Comunicato di pubblica resistenza al DDL intercettazioni

Gentile Onorevole Presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi, in questi giorni, in queste ore, il Parlamento della Repubblica Italiana è impegnato in una corsa contro il tempo per una più che rapida approvazione del disegno di legge firmato dall'Onorevole Ministro della Giustizia Angelino Alfano e noto come "ddl intercettazioni".

Il provvedimento rappresenta una delle più drastiche limitazioni al potere d'indagine che compete ai magistrati inquirenti del nostro paese e, al contempo, la più dura, feroce e devastante limitazione al diritto costituzionale di informazione; il diritto di farla e il diritto di riceverla.

Il progetto di legge, per mezzo dei suoi punti fondanti, impedisce il racconto giornalistico su fatti giudiziari di pubblico dominio e privi di segreto, stabilisce pene detentive e pecuniarie pesantissime verso chiunque osi divulgare verità giudiziarie, introduce nuovi obblighi di rettifica per i blog minandone la sopravvivenza, trasforma in crimine il diritto dei cittadini vittime di crimini di raccogliere prove audio e video a dimostrazione del reato e stabilisce odiose discriminazioni tra forme di giornalismo, all'interno di una drammatica limitazione del diritto ad effettuare inchieste giornalistiche.

Il diritto all'informazione nelle sue forme più elementari, il principio di legalità e la ricerca della giustizia vengono totalmente smantellati da tale provvedimento.

Pertanto questo sito internet dichiara sin da adesso che, per imprescindibili motivi etici e in ragione della difesa del diritto alla libertà di parola e di stampa, solennemente sancito dalla Costituzione italiana e dalle leggi vigenti, in caso di approvazione in via definitiva e di conversione in legge, non potrà attenersi in alcun modo alle norme che compongono il disegno di legge sulle intercettazioni.

Questo sito si dichiara altresì .. per imprescindibili motivi sia etici che politici .. deberlusconizzato .. demontizzato .. degrillizzato

venerdì 15 giugno 2012

primo ricorso no inc all'unione europea


costruzione dell’Inceneritore di Albano: assenza delle prescritte gare d’appalto pubbliche (europee e nazionali), violazione delle norme sulla concorrenza e richiesta illegittima di contribuzione pubblica (Cip 6 e certificati verdi).

Col decreto n. 147 del 28 Dicembre 2007, difatti, l’allora Commissario straordinario dell’emergenza rifiuti della Regione Lazio (nonché Presidente della Regione) Piero Marrazzo, assegnò al Co.E.Ma. (Acea, Ama e Pontina Ambiente di Cerroni), in assenza d’una gara d’appalto “aperta” , ovvero d’una gara d’appalto pubblica ed europea, l’incarico per la costruzione dell’inceneritore di Albano.

Il beneficiario diretto, il consorzio pubblico/privato Co.E.Ma. - istituito su proposta dello scomparso Assessore ai rifiuti della Regione Lazio Mario Di Carlo (vedi fuori onda di Report) – nacque, anch’esso, in assenza d’una regolare gara d’appalto pubblica e nazionale:

ovvero con un atto privato sottoscritto il 15 Febbraio 2007 presso il Notaio Dott. Cerasi di Roma. L’art. 6, 2°comma, dello Statuto Co.E.Ma. prevede, inoltre, come se non bastasse: “il consorzio provvederà a realizzare direttamente od a coordinare l’esecuzione delle singole fasi di costruzione dell’impianto attraverso l’affidamento diretto alle imprese consorziate, ovvero a società comunque facenti parte dei rispettivi gruppi …”.

Si tratta, in sostanza, di tutti affidamenti diretti: sia per l’appalto principale sia per i relativi sub-appalti. Le leggi nazionali ed europee impongono, viceversa, per Enti, Consorzi e Società a partecipazione statale, appalti e sub-appalti aperti, attraverso l’uso di gare ed appalti pubblici

A ciò s’aggiunge un’altra anomalia, tutta Italiana: quella di utilizzare la contribuzione pubblica (Cip 6: il 7% della bolletta elettrica) destinata alle energie verdi e rinnovabili anche per la costruzione degli inceneritori. Questa consuetudine, per nostra fortuna, venne bloccata nel corso del 2008 da una direttiva U.E..

Tale direttiva è divenuta vincolante per tutti gli Stati membri a partire dal 1 Gennaio 2009. Unica eccezione gli impianti di incenerimento che, entro e non oltre il 31 Dicembre 2008, fossero già definitivamente approvati a livello amministrativo o che si trovassero in fase di cantierizzazione. Fu così che Marrazzo, in tutta fretta - nonostante il periodo commissariale si fosse concluso il 30 Giugno 2008 -  firmò l’Ordinanza n. Z-0003 del 22 Ottobre 2008. Ordinanza che permetteva - anche se l’approvazione amministrativa dell’inceneritore di Albano non si era ancora conclusa - di avviare, in modo fittizio (il cantiere, ancora oggi, non ha avuto inizio!!) la cantierizzazione per la costruzione dell’impianto di Roncigliano. Col fine evidente, neanche a dirlo, di rientrare, almeno formalmente, nei termini della direttiva U.E. ed accaparrarsi, costi quel che costi, i fondi pubblici. Il cantiere fantasma, tra l’altro, come confermato dai verbali della Polizia Municipale di Albano, consistette nella “sola posa della rete di recinzione nel terreno”: 6 paletti - di numero - ed una rete metallica. Su questi e soli presupposti, nel mese di Giugno 2009, il Co.E.Ma. sottoscrisse presso il GSE (gestore del servizio elettrico nazionale) - proprio in virtù dell’Ordinanza di Marrazzo n. Z-0003 del 22 Ottobre 2008, più volte citata anche nei bilanci ufficiali del consorzio - una convenzione preliminare per il riconoscimento degli incentivi Cip-6 (per la costruzione dell’impianto di incenerimento) e per il riconoscimento dei certificati verdi (incentivi statali per l’energia elettrica prodotta dall’impianto).

L’ordinanza di Marrazzo n. Z-0003 del 22 Ottobre 2008 è stata bocciata, perché firmata “fuori tempo massimo”, sia dal Tar Lazio sia dal Consiglio di Stato e, con essa, la relativa cantierizzazione fittizia.

Con quali modalità d’affidamento, quindi, chiediamo innanzitutto alla U.E., è stato assegnato l’incarico relativo alla costruzione dell’inceneritore di Albano? Su quali presupposti, chiediamo ancora, tutti i soldi pubblici Cip 6 (necessari a costruire l’impianto di Albano) e tutti i soldi pubblici dei certificati verdi (per l’energia elettrica prodotta dall’impianto) sono stati richiesti presso il  Gestore del Servizio Elettrico Nazionale?

Il primo ricorso No Inc alla U.E. - per violazione delle direttive comunitarie  e delle norme nazionali in tema di gare d’appalto, concorrenza pubblica e contribuzione pubblica (Cip 6  e certificati verdi)  - verrà depositato, inoltre, contestualmente, sotto forma di esposto, anche presso l’Autorità Nazionale di Vigilanza sui Lavori Pubblici ed all’Agenzia Nazionale sulla Concorrenza.

Restiamo in attesa, inoltre, di conoscere: sia l’esito della denuncia penale nei confronti del Ministro Clini (violazione del segreto della camera di consiglio ed abuso d’ufficio) spostata, per competenza, dalla Procura di Roma al Tribunale dei Ministri; 
sia l’esito della denuncia penale nei confronti di alcuni dirigenti della Regione Lazio (omissione e falso in atto pubblico ed abuso di potere e d’ufficio) depositata, alcune settimane fa, presso gli organi competenti della Procura di Roma.


Coordinameto No-Inc di Albano  

http://www.noinceneritorealbano.it/

L’inceneritore che doveva salvare Roma è spento. I lavoratori sono a casa.


Siamo alle comiche .. .. .. http://differenziati.com/

(Fonte articolo, clicca qui)

Nel bel mezzo dell’emergenza rifiuti romana, se la discarica di Malagrotta è ogni giorno sotto i riflettori della stampa e oggetto di dichiarazioni politiche, ciò che accade nel vicino impianto di incenerimento fatica a emergere.

Il gassificatore di Malagrotta, un tempo presentato dai suoi promotori come la soluzione dei rifiuti della Capitale nonché parte integrante dell’impiantistica conteggiata per la gestione dei rifiuti romani nel Piano approvato dalla regione nel gennaio del 2012, è spento dall’ottobre dello scorso anno e i lavoratori sono rimasti a piedi.

“In tutto siamo circa una cinquantina senza stipendio da ottobre e senza alcun tipo di ammortizzatore sociale: insomma senza un euro da più di sei mesi” racconta un lavoratore che preferisce rimanere anonimo, dipendente della 7-Hills srl, la società incaricata dal Consorzio laziale rifiuti (Colari), proprietario dell’impianto e della vicina discarica, per la gestione e il collaudo della prima linea del gassificatore di Malagrotta.

Intanto “il 18 giugno è in programma un incontro tra i sindacati, l’Unione degli industriali e la società 7-Hills per la definizione di una soluzione per i lavoratori” spiega Roberto Meroldi della Cgil Funzione pubblica che segue la vertenza da circa tre mesi. Raggiunto telefonicamente da Roma Today, il direttore tecnico del Colari, Mauro Zagaroli spiega:

“era già tutto scritto nei contratti, l’azienda sapeva che l’attività sarebbe stata interrotta per la realizzazione della seconda e della terza linea dell’impianto”.

E sul motivo per cui il gassificatore è spento: “cause tecniche, stiamo effettuando dei lavori di connessione elettrica con l’alta tensione per la realizzazione delle altre due linee”.

 Anche se non mancano motivi economici dal momento che per il completamento servono altri 200 milioni di euro circa:
“non sono ancora state stabilite le tariffe con l’Ama (l’azienda capitolina che gestisce la raccolta dei rifiuti della Capitale, ndr) necessarie a sbloccare i finanziamenti”. I
 tempi prospettati dal Colari sono lunghi:
“il gassificatore rimarrà spento per almeno uno o due anni per permetterci di completarlo”.

Per il direttore tecnico del Colari, tempi
“in linea con le scadenze fissate dalle autorizzazioni”.
Tempi che però non coincidono con quanto dichiarato dalla programmazione regionale.  Il Piano rifiuti della regione Lazio, approvato dal consiglio nel gennaio del 2012, ne prevede il completamento entro l’anno.

All’inizio del maggio scorso i consiglieri regionali Giuseppe Rossodivita e Rocco Berardo della lista Bonino-Pannella hanno presentato un’interrogazione all’assessore dei rifiuti regionale Pietro di Paolo e a quello al lavoro e Formazione, Mariella Zezza, in relazione alla situazione di questi lavoratori.

Ma non solo.

“Perché la prima e unica linea di incenerimento, l’unica che potrebbe bruciare il cdr prodotto negli impianti di selezione di Malagrotta, è spenta? Perché si vuole costruire un impianto simile ad Albano quando quello di Malagrotta non è funzionante?”.

L’assessore Di Paolo “ci ha risposto con una nota inviata dal Colari all’amministrazione regionale l’estate scorsa dove si spiega che il 30 luglio 2011 è terminata la prima fase di esercizio sperimentale dimostrativa (l’impianto di gassificazione di Malagrotta è stato approvato come sperimentale, ndr) […] e che verrà presentato il progetto finale con le necessarie varianti che tengono conto delle risultanze di questi due anni di funzionamento”. Nella nota il Colari aggiunge: “Da tempo stiamo lavorando presso gli istituti finanziari per reperire i necessari mezzi economici”.

Sulla vicenda è intervenuto anche il Comitato Malagrotta che in un lungo comunicato dal titolo “Anatomia di un fallimento annunciato” ripercorre la storia della propria battaglia contro l’impianto: “abbiamo sempre sostenuto che in questo modo non si sarebbe affatto risolto il problema dei rifiuti, senza contare l’impatto negativo di un impianto di incenerimento sulla salute dei cittadini”.

Per il Comitato Malagrotta la soluzione, “l’unica, è ridurre i rifiuti e riciclare e riusare quelli prodotti”.

I rifiuti di Roma e la lotteria dei siti> I giovani democratici di Albano a Montino: “Perchè contro le discariche e non contro gl’inceneritori?” (DA RIDERE). Clicca qui. > Assemblea nazionale dei comitati in lotta contro discariche ed inceneritori, clicca qui. _(Fonte articolo, clicca qui) Rischia di diventare uno spettacolo oltre il limite della decenza istituzionale l’emergenza rifiuti a Roma. Saltata l’ipotesi iniziale di Corcolle, Governo e istituzioni locali si erano impegnati a trovare una soluzione rapida, forse sottovalutando le difficoltà di raggiungere il concerto. L’ipotesi di Pian dell’Olmo è, di fatto, già andata in pezzi e quella promessa di fare rapidamente il bene comune sembra destinata a essere stracciata. Siamo tornati alle lotterie fra 2, 5, 7 o 12 siti possibili: ognuno ha le sue ipotesi e i suoi veti, rilancia e cerca alleati, spara siluri sui nemici, magari pensando a qualche prossima tornata elettorale. Anche il Governo dei tecnici non esce bene da questa tornata. La vicenda ricorda sempre più l’emergenza napoletana e le riunioni che contrapposero il ministro dell’Ambiente Pecoraro Scanio e l’allora numero uno della Protezione civile Bertolaso. Come allora, torna anche il tema dell’allontanamento dei rifiuti con il treno verso il Nord Europa. Come allora, si parla di improbabili proroghe delle vecchie discariche. Quello che si voleva evitare sta puntualmente accadendo, ma la Città eterna non può correre il rischio di essere ritratta in tutto il mondo traboccante di rifiuti. I rappresentanti delle tre più importanti istituzioni locali si chiudano in una stanza, fermino gli orologi e ne escano solo dopo aver deciso il sito della nuova discarica. Scaduto il tempo senza una decisione comune, non resterà che l’intervento diretto e sostitutivo del Presidente del Consiglio.



-  I giovani democratici di Albano a Montino: “Perchè contro le discariche e non contro gl’inceneritori?” (DA RIDERE). Clicca qui.


- Assemblea Nazionale dei Comitati in  Lotta 
Contro Discariche ed  Inceneritori, clicca qui.


(Fonte articolo, clicca qui
Rischia di diventare uno spettacolo oltre il limite della decenza istituzionale l’emergenza rifiuti a Roma. Saltata l’ipotesi iniziale di Corcolle, Governo e istituzioni locali si erano impegnati a trovare una soluzione rapida, forse sottovalutando le difficoltà di raggiungere il concerto. L’ipotesi di Pian dell’Olmo è, di fatto, già andata in pezzi e quella promessa di fare rapidamente il bene comune sembra destinata a essere stracciata. 

Siamo tornati alle lotterie fra 2, 5, 7 o 12 siti possibili: ognuno ha le sue ipotesi e i suoi veti, rilancia e cerca alleati, spara siluri sui nemici, magari pensando a qualche prossima tornata elettorale. Anche il Governo dei tecnici non esce bene da questa tornata. La vicenda ricorda sempre più l’emergenza napoletana e le riunioni che contrapposero il ministro dell’Ambiente Pecoraro Scanio e l’allora numero uno della Protezione civile Bertolaso. Come allora, torna anche il tema dell’allontanamento dei rifiuti con il treno verso il Nord Europa. Come allora, si parla di improbabili proroghe delle vecchie discariche. 

Quello che si voleva evitare sta puntualmente accadendo, ma la Città eterna non può correre il rischio di essere ritratta in tutto il mondo traboccante di rifiuti. I rappresentanti delle tre più importanti istituzioni locali si chiudano in una stanza, fermino gli orologi e ne escano solo dopo aver deciso il sito della nuova discarica. Scaduto il tempo senza una decisione comune, non resterà che l’intervento diretto e sostitutivo del Presidente del Consiglio.

Avvertimenti e minacce a chi non accetta gli ordini del globalismo bancario

.. .. ..  ed è arrivato il Tempo delle minacce .. .. ..

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 http://www.stampalibera.com/?p=46648

Qualche giorno fa abbiamo postato un articolo in cui gli europeoti minacciavano la Siria. Con pretesti fasulli si propongono di portare la solita democrazia all’uranio e fosforo. Chiedevano infatti di poter entrare nella guerra di Siria/Iran a fianco di Israele, Gran Bretagna e Usa, minacciando Assad, dopo aver favorito e forse realizzato l’ultima strage, addossandone  la colpa al povero governante siriano. Ovviamente la mole delle bordate della disinformazione di regime non lasciava dubbi e la fonte partiva come sempre da Londra dove la BBC (serva come la Rai) aveva postato vecchie foto di bambini morti in Iran, sempre ammazzati dai nostri ovviamente, spaccciandoli per l’ultimo massacro di un governante, ai danni del suo popolo.
Solo dei cretini possono credere a queste cose e tuttavia pare che ci ritengano tali, visto il reiterato tentativo di prenderci tutti per i fondelli ripetendo all’inverosimile la criminale bugia. Ma i nostri criminali capi, oggi guardano oltre la Siria e tentano di cannibalizzarsi. Cosicchè un Obama in uscita, minaccia l’Europa e l’Euro. Un’America guerrafondaia, praticamente fallita e generatrice delle catastrofi economiche ed umanitarie, fa la voce grossa con i pavidi europeoti. Sembrerebbe una comica ed invece è una farsa pericolosissima. Staremo a vedere se il livello di servilismo europeo saprà passar sopra al rischio di un collasso economico finanziario dell’Euro ad opera dei soliti Angli guerrafondai e coloniali.
L.B.

Crisi: Obama in pressing sull’Europa

02 Giugno 2012 – 18:36
(ASCA) – Roma, 2 giu – 
Sul terreno della politica estera le elezioni si possono perdere ma non si vincono.  E’ sull’economia che si gioca la partita per la conquista della Casa Bianca.  Barak Obama ha trascorso un brutto venerdi al numero 1600 Pennsylvenia avenue, cosi’ come gli investitori con Wall Street che ha accusato la peggiore performance giornaliera da oltre un anno.  Stavolta non e’ stata la Grecia o le crescenti tensioni sulla Spagna a provocare l’ondata di vendite sui mercati, ma i deludenti dati americani.
La locomotiva a stelle e strisce sbuffa e non riesce a prendere velocita’. La disoccupazione ad aprile e’ aumentata dall’8,1% all’8,2% e sono stati creati solo 69 mila nuovi posti di lavoro rispetto ai 150 mila attesi dal mercato.

Il presidente americano non nasconde la delusione. ”Non si creano i posti di lavoro che vorremmo e c’e’ ancora tanto da lavorare”. Il suo consigliere economico pero’ ha sparato sui leader europei.

”La crisi dell’area euro ostacola la crescita americana”. I prossimi mesi saranno quelli decisivi per la corsa alla Casa Bianca e Obama non intyende rischiare di perdere il secondo mandato a causa della crisi economica e del debito nell’area dell’euro.  Per questo la settimana scorsa ha mandato un emissario in Europa a sollecitare interventi concreti ed efficaci per superare una crisi che rischia di travolgere non solo l’Europa ma l’intero pianeta. La videoconferenza con Monti, Merkel e Hollande sara’ seguita da altri colloqui in vista del G20 a Citta’ del Messico in calendario il 20 giungo, una settimana prima del vertice europeo che si annuncia come uno snodo cruciale. Cresce dunque il pressing di Barak Obama sulle cancellerie europee. Problematico spiegare agli elettori americani che l’economia annaspa perche’ sull’altra sponda dell’Atlantico discutono con scarso costrutto tra eurobond e fiscal compact.
Al tempo stesso pero’ le istituzioni finanziarie americane cercano di stare il piu’ possibile alla larga possibile da qualsiasi cosa denominata in euro ad eccezione dei bund tedeschi. Il presidente della Fed di New York nei giorni scorsi ha sollecitato i fondi di liquidita’ americani di allegerire le posizioni in euro.

L’uscita dall’euro e’ alla base, tra l’altro del continuo apprezzamento del dollaro sulla valuta europea, che alla Casa Bianca guardano come il fumo negli occhi temendo gli effetti sulla capacita’ dell’export americano.
Ma la crisi dell’euro non preoccupa solo Barak Obama per motivi elettorali. A Pechino, Mosca e Brasilia nonche’ a Mumbay iniziano a fare i conti con gli effetti negativi delle turbolenze europee anche sulle rispettve economie.
Il pil dell’India nel primo trimestre dell’anno mostra una brusca frenata, anche la Cina rallenta mentre per il Brasile nei primi tre mesi dell’anno l’economia e’ crescita solo dello 0,3% tanto che il governo pensa a introdurre incentivi per dare ossigeno alla domanda. Un contesto che conferma come il ruolo dell’Europa non e’ marginale ma decisivo negli equilibri economici mondiali.
La soluzione passa attraverso le cancellerie europee ma anche a Washington e tra le economie emergenti non possono illudersi di chiamarsi fuori. Se andasse a fuoco la casa europea le fiamme non risparmierebbero l’emifesro sud del mondo e tanto meno l’altra sponda dell’Atlantico o le due coste del Pacifico.

Crisi: Francia non esclude Grecia fuori euro se vince Syriza

21:11 03 GIU 2012
(AGI) Parigi – A due settimane dalle attesissime nuove elezioni greche la Francia non esclude l’uscita di Atene dall’Euro se dovesse vincere la sinistra radicale (Syriza) e il nuovo governo non dovesse quindi rispettare il patto sull’adozione delle misure di austerity previste dall’accordo di salvataggio da 130 miliardi di euro Ue-Fmi. Lo ha dichirato il ministro delle Finanze francese, Pierre Moscovici: “il problema probabilmente potrebbe sorgere” se Atene non si atterra’ agli impegni presi, “ma noi continuiamo a volere che la Grecia resti nell’eurozona.


10 Commenti a “Avvertimenti e minacce a chi non accetta gli ordini del globalismo bancario”

giovedì 14 giugno 2012

NATO prepara grande disinformazione

Thierry Meissan: NATO prepara grande operazione di disinformazione


(ASI) Segnalazioni in Redazione.

Gli Stati membri della NATO e del (P)GCC stanno preparando un colpo di stato e un genocidio settario in Siria.

 Se volete opporvi a questi crimini, agite subito: mettete questo articolo in rete e segnalatelo ai vostri eletti.

Tra pochi giorni, forse già venerdì 15 giugno, a mezzogiorno, i siriani che vorranno guardare i canali nazionali li vedranno sostituiti sui loro schermi dalle televisivi create dalla CIA. Immagini realizzate in studio mostreranno massacri attribuiti al governo, manifestazioni pubbliche, ministri e generali che danno le loro dimissioni, il presidente al-Assad che fugge, i ribelli che si radunano nel cuore delle principali città, e un nuovo governo che s’installa nel palazzo presidenziale.

Questa operazione, direttamente guidata da Washington da Ben Rhodes, viceconsigliere per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, è destinata a demoralizzare i siriani e a consentire un colpo di stato. La NATO, che si scontra con il doppio veto di Russia e Cina, giungerà a conquistare la Siria senza doverla attaccare illegalmente. Qualunque sia il giudizio sugli eventi attuali in Siria, un colpo di stato metterebbe fine ad ogni speranza di democratizzazione.

Molto ufficialmente, la Lega Araba ha chiesto agli operatori satellitari Arabsat e Nilesat d’interrompere la ritrasmissione dei media siriani, pubblici e privati (Syria TV, al-Ekbariya, ad-Dunya, Cham TV, ecc.). C’è un precedente, dal quando la Lega aveva già lavorato alla censura televisiva libica, per evitare che i leader libici comunicassero con il loro popolo. Non c’è nessuna rete radio in Siria, per cui le televisioni sono ricevute esclusivamente via satellite. Ma questo taglio non lascerà gli schermi neri.
Infatti, questa decisione pubblica è solo la punta dell’iceberg. Secondo informazioni, parecchi incontri internazionali si sarebbero tenuti in questa settimana, per coordinare l’operazione di disinformazione. I primi due, di ordine tecnico, tenutisi a Doha (Qatar), il terzo politico, tenutosi a Riyadh (Arabia Saudita).

Alla prima riunione hanno partecipato gli ufficiali della guerra psicologica “embedded” in alcuni canali satellitari, tra cui al-Arabiya, al-Jazeera, BBC, CNN, Fox, France 24, Future TV, MTV. Sappiamo che dal 1998 gli ufficiali dell’Unità Operazioni di Guerra Psicologica (PSYOP) dell‘US Army sono stati inseriti nella redazione di CNN; dopo, questa pratica è stata estesa dalla NATO ad altre stazioni TV strategiche. Hanno preparato in anticipo delle false informazioni, secondo un “racconto” sviluppato dal team di Ben Rhodes alla Casa Bianca. Una procedura di convalida incrociata è stata messa a punto, ogni media riporterà le menzogne degli altri, per renderle credibili presso i telespettatori. I partecipanti hanno inoltre deciso non solo di requisire le reti TV della CIA in Siria e Libano (Barada, Future TV, MTV, Orient News, Syria Shaab, Syria Alghad), ma anche una quarantina di canali TV wahhabito che invocano il massacro settario al grido di “I cristiani a Beirut, gli alawiti nella tomba!

Il secondo incontro ha riunito ingegneri e sviluppatori per programmare la produzione di immagini di fiction, miscelando una parte realizzata negli studi a cielo aperto e una parte realizzata con la computer grafica. Degli studi sono stati costruiti nelle ultime settimane, in Arabia Saudita, per riprodurre i due palazzi presidenziali siriani e le piazze principali di Damasco, Aleppo e Homs. Vi sono già studi di tale tipo a Doha, ma sono insufficienti.

Alla terza riunione vi hanno partecipato il generale James B. Smith, ambasciatore degli Stati Uniti, un rappresentante del Regno Unito, e il principe Bandar Bin Sultan (che il presidente George Bush padre ha designato come figlio adottivo, al punto che la stampa statunitense l’ha definito “Bandar Bush”). Si tratta di coordinare i media e “l’esercito libero siriano”, di cui i mercenari del principe Bandar formano il grosso degli effettivi.

L’operazione che è in gestazione da mesi, è stata accelerata dal Consiglio di Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti, dopo che il presidente Putin ha comunicato alla Casa Bianca che la Russia si opporrà con forza a qualsiasi intervento militare illegale della NATO in Siria.

Questa operazione consiste in due flussi simultanei: da una parte diffondere false informazioni e dall’altra impedire ogni possibilità di rispondervi.

Il fatto di oscurare le TV satellitari per condurre una guerra, non è nuovo. Così, sotto la pressione di Israele, Stati Uniti e Unione europea hanno oscurato in successione le reti TV libanesi, palestinesi, irachene, libiche e iraniane. Nessuna censura è stata condotta verso i canali satellitari di altre parti del mondo.

La diffusione di notizie false, non è una novità. Tuttavia, quattro passi importanti sono stati adottati nell’arte della propaganda, durante l’ultimo decennio.

• Nel 1994, una stazione di musica pop, Radio Libera delle Mille Colline (RTLM) ha dato il segnale del genocidio ruandese, invocando “l’uccisione degli scarafaggi!“.
• Nel 2001, la NATO ha usato i media per imporre una interpretazione degli attentati dell’11 settembre e giustificare gli attacchi in Afghanistan e in Iraq. Anche allora, fu Ben Rhodes ad esser stato incaricato dall’amministrazione Bush a scrivere la relazione della Commissione Kean/Hamilton sugli attentati.
• Nel 2002, la CIA ha usato cinque canali, Televen, Globovision, Meridiano, ValeTV e CMT, per far credere che delle enormi manifestazioni avevano costretto il presidente del Venezuela Hugo Chavez a dimettersi, mentre era stato vittima di un colpo di stato militare.
• Nel 2011, France 24 funse da Ministero dell’Informazione de facto del Consiglio Nazionale della Libia, con il quale era legata da un contratto. Nella battaglia di Tripoli, la NATO ha fatto realizzare in studio e diffondere da al-Jazeera e al-Arabiya le immagini dei ribelli libici che entravano nella piazza centrale della capitale, mentre erano ancora lontani dalla città, in modo che i residenti, convinti che la guerra fosse persa, cessassero ogni resistenza.


Ora i media non si accontentano più di sostenere la guerra, la fanno.

 
Questa disposizione viola i principi fondamentali del diritto internazionale, a cominciare dall’articolo 19 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo relativa al fatto “di ricevere e diffondere senza riguardo per le frontiere, le informazioni e le idee attraverso ogni mezzo di espressione che sia“. Soprattutto, viola le risoluzioni dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, adottate dopo la seconda guerra mondiale per impedire le guerre. Le risoluzioni 110, 381 e 819 proibiscono “le barriere al libero scambio di informazioni e idee” (in questo caso l’oscuramento delle reti siriane) e “la propaganda che rischia di provocare o incoraggiare ogni minaccia alla pace, violazione della pace, o atto di aggressione“. 

Nel diritto, la propaganda di guerra è un crimine contro la pace, il crimine più grave, dal momento che rende possibili crimini di guerra e genocidi.



  • ASI precisa, la pubblicazione delle lettere in redazione non significa necessariamente essere d'accordo con l' opinioni che vengono espresse, che naturalmente rappresentano pareri e posizioni personali. Il nostro intento è di fare informazione a 360 gradi e di divulgare notizie di interesse pubblico. La cosa significa: dare diritto di tribuna a tutti, a chi intelligentemente e civilmente ce lo chiede. Naturalmente, invitiamo i lettori ad approfondire sempre l'argomento trattato e lasciamo a ciascuno di loro la libertà d'interpretarne i contenuti.




Uno striscione per dire NO ALL'INCENERITORE


Spuntano come funghi ..
funghi pieni di voglia ..
pieni di futuro ..
pieni di determinazione ..
non sono allucinazioni ..

ma la condivisione di tanti cittadini nel dire: 


NO AL PIU' GRANDE CANCROVALORIZZATORE NEI CASTELLIROMANI !!!

mercoledì 13 giugno 2012

Viaggio nel futuro dei rifiuti di Roma

(Fonte articolo, clicca qui) La Regione Lazio boccia tutti i siti che erano stati individuati (dalla Regione Lazio stessa e dal Prefetto) e rimanda la decisione a data da destinarsi. Nel frattempo fuori dal Consiglio Regionale, in Via della Pisana a Roma, cresce il malcontento. Il 4 giugno sembrava definitiva la scelta della nuova discarica (provvisoria) di Roma nel territorio del comune di Riano, in località Pian dell’Olmo. Ma da quel giorno le polemiche non si sono placate, anzi. Le domande, infatti, sono tantissime ma quella più naturale e forse “fanciullesca” è: perché il Comune di Roma, con un’estensione territoriale di circa 1.285 chilometri quadri tale da rendere la città una delle capitali d’Europa più estese, deve andare ad “invadere” con i propri rifiuti i confini di un’altra amministrazione comunale? Ed ancora, che senso ha la provvisorietà della scelta? Chi dovrebbe credere che una scelta di una tale rilevanza possa essere solo temporanea? Considerando che da più parti si ipotizza un’emergenza rifiuti peggiore di quella che ha colpito e colpisce Napoli? Queste domande se le devono essere poste anche i tanti abitanti di Riano, di Tivoli e degli altri siti “candidati” all’ambito riconoscimento: sostituire la più grande discarica d’Europa, Malagrotta. Tra questi, Pizzo del Prete nel comune di Fiumicino. Per chi frequenta la zona a Nord di Roma, compresa tra l’Aurelia e la Cassia Bis, tra il lago di Bracciano ed il Mar Tirreno, questi mesi sono stati scanditi da manifestazioni di protesta, affissioni, bandiere, tanto che viaggiare in macchina su quelle strade diventa pur non volendo un reportage inconsapevole. Lasciando la strada statale Braccianese, in direzione di Palidoro, si arriva proprio a Pizzo del Prete. Il viaggio in macchina è stupendo: tutto intorno alla strada campi coltivati, mucche maremmane allo stato brado, qualche agriturismo e sullo sfondo, girando lo sguardo, una vista mozzafiato del Castello di Bracciano. Certo questa annotazione paesaggistica non è paragonabile ad una perizia tecnica ma chiunque capirebbe che quella località rappresenta un angolo di paradiso agricolo (e quindi produttivo, oltre che estetico). Ma se questo non bastasse, andando avanti, compaiono delle indicazioni che fanno riferimento ad aree archeologiche di epoca etrusca, romana e medievale. Lungo tutto il percorso si trovano segni di quella che sembra una protesta invisibile per lo scarso rilievo che ottiene sui media generalisti ma che costantemente si manifesta in modo civile e al contempo deciso: “Pizzo del Prete non si tocca,
Gli agricoltori dicono no, Non bruciateci il futuro, No all’inceneritore”, sono solo alcuni degli slogan affissi sulle recinzioni dei campi e sulle mura delle case. Ospitare “immondizia” in Italia non piace a nessuno ma sinceramente quella porzione di territorio ha già dimostrato tutta la sua disponibilità, ospitando non solo Malagrotta (distante dal nuovo sito solo 16 km) ma anche un’altra discarica, Cupinoro (distante 6 km) ed anche i “rifiuti elettromagnetici” della antenne di Radio Vaticana. Che senso avrebbe quindi una possibile scelta di questo tipo? Considerando anche che nel circondario, a pochissima distanza, sono presenti numerose aree protette che includono siti di interesse comunitario (SIC) e zone a protezioni speciale (ZPS). Ed infine, per concludere il quadro, considerate che nell’area manca un piano di gestione dei rifiuti tramite la raccolta differenziata porta a porta, scelta non più opzionale ma obbligatoria ai sensi della normativa europea. Ma la conclusione migliore spetta alla notizia di qualche ora fa: la Regione Lazio boccia tutti i siti che erano stati individuati (dalla Regione Lazio stessa e dal Prefetto) e rimanda la decisione a data da destinarsi.

Nel frattempo fuori dal Consiglio Regionale, in Via della Pisana a Roma, cresce il malcontento ben riassunto da questa dichiarazione di una manifestante  “Noi chiediamo solo una cosa: che ci lascino vivere!”


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Blockupy DDL Fornero


In molte città e a Roma, due giornate di mobilitazione contro la deregolamentazione del mercato del lavoro


Siamo precari, studenti, partite Iva. Siamo donne e uomini, operai e lavoratori della conoscenza, nomadi e/o stanziali, con o senza documenti.

Siamo le figure del lavoro contemporaneo, siamo le figure nuove e vecchie dello sfruttamento.

Siamo noi, più di tutti, ad essere colpiti dalla crisi del capitalismo globale e finanziario.


Dopo che la Bce, negli ultimi tre mesi, ha regalato già 1.000 miliardi a tutte le banche europee, e mentre si sta decidendo, in questo momento, se gli Stati e la Bce devono risolvere la crisi di liquidità delle banche spagnole, la disoccupazione in Europa ha raggiunto l'11% e in alcuni paesi la disoccupazione giovanile supera il 50% (è il caso della Spagna; in Italia è del 35%). Il Fiscal Compact impone ovunque misure di austerità che si traducono, in tutti i paesi, in riforme che cancellano il welfare e i diritti dei lavoratori. Dalla Grecia all'Italia, passando per la riforma del governo Rajoy in Spagna, si sta costruendo un mercato del lavoro senza regole o dove l'unica regola è la sottoretribuzione e la precarietà. In Germania, tra l'altro, dove vige quasi il pieno impiego, ci sono circa 6 milioni di tedeschi che percepiscono un salario da fame (9.50 lordi l'ora all'Ovest, 6.87 lordi all'ora all'Est), mentre il lavoro interinale è stato completamente deregolamentato.

Il DDL Fornero, già approvato con la fiducia (nonostante non sia un decreto d'urgenza) al Senato, precarizza chi già era precario e chi precario non lo era ancora. Con la scusa di eliminare il dualismo del mercato del lavoro e degli ammortizzatori sociali, il governo Monti ha deciso, con mossa neoliberale, di livellare tutto verso il basso. Non si sfoltisce la giungla della contrattazione atipica, non si agevola il lavoro stabile, anzi, non si sostengono i lavoratori autonomi di nuova generazione, ma li si penalizza con l'aumento scellerato delle aliquote della già fasulla gestione separata dell'Inps. Con l'Aspi e il mini-Aspi si elimina la mobilità, estendendo miseramente il sussidio di disoccupazione, ma si riducono i tempi di erogazione del sussidio e di certo non si procede nell'istituzione di un vero e proprio reddito minimo garantito, misura ormai ritenuta necessaria dallo stesso Parlamento europeo.

Un DDL fatto in nome dei giovani che colpisce i giovani e distrugge il diritto del lavoro, eliminando l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori e rafforzando ulteriormente l'articolo 8 dell'ultima manovra finanziaria del governo Berlusconi (distruzione della contrattazione nazionale collettiva a favore della contrattazione aziendale).

Di fronte a questo scempio sarebbe stata necessaria e urgente la convocazione, da parte della CGIL, di uno sciopero generale, così come aveva deciso e annunciato, tra l'altro, la segreteria. Dopo l'accordo tra Pd e Monti, lo sciopero non è stato indetto, mentre la capogruppo del Pd in Senato Anna Finocchiaro, nella dichiarazione di voto favorevole, ha osannato il DDL e la ministra Fornero scatenando le ire e lo sdegno persino degli elettori e dei tesserati del Pd.

Nel vuoto dell'iniziativa politica e sindacale, fatta eccezione dell'iniziativa della FIOM e di alcuni settori del sindacalismo di base, abbiamo deciso di rompere il silenzio e rimetterci in cammino. Di farlo a partire dall'esigenza di costruire una coalizione sociale ampia, che sappia opporsi oggi al DDL Fornero, ma più in generale alle politiche neoliberali di Monti e della troika. Scegliere e costruire la coalizione, significa comprendere che ciascun soggetto non è autosufficiente, ma esiste l'urgenza di resistere ad un'offensiva senza precedenti, in un tornante della storia altrettanto inedito.

Con questo spirito abbiamo costruito un percorso condiviso che si riconosce nella sigla comune Blockupy DDL Fornero. Uno spazio pubblico di movimento, un luogo di incontro tra forze sindacali, reti studentesche, centri sociali, reti del lavoro autonomo di nuova generazione e della conoscenza, gruppi e associazioni che difendono i beni comuni.

Abbiamo deciso di organizzare e promuovere due giornate di mobilitazione per il 13 e 14 di giugno. Due giornate che vedranno nel 13 un momento di azione e mobilitazione dislocate in diverse città e nel 14 un'occasione di convergenza nazionale. A Roma la piazza comune sarà piazza del Pantheon (il 13 a partire dalle 17 e il 14 dalle 14). Le due giornate si connettono con le mobilitazioni, territoriali e nazionali, indette dalla FIOM, contro il DDL e contro la crisi più in generale, con il festeggiamento dello straordinario risultato referendario di un anno fa, con il festeggiamento di un anno di occupazione del Teatro Valle. Due giornate che vogliono incidere sul dibattito parlamentare e bloccare l'approvazione del DDL. Due giornate che vogliono rilanciare, con intelligenza, la possibilità di combinare assieme conflitto ed estensione del movimento, oltre i soggetti organizzati, oltre le forme “classiche” di organizzazione.

Mentre l'Europa affonda per colpa delle banche e i governi ci impoveriscono, noi non resteremo a guardare.

In tutta Italia e a Roma ci rimettiamo in movimento, per “esonerare il commissario tecnico” Monti, per riprendere in mano il nostro futuro.

Blockupy DDL Fornero


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Vendita Acea, la maggioranza vota. Rissa in Campidoglio



Comunicato stampa: cittadini e opposizione occupano l'aula consiliare

Oggi Alemanno ha tentato nuovamente di realizzare un golpe contro ogni regola democratica, arrivando addirittura a fingere una votazione in realtà inesistente. In risposta a questa vera torsione autoritaria, i consiglieri di opposizione e i cittadini hanno occupato l'aula contro questo atteggiamento arrogante e illegale. In tutta risposta i consiglieri del pdl hanno usato comportamenti violenti e intolleranti contro i cittadini. L'occupazione continua. Questo è un presidio democratico contro i colpi di coda di questo sindaco allo sbando. Invitiamo tutti i cittadini a unirsi a questa protesta per difendere la democrazia e i beni comuni.

Roma non si vende

Guarda le foto da Repubblica.it
Il Video da Corriere.it

Il Video da Repubblica.it:

Acea, bagarre per la delibera 32. Ferito a una mano il pd Marroni
Ancora tesione nell'Aula Giulio Cesare dove si sta discutendo la vendita del 21 per cento della società. La decisione sul rinvio della discussione passa con i soli voti della maggioranza

da Repubblica.it
Sulla vendita dell'Acea lo scontro ormai non è solo politico. Stamattina ancora nuovi momenti di tensione in aula Giulio Cesare con una vera e propria rissa tra consiglieri. Quando il presidente Marco Pomarici ha aperto la votazione alcuni esponenti dell'opposizione si sono avvicinati agli scranni della presidenza. Poi i rappresentanti dei Movimenti per l'Acqua pubblica hanno scavalcato le recinzioni scagliandosi sugli scranni. Si sono uniti poi i consiglieri di maggioranza e gli schiaffi.
Durante i tafferurgli il capogruppo del Pd in Campidoglio Umberto Marroni è rimasto lievemente ferito a una mano. Marroni sostiene di "essere stato strattonato da due consiglieri di maggioranza" mentre si trovava sugli scranni della presidenza. Personale paramedico presente in Campidoglio lo ha medicato. "Mi dispiace che il collega Federico Mollicone abbia risposto con un'aggressione fisica a una manifestazione pacifica di dissenso in aula, con una spinta che mi ha fatto cadere. Valuterò se procedere o meno alle vie legali", ha detto il capogruppo del Pd.
Poco dopo le 13 la seduta è stata sospesa e lavori riconvocati per le 15 in aula Giulio Cesare. Dopo la bagarre in aula all'annuncio della votazione sull'ammissibilità della sospensiva, l'assemblea capitolina ha dato il suo ok al provvedimento proposto dal Pdl, con i voti della sola maggioranza. La "questione" posta dal Pdl prevede di "rinviare successivamente all'approvazione del bilancio 2012 l'esame degli ordini del giorno presentati sulla proposta 32/2012", ovvero la delibera relativa all'organizzazione della holding capitolina e, inoltre, la vendita del 21 per cento delle quote azionarie comunali di Acea.
La "questione sospensiva" sottolinea che "gli ordini del giorno presentati appaiono di evidente natura strumentale, inconciliabile con i criteri di economicità ed efficacia cui deve conformarsi il procedimento deliberativo" e "non possono esprimere alcun contributo migliorativo o apporto collaborativo alla attuazione del provedimento finale". Il rinvio della votazione degli odg è richiesta inoltre "poiché entro lo stesso termine perentorio del 30 giugno il bilancio (cui la delibera 32 è collegato) deve essere affrontato per evitare che alla mancata approvazione possa conseguire il commissariamento dell'ente".
"Il collega Marroni ha tentato di impedire al presidente Pomarici di aprire le votazioni sottraendogli il badge inserito nella postazione e io l'ho solo spostato - ha spiegato il consigliere capitolino del Pdl Federico Mollicone - Si è potuto votare solo perché‚ la presidenza ha prodotto un duplicato grazie al quale si è proceduto al voto. La notizia grave - ha aggiunto - è il capogruppo del Pd impedisce fisicamente le votazioni d'aula bloccando un pubblico servizio. E' un reato penale. Per quanto mi riguarda mi sono limitato a spostarlo dai banchi della presidenza rimanendo sempre spalle all'aula. Solo allora ho visto Marroni scivolare, scendendo. Rinnovo la mia solidarietà ma ritengo grave che si strumentalizzano fatti del genere da parte di chi li ha generati''.


http://www.ateneinrivolta.org/