormai, la distanza tra la burocrazia sindacale e le forze del lavoro vivo si è ampliata fino a consumarsi in uno strappo. L'esile filo che ancora teneva in comunicazione le segreterie sindacali con il desiderio di riscatto nei luoghi di lavoro si è sfibrato e logorato nelle lotte degli ultimi mesi: in ogni singola fabbrica dove le segreterie hanno lavorato per raffreddare l'iniziativa operaia inseguendo uno sterile attendismo concertativo, in ogni luogo in cui i lavoratori hanno cercato e costruito relazioni per produrre la resistenza allo sfruttamento e al declassamento sociale, incontrando nuove soggettività e ricomponendo l'attuale precariato metropolitano e il futuro precariato di fabbrica che invece, in una logica corporativa, le segreterie tendevano a dividere.
Dall'altro lato la giornata di oggi consegna completamente la possibilità di costruire e praticare lo sciopero generale all'autorganizzazione e all'unità dei lavoratori e del precariato sociale. Alla loro opera di relazione e conflitto che tanto oggi si è dimostrata potente nell'iniziativa autonoma lanciata dagli operai della same.

La riforma Fornero e l'accomodante CGIL

Giovedì 28 Giugno 2012     http://www.infoaut.org/


"Il lavoro non è un diritto, deve essere guadagnato, anche attraverso il sacrificio"

Apriamo con la frase del ministro Fornero, giusto per far capire che fase politica stiamo attraversando. Ovviamente un frase che hanno presto rettificato ma intanto è stata detta e rimane insieme alle lacrime e a tante altre dette che hanno poi portato, passo dopo passo all’approvazione della riforma del lavoro.

La cosa che dovrebbe scandalizzare però in tutto questo, non sono di certo le parole della Fornero, ma l’atteggiamento della segreteria  Cgil che volutamente senza consultare la base ha di fatto rotto il mandato delle 16 ore di sciopero, tramutandole in lotte territoriali di sole due ore di sciopero e la manifestazione di oggi davanti a montecitorio, nella speranza che potesse scalfire l’animo di un aula tutta compatta, chi più o chi meno, nel votare una riforma che cambia radicalmente il mondo del lavoro e pone definitivamente il lavoratore in posizione minoritaria negli equilibri lavorativi.

Ancora una volta si va contro le richieste di una base sempre più scontenta della dirigenza del più grande sindacato italiano, che ha virato, come il suo partito di riferimento il Pd, verso una posizione centrista e conservatrice rispetto alla situazione politica sociale attuale. La continua ricerca dell’ unita sindacale è nuovamente disattesa quando si parla di riforma del lavoro, ben voluta e decantata da Cisl e Uil, oppure con i sindacati di categoria della metalmeccanica di questi ultimi due, che non ci pensano un attimo a fare ricorso contro la Fiom per la sentenza pomigliano,la quale costringe di riassumere oltre 140 operai iscritti alla Fiom.

E’ proprio da queste due contradizioni interne che fa crescere il senso di rabbia e sconcerto tra la base,  una base che è arrivata a contestare lo stesso Landini della Fiom, sempre più coinvolto lui stesso nel loop che ha preso dentro molti dirigenti della Cgil incapaci di contrastare un segretario nazionale  che ancora una volta porta avanti gli interessi propri e non della base stessa, quella stessa base che rientrerà nei posti di lavoro con condizioni di lavoro che li faranno tornare ai primi anni del  dopo guerra.

Allora non stupisce che molti lavoratori in maniera autonoma dettino la linea della lotta scavalcando le linee delle stesse camere del lavoro come successe per le manifestazioni dei metalmeccanici fiom che hanno occupato l’autostrada nei mesi scorsi, non stupiscono le mobilitazioni che hanno visto momenti di lotta negli stabilimenti pisani della fiat, ma allo stesso tempo non stupisce che la Cgil non emetta un comunicato alle multe ben mirate date ai lavoratori metalmeccanici di Modena per l’occupazione dell’autostrada.

E’ palese che oggi il mondo del lavoro esce sconfitto, ma soprattutto vengono tradite stagioni di lotte che hanno visto con il sangue, con arresti e sacrifici ottenere una serie di diritti che hanno permesso al lavoratore di essere allo stesso livello, con dignità del padrone, che ora con scuse molto deboli potrà licenziare e tenere sotto ricatto tutta la sua forza lavoro.
Ma soprattutto chi ne esce sconfitta è la linea del più grande sindacato italiano, quasi quasi viene da rimpiangere Cofferati e i suoi tre milioni di lavoratori in piazza. Una linea perdente sin dal primo momento tanto era chiaro dove voleva arrivare la Camusso.

Parlano di democrazia poi sono i primi a lederne i principi, non ascoltando quelle che sono le ragioni della base.

Riforma del lavoro: la scheda

Art.18, precari e partite Iva
Ecco la legge che introduce le nuove norme sui rapporti di lavoro dipendente e precario. Saranno più facili i licenziamenti individuali per motivi economici, modifiche anche ai contratti dei collaboratori e alla durata dei lavoratori a termine. Stretta sull'abuso delle partite Iva.
Licenziamenti individuali più facili, una stretta sull'uso delle partite Iva e retribuzioni dei contratti a termine legate ai contratti nazionali di categoria. Queste alcune delle norme introdotte dal disegno di legge oggi alla Camera dopo il passaggio al Senato. Cambiamenti che di fatto mutano i rapporti di lavoro dipendente e precario.

Licenziamenti e articolo 18. Ci sarà maggiore flessibilità in uscita. In caso di licenziamento per motivi economici, non sarà più previsto il reintegro automatico. In alcuni casi, sarà possibile un'indennità risarcitoria. E' la norma che ha fatto discutere di più. Sarà sempre considerato nullo, il licenziamento discriminatorio per ragioni di credo politico, fede religiosa o attività sindacale. Nei casi dei licenziamenti disciplinari, per giusta causa o giustificato motivo soggettivo, il giudice avrà un minor margine di discrezionalità nella scelta del reintegro. Con le nuove norme il reintegro sarà possibile solo nei casi previsti dai contratti collettivi. Vengono meno, così, gli altri casi previsti anche dalla legge.

Contratti a termine. Il primo contratto a termine dovrà durare dodici mesi. Il rapporto di lavoro potrà essere stipulato senza specificare la causale, ovvero i requisiti per i quali viene richiesto. Vengono aumentate le pause obbligatorie che intercorrono tra un contratto e l'altro. Per un contratto della durata inferiore ai sei mesi la pausa diventa di 20 giorni (prima era di 10 giorni) mentre per un contratto di durata superiore ai sei mesi la pausa dovrà essere di 30 giorni.

Collaboratori e retribuzioni. Lo stipendio minimo dei collaboratori dovrà fare riferimento ai contratti nazionali di lavoro. Ci sarà una definizione più stringente del progetto con la limitazione a mansioni non meramente esecutive o ripetitive. L'aliquota dei contributi aumenterà di un punto percentuale l'anno. Nel 2018 dovrà raggiungere la stessa aliquota dei contratti dipendenti (il 33 per cento). Restano però molto esigui gli strumenti di sostegno al reddito quando si perde il lavoro. Viene infatti confermata, anche se in parte rafforzata, l'una tantum.

Partite Iva e requisiti. Verranno considerate vere quelle partite Iva che avranno un reddito annuo lordo superiore ai 18mila euro. La durata di collaborazione per chi avrà una partità Iva non deve superare gli otto mesi. Inoltre il corrispettivo pagato non deve essere superiore dell'80 per cento di quello di dipendenti e collaboratori. Il lavoratore non deve avere una postazione “fissa” in azienda. Nel caso in cui si realizzino almeno due delle tre precedenti condizioni, il rapporto di lavoro viene considerato come collaborazione coordinata e continuativa.

Assicurazione sociale per l'impiego. Ovvero tutto quello che non rientra nella cassa integrazione, indennità di mobilità, incentivi di mobilità, disoccupazione per apprendisti e una tantum per i collaboratori. La nuova assicurazione sociale per l'impiego (Aspi), che sostituirà tutte le indennità precedenti, partirà nel 2013 ma sostituirà a regime le altre indennità solo nel 2017. Ci sarà un incremento dell'aliquota dell'1,4 per cento per i lavoratori a termine. Il lavoratore perde però il sussidio, se rifiuta un'offerta di impiego che prevede una retribuzione di un valore superiore almeno del 20 per cento al valore dell'indennità.

Quanto agli importi, l'Aspi sarà pari al 75 per cento della retribuzione mensile nei casi in cui quest'ultima non superi, nel 2013, l'importo mensile di 1.180 euro. Nel caso in cui la retribuzione mensile sia superiore a tale importo l'indennità è pari al 75 per cento dell'importo prima indicato incrementata di una somma pari al 25 per cento del differenziale tra la retribuzione mensile e l'importo prima indicato. È comunque stabilito un massimale erogabile, che mensilmente risulta essere pari a 1.119,32 euro. Secondo i calcoli della Cgia di Mestre, il nuovo ammortizzatore sociale Aspi garantirà una copertura economica a 150 mila disoccupati in più rispetto alla situazione attuale.

Apprendistato e assunzioni. Arrivano norme più stringenti. Seppure le aziende potranno sempre assumere un nuovo apprendista, i contratti in media dovranno durare almeno 6 mesi. Per le imprese che impiegano almeno dieci dipendenti, l'assunzione di nuovi apprendisti sarà subordinata alla prosecuzione del rapporto di lavoro, al termine del periodo di apprendistato, nei 36 mesi precedenti la nuova assunzione, di almeno il 50 per cento degli apprendisti dipendenti dallo stesso datore di lavoro.

Le donne, l'equità e i voucher asili. Sono introdotte norme di contrasto alle dimissioni in bianco e viene incrementato a tre anni di età del bambino (era di un anno) del regime di convalida delle dimissioni rese dalle lavoratrici madri. Il congedo di paternità diventa obbligatorio, ma solo per un giorno. A questo si aggiungono altri due giorni facoltativi, che però vanno a ridurre il monte delle 20 settimane di congedo della madre. Le madri lavoratrici si vedranno erogati dei voucher per l'acquisto di servizi di baby-sitting da spendere nella rete pubblica dei servizi per l'infanzia o nei servizi privati accreditati. Le madri ne potranno usufruire al termine del periodo di congedo di maternità e per gli undici mesi successivi, in alternativa al congedo parentale.




L'economia del debito. Intervista a Maurizio Lazzarato


da CuaTorino.org

Pubblichiamo l’approfondimento radiofonico realizzato ai microfoni di Parole Ribelli con Maurizio Lazzarato a partire dal suo libro ‘La fabbrica dell’uomo indebitato’.
Nella prima parte dell’intervista l’autore inquadra l’attuale crisi economica come crisi del modello neoliberale fondato sul credito, che da crisi del debito privato si è poi riversata su quello pubblico; in questo quadro la crisi viene quindi tematizzata come crisi sistemica del modello capitalistico, contrariamente a quelle retoriche che la vorrebbero effetto della contrapposizione tra un’attività speculativa eccessiva ed un’economia di crescita positiva.
Le varie ricette proposte dai governi neoliberali si fondano sostanzialmente su un attacco pesante a salari, mondo del lavoro e settore pubblico, che lasciano invariata l’attività speculativa delle banche, le quali hanno ripreso ad agire indisturbate, rivelando così la natura fallimentare tanto delle strategie recessive quanto di quelle imperniate sul mantra della ‘crescita’.
Lazzarato approfondisce poi la centralità della morale del debito su cui questo sistema si fonda, entrando in maniera pervasiva nella vita di tutti come forma di controllo trasversale. L’intervista si chiude con uno sguardo ai movimenti che negli ultimi mesi stanno lottando contro l’imposizione del debito, dal conflitto delle piazze greche a quello degli studenti del Québec.


Ascolta l'intervista con Maurizio Lazzarato
Approfondimento realizzato nella trasmissione settimanale del Collettivo Universitario Autonomo, Parole Ribelli (tutti i martedì, dalle 10:30 alle 12:30), sulle libere frequenze di Radio Blackout 105.250 fm o via streaming).

La fabbrica dell’uomo indebitato
Giorno dopo giorno siamo sempre più debitori: nei confronti dello Stato, delle assicurazioni private, delle imprese… E per onorare i nostri debiti siamo sempre più costretti a diventare «imprenditori» delle nostre vite, del nostro «capitale umano». Il nostro orizzonte materiale ed esistenziale viene così del tutto stravolto. Il debito, tanto privato che pubblico, è la chiave di volta attraverso la quale leggere il progetto di un’economia fondata sul pensiero neoliberista.
Rileggendo Marx, Nietzsche, Deleuze e Foucault l’autore dimostra che il debito è anzitutto una costruzione politica e che la relazione creditore/debitore è il rapporto sociale fondamentale delle nostre società. Perché il debito non è semplicemente un dispositivo economico, è anche, e soprattutto, una tecnica di governo e di controllo delle soggettività individuali e collettive.
Come sfuggire alla condizione neoliberista dell’uomo indebitato? Per Maurizio Lazzarato la risposta non è semplicemente economica. Ciò che dobbiamo rimettere in discussione è proprio «il sistema del debito» oggi alla base della struttura del capitalismo.

Maurizio Lazzarato, sociologo e filosofo, vive e lavora a Parigi dove svolge attività di ricerca sulle trasformazioni del lavoro e le nuove forme di movimenti sociali. In italiano sono disponibili: La politica dell’evento (Rubbettino 2004), Lavoro immateriale. Forme di vita e produzione di soggettività (ombre corte, 1997) e Videofilosofia (manifestolibri, 1997). È anche autore dei seguenti libri in lingua francese: Puissances de l’invention, La psychologie économique de Gabriel Tarde contre l’économie politique (2002) e Expérimentations politiques (2009).

rec da DeriveApprodi     http://www.infoaut.org/ 

SPAGNA: Minatori in marcia verso Madrid, la solidarietà cresce





Dopo il fallimento dell’incontro tra minatori e ministro dell’Industria la lotta dei minatori spagnoli si radicalizza. Ieri scontri e 11 arresti. Intanto la “marcia nera” si avvicina a Madrid, e alcuni intellettuali chiedono agli altri settori in lotta di seguire l’esempio dei mineros. Ieri era previsto a Madrid un incontro cruciale tra i rappresentanti dei sindacati dei minatori e il ministro dell’Industria José Manuel Soria. Ma il rappresentante del governo ha ribadito che l’esecutivo non è disponibile a rivedere nessuna delle misure imposte al settore del carbone e a quello minerario in generale, e che non ci sono margini di mediazione. La riunione è durata ben poco e i rappresentanti dei sindacati sono usciti dalla sede del ministero ‘indignati’ e pronti a continuare e intensificare la lotta contro un provvedimento che riguarda 8000 minatori e 25 mila altri lavoratori dell’indotto. E già ieri la lotta è ripartita in grande stile, con i minatori e gli attivisti dei sindacati più combattivi che hanno realizzato numerosi blocchi stradali e ferroviari e in alcuni casi si sono scontrati con la Guardia Civil. Al termine della giornata i lavoratori arrestati erano 11. Intanto prosegue la cosiddetta ‘marcha negra’, la marcia nera dei minatori verso Madrid. Una colonna di lavoratori provenienti dalle Asturie per la “marcia del carbone” è entrata oggi a Tordesillas (Valladolid) accolta da centinaia di abitanti e attivisti dei sindacati e delle forze politiche della sinistra. Tra poche ore i lavoratori ripartiranno diretti verso la capitale dove arriveranno il prossimo 11 di luglio per congiungersi con un’altra colonna di lavoratori proveniente dall’Aragona e da Andorra. Nel frattempo si sono uniti alla marcia gruppi di minatori provenienti dalla Castilla y León e dalla Castilla La Mancha. Intanto 7 minatori sono rinchiusi da molti giorni nei pozzi delle miniere di  Candín e Santiago mentre lo sciopero generale nelle miniere spagnole di carbone prosegue ormai dal 17 di maggio. Forte l’appoggio delle popolazioni delle zone attraversate dalla marcia: gli abitanti dei vari comuni toccati dall’iniziativa offrono ai lavoratori in lotta sostegno logistico ed economico. In molti casi scavalcando i sindaci e gli amministratori di quei municipi retti da giunte di destra del Partito Popolare che stanno sistematicamente negando la concessione delle infrastrutture comunali ai lavoratori. Intanto in solidarietà con la lotta dei minatori alcuni intellettuali hanno firmato un appello al quale stanno arrivando molte adesioni, anche dall’estero. Tra i promotori, oltre all’organizzazione politica Izquierda Anticapitalista, l’attore Willy Toledo, lo scrittore e drammaturgo Alfonso Sastre, la giornalista Olga Rodríguez, il filosofo Santiago Alba Rico, l’editore Eva Forest. L’appello chiede la difesa di tutti i posti di lavoro nel settore minerario e lo sviluppo di una alternativa energetica al carbone che sia ecocompatibile e non scarichi la crisi sui lavoratori e sulle comunità che vivono dell’indotto delle miniere. Afferma l’appello: “Mentre si salvano banche e banchieri, i tagli ricadono sul popolo lavoratore che si vede obbligato a scendere in lotta per difendere il proprio futuro. I minatori ci stanno mostrando la via che deve essere percorsa da tutti i settori in lotta. Noi vogliamo esprimergli il nostro appoggio e ci appelliamo affinché il loro esempio venga ripreso. Ci stiamo giocando molto”.


Dopo il fallimento dell’incontro tra minatori e ministro dell’Industria la lotta dei minatori spagnoli si radicalizza. Ieri scontri e 11 arresti. Intanto la “marcia nera” si avvicina a Madrid, e alcuni intellettuali chiedono agli altri settori in lotta di seguire l’esempio dei mineros. Ieri era previsto a Madrid un incontro cruciale tra i rappresentanti dei sindacati dei minatori e il ministro dell’Industria José Manuel Soria. Ma il rappresentante del governo ha ribadito che l’esecutivo non è disponibile a rivedere nessuna delle misure imposte al settore del carbone e a quello minerario in generale, e che non ci sono margini di mediazione. La riunione è durata ben poco e i rappresentanti dei sindacati sono usciti dalla sede del ministero ‘indignati’ e pronti a continuare e intensificare la lotta contro un provvedimento che riguarda 8000 minatori e 25 mila altri lavoratori dell’indotto. E già ieri la lotta è ripartita in grande stile, con i minatori e gli attivisti dei sindacati più combattivi che hanno realizzato numerosi blocchi stradali e ferroviari e in alcuni casi si sono scontrati con la Guardia Civil. Al termine della giornata i lavoratori arrestati erano 11. Intanto prosegue la cosiddetta ‘marcha negra’, la marcia nera dei minatori verso Madrid. Una colonna di lavoratori provenienti dalle Asturie per la “marcia del carbone” è entrata oggi a Tordesillas (Valladolid) accolta da centinaia di abitanti e attivisti dei sindacati e delle forze politiche della sinistra. Tra poche ore i lavoratori ripartiranno diretti verso la capitale dove arriveranno il prossimo 11 di luglio per congiungersi con un’altra colonna di lavoratori proveniente dall’Aragona e da Andorra. Nel frattempo si sono uniti alla marcia gruppi di minatori provenienti dalla Castilla y León e dalla Castilla La Mancha. Intanto 7 minatori sono rinchiusi da molti giorni nei pozzi delle miniere di  Candín e Santiago mentre lo sciopero generale nelle miniere spagnole di carbone prosegue ormai dal 17 di maggio. Forte l’appoggio delle popolazioni delle zone attraversate dalla marcia: gli abitanti dei vari comuni toccati dall’iniziativa offrono ai lavoratori in lotta sostegno logistico ed economico. In molti casi scavalcando i sindaci e gli amministratori di quei municipi retti da giunte di destra del Partito Popolare che stanno sistematicamente negando la concessione delle infrastrutture comunali ai lavoratori. Intanto in solidarietà con la lotta dei minatori alcuni intellettuali hanno firmato un appello al quale stanno arrivando molte adesioni, anche dall’estero. Tra i promotori, oltre all’organizzazione politica Izquierda Anticapitalista, l’attore Willy Toledo, lo scrittore e drammaturgo Alfonso Sastre, la giornalista Olga Rodríguez, il filosofo Santiago Alba Rico, l’editore Eva Forest. L’appello chiede la difesa di tutti i posti di lavoro nel settore minerario e lo sviluppo di una alternativa energetica al carbone che sia ecocompatibile e non scarichi la crisi sui lavoratori e sulle comunità che vivono dell’indotto delle miniere. Afferma l’appello: “Mentre si salvano banche e banchieri, i tagli ricadono sul popolo lavoratore che si vede obbligato a scendere in lotta per difendere il proprio futuro. I minatori ci stanno mostrando la via che deve essere percorsa da tutti i settori in lotta. Noi vogliamo esprimergli il nostro appoggio e ci appelliamo affinché il loro esempio venga ripreso. Ci stiamo giocando molto”.


Marco Santopadre

SPAGNA: Asturie, minatori di nuovo sulle barricate. Scontri e arresti


Questa mattina centinaia di lavoratori delle miniere sono tornati a bloccare strade statali e autostrade in numerosi punti della battagliera regione delle Asturie, nel nord della penisola. Il blocco più consistente è stato realizzato sulla N-632 a  Muros del Nalón ma barricate sono state piazzate anche sulla cosiddetta Autostrada delle Miniere (la AS-I) e la autostrada A-66 all’altezza della località di Ujo. Quella che bloccava l’autostrada AP-6 all’altezza di Huerna è stata abbandonata nel corso della mattinata. L’ultima interruzione si è verificata lungo la Oviedo-La Espina in località Vega de Anzo. Non si sono salvate neanche le strade ferrate, così come accade ormai da settimane: i minatori hanno piazzato una barricata anche sui binari del treno tra le località di Soto e Pola de Lena, sempre nelle Asturie, rallentando di parecchio la circolazione dei treni. Sia durante il blocco dell’Autovía Minera che della A-66 a Ujo i minatori si sono scontrati con i reparti in tenuta antisommossa della Guardia Civil che hanno tentato inutilmente di impedire la collocazione delle barricate. A Ujo la Polizia ha anche arrestato un minatore. Nel corso della mattinata gli scontri si sono fatti più violenti e a Bendiciòn la Guardia Civil ha arrestato dieci minatori con l’accusa di aver lanciato sassi, razzi e altri oggetti contro gli agenti per difendere la barricata dal loro assalto. La giornata di oggi è la più dura in termini di mobilitazione e scontri dopo quella di martedì scorso, quando i minatori avevano simultaneamente bloccato le linee ferroviarie in cinque punti e le strade in sei. Poi nei giorni scorsi la tensione era momentaneamente calata e venerdì i minatori avevano abbandonati i blocchi per offrire il proprio aiuto al comune di Carreño per aiutare nella pulizia della spiaggia del piccolo centro invasa dal petrolio fuoriuscito da una petroliera. Ma la tensione è tornata a crescere di fronte alla prospettiva che i tagli entrino in vigore e causino in breve tempo la chiusura della maggior parte delle miniere presenti nelle Asturie, ma anche nel Leon, in Aragona e in Castiglia, lasciando in mezzo alla strada migliaia di minatori, le loro famiglie e intere comunità che in molti casi non hanno nessun’altra risorsa economica. Inoltre negli ultimi giorni le intimidazioni e le minacce da parte degli apparati di sicurezza si sono fatte sempre più pressanti. Non solo la polizia attacca le manifestazioni ed in particolari i tentativi da parte dei minatori di realizzare barricate e blocchi – in moltissimi casi senza successo – ma negli ultimi giorni gli agenti si dedicano a intimidire i famigliari dei lavoratori, i negozianti e i baristi che sostengono la lotta dei minatori, le autorità politiche dei comuni che ospitano le miniere e che spesso esprimono solidarietà attiva con la protesta. In alcuni casi i poliziotti hanno aspettato i minatori nei bar approfittando del fatto che si trovavano in piccoli gruppi, gli hanno sequestrato le chiavi delle automobili e le hanno perquisite senza mostrare alcuna autorizzazione giudiziaria. In altri hanno addirittura forato le ruote delle automobili per impedire ai minatori di spostarsi dai centri abitati verso le zone dove si realizzano le proteste. La Corrente Sindacale di Sinistra, movimento sindacale indipendente e di classe particolarmente radicato nelle Asturie, denuncia che il comportamento dei corpi di Polizia è tale da potersi considerare quello di una vera e propria ‘forza di occupazione’.
 

Marco Santopadre    http://buco1996.wordpress.com/

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L’ORTO DIFFUSO DI Mariella Bussolati


Click to visit the original post

Alcuni gruppi di Guerrilla Gardening Italia citati in questo bellissimo libro.Tutto su gli orti in città, Italia e il resto d’Europa.

Complimenti a MARIELLA BUSSOLATI        

L’ORTO DIFFUSO http://ortodiffuso.noblogs.org/files/2012/06/orto_cover-italiano-claudia2.jpg
La notizia è recente, ma è un dato di fatto e non torneremo più indietro: la popolazione mondiale che vive in città ha ormai superato quella che vive in campagna, e il 15 per cento del cibo del pianeta viene coltivato nelle aree urbane.


domenica 1 luglio 2012

"Il Vesuvio esploderà, a rischio migliaia di persone"


Vesuvio, Marsili, Colli Albani e Campi Flegrei.

Sono questi i vulcani presenti sul territorio italiano che destano l’attenzione e la pre...occupazione dei geologi. Il primo, in particolare, sembra creare non poca inquietudine. 

Secondo il professor Flavio Dobran, della New York University, “il Vesuvio esploderà improvvisamente con una potenza mai vista”. Il vulcano, che sonnecchia dal 1944, esploderà, e dal suo camino si alzerà una colonna di gas, cenere e lapilli. L’esperto americano descrive quella che potrebbe esser una vera e propria catastrofe con particolari a dir poco angoscianti. “Valanghe di fuoco rotoleranno sui fianchi del vulcano alla velocità di 100 metri al secondo e una temperatura di 1000 gradi centigradi - ha detto Dobran -. Questo distruggerà l’intero paesaggio in un raggio di sette chilometri, spazzando via strade e case, bruciando alberi, asfissiando animali, uccidendo forse un milione di esseri umani”. 
Il tutto in appena 15 minuti. L’ipotesi catastrofica è frutto di studi accurati - La sola incognita dell’esperto sembra esser il quando tutto ciò debba accadere. “Non possiamo prevederlo - precisa il ricercatore, che sottolinea come il medesimo destino sarà inevitabile anche per l’Etna -. Certo non sarà tra due settimane, però sappiamo con certezza che il momento del grande botto sia per l’Etna che per il Vesuvio, anche se è su quest’ultimo che i nostri test si sono soffermati con particolareattenzione. La conferma viene dalla storia: le eruzioni su larga scala arrivano una volta ogni millennio. Quelle su media scala una volta ogni 4-5 secoli. Quelle su piccola scala ogni 30 anni. Ebbene, l’ultima gigantesca eruzione su larga scala è quella descritta da Plinio il Vecchio: quella che il 24 agosto del 79 dopo Cristo distrusse Ercolano e Pompei uccidendo più di duemila persone. La più recente eruzione su media scala è quella del 1631, che rase al suolo Torre del Greco e Torre Annunziata, facendo 4 mila morti in poche ore”.
 

Nelle viscere della Terra qualcosa sta però già accadendo - Secondo il professor Giuseppe Luongo , ex direttore dell’Osservatorio Vesuviano, le continue scosse che si stanno registrando nella Campania sono il risultato del continuo spingere del magma. Luongo avanza l’ipotesi, rilevante per le implicazioni di protezione civile, che potrebbero esistere canali di risalita già colmi di magma, senza interruzione, dal bacino profondo 10 km, fino alle parti più superficiali, con dimensionial di sotto del potere risolutivo della tomografia. “Il magma, per risalire in superficie, non dovrà vincere la resistenza di rocce rigide che lo sovrastano per uno spessore di 10 km, al contrario potrebbe trovare una facile via di risalita lungo i percorsi già occupati da masse a temperature elevata”. Questo scenario, aggiunge Luongo, “sarebbe compatibile con un quadro fenomenologico dei precursori meno appariscente di quello atteso”.
Analizzare il passato per immaginare il futuro - Il vulcanologo statunitense Dobran ha progettato il “simulatore vulcanico globale”. Una sorta di modello informatico in grado di ricostruire le passate eruzioni del Vesuvio, per descrivere quelle future. Oltre ai dati storici nel computer vengono inseriti anche quelli sullo stato attuale del vulcano: l’attività sismica più recente, le emissioni di gas, i cambiamenti dei campi magnetici. “Abbiamo cercato di riprodurre al computer l’eruzione del 79- sottolinea il ricercatore - e il simulatore ha disegnato uno scenario infernale: appena 20 secondi dopo l’esplosione il fungo di gas e ceneri incandescenti ha già raggiunto i 3 mila metri di altezza, da dove collassa lungo i fianchi del cono. Un minuto dopo, la valanga ardente si trova già a due chilometri dal cratere. In tre minuti ha già raggiunto Ottaviano, Somma Vesuviana e Boscoreale. In quattro minuti sono spacciate Torre del Greco ed Ercolano. Sessanta secondi dopo è la volta di Torre Annunziata”.
 

Conferme dal geologo italiano Annibale Mottana - “Quando il Vesuvio deciderà di dare avvio al suo prossimo ciclo eruttivo comincerà con un'esplosione - ha spiegato Mottana - e il tempo a disposizione per l'evacuazione potrà essere di minuti o al massimo poche ore, considerata l'insufficienza delle vie di fuga. Bisogna dire senza tanti eufemismi che il mezzo milione di persone che abitano le pendici del Vesuvio sarà destinato in gran parte a perire”.

MUOS e droni, la Sicilia piattaforma delle guerre del XXI secolo


Antonio Mazzeo Blog

Il MUOS (Mobile User Objective System) incarna le mille contraddizioni della globalizzazione neoliberista. Uccide in nome della pace e dell’ordine sovranazionale. Devasta il clima, l’ambiente, il territorio. Dilapida risorse umane e finanziarie infinite. Rigenera le ingiustizie. Esautora ogni controllo dal basso. Espropria democrazia. Rafforza il blocco di potere transnazionale. Inquina irrimediabilmente la natura e la ragione. Viola il diritto alla salute di intere popolazioni.
È a Niscemi (Caltanissetta), nel cuore di un’importante riserva naturale, che fervono i preparativi per l’installazione di tre grandi antenne paraboliche dal diametro di 18,4 metri, funzionanti in banda Ka per le trasmissioni verso i satelliti geostazionari e due trasmettitori elicoidali in banda UHF (Ultra High Frequency), di 149 metri d’altezza, per il posizionamento geografico. Mentre le maxi-ante trasmetteranno con frequenze che raggiungeranno valori compresi tra i 30 e i 31 GHz, i due trasmettitori elicoidali avranno una frequenza di trasmissione tra i 240 e i 315 MHz. Onde elettromagnetiche che penetreranno la ionosfera e i tessuti di ogni essere vivente.
Il terminale terrestre di Niscemi sarà una delle quattro infrastrutture sparse per il mondo che assicureranno il funzionamento dell’ultima generazione della rete satellitare in UHF (altissima frequenza) che collegherà tra loro i Centri di Comando e Controllo delle forze armate Usa, i centri logistici e gli oltre 18.000 terminali militari radio esistenti, i gruppi operativi in combattimento, i missili Cruise e i Global Hawk (UAV-velivoli senza pilota), ecc..
Al progetto siciliano, la Us Navy ha destinato oltre 43 milioni di dollari, 13 dei quali per la predisposizione dell’area riservata alla stazione terrestre, del centro di controllo, dei megageneratori elettrici e di un deposito di gasolio; 30 milioni di dollari per gli shelter e l’acquisto delle attrezzature tecnologiche del sistema MUOS.

Star Wars made in Sicily
In realtà, originariamente la base prescelta per il terminal del nuovo sistema satellitare era quella di Sigonella, la principale stazione aeronavale della Marina militare degli Stati Uniti nel Mediterraneo. Poi, la Us Navy ha deciso di dirottare l’impianto terrestre presso la vicina stazione di Niscemi, che dal 1991 assicura le comunicazioni supersegrete e non, delle forze di superficie, sottomarine, aeree e terrestri e dei centri di comando ed intelligence Usa e Nato. Il cambio di destinazione è stato dettato dalle risultanze di uno studio sull’impatto delle onde elettromagnetiche generate dalle grandi antenne del MUOS, elaborato da AGI - Analytical Graphics, Inc., importante società con sede a Exton, Pennsylvania, in collaborazione con la Maxim Systems di San Diego, California. Lo studio, denominato “Sicily RADHAZ Radio and Radar Radiation Hazards Model”, è consistito nell’elaborazione di un modello di verifica dei rischi di irradiazione elettromagnetica sui sistemi d’armi, munizioni, propellenti ed esplosivi ospitati nello scalo aeronavale siciliano (HERO - Hazards of Electromagnetic to Ordnance). La simulazione informatica del modello ha condotto ad un inatteso “No” all’ipotesi di utilizzo della base di Sigonella.
“Il modello Radhaz Sicilia - si legge sul sito internet dell’AGI - è stato implementato con successo a Sigonella, giocando un ruolo significativo nella decisione di non usare il sito per il terminale terrestre MUOS e di trovare una nuova destinazione”. Anche Filippo Gemma, amministratore di Gmspazio Srl di Roma (società che rappresenta in Italia la statunitense AGI), ha confermato l’esito negativo dello studio sull’impatto elettromagnetico. Nel corso di un’intervista a RaiNews 24, trasmessa il 22 novembre 2007 durante lo speciale “Base Usa di Sigonella. Il pericolo annunciato”, Gemma ha dichiarato che “una delle raccomandazioni di AGI era che questo tipo di trasmettitore non dovesse essere installato in prossimità di velivoli dotati di armamento, i cui detonatori potessero essere influenzati dalle emissioni elettromagnetiche del trasmettitore stesso". I ricercatori hanno cioè accertato che le fortissime emissioni elettromagnetiche possono avviare la detonazione degli ordigni presenti nella base militare.
Con il trasferimento della stazione terrestre MUOS a Niscemi, la Us Navy ha dato per risolti i problemi ai sistemi d’arma e ai mezzi aerei ospitati a Sigonella, “eliminando” possibili rischi ai militari e civili statunitensi che vivono e lavorano nella base. Nessuna considerazione invece per gli effetti sulla salute e la sicurezza delle popolazioni che abitano nelle aree prossime alla stazione di telecomunicazione chiamata ad ospitare il nuovo sistema satellitare. La gravità e le incongruenze degli sudi che hanno spianato la strada alla concessione delle autorizzazioni del MUOS hanno spinto l’Amministrazione comunale di Niscemi ad affidare al Politecnico di Torino un’Analisi dei rischi del Mobile User Objective System presso il Naval Radio Transmitter Facility di contrada Ulmo.
Il rapporto, presentato il 4 novembre 2011 dai professori Massimo Zucchetti (ordinario di Impianti nucleari del Politecnico e research affiliate del MIT – Massachusetts Institute of Thecnology) e Massimo Coraddu (consulente esterno del Dipartimento di energetica), ha rilevato l’insostenibilità ambientale del nuovo impianto e le “gravi carenze” degli studi effettuati dagli statunitensi. “Nella valutazione redatta dalla US Navy nel 2008 - scrivono Zucchetti e Coraddu - non viene neppure esaminato quello che probabilmente è il peggiore dei rischi possibili: un incidente che porti all’esposizione accidentale al fascio di microonde, pericolosissimo e potenzialmente letale, anche per brevi esposizioni, a distanze inferiori a circa 1 Km».
Nonostante gli scarni dati disponibili – aggiungono i due ricercatori – con la realizzazione delle nuove antenne si verificherà un incremento medio dell’intensità del campo in prossimità delle abitazioni più vicine pari a qualche volt per metro rispetto al livello esistente, con la possibilità del verificarsi di punti caldi, con un incremento del campo nettamente superiore. C’è poi il rischio di effetti acuti legati all’esposizione diretta al fascio emesso dalle parabole MUOS in seguito a malfunzionamento o a un errore di puntamento. I danni alle persone accidentalmente esposte a distanze inferiori ai 20 Km saranno gravi e permanenti, con conseguente necrosi dei tessuti.
Incubo MUOS per l’aeroporto di Comiso
Le onde elettromagnetiche avranno pesantissimi effetti pure sul traffico aereo nei cieli siciliani e in particolare sul vicino aeroporto di Comiso, prossimo all’apertura. La potenza del fascio di microonde del MUOS è senz’altro in grado di provocare gravi interferenze nella strumentazione di bordo di un aeromobile che dovesse essere investito accidentalmente, spiegano Zucchetti e Coraddu. Gli incidenti provocati dall’irraggiamento di aeromobili distanti anche decine di Km. sono eventualità tutt’altro che remote e trascurabili ed è incomprensibile come non siano state prese in considerazione dagli studi progettuali. I rischi d’interferenza investono potenzialmente tutto il traffico aereo della zona circostante il sito d’installazione del MUOS. Nel raggio di 70 Km si trovano ben tre scali aerei: Comiso, a poco più di 19 Km dalla stazione di Niscemi, e gli aeroporti militare di Sigonella e civile di Fontanarossa (Catania), che si trovano rispettivamente a 52 Km e a 67 Km. Sigonella, tra l’altro, è oggetto delle spericolate operazioni di atterraggio e decollo dei velivoli da guerra senza pilota Global Hawk, Predator e Reaper a disposizione delle forze armate USA e NATO.
Un sistema-business per i mercanti di morte
Sino ad oggi, del “rivoluzionario” sistema MUOS si è visto ben poco. Il lancio in orbita del primo satellite è avvenuto solo lo scorso 24 febbraio, ventiquattro mesi in ritardo rispetto ai cronogrammi progettuali. Secondo quanto era previsto in origine, entro la fine del 2012 dovevano entrare in funzione i quattro terminali a terra: uno alle Hawaii; uno a Norfolk, Virginia; uno in Australia e il quarto a Niscemi. Inoltre, le gigantesche antenne dovevano essere puntate e comunicanti con due dei quattro satelliti geostazionari programmati. Si è però verificato un impressionante numero di “imprevisti” tecnici, sono falliti numerosi test, sono state aggiunte soluzioni alternative per le apparecchiature terrestri e spaziali ed è stato modificato il link con la più potente centrale di spionaggio planetario, la NSA - National Security Agency USA. Alla fine si è pure scoperto un macroscopico errore progettuale: i quattro satelliti previsti erano insufficienti a garantire la copertura di tutti i continenti. E i produttori si sono dovuti presentare al Congresso per chiedere un finanziamento straordinario di 340 milioni di dollari per realizzarne un quinto.
Stando ai programmi rivisti e corretti, le infrastrutture terrestri saranno pienamente funzionanti solo entro il primo trimestre 2013, mentre i satelliti verranno lanciati in ordine uno all’anno (il secondo entro la fine del 2012, il terzo nel 2013, il quarto nel 2014, l’ultimo entro l’ottobre del 2015). Ma c’è da credere che i tempi per la piena operatività del MUOS si dilateranno ulteriormente, come cresceranno ancora le spese di progettazione e realizzazione. Con gran gioia dei signori del complesso militare-industriale statunitense, unici beneficiari di un sistema la cui utilità e sempre più messa in dubbio da congressisti e analisti militari.
Il programma MUOS è stato affidato nel 2002 alla Lockheed Martin, la più potente delle compagnie USA del comparto difesa, produttrice dei famigerati cacciabombardieri F-35, oltre 126.000 dipendenti e un fatturato annuo di 45,8 miliardi di dollari. In qualità di prime contractor, la controllata Lockheed Martin Space Systems di Sunnyvale (California) ha il compito di progettare e realizzare quasi tutte le componenti e le apparecchiature dei sistemi terrestri e satellitari. Qualche briciola dell’affare MUOS va anche ad altre importanti società di armamenti: General Dynamics C4 Systems (Scottsdale, Arizona), chiamata ad installare le mega-antenne satellitari e a curare il collegamento tra i quattro distinti segmenti terrestri; Boeing Defense Space and Security (El Segundo, California), per la messa in funzione e la verifica di compatibilità del sistema; Harris Corporation (Melbourne, Florida) per la fornitura della rete dei riflettori; la filiale texana della svedese Ericsson per la costruzione di alcune porzioni del segmento integrato terrestre.
Il costo complessivo del MUOS? Ancora un mistero anche perché nei bilanci del Dipartimento della difesa le voci destinate al sistema satellitare si moltiplicano con gli anni e fare ordine tra i numeri è fatica di Sisifo. In alcuni documenti ufficiali si fa riferimento a una spesa complessiva di 3,26 miliardi di dollari. Un dato a cui non crede assolutamente il Government Accountaibility Office (GAO), la Corte dei Conti degli Stati Uniti d’America, che in un report del marzo 2011 sui sistemi d’arma in via di acquisizione dal Pentagono ha stimato un costo finale non inferiore ai 6 miliardi e 830 milioni di dollari, salvo altri colpi di scena.
La mafia del MUOStro
Ai danni ambientali si è aggiunto l’aggiramento dei protocolli istituzionali in tema di legalità e opere pubbliche. Con l’avvio dei lavori, è comparsa come subappaltatrice la “Calcestruzzi Piazza Srl”, società sotto osservazione da parte degli organi inquirenti per presunte contiguità criminali.
Secondo il senatore Giuseppe Lumia (Pd) che il 14 febbraio 2012 ha presentato una specifica interrogazione ai Ministri della difesa e dell’interno, la Calcestruzzi Piazza ha come amministratore unico Concetta Valenti, il cui marito convivente è Vincenzo Piazza, che, in base ad indagini della Direzione distrettuale antimafia (DDA) di Caltanissetta nonché ad altri elementi info-investigativi segnalati dalle Forze dell’ordine, apparirebbe fortemente legato al noto esponente mafioso del clan Giugno-Arcerito, Giancarlo Giugno, attualmente libero a Niscemi.
Il senatore Lumia rileva che nel corso dell’indagine Atlantide-Mercurio della procura antimafia di Caltanissetta (gennaio 2009) sono emersi contatti del Piazza con esponenti mafiosi» che «evidenziano ingerenze e condizionamenti di Cosa nostra nell’appalto per i lavori di recupero, consolidamento e sistemazione a verde dell’area sottostante il Belvedere, commissionati dal Comune di Niscemi. Il 7 novembre 2011, la Prefettura di Caltanissetta ha reso noto che dopo le verifiche disposte dalle normative in materia di certificazione antimafia, sono emersi elementi tali da non potere escludere la sussistenza di tentativi di infiltrazione mafiosa tendenti a condizionare le scelte e gli indirizzi della sopracitata società. Alla base del pronunciamento prefettizio, i contenuti di un rapporto della Divisione Polizia anticrimine della Questura di Caltanissetta del 6 ottobre 2011, e di quello della Sezione Criminalità organizzata della stessa Questura del 27 dicembre 2010.
A seguito dell’intervento prefettizio, il 25 novembre 2011 il dirigente dell’Area servizi tecnici della Provincia regionale di Caltanissetta ha sospeso la “Calcestruzzi Piazza” dall’Albo delle imprese per le procedure di cottimo-appalto. Venti giorni dopo anche il capo ripartizione per gli Affari generali del Comune di Niscemi ha disposto l’esclusione della società dall’elenco dei fornitori e dall’Albo delle imprese di fiducia. Contro i provvedimenti, i Piazza hanno presentato ricorso al TAR, minacciando querele contro il senatore Lumia e i giornalisti che hanno segnalato la presenza dell’azienda nei lavori del MUOS. La conoscenza o la frequentazione di Giancarlo Giugno da parte di Vincenzo Piazza non ha influenzato le scelte personali del secondo, che invece sono state di segno esattamente opposto rispetto alla vicinanza ad un comportamento mafioso, affermano i legali della “Calcestruzzi”. Non si comprende, dunque, secondo quale passaggio logico il primo avrebbe sul secondo un’influenza così profonda ed estesa, da fare ritenere probabile l’intromissione nella gestione della società, di cui peraltro il secondo non è socio né amministratore. Una tesi che ha convinto e tranquillizzato il Dipartimento della difesa, il Comando USA di Sigonella, l’Ambasciata degli Stati Uniti a Roma e il Consorzio Team MUOS Niscemi. In questo modo, impunemente, l’azienda ha potuto concludere i suoi lavori. Una visita ai luoghi, in piena zona B della riserva naturale orientata “Sughereta” (area SIC), mostra dolorosi scenari di devastazione del territorio. A seguito delle denunce degli amministratori e delle associazioni ambientaliste, la Procura della Repubblica di Caltagirone ha aperto un fascicolo per “presunti” reati ambientali.
Le innumerevoli illegalità e l’arroganza dei potentati criminali hanno riportato Niscemi indietro di alcuni anni. Il Comune era stato sciolto per infiltrazione mafiosa due volte in meno di dodici anni, la prima il 18 luglio 1992, il giorno prima dell’assassinio del giudice Borsellino e della sua scorta, la seconda il 27 aprile 2004. Faticosamente erano poi stati riconquistati spazi di agibilità democratica e legalità, grazie innanzitutto al coraggio e al protagonismo delle nuove generazioni. Ma con il MUOS e i lavori in mano agli amici del boss, il clima è tornato a farsi pesantissimo.
Pericolo UAV nei cieli siciliani
Da due anni Catania Fontanarossa, il terzo aeroporto d’Italia come volume di traffico, oltre sei milioni e mezzo di passeggeri l’anno, è asservito alla dronomania della Marina e dell’Aeronautica militare degli Stati Uniti d’America. Atterraggi e decolli ritardati, le attività sospese in pista e nelle piattaforme, timetable che per effetto domino impazziscono in tutto il Continente, gli imprevisti e faticosi dirottamenti su Palermo. Volare da o su Catania vuol dire disagi che si sommano ai disagi, nuovi pericoli che si aggiungono a quelli vecchi. In futuro sarà peggio. Entro il 2015, la grande stazione aeronavale di Sigonella sarà consacrata capitale mondiale degli aerei senza pilota (UAV) e ospiterà sino a venti Global Hawk e sciami di droni d’attacco e di morte. E Fontanarossa sarà soffocata, imprigionata, asservita alla guerra.
Nonostante i tentativi della società che gestisce lo scalo di tranquillizzare l’opinione pubblica, negli ultimi mesi la situazione si è fatta sicuramente più pesante. Dall’8 marzo di quest’anno a Fontanarossa sono state sospese tutte le procedure strumentali standard nelle fasi di accesso, partenza e arrivo degli aeromobili, “causa attività degli Unmanned Aircraft”, gli aerei senza pilota in dotazione alle forze armate statunitensi e alleate, come specificato da una nota ai piloti di aeromobili (NOTAM) emessa dalle autorità preposte al controllo del traffico. Le limitazioni dovevano durare sino allo scorso 5 giugno, ma un giorno prima della scadenza dei termini, tre NOTAM distinti dai codici B4048, B4049 e B4050 hanno prorogato la sospensione delle procedure standard sino al prossimo 1 settembre. Anche stavolta il transito dei voli civili, in piena stagione estiva, sarà subordinato alle evoluzioni dei droni. Semaforo giallo anche per i cacciabombardieri e gli aerei radar e da trasporto uomini e mezzi delle forze armate. Un altro avviso, codice M3066/12, ha ordinato infatti la sospensione di tutte le strumentazioni standard al decollo e all’atterraggio nel Sigonella Airport, dal 4 giugno all’1 settembre 2012, anche stavolta per le attività degli Unmanned Aircraft. Disagi e limitazioni al traffico aereo per tutta l’estate a causa delle evoluzioni dei droni pure nell’aeroporto di Trapani Birgi: tre NOTAM simili a quelli di Catania, emessi la mattina dell’1 giugno, impongono la sospensione delle procedure standard per i piloti di aerei civili fino al 29 agosto 2012.
Affaire droni
La Sicilia trampolino bellico si trasforma in laboratorio sperimentale del piano di iper-liberalizzare lo spazio aereo alle scorribande degli aerei senza pilota. La sicurezza delle popolazioni e dei passeggeri sacrificata all’altare degli interessi economici del complesso militare industriale USA. In Europa e aldilà dell’Atlantico, governi e organismi internazionali sembrano impotenti di fronte all’intollerabile pressing dei produttori di droni. Il business è enorme: secondo gli analisti economici, nei prossimi dieci anni la spesa annua per i sistemi senza pilota crescerà da 6,6 ad 11,4 miliardi di dollari e ci sarà pure un’ampia espansione anche in ambito civile. Solo in riferimento alla tipologia degli UAV ospitati pure a Sigonella (gli RQ-4 Global Hawk, gli MQ-9 Reaper e gli MQ-1 Predator), il Pentagono vuole portarli dagli attuali 340 a 650 nel 2021. Ognuno di essi ha costi insostenibili. Ogni falco globale di US Air Force, quello più vecchio, costa 50 milioni di dollari (in Sicilia ce ne saranno presto cinque). Gli altri cinque UAV previsti per Sigonella con il programma Allied Ground Surveillance (AGS) di sorveglianza terrestre della NATO, costeranno complessivamente 1,7 miliardi di dollari. Spesa record di 233 milioni a drone per la versione Global Hawk acquistata dalla Marina USA nell’ambito del programma Broad Area Maritime Surveillance (BAMS) che vedrà ancora la Sicilia piattaforma avanzata per i raid in Africa, Medio Oriente e sud-est asiatico.
Due anni fa, senza che sia stato ancora disciplinato l’impiego degli aeromobili a pilotaggio remoto nel sistema del traffico aereo europeo, l’Aeronautica militare e l’Ente nazionale per l’aviazione civile (Enac) hanno siglato un accordo tecnico per consentire l’impiego dei Global Hawk di Sigonella nell’ambito di spazi aerei “determinati” (terminologia del tutto nuova rispetto a quella in uso nei NOTAM dove gli spazi sono proibiti, pericolosi o limitati). In linea teorica si annuncia l’adozione di procedure di coordinamento tra autorità civili e militari “tese a limitare al massimo l’impatto sulle attività aeree civili” e “nel rispetto dei principi della sicurezza del volo”, anche se poi si ammette che per le operazioni “connesse a situazioni di crisi o di conflitto armato”, l’impiego dei droni non sarà sottoposto a limitazioni di alcun genere. Nel Mediterraneo cronicamente in fiamme è come dare illimitata libertà di azione ai falchi globali e ai predatori del cielo e del mare.
I velivoli telecomandati rappresentano un rischio insostenibile per il traffico civile e le popolazioni che risiedono nelle vicinanze degli scali utilizzati per le manovre di decollo e atterraggio. Negli Stati Uniti d’America il tasso degli incidenti agli aerei senza pilota è nettamente superiore a quello dell’aviazione generale e di quella commerciale, come più volte sottolineato dalla Federal Aviation Administration, l’amministrazione responsabile per la gestione delle attività nello spazio aereo nazionale. Il 15 luglio 2010, durante un’audizione alla Commissione per la sicurezza pubblica interna del Congresso, la vicepresidente della FAA ha espresso forti perplessità su una “rapida e piena integrazione” dei sistemi senza pilota nel traffico aereo generale, così come auspicato dal Pentagono e dal presidente Obama. “Molti dei dati a nostra disposizione arrivano solo dalla Customs and Border Protecion (CPB) che pattuglia i nostri confini”, spiega la Federal Aviation Administration. “Essi ci rivelano che i ratei di incidenti degli UAS sono molto grandi. Dall’anno fiscale 2006 alla data del 13 luglio 2010, ad esempio, la CPB ha riferito un tasso incidentale grave di 52,7 ogni 100.000 ore di volo, cioè oltre sette volte più alto di quello dell’aviazione generale e 353 volte più elevato di quello dell’aviazione commerciale. Non si deve poi dimenticare che il numero di ore di volo denunciato, 5.688, è molto basso rispetto a quello che viene solitamente considerato in aviazione per fissare i dati sulla sicurezza e gli incidenti…”.
Incidenti, incidenti e ancora incidenti
Un recentissimo report di Bloomberg, la maggiore società statunitense di analisi del mercato economico e finanziario, ha messo il dito nella piaga droni. Da quando sono operativi con US Air Force, Global Hawk, Preador e Reaper hanno subito 129 incidenti in cui i danni hanno comportato una spesa superiore ai 500.000 dollari o è avvenuta la distruzione del velivolo in missione. “Questi tre tipi di UAV sono quelli con il maggior tasso d’incidente di tutta la flotta aerea militare”, scrive Bloomberg. “Insieme hanno cumulato 9,31 incidenti ogni 100.000 ore di volo, tre volte in più degli aerei con pilota”. Il Global Hawk, da solo, ha un tasso di 15,16.
“Effettivamente il rateo d’incidenti dei sistemi aerei senza pilota (UAS) non è incoraggiante”, ammette il maggiore dell’aeronautica, Luigi Caravita, autore di un approfondito studio sui droni pubblicato dal Centro Militare di Studi Strategici (Cemis). “La mancanza di una capacità matura di sense & avoid (senti ed evita) verso altro traffico può diventare ancor più critica se associata alla vulnerabilità o alla perdita del data link tra segmento di terra e segmento di volo: in più di un occasione un Predator è stato perso a seguito d’interruzione del data link”, spiega il maggiore. “Ad oggi gli UAS militari non sono autorizzati a volare, se non in spazi aerei segregati, perché non hanno una banda aeronautica protetta, non sono ancora considerati sufficientemente affidabili, non hanno ancora totalizzato un numero di ore di volo sufficiente da costituire un safety case rappresentativo e convincente, non è stata ancora dimostrata adeguata resistenza da attacchi di cyber warfare”.
Analoghe considerazioni sono state fatte dal comando generale di US Air Force nel documento che delinea la visione strategica sull’utilizzo di questi sistemi di guerra (The U.S. Air Force Remotely Piloted Aircraft and Unmanned Aerial Vehicle - Strategic Vision). “I velivoli senza pilota sono sensibili alle condizioni ambientali estreme e vulnerabili alle minacce rappresentate da armi cinetiche e non cinetiche”, scrivono i militari statunitensi. Per questo Eurocontrol, l’organizzazione per la sicurezza del traffico aereo a cui aderiscono 38 stati europei, ha stabilito nel marzo 2010 alcune linee guida per la gestione del traffico aereo dei falchi globali destinati allo scacchiere continentale. In particolare, si raccomanda d’isolare i droni-spia da altri usuari dello spazio aereo. “Dato che i Global Hawk non possiedono certe capacità, come il sense and avoid, è necessario che i decolli e gli atterraggi avvengano in spazi aerei segregati dai livelli normalmente utilizzati dai convenzionali aerei con pilota, mentre le missioni di crociera dovranno essere effettuate ad altitudini non occupate da essi”. Nel caso di Catania-Fontanarossa, scalo a meno di una decina di km in linea d’aria da Sigonella, le raccomandazioni di Eurocontrol sono solo carta straccia.
Sulle scellerate scelte USA e NATO d’installare i Global Hawk in Sicilia è intervenuto uno dei massimi esperti dell’aviazione italiana, il comandante Renzo Dentesano, pilota per quarant’anni dell’Aeronautica ed Alitalia, poi consulente del Registro aeronautico e perito per diverse Procure nei procedimenti relativi ad incidenti aerei. “Questi aeromobili militari saranno in grado di partire e tornare alla base siciliana dopo aver compiuto missioni segrete e pericolose, delle quali nessuno deve saper nulla, onde poter effettuare con successo i loro compiti di sorveglianza e spionaggio”, scrive Dentesano. “Questo tipo di ricognitori, concepiti appunto per missioni troppo rischiose per essere affidate a mezzi con a bordo degli esseri umani, nonostante tutte le misure di security di cui sono dotati i loro ricevitori di bordo, possono essere interferiti da segnali elettronici capaci di penetrare nei loro sistemi di guida e controllo, in modo da causarne la distruzione”, aggiunge Dentesano. “I Global Hawk, come pure il Predator, non risultano in grado di assicurare l’incolumità del traffico aereo civile. Essi non sono in grado di variare la loro traiettoria di volo in senso verticale, salendo o scendendo di quota, come la situazione per evitare una collisione prontamente richiederebbe. E la sola variazione della direzione di moto, rimanendo alla stessa altitudine, potrebbe non bastare ad evitare un disastro che coinvolga un traffico civile”.
L’allarme è stato lanciato da tempo ma Governo, Regione ed enti locali non vedono, non sentono, non parlano. Il DC 9 abbattuto da un missile nel cielo di Ustica, il 27 giugno di 32 anni fa, è un ricordo sbiadito. Con i droni liberi di planare sulle teste dei siciliani è scattato il count down per l’ennesima strage di stato.
*Scheda elaborata in occasione dell’iniziativa per il trentennale del CEPES, Palermo 26 giugno 2012.
Antonio Mazzeo, peace-researcher e giornalista, ha realizzato numerose inchieste sui processi di riarmo e militarizzazione in Italia e nel Mediterraneo. Recentemente ha pubblicato i volumi I Padrini del Ponte. Affari di mafia sullo Stretto di Messina (Alegre Edizioni, Roma, 2010) e Un Eco MUOStro a Niscemi. L’arma perfetta per i conflitti del XXI secolo (Edizioni Sicilia Punto L, Ragusa, 2012). Nel 2010 ha conseguito il Primo premio “Giorgio Bassani” di Italia Nostra per il giornalismo. È membro della Campagna per la smilitarizzazione di Sigonella e della Rete No Ponte. Per consultare articoli e pubblicazioni: http://antoniomazzeoblog.blogspot.it/


visto su:  http://ilupidieinstein.blogspot.it/

INDIANS MANTÉM OCUPAÇÃO DE MONTE BELO


Resta occupato dagli Indiani Belo Monte ..

Sono passati quattro giorni circa 150 etnici indiani Xikrin, Juruna, Parakanã e Arara, colpito dalla centrale idroelettrica di Belo Monte, occupando parte dell'area Marciana dell'isola, il Sito Pimental, la diga. Il manifestaçã ... è tranquillo e che richiedono la presenza di rappresentanti del governo e del Nord Energy SA. Gli indiani hanno deciso di esprimere la loro insoddisfazione per il mancato rispetto dei loro diritti e violazioni delle condizioni, in particolare quelle relative agli indiani. In aggiunta ai vincoli che interessano tutti i residenti della regione, i manifestanti sono preoccupati per il ritardo nella attuazione del Piano Ambientale di base, che devono svolgere i programmi di compensazione e di mitigazione degli impatti incontrate dalle popolazioni indigene. I manifestanti sono indigeni terra Trench Bacajá Paquiçamba ed a valle della diga nella regione che soffrono di siccità

Belo Monte, Anúncio de uma Guerra - filme completo