Comunicato di pubblica resistenza al DDL intercettazioni

Gentile Onorevole Presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi, in questi giorni, in queste ore, il Parlamento della Repubblica Italiana è impegnato in una corsa contro il tempo per una più che rapida approvazione del disegno di legge firmato dall'Onorevole Ministro della Giustizia Angelino Alfano e noto come "ddl intercettazioni".

Il provvedimento rappresenta una delle più drastiche limitazioni al potere d'indagine che compete ai magistrati inquirenti del nostro paese e, al contempo, la più dura, feroce e devastante limitazione al diritto costituzionale di informazione; il diritto di farla e il diritto di riceverla.

Il progetto di legge, per mezzo dei suoi punti fondanti, impedisce il racconto giornalistico su fatti giudiziari di pubblico dominio e privi di segreto, stabilisce pene detentive e pecuniarie pesantissime verso chiunque osi divulgare verità giudiziarie, introduce nuovi obblighi di rettifica per i blog minandone la sopravvivenza, trasforma in crimine il diritto dei cittadini vittime di crimini di raccogliere prove audio e video a dimostrazione del reato e stabilisce odiose discriminazioni tra forme di giornalismo, all'interno di una drammatica limitazione del diritto ad effettuare inchieste giornalistiche.

Il diritto all'informazione nelle sue forme più elementari, il principio di legalità e la ricerca della giustizia vengono totalmente smantellati da tale provvedimento.

Pertanto questo sito internet dichiara sin da adesso che, per imprescindibili motivi etici e in ragione della difesa del diritto alla libertà di parola e di stampa, solennemente sancito dalla Costituzione italiana e dalle leggi vigenti, in caso di approvazione in via definitiva e di conversione in legge, non potrà attenersi in alcun modo alle norme che compongono il disegno di legge sulle intercettazioni.

Questo sito si dichiara altresì .. per imprescindibili motivi sia etici che politici .. deberlusconizzato .. demontizzato .. degrillizzato

venerdì 19 agosto 2011

Albano, acqua tossica e discarica fuorilegge

Le analisi dell’Arpa rivelano la contaminazione delle acque limitrofe al sito di smaltimento alle porte di Roma. Ammoniaca, arsenico e cloroformio: un mix micidiale. La protesta dei cittadini.

I segni della contaminazione sono lampanti. La discarica di Albano inquina le acque limitrofe e sottostanti. Nel 1999 erano fuori limite ammonica e nitriti, nel 2004 ferro e zinco, nel 2010 cloroformio e arsenico. È quanto emerge dai prelievi dell’Arpa Lazio che, ad un attenta analisi dicono molto di più: nelle acque dei pozzi spia è stata rinvenuta una miriade di composti organici, un mix di sostanze tossiche che non essendo presente nelle falde per natura conferma l’ipotesi che la contaminazione sia riconducibile alla discarica. Il percolato, un liquido altamente tossico prodotto dalla decomposizione dei rifiuti, è fuoriuscito dagli invasi e ha contaminato le acque. «Nel 2005 ci sono stati due picchi di concentrazione organica inquinante, superiore ad altri anni, che non possono essere attribuiti a cause naturali ma molto realisticamente a un abbondante penetrazione di percolato proveniente dalla discarica» spiega Aldo Garofalo, chimico del Coordinamento cittadino per la chiusura del sito di smaltimento rifiuti, in un resoconto dettagliato.

I dati dei prelievi effettuati dall’Arpa non danno adito a dubbi: «la discarica inquina in modo discontinuo ma significativo le vicine falde acquifere, specialmente quelle più prossime agli invasi compromessi». La tenuta dei teli isolanti non è eterna: dopo circa vent’anni gli invasi cedono e il percolato penetra nel terreno contaminando le acque. Le istituzioni competenti ne sono al corrente ma fanno finta di niente. «Gli sforamenti registrati non hanno avuto alcuna conseguenza sull’attività della discarica e sono stati archiviati da tutti come accidenti occasionali, compreso l’ultimo del 2010, quando è stata trovata una quantità di cloroformio sei volte sopra il limite in uno dei pozzi e percentuali di arsenico superiori a quella consentite in tutte le fonti» denuncia il chimico. Nonostante la concentrazione delle sostanze tossiche ecceda frequentemente il limite stabilito dalla legge, il fenomeno viene inquadrato come un insieme disordinato di casi fortuiti.

«La stessa Arpa, forse timorosa per aver osato troppo, si è affrettata a dichiarare che un dato da solo non dice niente, che c’è una variabilità statistica e via dicendo». La discarica di Albano è satura e malandata. Da trent’anni ormai è la pattumiera dell’intero bacino dei Castelli romani e di gran parte dei Comuni del litorale. E invaso dopo invaso continua a crescere e a mangiare squisite porzioni di territorio, destinato per tradizione alla produzione di vini doc e cibi biologici. Il proprietario del sito è lo stesso della discarica di Malagrotta, dell’invaso di Monti dell’ortaccio e dell’area di Testa di Cane. È il monopolista della gestione dei rifiuti nel Lazio Manlio Cerroni che ha fatto in modo di acquistare in zona quanti più appezzamenti di terreno fosse possibile.

All’ennesima richiesta di ampliamento la Asl-Rm H ha bocciato il progetto ribadendo l’urgenza di bonificare l’intera area, la Conferenza dei servizi ha ribadito il no ma dal dipartimento territorio della Regione Lazio è inspiegabilmente arrivato il placet. I comitati hanno fatto ricorso al Tar denunciando errori progettuali e rischi ambientali. Ora arrivano i prelievi dell’Arpa, analisi che dopo l’emergenza arsenico avrebbero dovuto essere più frequenti e che invece si sono diradate nel tempo passando da una cadenza trimestrale a quella annuale. «Ma il tempo che la verità venga a galla è arrivato - ripetono dal comitato di Albano - la salute dei cittadini non deve essere subordinata al business dei privati».


scritto da Rossella Anitori per Terra news

domenica 14 agosto 2011

Quanto ci costano i ns. parlamentari

Rispediamoli tutti a casa, nessuno escluso, ed avremmo in buona parte fermato il debito pubblico. Seppoi leviamo anche tutte le spese per le "missioni di pace" direi che siamo a cavallo .. poi ci sono i soldi per le opere inutili e/o dannose (NO-TAV e NO-INC)

sabato 13 agosto 2011

Basta con gli sperperi della casta! Basta con i finanziamenti agli inceneritori!

L’Italia è in un momento di gravissima crisi economica e finanziaria.

Il Governo, le opposizioni e la Confindustria, tutta la classe dirigente del Paese (meglio nota come la casta) è in confusione totale e non riesce a spiegarsi i motivi della situazione di disastro in cui hanno ridotto il Paese.

Grazie alla casta, l’Italia è l’unico Paese al mondo che “brucia” ingenti risorse pubbliche negli inceneritori tramite i CIP6.

Questo gigantesco sperpero di risorse pubbliche viene mascherato da finanziamento alle fonti energetiche rinnovabili.

Vista la clamorosa falsità, la Commissione europea ha già avviato una procedura di infrazione contro l'Italia per gli incentivi dati dal governo italiano per produrre energia bruciando rifiuti inorganici considerandoli "fonte rinnovabile".

Grazie alla casta, chi gestisce l'inceneritore (in primis la Mercegaglia, Presidente di Confindustria) può vendere al GSE (la società cui è affidato il compito di assicurare la fornitura di energia elettrica italiana) la propria produzione elettrica a un costo circa triplo rispetto a quanto può fare chi produce elettricità usando metano, petrolio o carbone.

Ma chi paga le scelte scellerate della casta in tema di inceneritori???


I costi di tali incentivi ricadono sulle bollette degli utenti.

I prezzi dell’energia elettrica in Italia sono i più alti d’Europa.

A pagare sono le famiglie (che vedono contrarsi i propri consumi) e le imprese (che sono sempre più deboli e meno competitive).

Bruciare ingenti risorse negli inceneritori è un errore disastroso, in quanto determina la contrazione dei consumi delle nostre famiglie e rende meno competitive le nostre imprese.

Il risultato delle scelte scellerate della casta in tema di inceneritori sono gravissime sul piano economico:
• un freno allo sviluppo del Paese;
• un regalo alle lobby degli inceneritori.

Un’intera classe dirigente (il Governo, l’opposizione, la Confindustria) ha fallito e ha portato il Paese nel baratro.

Vanno affrontati, con estrema urgenza, i nodi che hanno bloccato lo sviluppo economico del Paese e che hanno determinato uno sperpero di immense risorse pubbliche, a cominciare dagli inceneritori.

Basta con gli sperperi della casta!
Basta con i finanziamenti (CIP6) agli inceneritori!


Comitato sotto terra il treno

la Fine di un mito



Che pena e che tristezza vederlo così strafatto .. Vasco .. ci hai dato molto ma ora è ora che ti ritiri in silenzio, è un insulto quasi per chi è cresciuto con la tua musica nel cuore e nell'anima vederti strafatto di eroina .. povero Vasco che pena che mi fai

mercoledì 10 agosto 2011

Rifiuti campani, inceneritori rumeni

Secondo alcune indiscrezioni l’idea sarebbe quella di spedire l’immondizia tritata dagli Stir negli inceneritori della Romania. Ma non c’è certezza sul contenuto di quelle scorie, che potrebbero essere contaminate

Da giorni se ne parla in riunioni di vertice riservate, vero motore del mondo che gira attorno ai rifiuti. Sul tavolo delle trattative c’è – ancora una volta – l’eterna emergenza campana, complessa e delicata. Il tema è chiaro per tutti i soggetti, dalle imprese private in grado di portare i contatti giusti, ai politici regionali che devono fare i conti con un sistema imploso, farraginoso, che appare senza speranza. Il cuore della filiera, gli Stir (Stabilimenti di tritovagliatura) che devono trattare la monnezza che arriva da Napoli, sono saturi. E aspettano con urgenza una soluzione. C’è da far sparire quella robaccia che chiamano sottovagliatura che dal 2007 tutti cercano di piazzare, ma che nessuno vuole. Ci hanno provato in tanti, chiedendo in tutta Europa un aiuto che non è mai arrivato. «Perché non portiamo tutto in Romania?», qualcuno ha azzardato. Un’idea che piace tanto al centrodestra, che sembra avere i contatti giusti per avviare questa nuova rotta, partendo dal porto di Napoli, per sbarcare nella città che si affaccia sul Mar Nero. Un sistema che già in passato ha dato non pochi problemi.

Nel 2002 per circa un mese una nave rimase ferma davanti al porto campano, in attesa di permessi e di accordi tra autorità portuale, comune e aziende. La Romania – Paese comunitario che gode di un regime particolare per il traffico transfrontaliero di rifiuti – potrebbe accettare legalmente lo scarto della produzione delle ecoballe proveniente dalla Campania. Ma solo per avviarlo al recupero energetico. Gran parte degli inceneritori romeni può infatti bruciare esclusivamente un materiale che rientri pienamente nel codice Cer 191212. In pratica, rifiuto speciale assolutamente inerte, senza nessun grado di pericolosità, come spiega la normativa ambientale.

Secondo alcune indiscrezioni raccolte da Terra, parte del materiale che intasa gli Stir non sarebbe però classificabile come inerte. Molti impianti sono oggi militarizzati, blindati e inaccessibili per i giornalisti. Le aziende che hanno avuto a che fare con gli Stir – costruiti tra il 2001 e il 2003 dalla Fibe – evitano accuratamente di mostrare i numeri, soprattutto quelli relativi agli idrocarburi. Qualche indizio però conferma l’indiscrezione. Come già raccontato nei giorni scorsi, la Junta de Andalucia, ad esempio, ha contestato lo scorso marzo l’assenza del parametro Toc nelle analisi dei rifiuti di Caivano, inviate in Spagna dalla Partenope Ambiente per ottenere l’autorizzazione al trasporto transfrontaliero, poi negato.

Quel parametro serve, tra l’altro, per capire se la presenza di idrocarburi superi o meno i livelli massimi tollerabili. Quella parte dei rifiuti degli Stir, forse contaminati da idrocarburi, non potrebbe – legalmente – finire negli inceneritori romeni, ma dovrebbe essere trattato negli impianti specializzati in rifiuti pericolosi in Germania. La differenza sostanziale, dal punto di vista imprenditoriale, è nei costi: per smaltire una tonnellata in Romania bastano circa 60-70 euro, mentre per la stessa operazione realizzata negli impianti tedeschi servono almeno 300 euro a tonnellata. Una cifra molto più alta, assolutamente giustificata, vista la complessità del trattamento dei rifiuti pericolosi. Sull’operazione c’è un riserbo assoluto. L’assessorato all’Ambiente della Regione Campania smentisce, al momento, la possibile destinazione romena, spiegando che nessuna richiesta è giunta negli uffici fino ad oggi.

È però ormai noto che la Romania da diverso tempo è divenuta la metà preferita per i rifiuti campani. Secondo un’inchiesta de L’Espresso dello scorso anno, in Romania da tempo starebbero proliferando società specializzate nel trattamento dei rifiuti, con capitale di origine campana. Un’informazione che ha già allarmato l’Interpol, preoccupata per la possibile infiltrazione nella zona del porto di Costanza dei capitali della camorra. Già tre anni fa vi era stato un tentativo da parte di società di origine mafiosa di entrare nel principale inceneritore del Paese, a Ploiesti, città facilmente raggiungibile proprio dal porto di Costanza, il principale scalo che si affaccia sul Mar Nero. L’allarme sul traffico dei rifiuti via mare dall’Italia in realtà in Romania è già scattato lo scorso anno. Il trasporto è coperto dalla discrezione che regna nei porti, dove arrivano i container dall’Italia, che superano molto spesso i controlli doganali senza grandi problemi.

Come nel resto d’Europa la sola idea dell’arrivo della monnezza napoletana spaventa la popolazione, che bene conosce quella fitta rete di capitali mafiosi in grado di invadere l’economia romena. Il business dei rifiuti, d’altra parte, sotto i Carpazi sta diventando fiorente, soprattutto dopo l’ingresso nell’Unione Europea. Se fino al 2006 gli inceneritori in tutto il Paese erano solo due, diversi impianti sono stati avviati negli anni scorsi. Nella città di Costanza, porto strategico, nel 2007 è stata chiusa una gara europea per realizzare un impianto in grado di bruciare diverse tonnellate di rifiuti, includendo le scorie tossiche. E sempre Costanza può vantare la presenza di impianti per l’incenerimento dei rifiuti ospedalieri, vero incubo per chi tratta i residui.


http://www.terranews.it/

Firmate da Qua Subito la petizione

APRITE IL VALICO DI RAFAH PERMANENTEMENTE E SENZA CONDIZIONI

L'articolo 13 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani dice chiaramente:

(1) Ognuno ha il diritto alla libertà di movimento e residenza entro i confini di ogni stato.
(2) Ognuno ha il diritto di lasciare qualsiasi Paese, incluso il proprio, e di farvi ritorno.



I bulldozer israeliani hanno distrutto la connessione Jawwal a Gaza distruggendo cavi, e tagliata OGNI COMUNICAZIONE da Gaza: cellulari, linee fisse, internet.
http://maannews.net/eng/ViewDetails.aspx?ID=412015




lunedì 8 agosto 2011

NO-INC ALBANO: NUN GLIE LO FAMO FA' !

Repubblica: Acea, arriva la stangata sull´acqua Chiesto un aumento del 10 per cento

L´Acea chiede gli aumenti: "Tredici centesimi in più al metro cubo". Il presidente Cremonesi: "Serviranno per ristrutturare la rete idrica". Con la semestrale crollo dell´utile netto della società. Il rincaro dovrebbe servire per ristrutturare la disastrata rete idrica


Batte cassa il presidente di Acea. Insoddisfatto per una semestrale che ha registrato il crollo dell´utile netto (-24% a 55 milioni) e del Mol (-7%), anche a causa della flessione dei consumi elettrici, Giancarlo Cremonesi tira fuori dal cilindro una proposta destinata a pesare esclusivamente sulle tasche dei cittadini: aumentare il prezzo dell´acqua. Un piccolo ritocco, 13 centesimi al metro cubo, necessario per ristrutturare la disastrata rete idrica.

Il sasso è stato lanciato lunedì scorso dal palco di CortinaIncontra, la manifestazione che mixa economia e mondanità organizzata dai coniugi Cisnetto nel cuore della valle ampezzana. «L´acqua in Italia è più a buon mercato che in tutto l´Occidente», ha premesso l´ex leader dei costruttori romani, aggiungendo poi che tutto il mondo delle «multiutility sta impostando un lavoro sulla rete idrica senza costi per lo Stato». E siccome è ora che «vengano riconosciute nelle tariffe gli investimenti che siamo pronti a fare, chiediamo un aumento da 1,30 euro a 1,43 euro a metro cubo, 13 centesimi di cui una famiglia neanche si accorgerebbe». Qualcosa più di un´idea, dal momento che già «a settembre, con questo piccolo aumento, si potrebbero aprire cantieri per ammodernare la rete idrica per alcuni miliardi di euro», ha concluso Cremonesi.

Una proposta che non trova ostacoli da parte del governo. «Cremonesi ha ragione», ha infatti subito replicato il ministro delle Infrastrutture, Altero Matteoli. «Il tema ha degli aspetti sociali molto forti per cui l´acqua da noi ha sempre avuto un prezzo "politico". Tutto ciò però ci è costato molto perché abbiamo un sistema degli acquedotti obsoleto che ci fa perdere il 42% dell´acqua».

Contrarissimo il Pd. «Invece di mettere le mani nelle tasche dei cittadini Cremonesi farebbe bene a fare mea culpa per capire come sia stato possibile, in soli sei mesi di gestione, far scendere l´utile netto della semestrale del 24,2% sebbene abbia ereditato dalla gestione Mangoni un utile di 186mln di euro», attacca il vicepresidente della commissione Bilancio, Alfredo Ferrari. «Prima di cercare all´esterno soluzioni, sarebbe meglio fare autocritica e chiarire quali siano le politiche aziendali».

di Giovanna Vitale (07 agosto 2009)

Fonte: http://roma.repubblica.it/dettaglio/acea-arriva-la-stangata-sull%C2%B4acqua-chiesto-un-aumento-del-10-per-cento/1690776



Comitato Acqua Pubblica Velletri

Comitato Acqua Pubblica Velletri: COMUNICATO STAMPA

Sono passati quattro giorni dalla bocciatura da parte del consiglio comunale di Velletri della nostra proposta per una gestione del servizio idrico basata su principi di equità, di conservazione della risorsa e di giustizia. In quattro giorni abbiamo ricevuto numerose segnalazioni su intere zone di Velletri senza acqua, su bollette con cifre stratosferiche per famiglie con redditi bassi, sul continuare dei tanti disservizi del gestore, a dimostrazione dell'aggravarsi della situazione. E proprio oggi l'autorità d'ambito – composta da tutti i Sindaci della provincia di Roma – ha deciso di rinviare la conferenza che doveva discutere il nuovo piano degli investimenti. Nessuno ha spiegato ai cittadini il perché del rinvio, ma, forse, qualche Sindaco avrà chiesto spiegazioni sui molti punti oscuri della gestione dell'acqua. O forse avranno saputo che il Comitato dell'acqua pubblica di Velletri e il Forum nazionale dei movimenti per l'acqua sarebbero stati presenti, chiedendo di discutere i problemi concreti e quotidiani dei cittadini, che ormai in tanti fanno finta d'ignorare. Quando, lo scorso dicembre, si trattava di votare gli aumenti tariffari, la conferenza dei Sindaci si è tenuta nonostante le richieste di molti Sindaci di rinviare la decisione, per poter ascoltare i consigli comunali. Quando, però, si tratta di parlare di soldi da spendere per gli investimenti, la convocazione arriva con mesi di ritardo e basta un pretesto qualsiasi per rinviarla, avvisando i Sindaci il giorno prima.

Per ultimo abbiamo poi letto l'intervento dell'ex Sindaco di Velletri Valerio Ciafrei, che, in sostanza, ha confessato l'incapacità dei passati amministratori della città nella gestione dell'acqua, immaginiamo includendosi nella lista. A chi non crede nella capacità di governare con equità, competenza e coraggio la cosa pubblica consigliamo di occuparsi d'altro, rinunciando a qualsiasi ruolo nella pubblica amministrazione. Magari può entrare in una impresa privata e diventare un ottimo manager...

In ogni caso ci sembra che la nostra proposta di delibera non sia stata letta dal Pd, oppure non è stata capita, il che può accadere ovviamente. Dire, infatti, che la delibera d'iniziativa popolare va contro la costituzione degli Ato è un falso. Pretendere di gestire 113 comuni estremamente differenti dal punto di vista idrico con un unico gestore è evidentemente una forzatura nata per motivi squisitamente economici e politici, non certo per una gestione ottimale. Tutti sanno che è così, tutti sanno che alla fine degli anni '90 un patto trasversale tra il centrodestra (Moffa) e il centrosinistra (Veltroni) condizionò pesantemente – anche attraverso la redazione della legge regionale sugli Ato, scritta da Michele Meta e Raimondo Besson – il disegno della gestione dell'acqua nel Lazio. Per questo, ricordiamo, che la proposta chiedeva di avviare un progetto per la costituzione di un gestore pubblico per i Castelli romani e non l'uscita dall'Ato. E' infatti assolutamente possibile avere più gestori all'interno dello stesso ambito idrico. Chi, invece, chiede la costituzione di un nuovo Ato è il Pd, nella mozione d'indirizzo votata dalla maggioranza.

Per quanto riguarda la “fattibilità” della nostra proposta vogliamo ricordare i comuni che già hanno inserito nello statuto il principio dell'acqua come bene senza rilevanza economica: Comune di Anghiari (AR), Comune di Anguillara Sabazia (RM), Comune di Caserta (CE), Comune di Corchiano (VT), Comune di Cormons (GO), Comune di Fiorano Modenese (MO), Comune di Fumane (VR), Comune di Genova (GE), Comune di Gubbio (PG), Comune di Licodia Eubea (CT), Comune di Mineo (CT), Comune di Pietra Ligure (SV), Comune di Povegliano Veronese (VR), Comune di Prevalle (BS), Comune di Sommacampagna (VR). La stessa proposta è poi in discussione nei comuni di Ferrara e di Torino, mentre nei giorni scorsi si sono incontrati un centinaio di municipi siciliani per discutere proprio di gestione pubblica dell'acqua. I comuni che, infine, hanno avviato un percorso per la ripubblicizzazione dell'acqua, aderendo al Forum nazionale dei movimenti per l'acqua, sono quasi un centinaio. La lunga lista è disponibile sul sito www.acquabenecomune.org.

E' ora necessaria una riflessione tranquilla e, soprattutto, è indispensabile spiegare ai cittadini che la nostra battaglia per l'acqua pubblica, basata su principi di equità e giustizia sociale continuerà, più solida di prima. Sono loro i nostri unici referenti, i mandanti della nostra lotta, e gli unici ai quali rispondiamo.

Il nostro impegno per ora si raddoppia. Aiuteremo tutti i cittadini di Velletri a presentare reclami formali ad Acea, aprendo uno sportello due volte a settimana, presso il dopolavoro ferroviario: il mercoledì e il venerdì, dalle 17.30 alle 20.00. Contesteremo anche l'inerzia del Comune di Velletri, quando, ad esempio, il Sindaco non risponde ai cittadini che chiedono informazioni sulla qualità dell'acqua. O quando assisteremo a possibili conflitti d'interesse tra chi ricopre cariche pubbliche, occupandosi di investimenti e – contemporaneamente – gestisce da amministratore delegato aziende che eseguono appalti per Acea Ato 2. In questo senso il Comitato e il Forum nazionale hanno chiesto all'Autorità d'ambito (il presidente della provincia di Roma), alla STO e al Coviri di valutare con attenzione la posizione di Fausto Servadio. Abbiamo infatti appreso che la società Micor srl, di proprietà del Sindaco, avrebbe in corso un appalto con Acea Ato 2. Abbiamo dunque chiesto al presidente Zingaretti di valutare se sussista l'obbligo di astensione per Fausto Servadio, avendo la doppia veste di amministratore delegato della Micor e di componente della Conferenza dei Sindaci. Attendiamo ora una risposta, sicuri che lo stesso Sindaco saprà valutare la situazione.

Denunceremo, infine, tutte le politiche del gestore privato – ma anche le possibili connivenze delle amministrazioni locali – che mettono a rischio le falde acquifere, perforando nuovi pozzi e non affrontando il disastro ambientale dei tantissimi scarichi non a norma nella nostra città. Valuteremo, in questo senso, se quanto pagato negli anni passati dai cittadini per scarichi non collegati al depuratore possa essere richiesto a titolo di rimborso, sia ad Acea (per il 2007 e 2008) sia al Comune di Velletri.