Comunicato di pubblica resistenza al DDL intercettazioni

Gentile Onorevole Presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi, in questi giorni, in queste ore, il Parlamento della Repubblica Italiana è impegnato in una corsa contro il tempo per una più che rapida approvazione del disegno di legge firmato dall'Onorevole Ministro della Giustizia Angelino Alfano e noto come "ddl intercettazioni".

Il provvedimento rappresenta una delle più drastiche limitazioni al potere d'indagine che compete ai magistrati inquirenti del nostro paese e, al contempo, la più dura, feroce e devastante limitazione al diritto costituzionale di informazione; il diritto di farla e il diritto di riceverla.

Il progetto di legge, per mezzo dei suoi punti fondanti, impedisce il racconto giornalistico su fatti giudiziari di pubblico dominio e privi di segreto, stabilisce pene detentive e pecuniarie pesantissime verso chiunque osi divulgare verità giudiziarie, introduce nuovi obblighi di rettifica per i blog minandone la sopravvivenza, trasforma in crimine il diritto dei cittadini vittime di crimini di raccogliere prove audio e video a dimostrazione del reato e stabilisce odiose discriminazioni tra forme di giornalismo, all'interno di una drammatica limitazione del diritto ad effettuare inchieste giornalistiche.

Il diritto all'informazione nelle sue forme più elementari, il principio di legalità e la ricerca della giustizia vengono totalmente smantellati da tale provvedimento.

Pertanto questo sito internet dichiara sin da adesso che, per imprescindibili motivi etici e in ragione della difesa del diritto alla libertà di parola e di stampa, solennemente sancito dalla Costituzione italiana e dalle leggi vigenti, in caso di approvazione in via definitiva e di conversione in legge, non potrà attenersi in alcun modo alle norme che compongono il disegno di legge sulle intercettazioni.

Questo sito si dichiara altresì .. per imprescindibili motivi sia etici che politici .. deberlusconizzato .. demontizzato .. degrillizzato

mercoledì 11 gennaio 2012

CAPO INDIANO CONDANNA CHEMTRAILS




Di seguito la traduzione di buona parte del discorso di questo capo indiano.

Il mio nome è Capo Little Golden Eagle (Leggera Aquila Dorata) e sono preoccupato di quello che, forse molti di voi non ne sono a conoscenza, sono preoccupato per la nostra aria , aria che viene inquinata intenzionalmente da quelli che possiamo chiamare Governo, Militari, Nuovo Ordine Mondiale, da qualcuno che non ama gli esseri viventi o ogni altra forma di vita sulla Madre Terra

Scie circolari (Europa dell'est)
Tutto ciò che fate all'aria lo state facendo ad ogni creatura vivente sulla Madre Terra. Questo colpisce noi, colpisce gli alberi, colpisce la vita. (...) Quindi per piacere fermate l'inquinamento dell'aria, l'aria appartiene a tutti.

Io chiedo a tutte le persone che hanno a cuore la natura di aprire i loro cuori alle questioni della Terra, abbiamo problemi con l'aria in questo periodo, problemi causati dall'uomo chiamati Scie Chimiche, ed abbiamo problemi causati dall'uomo chiamati fuoriuscita di petrolio nell'acqua.

Scie circolari (Europa dell'est)

[Dopo un invito a unire i cuori e le menti in una preghiera diretta alla madre terra affinchè riesca a ristabilire il suo equilibrio e curare le sue ferite Capo Little Golden Eagle continua]

Abbiamo bisogno che l'umanità si risvegli rendendosi conto di quello che sta facendo alla Madre Terra, che sta creando un grande squilibrio alla Madre Terra e dobbiamo farlo adesso.

http://www.scienzamarcia.blogspot.com/

martedì 10 gennaio 2012

Riciclaggio locale contro multinazionali: ci sarà una guerra dei Rifiuti ?

- DI SOPHIE CHAPELLEBastamag.net -
 

Una quota tra il 3 e il 5 % delle emissioni mondiali di gas serra sono legate al settore dei rifiuti. Il lavoro svolto dai ricuperatori e dai riciclatori contribuisce a ridurre queste emissioni. Ma non sono le comunità locali a beneficiare dei finanziamenti internazionali per l’“ambiente”, ma le grandi imprese di incenerimento e di smaltimento dei rifiuti. Alcuni lavoratori asiatici, africani e dell’America latina sono arrivati a Durban per sentire la loro voce alla Conferenza sul clima.

 

Ha lasciato le montagne di cartoni, gli oceani di plastica e di relitti in metallo, per attraversare una buona parte dell’Africa. Arrivato da Dakar, Aliou Faye si è arrivato a Durban (in Sudafrica) per rappresentare i ricuperatori degli scarti. Originario del Senegal, Aliou lavora dall’età di 16 anni nella discarica gigante di Mbeubeuss che riceve i rifiuti scarti della capitale senegalese. È oggi responsabile dell’associazione Book-Diom, che raggruppa 1.500 recuperatovi e riciclatori che operano nella scarica. “Organizzarsi è fondamentale“, ci spiega. Per affrontare i rischi di malattie ai quali sono esposti questi lavoratori, la prima iniziativa della loro associazione è stata quella di costruire un ambulatorio e un centro sanitario, grazie al sostegno del Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (PNUD). Hanno fatto anche in modo che i ragazzini non vadano più a sgobbare sulle montagne di rifiuti. Queste iniziative sono state ignorate dal governo senegalese che, senza concertazione, ha deciso di fermare la discarica e di espellere i lavoratori, ufficialmente per ragioni sanitarie e ambientali.
“Più che altro è un progetto di un’autostrada a pedaggio che passa sulla discarica che serve per sbatterci fuori”, spiega Aliou. La soluzione raccomandata dal governo? L’apertura di un centro di smaltimento su un altro campo, a Sindia. Ma questo nuovo centro utilizzerebbe solo 350 persone sulle 1.500 che lavorano in questo momento alla discarica. Su questi non c’è stata una grande riflessione. “Invece i recuperatovi sono i primi soldati dell’ambiente naturale. Si deve essere un minimo di rispetto“, s’indigna Aliou (leggere anche questo articolo). A Sindia gli abitanti si sono mobilitati contro il progetto, temendo un inquinamento delle acque e dell’ambiente naturale.
La finanza preferisce l’incenerimento al biogas
Questo centro di smaltimento è anche un affare bello proficuo. La sua costruzione è stata affidata a due società italiane, tramite la loro filiale senegalese, Gta environnement. Il costo: circa 8 miliardi di franchi Cfa, 12 milioni di euro. Il progetto gode dei finanziamenti legati alla lotta contro il cambiamento climatico: i “Meccanismi di Corretto Sviluppo ” (MDP) il cui l’obiettivo è quello di aiutare i paesi ricchi a limitare le loro emissioni di CO2 finanziando progetti a costo inferiore nei paesi del Sud. La gestione dei rifiuti rappresenta una quota tra il 3 e il 5% delle emissioni globali di gas serra, per il gas liberato dalla loro combustione o per il metano emesso per la decomposizione delle sostanze organiche gettate nel pattume.
I paesi poveri sono quindi incoraggiati a industrializzare il trattamento dei loro rifiuti, nascondendoli o installando degli inceneritori. Ma ciò genera spesso un costo sociale, ambientale e economico insostenibile. “Queste società nascondono o bruciano gli scarti organici, mentre noi possiamo fare del compost e del biogas”, afferma Aliou: “Il nostro lavoro di riciclaggio e di recupero è oggi il mezzo più efficace di ridurre le emissioni di gas nel settore dei rifiuti.” Alcuni studi dimostrano che il riciclaggio riduce più di 25 volte le emissioni, particolarmente di metano, rispetto all’incenerimento. Tuttavia gli inceneritori beneficiano di finanziamenti firmati “MDP“. E non sono né corretti, né creano lavoro.
Quindici milioni di persone vivono del riciclaggio
Questi progetti di incenerimento e di seppellimento entrano in concorrenza diretta coi riciclatori di scarti. Gli inceneritori dipendono da scarti secchi che bruciano bene – carta, plastica e cartone – per mantenere in essere la combustione. E sono precisamente queste le materie che vengono recuperate dai riciclatori e che assicurano loro un reddito. Sono quindici milioni nel mondo a vivere della raccolta, della cernita e del riciclaggio dei rifiuti. “Noi proteggiamo l’ambiente! Ma ci sono perSone che né rispettano, né riconoscono il nostro lavoro”, deplora Aliou: “Ridurre, riutilizzare, riciclare”, sono le loro parole d’ordine.
L’Associazione mondiale dei ricuperatori chiede che i Fondi verdi per il clima, creati un anno fa a Cancun, siano direttamente accessibili ai recuperatori e ai riciclatori dei rifiuti. E che non siano riservati solamente alle multinazionali. “Ma le condizioni di lavoro devono essere migliorate e c’è bisogno per questo di un sostegno finanziario“, riconosce Aliou. Una necessità quando si viene a conoscenza delle deplorevoli condizioni sociali e sanitarie che devono affrontare i lavoratori delle discariche. Se beneficiassero dei Fondi, questi lavoratori assicurano che ciò “rafforzerebbe l’economia locale, potrebbero creare lavoro verdi e migliorare le condizioni di vita di milioni di lavoratori.” Si augurano di essere integrati nel sistema di gestione municipale dei rifiuti e di non essere più considerati dei fuorilegge. Che siano diretti alle multinazionali o alle comunità locali, i Fondi verdi per il clima non sono comunque ancora operativi. Sui 100 miliardi di dollari di fondi previsti, non è stato versato ancora un centesimo.

Fonte: Recyclage local contre multinationales : la guerre des déchets aura-t-elle lieu ?Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SUPERVICE

  http://www.comedonchisciotte.org/site//modules.php?name=News&file=article&sid=9637
 

l'ennesima truffa dei democratici dirittumanisti

Human Rights Heroes


Che la democrazia sia un furto lo diciamo da tempo: partiti che si auto-propagandano con i soldi pubblici e alimentano il circolo vizioso del voto nei loro confronti; un voto, fra l'altro, simile per ogni entità essendo tutti i gruppi liberal democratici, capitalisti, asserviti agli Stati Uniti e al libero mercato.
Anche che i diritti umani siano una fesseria è stato detto e ridetto; chi definisce diritti di carattere globale validi per tutti? Chi ha il potere di imporli in ogni angolo del globo? Come mai vengono sempre applicati nell'interesse degli Stati Uniti (e coincidono con le loro strategie) e mai se a violarli sono gli stessi Usa o Israele?
Queste ed altre questioni sono all'ordine del giorno, e di certo chi ha voglia potrà approfondire e schiarirsi le idee.
A noi interessa sottolineare che ancora di più la burla diventa gigantesca quando democrazia (specialmente virtuale e diretta) e diritti umani coincidono. E' il caso diAmnesty International che sul proprio sito lancia la campagna "Vota il tuo eroe dei diritti umani". Bene, sebbene internet sia del tutto controllato e tenuto d'occhio dai grandi gruppi situati negli Usa, succede che non tutti gli utenti temono conseguenze penali (anche se Obama ha approvato la legge per cui si può finire in galera senza processo e senza giudizio) e votano Muammar Gheddafi proprio eroe.

Quest'ultimo, fra l'altro, prima della guerra voluta dall'occidente nei confronti del popolo libico stava per ricevere un premio proprio sui diritti umani: http://libyanfreepress.wordpress.com/2011/11/14/gaddafi-stava-per-ricevere-un-riconoscimento-onu-per-i-diritti-umani/
Inoltre proprio il leader libico aveva fondato un premio sui diritti umani: http://en.wikipedia.org/wiki/Al-Gaddafi_International_Prize_for_Human_Rights
Però i fautori dei diritti umani non possono accettare che un nemico degli Usa sia l'eroe del bene ed ecco allora che i campioni della democrazia e dei diritti umani falsificano il voto.

Lo falsificano cambiando la data della scadenza come potete vedere in queste due pagine:
Lo falsificano cambiando in corsa le regole e consentendo il voto solo ai cittadini americani (probabilmente più idioti degli altri e di certo più corrispondenti agli interessi Usa, non credete?)
Per il resto linkiamo un video che documenta la storia di tale truffa:

http://youtu.be/6inomCZIFtQ
Per concludere questo breve pezzo, vogliamo sottolineare ancora una volta la morale: la democrazia e i diritti umani sono cagate pazzesche; i loro sostenitori sono dei falsi truffatori che tentano continuamente di imporre al mondo i propri interessi e la propria visione.

e spuntò fuori .. il comma della vergogna: i membri del governo si tengono il doppio stipendio



Sono professori, sono scienziati. Sono bravissimi anche nel nascondere in una riga di una manovra immensa una norma che permette loro di salvarsi dai sacrifici. Eh sì. Avete presente la rinuncia al doppio stipendio per i dirigenti della pubblica amministrazione con ruoli di governo? La cosa, come è noto, riguarda mezzo governo. Tanto per fare qualche nome si tratta del sottosegretario Catricalà, del Ministro Clini, del collega Patroni Griffi, del viceministro Vittorio Grilli, e di altri.
Per i dipendenti pubblici chiamati a funzioni direttive nei ministeri, così stabilisce la manovra, è garantito un trattamento economico di uno più un quarto. Che vuol dire? Che prendono uno stipendio, più un quarto dello stipendio precedente. Quindi non due stipendi interi, ma un po’ di meno. Tutto ok? No.
La protesta è stata immediata. E zitto zitto il governo Monti è corso ai ripari. Con una norma ad hoc, come rivelato da Caterina Perniconi sul Fatto di oggi. Perché, attenzione, al comma 3 dell’articolo 23 ter è stata introdotta la possibilità di “deroghe motivate” per le posizioni apicali delle amministrazioni.
Traduzione? Con delle “belle” deroghe sarà possibile mantenere il doppio stipendio. E non si tratta di pochi soldi, ma qui sono in ballo stipendi ben più alti di quelli della “casta” dei parlamentari. Il trucco, quindi, è servito. Tanto paghiamo noi. Come sempre.
E pensare che Monti, soltanto ieri, dichiarava: “Non è vero che pagano sempre i soliti. E’ un luogo comune“. Ne è così sicuro, Presidente Monti?

La Giunta Polverini propone l'abrogazione dei Parchi Regionali

Senza parole .. ma con una marea di parolacce a Questa Tipa Criminale !!

In una proposta di legge presentata il 16 novembre scorso, il consigliere del PDL Pier Ernesto Irmici propone l’abrogazione degli Enti Parco regionali del Lazio che sarebbero sostituiti dai relativi comuni di appartenenza.
Perciò le aree naturali protette sarebbero gestite direttamente dai comuni e i parchi regionali verrebbero liquidati e chiusi.

Le motivazioni addotte alla proposta di legge sono le seguenti: “Il parco risulta una figura obsoleta, inidonea a soddisfare i parametri di efficienza, efficacia ed economicità dell’azione amministrativa”.



Nella legge si prevede che le aree afferenti a più comuni siano gestite da un’unione dei comuni. Ai comuni e alle unioni dei comuni sarà data, secondo la proposta, la possibilità di “procedere agli aggiornamenti e alle variazioni dei piani delle relative aree naturali protette così come previsto dall’articolo 26 della legge regionale 29/1997. allo scopo di rendere le perimetrazioni maggiormente confacenti alle esigenze amministrative  e alle diverse vocazioni territoriali”.
Tutto il personale delle aree protette sarebbe “censito” dal commissario liquidatore e passerebbe alle dipendenze dei comuni di riferimento.
Che i parchi regionali del Lazio siano in grandi difficoltà è un dato di fatto.
Ma ricordiamo che molte della aree protette della regione Lazio da molti mesi non ricevono dalla regione finanziamenti che dovrebbero consentire le funzioni essenziali (pagare le bollette  o la benzina dei mezzi).  Inoltre, la gestione è ulteriormente farraginosa a causa del commissariamento della maggior parte dei parchi, che dipende da un cattivo funzionamento del meccanismo delle nomine che prevede la partecipazione anche della regione.

Un’ultima riflessione che rubiamo al commento di un nostro lettore: far gestire le aree protette ai comuni, non sarà come dire alla volpe di guardare le galline?

 http://gaianews.it/rubriche/notizie-dai-parchi/la-giunta-polverini-propone-labrogazione-dei-parchi-regionali/id=15839

lunedì 9 gennaio 2012

LO SCENARIO del PIANO RIFIUTI del Lazio

QUALCHE PASSO INDIETRO PER COMPRENDERE LO STATO DELL'ARTE RIFIUTI dell'OGGI ..

La vicenda del Piano Rifiuti del Lazio, la chiusura di Malagrotta, l'individuazione dei siti per lo stoccaggio temporaneo e l'individuazione dei siti dei nuovi impianti di incenerimento, sono nella "potestà" cioè nell'attribuzioni della legislazione deputata alle regioni. Questa competenza viene introdotta con la modifica del titolo V della Costituzione con la legge "Bassanini"  (2003).
Più precisamente la competenza dei rifiuti è in regime di "legislazione concorrente" ciò significa che in presenza di una legge quadro Nazionale le Regioni devono, tenendo conto dei principi generali fare la legge regionale, armonizzando gli obbiettivi anche alle Direttive Comunitarie Europee.
A seguito della legge Regionale che fissa il perimetro delle proprie competenze è in realtà il Piano Rifiuti Regionale che definisce compiutamente l’individuazione dei sito (discariche) e la programmazione degli impianti.

LA REGIONE LAZIO NON HA PROMULGATO UNA LEGGE REGIONALE SUI RIFIUTI.

La legislazione regionale è ferma alla legge Hermanin del 1998.
Da quella data sono state emanate diverse direttive dalla Comunità Europea accolte nel DLgs. del 3 Dicembre 2010 n 205 cosiddetto DLgs Prestigiacomo che innalza la R.D. al 65%, ma introduce la deroga (sine die) Infatti l’Ass. Visconti del comune di Roma si è appellato a questa, sostenendo che l’AMA non è in grado prima del 2017 di portare la RD al 50 %!!
Ma non è finita !
La Direttiva Comunitaria la 2008/98/ce (ricordiamo che in quanto direttiva) non ha valenza di legge ma sono gli stati membri che devono adoperarsi per armonizzare la legislazione Nazionale al fine di raggiungere gli obbiettivi condivisi in sede U.E. Nel caso specifico il raggiungimento della differenziata  entro il 2012 al 60%.
- Precisamente per Dicembre 2011 il 60% di raccolta differenziata dei rifiuti con conseguente diminuzione dello smaltimento dei rifiuti stessi.

OGGI IL QUADRO E’ IL SEGUENTE: 
 
LA REGIONE OVVERO LA MAGGIORANZA CHE GOVERNA VUOLE APPROVARE PRIMA IL PIANO RIFIUTI E POI FARE LA LEGGE 
 
cercando di andare in deroga alle direttive comunitarie e senza tenere conto che nel frattempo la comunità europea ha aperto da anni un procedimento di infrazione su Malagrotta; che significa multe che pagano i cittadini perché non si sono raggiunti gli obiettivi di raccolta differenziata.

QUALI SONO LE ALTERNATIVE? COME VANNO SMALTITI I RIFIUTI CORRETTAMENTE.

1- Prima di tutto è necessario ridurre i rifiuti alla fonte, eliminando imballaggi superflui, evitando l'utilizzo di materiali non riciclabili. (Berlino in 5 anni ha ridotto i rifiuti del 25%).
Quando facciamo la spesa dobbiamo cercare di comprare prodotti più riciclabili e scegliere quelli con meno confezioni o imballaggi.
2- Riusare i materiali, lo stato la regione deve incentivare il vuoto a rendere per il vetro, il PET ed altri materiali, premiando a livello economico le aziende ed i privati che lo fanno.
Chi compra una bottiglia e la riconsegna al negozio dopo averla usata, deve avere uno sconto sul prezzo totale.
3- Raccolta differenziata porta a porta, con la quale si può arrivare in meno 6 mesi al 60 - 70% di rifiuti riciclati, abbassando i costi e diminuendo i rifiuti. Questa raccolta prevede di togliere i cassonetti a campana dalle strade in quanto ogni casa avrà i sui cassonetti differenziati e gli operatori ecologici passeranno a casa periodicamente a ritirare i prodotti separati in maniera corretta. Ogni cittadino verrà istruito ad una educazione al riciclaggio e ad una maggiore selezione dei materiali. 
 
E' necessario che le amministrazioni investano nella costruzione di impianti specifici per il tipo di raccolta compiuta obbiettivi:

• si riducono i rifiuti alla base, perchè si diventa più sensibili all'acquisto di prodotti con meno imballaggi (circa del 20%)
• si aumenta enormemente la percentuale di raccolta differenziata (da un 20% con i cassonetti a un 60-70%)
• si riducono i costi procapite del servizio di igiene urbana
4- Compostaggio domestico ed industriale, che permette di trasformare la frazione umida dei rifiuti (scarti alimentari) in compost per usi agricoli, ovvero in ottimo terriccio! E' necessario che vengano costruiti impianti di compostaggio (tra l'altro di facilissima realizzazione) in grado di valorizzare gli scarti umidi e destinarli ad altri usi.
[Ricordiamo che il compost costituisce il 30% dei rifiuti totali.]
5- Trattare il residuo non riciclato (che va dal 30 al 20%) con impianti di TMB a freddo (Trattamento Meccanico Biologico) che comprendono la bioessicazione. Con questi impianti il residuo viene ulteriormente differenziato, l'umido è destinato a compost di seconda generazione ed il secco, attraverso processi meccanici e di bioessicazione, viene trasformato in sabbie utilizzabili nell'industria. Con queste sabbie sintetiche, è possibile costruire mattoni, tavoli e sedie in plastica, ricopertura di manti stradali e riempimenti di vecchie cave.
6- Convertire i vecchi impianti di incenerimento in centri di compostaggio, riciclaggio ed impianti per il TMB a freddo. Questo tipo di impianti sono più piccoli di quelli di incenerimento, meno costosi, creano più occupazione ed hanno un impatto ambientale pressoché nullo!!!

Con questo tipo di soluzioni è possibile arrivare a gestire i rifiuti senza inceneritori e senza discariche. In poco tempo, si potrebbe arrivare all' obbiettivo “rifiuti zero” come accade già in altre grandi città del mondo che usano le soluzioni suddette.

IL PIANO REGIONALE RIFIUTI

IL Piano Regionale Rifiuti   del 30/05/2011, in discussione presso la Commissione Ambiente, viene redatto in presenza di una Legge (la numero 27 del Luglio 1998 “(Disciplina regionale della gestione dei rifiuti”) ormai superata, sia in termini di conoscenze nel settore sia in termini normativi. La normativa italiana ha infatti innovato la disciplina del settore già nel 2006 con il Dlgs 152 “Testo Unico Ambientale” in cui la parte IV è dedicata ai rifiuti. La più recente Direttiva Europea (2008/98/CE) ha comportato l’aggiornamento italiano con la 205/2010 che innova la 152 confermando gli obiettivi di Legge sulla Raccolta Differenziata al 65% ma introducendo il concetto di possibile deroga, assente nella Direttiva Europea, a cui il Comune di Roma ha fatto ricorso.
Il nuovo obiettivo percentuale  è in discussione ad un tavolo aperto presso il ministero dell’Ambiente.
Considerando che il Comune di Roma produce oltre il 75% dei rifiuti del Lazio, è chiaro che concedendo una deroga sulla quantità di differenziata da produrre, non si potrà mai realizzare davvero una seria raccolta differenziata nella nostra regione.
Contemporaneamente la recente nomina di un Commissario (il Prefetto Pecoraro) , basata su un Piano ancora in discussione  e a sua volta basato su un vuoto legislativo, appare priva di fondamento giuridico e sembra utilizzata solamente per sollevare i politici dai loro doveri di  decisione.
A fronte di questa situazione richiediamo con forza:
• la prevenzione della produzione dei rifiuti (almeno -.100/kg/anno/procapite)
• il supporto al riuso dei beni e  al loro avvio al mercato dell’usato (almeno il 15% di quanto arriva nelle isole ecologiche)
• la diffusione della raccolta differenziata domiciliare (cd “porta a porta”) con il rapido raggiungimento del 65% di legge
• l’adozione di tecnologie atte al trattamento della frazione residua
• impiantistica di supporto (Compostaggio, Centri di Riciclo ecc.) piccola e distribuita nel territorio

Questi gli obiettivi di una nuova Legge e di un conseguente nuovo Piano, obiettivi che comunque possono, già con la cornice legislativa attuale, iniziare ad essere perseguiti.


Coordinamento Rifiuti Zero del Lazio

(12,11,2011) Daraa | Assad's gangs breaking down shops to stop the strike


Idrab al-Karamah - ".. Lo sciopero della dignità ..": hanno deciso di dargli questo nome.


Ieri è stata una giornata importantissima per chi si ribella in Siria: importante perché per la prima volta sono riusciti a convocare un qualcosa che a livello nazionale è riuscito a bloccare tutto.


Per la prima volta si è lasciato da parte lo spontaneismo che fa uscire per le strade con le teste esposte senza alcuna difesa al mirino dei cecchini, con i propri corpi, spesso svegliati nel sonno da retate e quindi da arresti, torture e spesso sparizioni.
Questa ultimamente è stata la fine di molti giovani uomini e donne, uomini con nomi che alle nostre orecchie sembrano tutti uguali: ma che son contadini, pastori, nomadi, mercanti, ma anche professori, docenti, intellettuali e quant’altro.

Ma parliamo di ieri.
Il primo sciopero generale in questi mesi di rivolta, quotidianamente sedata in un bagno di sangue, ma che ogni giorno ricomincia, senza sbocchi che sembran decenti, senza minime vie d’uscita positive, come è stato per Egitto e Tunisia. La sorte peggiore tocca a chi esce a manifestare in Siria, oltretutto abbandonati dalla solidarietà internazionale, perché accusati di esser strumenti dell’imperialismo.
Quante stronzate si leggono e si scrivono: ci si lava le mani parlando di ingerenze, senza pensare a quanto (se pure fossero vere) è la gente comune che sta morendo per le strade e nelle celle..è chi non sostiene più il regime che da decenni priva di ogni forma di libertà.
Ma noi siamo tutti impegnati a fare i grandi esperti di geopolitica mediorientale: sparando stronzate, e abbandonando qualche milione di persone esasperate al punto di non badare nemmeno più a morte e tortura.
Ieri lo sciopero è andato benissimo: ieri lo sciopero ha visto intere città senza alcuna vetrina aperta, senza un solo carretto che vendeva pomodori o melograni: niente.


Tutto chiuso, tutto in silenzio, tutto deserto: lo sciopero della dignità è riuscito.


Tanto che questa è stata la reazione degli scagnozzi del regime: in questo video si vede una strada di Dara’a, città capoluogo dell’Hawran, dove partì la rivolta a marzo…guardate con i vostri occhi quel che fanno ai negozi chiusi…

Se conoscete un po’ di inglese invece, vi consiglio questa pagina, dove è riportata una lettera di una persona che conosco bene e che conosce meglio di me quella dolce terra… Apples and oranges?


Fonte: http://baruda.net/

Chiudono le Fabbriche ?! da Padova una risposta: AUTOGESTIONE !!!

 

E due. Con la costituzione della cooperativa lavoratori della Fonderia [Clf] il secondo stabilimento della provincia di Padova, per evitare la chiusura, passa nelle mani di una cooperativa di lavoratori.
Il 18 settembre del 2010 l’inaugurazione della nuova «Modelleria Quadrifoglio», che produce stampi per fonderie, gestita direttamente dai dipendenti, in tutto una quindicina, attraverso una cooperativa.
Ora è il turno delle fonderie Zen, una fabbrica con 141 dipendenti ad Albignasego, alle porte della città del Santo. Qui vengono fabbricati componenti per auto e macchine agricole. Si tratta di uno degli stabilimento del gruppo di Florindo Garro che nel 2008 contava più di 3mila dipendenti e un fatturato di 510 milioni di euro. Un fabbrica di tutt’altre dimensioni rispetto alla Quadrifoglio, ma che ha attraversato vicissitudini economiche simili.
Dopo due anni di gestione dell’amministrazione straordinaria, il destino segnato era quello dei libri contabili in tribunale, della chiusura dello stabilimento e dello sgocciolare dei mesi di cassa integrazione. La raccolta di quote tra i lavoratori – una parte della liquidazione, per un massimo di 2mila euro a testa – , la costituzione della cooperativa – con un capitale sociale di 250 mila euro – e la parallela costituzione di una srl, tra i dirigenti dell’azienda, hanno mutato il corso degli eventi.
La cooperativa e la società dei dirigenti hanno avanzato la proposta d’interesse per l’acquisizione della società, la proposta è stata valutata positivamente dal ministero ed ora rimangono solo pochi mesi e alcuni passaggi burocratici in vista dell’acquisizione ufficiale da parte della nuova società, della vecchia società Zen srl ora in liquidazione. Anche Veneto Sviluppo ha dimostrato interesse per l’operazione ed è atteso l’annuncio di un impegno concreto da parte della finanziaria regionale .
La produzione sarà governata da una società a responsabilità limitata con una quota di maggioranza in mano alla società degli ex dirigenti, ma alla cooperativa dei lavoratori spetta una quota intorno al 15 per cento. «La proposta dei lavoratori si è dimostrata la sola strada percorribile, in due di amministrazione straordinaria non è pervenuta nessuna proposta seria da parte di imprenditori – racconta Antonio Silvestri, segreterio generale della Fiom – Cgil di Padova che ha seguito e sostenuto i dipendenti in questi anni -, solo la determinazione dei dipendenti ha consentito di salvare questa realtà produttiva che, a detta di molti osservatori, ha un mercato e la possibilità di reggere e svilupparsi»..
La notizia fa da contrappunto ai numeri, usciti in questi giorni, delle aziende venete che hanno trasferito la loro produzione all’estero: 720 nel corso del 2011 con 13mila posti di lavoro evaporati.
«Ci sono le condizioni perché maturi una bella esperienza – racconta Silvestri -, i rappresentanti della cooperativa in consiglio d’amministrazione potrebbero seguire il campo della sicurezza sul lavoro e della tutela ambientale, sviluppando saperi e responsabilità».
Esiste una storia, poco conosciuta, di aziende italiane rilevate, spesso adottando la forma cooperativa, dai lavoratori. Un fenomeno relativamente diffuso negli anni ’70 a seguito dell’esplodere della crisi di quegli anni. Solo in provincia di Padova, aziende metalmeccaniche come la Zetronic o la Capica furono salvate dalla gestione operaia. A servizio delle aziende autogestite si formarono, alla fine degli anni ’70, in diverse città del nord – Verona, Venezia, Milano, Torino, Reggio Emilia – le Mag, cooperative di autogestione finanziaria ancor oggi operanti.
Una storia fatta anche di successi imprenditoriali come quella della trentina Risto3, nata nel 1979 dall’iniziativa di venti cuoche rimaste senza lavoro, che hanno costituito negli anni un piccolo colosso che oggi fattura una quarantina di milioni di euro.

di Gianni Belloni -

domenica 8 gennaio 2012

Eternit, famiglie delle vittime contro il Comune di Casale Monferrato



Per il 13 febbraio è attesa la sentenza per il caso Eternit. Il Comune di Casale Monferrato nel mese di novembre aveva approvato, in consiglio comunale, la decisione di accettare, dagli ex proprietari della fabbrica che produceva amianto, 18 milioni di euro come risarcimento e di rinunciare a essere parte civile nel processo. Le famiglie delle vittime, organizzate nell'associazione Afeva non ci stanno, ritenendo il risarcimento troppo basso e soprattutto chiedono che i responsabili della "strage" vadano in carcere. PEr questo nella serata di sabato 7 gennaio in migliaia sono scesi in piazza. Secondo gli organizzatori per la più grande manifestazione di questi ultimi anni legata al caso Eternit. "Sono morte 1800 persone -dice un manifestante- questo forse non basta per domandare giustizia?".

da il canale YouTube ilfattoquotidiano di Cosimo Caridi

DOSSIER: Gli inceneritori tra dati falsati e malattie in aumento

TERMOVALORIZZATORI e dei danni che questo processo di smaltimento dei rifiuti puo’ provocare. Il fatto che ci siano alternative migliori a questo processo dovrebbe far riflettere, anche perche’ ancora una volta si parla di salute e progresso, cose che non sempre vanno d’accordo.

 

COSA SI INTENDE PER TERMOVALORIZZATORI
Cos’è un termovalorizzatore??? Partiamo da questo concetto: i cosiddetti “termovalorizzatori” – una parola che esiste solo in Italiano e che evoca l’idea ingenuamente falsa che si ricavi valore economico dall’operazione – altro non è che un Inceneritore, che tramite la combustione ad alte temperature ‘’trasforma’’ i rifiuti e, tramite la suddetta combustione, producono energia elettrica.

Dopo una attenta analisi, pero’, si deduce che l’energia impiegata per la raccolta, il trasporto, lo stoccaggio, il trattamento ed infine la combustione è INFERIORE A QUELLA PRODOTTA.  Sarebbe più corretto, quindi, parlare di INCENERITORI A RECUPERO ENERGETICO in quanto essi NON PRODUCONO ENERGIA ma NE RECUPERANO UNA PARTE.
Se non ci fossero le tasse dei cittadini a sostenere questa forma di trattamento dei rifiuti, a nessuno verrebbe mai l’idea di costruire impianti così irrazionali. Infatti, i termovalizzatori sono stati finanziati con il 7% della bolletta dell’Enel associandoli alle energie rinnovabili insieme ai rifiuti delle raffinerie di petrolio al carbone.
L’incenerimento dei rifiuti, quindi, non puo’ essere una pratica presa in considerazione come alternativa per la soluzione del problema legato allo smaltimento dei rifiuti, se non altro perché i rifiuti non vengono affatto smaltiti ma raddoppiati come massa e resi più nocivi.”

Uno dei problemi di cui tener conto nell’incenerimento dei rifiuti è la quantità di residuo che si ottiene.
Poiché nel processo d’incenerimento occorre aggiungere all’immondizia calce viva e una rilevante quantità d’acqua, da una tonnellata di rifiuti bruciata escono una tonnellata di fumi, da 280 a 300 kg di ceneri solide, 30 kg di ceneri volanti (la cui tossicità è enorme), 650 kg di acqua sporca (da depurare) e 25 kg di gesso. Il che significa il doppio di quanto si è inteso “smaltire”, con l’aggravante di avere trasformato il tutto in un prodotto altamente patogenico.

Oltretutto, l’incenerimento comporta il mancato riciclaggio di materiali come plastiche, carta e legno. I “termovalorizzatori” devono funzionare ad alta temperatura e, per questo, hanno bisogno di quei materiali che possiedono un’alta capacità calorifica, plastiche, carta e legno appunto.
Malauguratamente, non esiste alcun tipo di filtro industriale capace di bloccare il particolato da 2,5 micron o inferiore a questo, ma, dal punto di vista dei calcoli che si fanno in base alle leggi vigenti, questo ha ben poca importanza: il “termovalorizzatore” produce pochissimo PM10 e la quantità enorme di altro particolato non rientra nelle valutazioni. Ragion per cui, a norma di legge l’aria è pulita.
E pensate, la Commissione Europea ha diffidato l’Italia dal perseverare nell’utilizzo di questo neologismo truffaldino (termovalorizzatore appunto) avente la subdola finalità di condizionare l’impatto emotivo dei cittadini che, per un motivo o per un altro, non sanno nulla su queste VERE E PROPRIE FABBRICHE DI MORTE.

ECCO LE NANOPARTICELLE 
L’incenerimento dei rifiuti li trasforma in nanoparticelle tossiche e diossine. Le particelle di cui si è detto hanno dimensioni piccolissime, da qualche centesimo di millimetro fino a pochi milionesimi di millimetro, e più queste sono piccole, più la loro capacità di penetrare intimamente nei tessuti è spiccata; tanto spiccata da riuscire perfino, in alcune circostanze e al di sotto di dimensioni inferiori al micron (un millesimo di millimetro), a penetrare nel nucleo delle cellule senza ledere la membrana che le avvolge.



Se è vero che la natura è una produttrice di queste polveri, e i vulcani ne sono un esempio, è pure vero che le polveri di origine naturale costituiscono una frazione minoritaria del totale che oggi si trova sia in atmosfera (atmosfera significa ciò che respiriamo) sia depositato al suolo, ed è pure vero che la loro granulometria media è, tutto sommato, relativamente grossolana.

Le nanoparticelle non sono biodegradabili e non sono biocompatibili. E l’ultimo aggettivo è sinonimo di patogenico. Il fatto, poi, che siano anche non biodegradabili, vale a dire che l’organismo non possieda meccanismi per trasformarle in qualcosa di eliminabile, rende l’innesco per la malattia “eterno”, dove l’aggettivo eterno va inteso secondo la durata della vita umana.
“Ormai – dice Stefano Montanari, Direttore Scientifico del laboratorio Nanodiagnostic di Modena – non esiste più alcun dubbio a livello scientifico: le micro e nanoparticelle, una volta che siano riuscite a penetrare nell’organismo, innescano tutta una serie di reazioni che possono tramutarsi in malattie. Le nanopatologie, appunto”.

MANIFESTAZIONI PATOLOGICHE LEGATE ALLE NANOPARTICELLE
Le nanoparticelle sono micropolveri (pm 2 fino a pm 0,1) derivate dall’incenerimento. Se inalate dai polmoni giungono al sangue in 60 secondi e in ogni altro organo in 60 minuti.
L’organismo umano riconosce le nanoparticelle come “corpi estranei” e le tiene sotto controllo fin quando il loro numero non diviene tale da mandare in tilt il sistema immunitario.
Usare quindi i cosiddetti “termovalorizzatori” spacciandoli per un miglioramento tecnico, poi, non fa che peggiorare la situazione dal punto di vista del nanopatologo.

Le patologie piu comuni derivanti dall’inalazione sono BRONCHITI CRONICHE, cancro (SARCOMI, LINFOMI, LEUCEMIE, MIELOMI ed altri tipi di cancro), malformazioni fetali, Parkinson, Alzheimer, infarto e ictus. Secondo alcune ricerche, Nelle popolazioni che vivono in prossimita’ di impianti di incenerimento dei rifiuti è stato riscontrato un aumento dei casi di cancro dal 6 al 20 per cento.

“Se è vero che le manifestazioni patologiche più comuni sono forme tumorali, è altrettanto vero che malformazioni fetali, malattie infiammatorie, allergiche e perfino neurologiche sono tutt’altro che rare.- continua Stefano Montanari – A prova di questo, basta osservare ciò che accade ai reduci, militari o civili che siano, delle guerre del Golfo o dei Balcani o a chi sia scampato al crollo delle Torri Gemelle di New York e di quelle di quel crollo ha inalato le polveri.

Una delle molecole piu pericolose per il corpo umano è senza dubbio la diossina, prodotta dalla combustione della plastica insieme ad altri materiali. Questa molecola deve la sua micidiale azione ala capacità di concentrarsi negli organismi viventi e di penetrare nelle cellule. Qui va a “inceppare” uno dei principali meccanismi di controllo del Dna, scatenando le alterazioni dei geni che poi portano il cancro e le malformazioni neonatali.”