Comunicato di pubblica resistenza al DDL intercettazioni

Gentile Onorevole Presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi, in questi giorni, in queste ore, il Parlamento della Repubblica Italiana è impegnato in una corsa contro il tempo per una più che rapida approvazione del disegno di legge firmato dall'Onorevole Ministro della Giustizia Angelino Alfano e noto come "ddl intercettazioni".

Il provvedimento rappresenta una delle più drastiche limitazioni al potere d'indagine che compete ai magistrati inquirenti del nostro paese e, al contempo, la più dura, feroce e devastante limitazione al diritto costituzionale di informazione; il diritto di farla e il diritto di riceverla.

Il progetto di legge, per mezzo dei suoi punti fondanti, impedisce il racconto giornalistico su fatti giudiziari di pubblico dominio e privi di segreto, stabilisce pene detentive e pecuniarie pesantissime verso chiunque osi divulgare verità giudiziarie, introduce nuovi obblighi di rettifica per i blog minandone la sopravvivenza, trasforma in crimine il diritto dei cittadini vittime di crimini di raccogliere prove audio e video a dimostrazione del reato e stabilisce odiose discriminazioni tra forme di giornalismo, all'interno di una drammatica limitazione del diritto ad effettuare inchieste giornalistiche.

Il diritto all'informazione nelle sue forme più elementari, il principio di legalità e la ricerca della giustizia vengono totalmente smantellati da tale provvedimento.

Pertanto questo sito internet dichiara sin da adesso che, per imprescindibili motivi etici e in ragione della difesa del diritto alla libertà di parola e di stampa, solennemente sancito dalla Costituzione italiana e dalle leggi vigenti, in caso di approvazione in via definitiva e di conversione in legge, non potrà attenersi in alcun modo alle norme che compongono il disegno di legge sulle intercettazioni.

Questo sito si dichiara altresì .. per imprescindibili motivi sia etici che politici .. deberlusconizzato .. demontizzato .. degrillizzato

venerdì 18 giugno 2010

Colleferro-Malagrotta-Albano: il 18 giugno la magistratura sentirà Cerroni

Perché la “Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti” ha reso omaggio (riservandogli un’audizione) al signor Cerroni, imputato di gravissimi reati connessi proprio con la gestione dei rifiuti ?



Mentre la “Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti” si inchina al signor Cerroni, la magistratura lo processa per attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti.

Infatti, il 18 giugno 2010 si terrà nell’aula 19 del Tribunale di Roma alle ore 9.30 l’udienza del processo a carico dell’ing. Francesco Rando, Amministratore unico della discarica di Malagrotta, di proprietà del signor Cerroni.

Come è noto, l’Ing. Rando ha già subito due condanne definitive passate in giudicato per la gestione della discarica di Malagrotta, di proprietà del signor Cerroni.

Pubblichiamo le imputazioni a carico dell’ing. Rando, che nel prosieguo chiameremo ing. Cerroni,
che non leggerete su alcun giornale.

L’ing. Cerroni è imputato dei seguenti reati:
“….effettuava smaltimento di rifiuti pericolosi nella discarica di Malagrotta, non autorizzata per tali rifiuti…”;
“… classificava e trattava come rifiuto speciale i rifiuti da classificare, invece, come pericolosi e li smaltiva sistematicamente entro la discarica di Malagrotta non autorizzata per il trattamento di detti rifiuti…”;
“…in assenza di autorizzazione effettuava miscelazione di rifiuti non consentita (fanghi provenienti dagli
impianti di depurazione delle acque reflue ACEA di Roma)…”;
“…falsa attestazione nei registri di carico e scarico e alle autorità preposte al controllo della natura, della composizione e delle relative caratteristiche chimico-fisiche…”;
“…effettuava sistematicamente scarichi delle acque reflue industriali provenienti dalla discarica di Malagrotta contenenti sostanze pericolose, in assenza di qualsiasi autorizzazione, immettendole nel fosso di Santa Maria nuova, affluente del Rio Galeria…”;
“…inquinava con la immissione di sostanze pericolose le acque del fosso di Santa Maria nuova, affluente del Rio Galeria…”.

L’ing. Cerroni è accusato, insieme ai responsabili degli inceneritori di Colleferro (Lolli e Torti), di aver destinato a tali inceneritori rifiuti classificati come CDR (Combustibile da Rifiuti), CDR non conforme ai requisiti previsti dalla legge.

Anche l’ing. Cerroni è, quindi, coinvolto nello scandalo degli inceneritori di Colleferro, gli inceneritori che hanno bruciato di tutto !!!

Sono, quindi, smentite le dichiarazioni rese da Marrazzo che il 29 ottobre 2008, accompagnato dal suo assessore Di Carlo, affermava alla Commissione Ambiente della Regione Lazio: “Il Lazio presenta da oltre 10 anni una situazione di mercato stabile con società ed imprenditori facilmente individuabili, sia pubblici che privati, che hanno dato garanzia di affidabilità sia per il servizio reso che per le
azioni poste in essere per garantire la salvaguardia dell’ambiente”.


Dopo queste dichiarazioni “irresponsabili”, è successo di tutto:

- l’inceneritore di Malagrotta è stato sequestrato dalla magistratura,
- il responsabile della discarica di Malagrotta è stato condannato ad un anno di carcere per aver smaltito in discarica rifiuti pericolosi come i fanghi di depurazione provenienti dall’ACEA,
- 13 persone, tra cui dirigenti dell’AMA, sono state arrestate per le gravi irregolarità verificatesi nell’inceneritore di Colleferro.

A queste società ed imprenditori “molto affidabili per garantire la salvaguardia dell’ambiente” (Cerroni, AMA, ACEA) Marrazzo ha affidato, “sotto ricatto per le foto con i trans” e con una illegale trattativa privata, l’inceneritore di Albano.

Leggi: Il decreto di citazione in giudizio

http://sotto-terra-il-treno/blogspot.com/

mercoledì 16 giugno 2010

Gli ordini di Cerroni

Gli ordini di Cerroni DIFFERENZIA-TI | 16 giugno 2010 at 00:26 | Tag: Manlio Cerroni | Categories: Inceneritore Albano, Rassegna Stampa | URL: http://wp.me/pDrrx-sh
La Commissione bicamerale sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti sembra prendere "istruzioni" da Cerroni.  Cerchiamo di capirci: è l'avvocato che ha convocato la bicamerale sui rifiuti o, come dicono, il viceversa? I cittadini sono interessati, vogliono sapere. I toni sembrano  filar via lisci per quanto riguarda la prosecuzione delle "udienze", insomma un mediocre compitino da comparsa (per la commissione, ovvio). Certo è che se questi organi agiscono inutilmente sullo stile operativo di enti come l'ARPA o affini, tanto vale abolirli. A cosa servono se non fanno quel che  per cui sono preposti?  Siamo "sotto" manovra economica, con i conti pubblici dentro un tunnel, facciamo sano risparmio anzichè tagliare ricerca, istruzione, sanità (la Regione è drammaticamente commissariata) e posti di lavoro a cittadini che ormai ritengono utopia anche la terza settimana del mese. Anche perchè una convocazione per sentir dire che "Malagrotta" diverrà "Buonagrotta" senza il minimo fondamento operativo (e forse ben altro), per battere cassa nonostante una posizione dominante del mercato tenuta in piedi in modo trasparente quanto il  colore del percolato, per ordinare di voler devastare liberamente il territorio limitrofo a Riano, o ancora, per proclamare che Albano sarà l'impianto di trattamento top a livello mondiale da uno che non riesce neppure ad accendere  il "gassificatore" (gemello di quello di Albano, per dirla alla Mario di Carlo) di Malagrotta fa un po' ridere (e preoccupare, da tempo). Altrove non lo starebbero neppure a sentire, da noi non è così ed infatti detiene il monopolio nello smaltimento rifiuti da decenni. E poco contano "le mancate mogli" degli anni '60, conta come si chiude un mercato alla concorrenza negli anni seguenti (ma una cosa del genere è troppo per la priva di attributi Bicamerale dei rifiuti). I cittadini del Lazio hanno sviluppato l'abitudine: Cerroni spara, i suoi scagnozzi eseguono, ma nonostante ciò i cittadini continuano a pensarla diversamente. E, soprattutto, agiscono diversamente, non piegandosi.
Soprattutto, signori deputati, senatori, governatori presenti e passati (miseri paladini inclusi), sindaci, eccetto alcuni casi... almeno un po' di decenza. State lasciando intere comunità di cittadini (e voi stessi) in mano a questa gente che non ha il minimo interesse a salvaguardare nulla se non la propria posizione da sovraprofitto. Il tutto con impianti vecchi, inadeguati, non sicuri e altamente tumorali. Il tutto sulla pelle della comunità civile. D'accordo il compitino, ascoltare e non  parlare al conducente (delle operazioni), però, un po' di decenza, soprattutto nell'assistere a tutto ciò. C'è modo e modo, dignità e dignità. Innestarsi dentro interi territori in modo irrispettoso, devastarli in nome del sovraprofitto barbaro e senza alcuna premura per la salute pubblica, per l'ambiente circostante intriso di storia, per i cittadini, è qualcosa che dire grave appare un eufemismo. E' qualcosa di quotidianamente non costituzionale che però non salta alle cronache.
Qualcuno di questi membri della Commissione replicherà mai a Manlio Cerroni? Farà qualcosa a tutela dei cittadini? Qualcuno chiederà conto della VIA magicamente positiva sull'impianto di Albano dopo una VIA negativa, dell'AIA firmata in pieno inverno lavorativo e cioè il 13 agosto 2009, dello studio epidemiologico farsa commissionato da Piero Marrazzo, del coke che intende bruciare, della problematica acqua ai Castelli Romani, delle lacunose risposte della Regione Lazio (ancora latitante), dei 350 milioni di Euro pubblici "accaparrati" con una recinzione metallica di neppure 200 metri? Cerroni renderà mai conto della gestione dissennata della discarica di Albano Laziale, della mancata bonifica di ogni suo invaso, del settimo invaso che vorrebbe inaugurare in pompa magna? E via dicendo. Una parte della comunità civile contrariamente ad altre specifiche parti non ha un prezzo e continuerà a resistere fermamente. E' la parte che incarna i Cittadini.
PROCURATORE DI VELLETRI DENUNCIA: SOCIETA' DI SMALTIMENTO SPREGIUDICATE
«Il problema dei rifiuti è legato soprattutto alla gestione del ciclo da parte dei Comuni della zona che si affidano a società il più delle volte un po' spregiudicate e che non sempre seguono con attenzione gli attuali regolamenti». E' la denuncia del procuratore della Repubblica di Velletri Silverio Piro nel corso dell'audizione alla commissione parlamentare d'inchiesta sulle attività illecite legate al ciclo dei rifiuti.
«I procedimenti penali che noi seguiamo riguardano soprattutto le società che nel tempo si sono completamente disinteressate della necessità di salvaguardare l'ambiente privilegiando invece il loro commercio e soprattutto lo smaltimento dei rifiuti in modo del tutto irregolare - ha spiegato Piro - Sono procedimenti che parlano da soli soprattutto quando si fa riferimento al disastro ambientale della Valle del Sacco, dove si sono trovati degli indici di inquinamento veramente elevati e dove si sono verificate tutta una serie di responsabilità di amministratori e società coinvolte nello smaltimento dei rifiuti».
«Abbiamo trovato una metodica contraffazione dei codici Cer (Catalogo europeo rifiuti) da parte di alcune società nel trasportare rifiuti che in realtà non potevano essere trasportati per consentirne l'occultamento e la distruzione. In questo caso si tratta di una società di Anzio, la Trasporti Ambiente», ha detto ancora Piro. «Un altro procedimento riguarda una bonifica ambientale da parte del comune di Pomezia - ha proseguito Piro - che ha visto diversi indagati e misure cautelari personali a carico di amministratori e in cui si sono verificate anche delle ipotesi di corruzione». 
«Il 23 giugno avremo la Polverini» in commissione. Lo ha annunciato, nel corso dell'audizione odierna sul ciclo dei rifiuti del Lazio, Candido De Angelis, membro della commissione parlamentare d'inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti. Previste anche le convocazioni del sindaco di Latina, del presidente della Provincia di Frosinone, del sindaco di Frosinone, del presidente della provincia di Rieti, del sindaco di Rieti, del presidente della provincia di Viterbo, del procuratore della Repubblica di Frosinone, Cassino e Civitavecchia.
Intanto oggi sono stati ascoltati anche il presidente della provincia di Latina, Armando Cusani e il sindaco di Viterbo Giulio Marini. Di fronte alla commissione parlamentare d'inchiesta, Cusani ha denunciato il rischio di traffici illecciti a causa della carenza degli impianti di smaltimento: «In questi anni siamo riusciti a mettere in funzione tutti i depuratori, i depuratori producono fanghi ma questi non possono essere smaltiti in provincia di Latina perchè non ci sono impianti e vengono portati, quando va bene, in Puglia. Oltre all'aggravio dei costi segnalo anche che dietro al trasporto, ai luoghi di lavorazione dei fanghi ci possono essere rischi su traffici illeciti».
Cusani ha anche parlato degli anni in cui il Lazio è stato commissariato nel settore rifiuti: «In questi anni di commissariamento ci si sarebbe aspettati la realizzazione di impianti di compostaggio per trattare una parte della raccolta differenziata, i fanghi che provengono dai depuratori. Sul ciclo
dei rifiuti siamo tra le Regioni e le Province più indietro d'Italia». 
Il sindaco di Viterbo Marini, che in passato è stato anche presidente della provincia di Viterbo, ha accusato la Regione, che ha impedito alle province di determinare il ciclo di rifiuti. Secondo Marini, infatti, «la Regione Lazio nelle sue varie differenziazioni non ha mai concesso alle province di poter determinare, come forse opportuno attraverso gare pubblica, un ciclo di rifiuti. Attraverso la legge regionale hanno voluto sempre decidere che cosa si doveva fare del combustibile da rifiuto».
La provincia di Viterbo, ha spiegato Marini, «si era autodeterminata un piano dei rifiuti e l'aveva sottoposto all'attenzione della Regione Lazio perché avevamo pensato che potevamo economicamente gestire i rifiuti senza doverli trasportare in altre province, ma è mancata dal punto di vista regionale la concertazione. Oggi l'impianto per la produzione di Cdr sta iniziando a funzionare ma siamo passati da
un sogno di ciclo completo ad un quarto di ciclo. Nel 1996 la Regione Lazio ordinò al comune di Viterbo di autorizzare l'impianto per la produzione di Cdr, senza concertazioni o conferenza di servizi. Lo ordinò e in questi 14 anni, mi pare di capire, che non si è modificato nulla. Questo ha generato un malumore istituzionale nei confronti della Regione Lazio».
Cerroni: infinita la lista dei Comuni che non pagano. «Noi per il servizio che facciamo trasmettiamo fatture che non vengono pagate. C'è una lista infinita di comuni che non pagano». Lo ha detto il presidente della Co.la.ri., Manlio Cerroni, a margine dell'audizione nella commissione parlamentare di inchiesta sul ciclo di rifiuti nel Lazio. «Roma ha avuto un problema da sistemare che si riferisce al passato e adesso si difende - ha spiegato Cerroni - Con Pomezia invece ci sono grosse difficoltà». Nel corso dell'audizione uno dei componenti della commissione parlamentare ha chiesto al presidente della Co.la.ri: «perchè c'è sempre lei nell'impiantistica laziale?». A questa domanda Cerroni ha risposto: «perchè quando negli anni '50-'60 facevamo questo mestiere, quelli che "facevano monnezza" neanche la moglie trovavano. Mi fanno sempre questa domanda ma la domanda che mi dovreste fare è: "da quando fa questo mestiere?" Dal '46».
Malagrotta chiuderà. «Nel giorno in cui andranno in funzione gli impianti non ci sarà più bisogno della mega discarica di Malagrotta. Ci sono soluzioni alternative a Monti dell'Ortaccio, nelle ex cave di Riano e di Roma sulla Salaria. È stato presentato un progetto per trasformare le ex cave di Riano in discariche». Lo ha detto il presidente della Co.la.ri Manlio Cerroni davanti alla commissione parlamentare d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti.
Il gassificatore di Albano «sarà l'impianto top a livello mondiale. Non faremo un inceneritore ma una centrale elettrica che, al posto di essere alimentata a metano o a olio combustibile, è alimentata a combustibile da rifiuti». Lo sostiene Cerroni. «L'impianto di Albano nasce per essere alimentato a cdr da Rocca Cencia e Salaria ma in mancanza di questo - spiega Cerroni interpellato dalla commissione - può essere alimentato anche a rifiuto 'tal qualè, dalla frazione secca, solo che a quel punto non sarà piu un impianto di produzione di energia ma di smaltimento di rifiuti». Il gassificatore di Albano, ha spiegato Cerroni, attualmente «è autorizzato per 160 mila tonnellate» di cdr, «ma può arrivare anche a 180 mila».
Sindaco di Riano: mai discarica nel nostro territorio. «Una discarica nelle ex cave di Riano? È una follia. Sia il comune che la Regione Lazio, nel novembre scorso, hanno rigettato un progetto presentato dalla Co.la.ri. Abbiamo saputo che il consorzio ha presentato ricorso al Tar contro i dinieghi e il nostro comune si è costituito in giudizio per resistere». Lo ha detto oggi il sindaco di Riano (Roma) Nicola Regano, replicando a quanto dichiarato da Manlio Cerroni, presidente del Co.la.ri e proprietario della discarica di Malagrotta, davanti alla Commissione parlamentare sul ciclo dei rifiuti in merito all'esistenza di un progetto per allestire una discarica nelle ex cave di tufo di Riano, lungo la Tiberina. (Fonte articolo, clica qui)
MALAGROTTA? DIVENTERA' BUONA GROTTA. ALBANO? SARA' UNA CENTRALE ELETTRICA DI LIVELLO MONDIALE
L'alternativa a Malagrotta? "Ci sono progetti per trasformare le ex cave di Riano in discariche". A parlare è uno che di rifiuti se ne intende, il patron di Malagrotta, ovvero "Re" Manlio Cerroni che oggi ha parlato davanti alla commissione parlamentare d'inchiesta sulle attività illecite legate al ciclo dei rifiuti che ha convocato diversi esponenti a deporre. Raccogliere informazioni approfondite sul ciclo dei rifiuti nel Lazio e su eventuali attività illecite. Per questo si è riunita questa mattina la commissione parlamentare d'inchiesta sulle attività illecite legate al ciclo dei rifiuti per un'audizione di diversi rappresentanti, istituzionali e non, del territorio. Manlio Cerroni ha svelato progetti futuri per quanto riguarda il problema rifiuti. Progetti non suoi evidentemente, vista che si sta parlando delle alternative a Malagrotta: "Nel giorno in cui andranno in funzione gli impianti non ci sarà più bisogno della mega discarica di Malagrotta. Ci sono soluzioni alternative a Monti dell'Ortaccio, nelle ex cave di Riano e di Roma sulla Salaria. E' stato presentato un progetto per trasformare le ex cave di Riano in discariche". Secondo Cerroni, "Malagrotta diventerà Buonagrotta per il servizio che ha reso a Roma e alle altre Province. Quando sento che Regioni a noi vicine o lontane sono state in crisi, o forse ci sono ancora ha aggiunto, noi abbiamo il privilegio di aver affrancato la Regione Lazio".
Chiusa Malagrotta però Cerroni non uscirà di scena. Interpellato sul gassificatore di Albano Cerroni si è mostrato entusiasta: "Sarà l'impianto top a livello mondiale. Non faremo un inceneritore ma una centrale elettrica che, al posto di essere alimentata a metano o a olio combustibile, è alimentata a combustibile da rifiuti". Cerroni, con la sua Co.la.ri. sarà tra gli artefici dell'inceneritore.
Il gassificatore di Albano attualmente è autorizzato per 160 mila tonnellate di cdr, ma secondo Cerroni, "potrà arrivare anche a 180 mila".
"L'impianto di Albano nasce per essere alimentato a cdr da Rocca Cencia e Salaria ma in mancanza di questo" - spiega Cerroni interpellato dalla commissione - può essere alimentato anche a rifiuto tal quale, dalla frazione secca, solo che a quel punto non sarà piu un impianto di produzione di energia ma di smaltimento di rifiuti". (Fonte articolo, clicca qui)
CERRONI: "L'EMERGENZA STA NEI COMUNI CHE NON PAGANO"
“ Sarà la chiusura del ciclo dei rifiuti a rendere inutili le mega discariche come Malagrotta, un impianto che comunque ha evitato a Roma l'emergenza”.
A parlare è Manlio Cerroni il Presidente del Consorzio Laziale Rifiuti, che oggi ha riferito davanti alla commissione parlamentare d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti.  Malagrotta, dopo la chiusura, diventerà il più grande parco cittadino ma  bisognerà comunque trovare un sito alternativo per conferire i rifiuti in discarica, anche se in misura inferiore rispetto al passato.  Secondo Cerroni le soluzioni ci sono: una di esse è rappresentata dal
progetto di utilizzare le ex cave di Riano.  Il futuro però è negli impianti, dopo il gassificatore di Malagrotta sarà la volta di quello di Albano: un sistema alimentato da combustibile da rifiuti che farà funzionare una centrale elettrica.  Attualmente il gassificatore in fase di realizzazione è autorizzato per trattare 160mila tonnellate di rifiuti  , ma può arrivare a lavorare fino a 180 mila tonnellate.   Nel Lazio l'emergenza, in questo settore, non è rappresentata tanto dal trattamento dei rifiuti ma piuttosto dai comuni che non pagano il servizio di smaltimento; i crediti dei gestori delle discariche sono arrivati a diverse centinaia di milioni di euro, nonostante le tariffe siano tra le piu' basse d'Italia. (Fonte articolo, clicca qui)

Ulteriori informazioni:
http://blogs.myspace.com/index.cfm?fuseaction=blog.ListAll&bID=535903858#ixzz0r0wpxlPB

http://resoli.spruz.com/member/?g=881BD133-1643-4769-BEAA-34ABC1C61666&act=881BD133-1643-4769-BEAA-34ABC1C61666-view&id=8FCE0CA9-11A1-4AF8-BE16-3E33A77493AA

sabato 12 giugno 2010

Condivido e Sottoscrivo pienamente:

Comunicato di pubblica resistenza al DDL intercettazioni
Gentile Onorevole Presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi,
in questi giorni, in queste ore, il Parlamento della Repubblica Italiana è impegnato in una corsa contro il tempo per una più che rapida approvazione del disegno di legge firmato dall’Onorevole Ministro della Giustizia Angelino Alfano e noto come “ddl intercettazioni”.
Il provvedimento rappresenta una delle più drastiche limitazioni al potere d’indagine che compete ai magistrati inquirenti del nostro paese e, al contempo, la più dura, feroce e devastante limitazione al diritto costituzionale di informazione; il diritto di farla e il diritto di riceverla.
Il progetto di legge, per mezzo dei suoi punti fondanti, impedisce il racconto giornalistico su fatti giudiziari di pubblico dominio e privi di segreto, stabilisce pene detentive e pecuniarie pesantissime verso chiunque osi divulgare verità giudiziarie, introduce nuovi obblighi di rettifica per i blog minandone la sopravvivenza, trasforma in crimine il diritto dei cittadini vittime di crimini di raccogliere prove audio e video a dimostrazione del reato e stabilisce odiose discriminazioni tra forme di giornalismo, all’interno di una drammatica limitazione del diritto ad effettuare inchieste giornalistiche.
Il diritto all’informazione nelle sue forme più elementari, il principio di legalità e la ricerca della giustizia vengono totalmente smantellati da tale provvedimento.
Pertanto questo sito internet dichiara sin da adesso che, per imprescindibili motivi etici e in ragione della difesa del diritto alla libertà di parola e di stampa, solennemente sancito dalla Costituzione italiana e dalle leggi vigenti, in caso di approvazione in via definitiva e di conversione in legge, non potrà attenersi in alcun modo alle norme che compongono il disegno di legge sulle intercettazioni.

http://ondaviola.ning.com
http://percorsopergatti.blog.spot.com/
http://franciascar.altervista.org/
http://fb588.myspace.com/

mercoledì 9 giugno 2010

L'allarme dei carabinieri "Sui rifiuti un oligopolio"

L'allarme dei carabinieri "Sui rifiuti un oligopolio"

Rapporto alla commissione bicamerale presieduta da Pecorella
«Non c'è concorrenza, i cittadini pagano un prezzo salato»
Corriere della Sera Roma di sabato 5 giugno 2010
di Fulloni Alessandro

Una discarica, quella di Malagrotta - «la più grande d'Europa» - che ha raggiunto «livelli di avanzata saturazione. «Analogo disagio» si registra negli altri 5 bacini della provincia di Roma, anche questi «prossimi» al riempimento definitivo.

E ancora: una raccolta rifiuti che nel Lazio è dominata da «un oligopolio che non favorisce la concorrenza» e che «incide sui prezzi».
La strategia di impiegare i termovalorizzatori, inoltre, «non rappresenta lo soluzione migliore».
Questo perché, in sintesi, tra raccolta e smaltimento occorre più energia di quella prodotta dalla trattazione della spazzatura.

Non bastasse: «il 30 per cento di quanto viene bruciato resta cenere, con evidenti ricadute negative sia sul piano igienico che sanitario».

Nero su bianco, è quello che scrivono i carabinieri del comando proinciale di Roma in un rapporto inviato il 18 maggio alla commissione bicamerale sul ciclo dei rifiuti presieduta dal deputato Gaetano Pecorella.

Il dossier, arrivato assieme a quelli della Guardia di Finanza e della Questura, finirà nella relazione sul Lazio che entro luglio sarà ultimata da Candido De Angelis e Antonio Rugghia, rispettivamente senatori del Pdl e del Pd.

Dalle audizioni di prefetti, questori e magistrati sta emergendo uno scenario sconcertante di truffe allo Stato, distrazioni di fondi Ue, precari controlli ambientali. E adesso c'è anche questa relazione dei carabinieri che lancia l'allarme sulle discariche romane prossime alla saturazione. Con il rischio che presto l'immondizia resti a marcire per strada come a Napoli.

La disamina tracciata dagli esperti ambientali dell'Arma è impietosa.

Nel Lazio la gestione dell'immondizia è «commissariata a fasi alterne dal 1999». Però non è «mai stata data concreta attuazione alla direttiva Ue» che prevede la riduzione e il recupero dei rifiuti quale scelta prioritaria rispetto allo smaltimento in discarica e all'incenerimento». Cioè i sistemi che restano indigesti al verde e all'atmosfera.

In sostanza non si fa la differenziata e per questo «nella Capitale e nella Regione l'86 per cento del monte rifiuti» finisce nei bacini di raccolta a cielo aperto. Spazzatura «tal quale» - cioè quella buttata nei secchioni - che non diventa cdr, il combustibile da rifiuto «ridotto e trattato» che dovrebbe alimentare in modo esclusivo i termovalorizzatori su cui ha scommesso la Regione.

Sono i due impianti a Colleferro, quello di San Vittore, il gassificatore inaugurato a Malagrotta un anno fa e il quinto impianto in «predicato di realizzazione - scrivono i carabinieri - a Cecchina», vicino Albano.

Ma proprio a Colleferro le indagini del Nucleo operativo ecologico di Roma hanno rivelato come nell'inceneritore siano stati bruciati copertoni, coltelli da cucina, forchette, panni e filtri di industrie chimiche senza alcun controllo sulle esalazioni finite nell'aria.

Non solo. In altre audizioni gli investigatori hanno riferito di «sistematica» trasformazione, avvenuta con certificazioni false, di normale spazzatura nell'ecocombustibile destinato ai termovalorizzatori il cui costosissimo trattamento è premiato con soldi pubblici.

Proprio il business privilegiato dall’oligopolio.

Se nel Lazio sparisce il cdr, presunto o reale, «viene meno il meccanismo» dietro al quale si celano «cartelli, intermediari, guadagni», ha chiarito un ufficiale del Noe alla commissione.

«Ma il tutto comporta un costo enorme per i cittadini».

martedì 8 giugno 2010

MOBILITIAMOCI TUTTI: MEGLIO DIFFERENZIATI che INDIFFERENTI

Venerdi 11 giugno i movimenti sotto la Presidenza della Regione Lazio

DIFFERENZIA-TI | 8 giugno 2010 at 16:30 | Categories: Inceneritore Albano, Incontri pubblici | URL: http://wp.me/pDrrx-rl
_Venerdi 11 giugno i cittadini ed i movimenti che da anni contrastano lo speculativo gassificatore di rifiuti voluto dal consorzio Co.E.Ma (Ama, Acea, Manlio Cerroni) ai Castelli Romani, sono chiamati a partecipare alla manifestazione unitaria dei movimenti laziali per ribadire l'ennesimo no di Albano e di tutti i Castelli a questa follia speculativa che non ha alcun carattere di necessarietà e che non tirerà il Lazio fuori dal tunnel rifiuti.
Abbiamo informato per anni i cittadini, abbiamo avanzato alternative, abbiamo detto no in tutte le sedi e continueremo a farlo con fermezza certi di avere i diritti, la tutela della salute e del territorio dalla nostra parte, per contro, dall'altra, speculatori e devastatori senza scrupoli che non hanno certo a cuore l'interesse pubblico  e della comunità civile.
Mentre i sindaci dei Castelli Romani iperindebitati con Manlio Cerroni decidono di passare (e sarebbe ora) dalle belle parole ai fatti, mettendosi concretamente di traverso nei confronti di questo impianto sciagurato, mentre i cittadini attendono che la Regione Lazio esca dal suo silenzio perchè fino ad oggi risulta non pervenuta, mentre il Presidente Nicola Zingaretti che di giorno dice di no e di sera dice di si all'impianto, prenda posizioni concrete di tutela della cittadinanza e mentre il Lazio scala le classifiche dell'ecomafia e finisce sempre più nei poco edificanti rapporti del NOE, i cittadini continuano ad invocare l'azzeramento del vergognoso iter autorizzativo del gassificatore dei Castelli Romani con l'annessa chiusura e bonifica della trentennale discarica di Roncigliano. Per questo venerdi 11 giugno dalle ore 10:30 i cittadini dei Castelli Romani saranno di fronte la Regione Lazio in via Rosa Raimondi. E' richiesta la partecipazione massiccia dei cittadini. Tutelate voi stessi partecipando.

lunedì 7 giugno 2010

La società Gaia ed i 48 sindaci ladroni

continuano le prezioserrime testimonianze + le audizioni del Tribunale di Velletri fornitaci da Danilo Ballanti attraverso il Blog .. ve le riporto da:   http://sotto-terra-il-treno.blogspot.com/
Dalle audizioni della “Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti” emergono scenari inquietanti sulla gestione dei rifiuti nel Lazio.
Al centro dell’attenzione è sempre GAIA, la società pubblica di proprietà di 48 comuni dei Castelli Romani e della zona di Frosinone.
La società pubblica GAIA, fiore all’occhiello di 48 Sindaci del Lazio, è riuscita a farsi incriminare per ipotesi di truffa, frode e corruzione, emissione di fatture false, truffa ai danni dello stato e bancarotta fraudolenta.
In particolare, la storia della truffa di 30 milioni di euro per la discarica inesistente di Colleferro, con tanto di esibizione di fatture false dei lavori eseguiti e di dichiarazioni bollate che era costruita a regola d’arte, fa impallidire anche Totò con la famosa vendita della Fontana di Trevi.
Ma sentiamo il racconto del dottor Giuseppe Travaglini, sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Velletri: “Da lì è iniziato un approfondimento, in modo particolare su alcuni finanziamenti riguardanti la costruzione della seconda discarica a Colleferro. Questa seconda discarica – che è stata finanziata per oltre 30 milioni di euro nel 2004 e che risulta dalle dichiarazioni del legale rappresentante della società già in opera e completamente edificata nel 2005 – oggi a Colleferro non esiste. Per la verità, non esiste neanche il progetto esecutivo di quella discarica. Non esiste assolutamente niente. Eppure, sono state giustificate spese per circa 30 milioni di euro, tramite esibizione di fatture”.
Ma che ruolo hanno avuto in questa vicenda i 48 Sindaci proprietari di GAIA?
La senatrice Daniela Mazzuconi non ha dubbi: i 48 Sindaci non potevano non sapere.
“Siamo in presenza di una società che è stata definita pubblica. O meglio, di una società di diritto privato, che ha soci pubblici.Le chiedo se sia possibile che nella vicenda narrata ci si possa trovare di fronte solo a questioni legate all’amministratore delegato e ad alcuni consiglieri (neanche a tutti, perché alcuni avevano un potere limitato, la cui natura non è ben chiara). Esiste un’ assemblea di soci che, normalmente, secondo gli statuti, ha una qualche responsabilità sia nell’indicare le politiche della società, sia nell’approvare i bilanci e quant’altro.Mi chiedo se sia possibile che i soci fossero completamente all’oscuro. Non conoscendo quella realtà territoriale, immagino che, o siamo di fronte a soci assolutamente incompetenti e incapaci di cogliere quanto veniva detto, cioè che sussistevano falsi così palesi per cui i soci stessi avrebbero dovuto costituirsi contro i propri amministratori, oppure si deve ipotizzare una qualche responsabilità, non solo di natura politica, in capo almeno a una parte dei soci. Questi ultimi, pur essendo soggetti pubblici, avevano infatti nominato quel consiglio d’amministrazione e quell’amministratore delegato.Questa considerazione, che vale per tutti gli altri aspetti di questa vicenda e non solo per quello odierno, mi comincia a risuonare in testa e nel cuore troppo spesso”.
E’ ora di cominciare a pubblicare i nomi e le responsabilità dei 48 Sindaci “inceneritoristi” dei
Castelli Romani e della zona di Frosinone.
Perchè Antonio Rugghia, autorevole senatore dei Castelli Romani, non dice nulla sul ruolo indecente tenuto da 48 (quarantotto) Sindaci della zona?
La vicenda di GAIA dimostra che il sistema dell’incenerimento è “un modello che genera spaventevoli costi per l’amministratore comunale e per i cittadini e che innesca una serie di reati a catena”.
Nel Lazio non si produce CDR, ma Marrazzo ha previsto 12 linee di incenerimento (tre a Malagrotta, due a Colleferro, tre a San Vittore, tre ad Albano).
E’ possibile che una scelta così pericolosa, che espone la Regione ad un aumento esponenziale di reati e di illegalità, sia stata presa da una sola persona, tra l’altro sottoposta a continui e ripetuti ricatti per storie di trans e di filmini porno?
E’ ora di sottoporre a referendum questa scelta immorale al fine di incenerire il Piano Marrazzo sulla gestione dei rifiuti.
Leggi l’Audizione del dottor Giuseppe Travaglini, sostituto procuratore d…

sabato 5 giugno 2010

Carta e plastica nel traffico di rifiuti con la Cina e negli inceneritori

Le audizioni della “Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti” aprono una panoramica incredibile sulla gestione dei rifiuti in Italia e, soprattutto, nel Lazio.Un vero peccato che quando l’audizione si fa interessante, la seduta diventa segreta.Due sono i temi più importanti esaminati dalla Commissione: le illegalità commesse con gli inceneritori di Colleferro, di proprietà pubblica di 48 sindaci “inceneritoristi”, e l’illegalità del traffico dei rifiuti con la Cina, denunciate dal Questore di Roma nell’audizione del 25 maggio 2010.Con riferimento agli inceneritori, nelle audizioni è emerso che nel Lazio non c’è il CDR (il Combustibile da Rifiuti): “Allo stato non esistono impianti di CDR tali da supportare l'alimentazione «Lazio su Lazio» di tutte queste linee”.Allora, perché costruire nel Lazio 12 linee di incenerimento (tre a Malagrotta, due a Colleferro, tre a San Vittore e due o tre ad Albano).
A Colleferro l’AMA, altra società pubblica del Sindaco di Roma Alemanno, conferiva copertoni, coltelli da cucina, forchette, panni, umido e altro anziché CDR.

Il CDR è la parte secca dei rifiuti ed è costituita in prevalenza da carta e plastica.

Ma quale sarà mai il senso di bruciare la carta e la plastica in un inceneritore?

Per comprendere bene questa stranezza, è illuminante l’audizione del Dott. Giuseppe Peleggi, Direttore dell’Agenzia delle Dogane.

Dalla sua relazione è emerso che le esportazioni di merci catalogate come avanzi, ritagli e scarti sono per il 48% carta e per il 5% plastica; le parti di auto sono solo il 28%, il ferro e l’acciaio il 5%, il rame il 4%.

Nell’immaginario collettivo, la Cina viene vista come il Paese che cerca di accaparrarsi tutte le “Materie Prime Secondarie” per garantire la sua crescita economica.

Invece, dai dati pubblicizzati dall’Agenzia delle Dogane emerge che la Cina è particolarmente interessata alla nostra carta e alla nostra plastica?

La risposta al quesito emerge con chiarezza dall’audizione del Direttore dell’Agenzia delle Dogane:

“… Non abbiamo mai trovato la mondezza «vera» dentro ai container in uscita”.

“… L’ampiezza del flusso di carta comporta complesse attività di analisi poiché il rischio di violazione ambientale legato alla carta è che essa venga esportata mescolata ad altri materiali, costituendo quindi un rifiuto. In alcuni casi, per esempio, è stato accertato l’utilizzo di avanzi di carta come materiale assorbente per l’eliminazione fraudolenta di scarti di lavorazione chimici in forma liquida”.

“ … non si trattava di cascami o avanzi di lavorazione, direttamente impiegabili in un processo industriale per la fabbricazione di prodotti con la stessa materia prima, bensì di prodotti misti per la presenza di sostanze e materiali estranei ai processi di riciclaggio della plastica e non adeguatamente trattati”.

“… lavoriamo su casi in cui il PET esce con il materiale plastico inquinato, presumibilmente arriva in un altro Paese, dove questo materiale plastico inquinato (i teloni agricoli e il PET raccolto dalla differenziata) viene fuso tutto assieme e trasformato in bottiglie di plastica, che tornano nel nostro frigorifero”.

“… I controlli effettuati hanno consentito di intercettare e sottoporre a sequestro più di 2.400 tonnellate di rifiuti stipati in 100 container, composti per più del 95 per cento da carta da macero e per la restante parte da plastica, supporti magnetici, apparati elettronici fuori uso e alluminio incenerito, e identificando tredici aziende i cui legali rappresentanti sono stati denunciati alle competenti autorità giudiziarie”.

“… Nella maggioranza dei sequestri effettuati dagli uffici delle dogane, i controlli fisici e le analisi di laboratorio condotte dalle ARPA e dai laboratori chimici dell’Agenzia delle dogane, hanno accertato la presenza di sostanze chimiche non ammesse, facendo ipotizzare i delitti di traffico illecito di rifiuti, poiché le spedizioni non avevano subito il trattamento o la bonifica dichiarata”.

Questo è il CDR (carta e plastica inquinate) che alimenterà le 12 linee di incenerimento del Lazio (tre a Malagrotta, due a Colleferro, tre a San Vittore e due o tre ad Albano)?

Parole sante quelle della senatrice Daniela Mazzucconi in merito agli inceneritori: “Si tratta di un modello che genera spaventevoli costi per l'amministratore comunale e per i cittadini e che innesca una serie di reati a catena”.

Speriamo, infine, che Marrazzo dica finalmente la verità: perché le autorizzazioni per l’inceneritore di Albano è stata data in tutta fretta il 13 agosto 2009 e per l’inceneritore di Malagrotta il 18 agosto 2009, mentre l’ex Governatore era sotto ricatto per le famose foto?
Quando finirà questa scia di sangue?

Leggi con attenzione tutta l’audizione e scaricala sul tuo pc: audizione del Dott. Giuseppe Peleggi, Direttore dell’Agenzia delle ...

venerdì 4 giugno 2010

Viaggio nelle attività illecite del ciclo dei rifiuti della Regione Lazio (seconda puntata)

Continua il viaggio nelle audizioni alla “Commissione Parlamentare di Inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti”.

Nella seconda puntata pubblichiamo il testo dell’audizione del capitano Pietro Rajola Pescarini, Comandante del Nucleo operativo ecologico dei Carabinieri di Roma.

In questa puntata si parla dell'attività di indagine del NOE in merito agli inceneritori di Colleferro, coordinata dalla procura di Velletri.

Dall’indagine del NOE sono scaturite nella province di Roma, Latina, Frosinone, Napoli, Avellino, Bari, Foggia, Grosseto e Livorno 13 ordinanze di custodia cautelare e 25 avvisi di garanzia per reati importanti, quali l'associazione a delinquere, l'attività organizzata per il traffico illecito dei rifiuti, falso ideologico, truffa aggravata ai danni dello Stato, favoreggiamento, violazione dei valori limite di emissione in atmosfera, accesso abusivo a sistemi informatici.

Questo è il frutto del sistema di gestione dei rifiuti organizzato per la Regione Lazio da Marrazzo.
L’ex Presidente della Regione Lazio è stato miseramente sbugiardato durante tutta l’audizione.

Antonio Rugghia: “È stato detto dal Presidente Marrazzo che, sulla base della convenzione sottoscritta nel 2006 con i NOE, sono stati attivati una serie di controlli, sulla base di informazioni fornite dalla Regione Lazio, che hanno portato a diverse indagini, tra cui questa”.

Pietro Rajola Pescarini (Comandante del Nucleo operativo ecologico dei Carabinieri di Roma): “Assolutamente no”.

Il Presidente Gaetano Pecorella: “Mi pare che si debba domandarle se, specificamente, la Regione Lazio vi abbia rappresentato il problema Colleferro, per cui l'indagine è partita da tale segnalazione”.

Pietro Rajola Pescarini (Comandante del Nucleo operativo ecologico dei Carabinieri di Roma): “Assolutamente no … Questa indagine è iniziata perché un dipendente dell'impianto, tale Celli, ha voluto sporgere denuncia. Siamo andati a parlare con il dottor Cirielli, che ci ha dato la delega e così abbiamo iniziato un'attività riservatissima, che si è conclusa con gli arresti”.

Anche l’AMA di Alemanno ha fatto un figurone nel corso dell’audizione.

Infatti, dall’audizione del Comandante del NOE è emerso che:
“… Secondo elementi probatori e dati certi, che hanno retto anche al di fronte al GIP e al tribunale del riesame, l'impianto AMA di Roma conferiva copertoni, coltelli da cucina, forchette, panni, umido e altro anziché CDR”.
“… Dalle indagini svolte, il materiale che l'AMA conferiva all'impianto di Colleferro non era CDR, tant'è vero che anche il responsabile dell'impianto AMA è stato tratto in arresto”.
“… Il materiale conferito era spacciato per CDR, ma non era accompagnato dalle analisi previste dopo la decantazione, né da quelle settimanali, era accompagnato da analisi false”.
“.. Il materiale spacciato per CDR e conferito negli impianti faceva saltare i limiti di emissione in atmosfera previsti dal Consorzio Gaia ed in remoto, dalla Toscana, si provvedeva a far rientrare i limiti nella norma in modo informatico.
Sono stati arrestati anche i responsabili del laboratorio informatico in seguito al reperimento di elementi probatori continuati nel tempo. Nel corso di un anno, in modo continuativo e sistematico, sono state raccolte prove di reato, fino a pochi giorni prima dell'arresto”.

Nell’audizione è stato fondamentale il contributo del commissario Antonio Rugghia, autorevole senatore dei Castelli Romani, nel conteggio, clamorosamente sbagliato, degli impianti di incenerimento nel Lazio.

Antonio Rugghia: “Le domando specificamente se nel Lazio ci sarebbe la possibilità di mantenere in funzionamento cinque linee di termovalorizzazione attraverso gli impianti che producono CDR”.

Pietro Rajola Pescarini (Comandante del Nucleo operativo ecologico dei Carabinieri di Roma): “Le linee sono più di cinque. Infatti, tre dovrebbero partire a Malagrotta, due a Colleferro, tre a San Vittore (dove stanno già usando la terza) e due o tre ad Albano. Quindi, si tratta di 11 o 12 linee.
Allo stato non penso ci siano impianti CDR tali da alimentare 12 linee.
Allo stato non esistono impianti di CDR tali da supportare l'alimentazione «Lazio su Lazio» di tutte queste linee.”

Ma allora perchè fare 12 linee di incenerimento?

La senatrice Daniela Mazzucconi ha constatato amaramente che “Si tratta di un modello che genera spaventevoli costi per l'amministratore comunale e per i cittadini e che innesca una serie di reati a catena” e ha concluso con una terribile domanda: “Vorrei capire, in tutta questa vicenda che lei ci ha narrato, quale sia stato il ruolo delle province di questa regione”.

Si, anche noi vorremmo capire il ruolo della Provincia di Roma e del suo inutile Presidente Zingaretti.

Leggi ora con attenzione tutta l’audizione e scaricala sul tuo pc (questo blog potrebbe essere oscurato): audizione del dottor capitano Pietro Rajola Pescarini, Comandante del Nucleo operativo ecologico dei Carabinieri di Roma.

mercoledì 2 giugno 2010

Purtroppo la vera "gomorra" è nel Lazio


Iniziamo oggi il viaggio nelle audizioni alla “Commissione Parlamentare di Inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti”.


Purtroppo la vera “Gomorra” è nel Lazio.
Un gigantesco impero del male inizia con la società pubblica GAIA, un consorzio di 48 comuni dei Castelli Romani e della Provincia di Frosinone che gestisce i due inceneritori di Colleferro, e finisce con il Coema, la società a maggioranza pubblica di Cerroni-Ama-Acea che vuole realizzare l’inceneritore più grande del mondo ad Albano.

Cominciamo con l’audizione del dottor Giancarlo Cirielli, sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Velletri.

Il suo racconto sull’indagine condotta è un susseguirsi di reati, truffe, ricatti, tangenti, raggiri, falsi documenti, manomissioni del sistema informativo di controllo, arresti, intercettazioni, indagati. Attori principali: la società pubblica GAIA e la società pubblica AMA. Comparse: 48 Sindaci “inceneritoristi” azionisti della società pubblica GAIA, gli enti pubblici (Regione, Provincia e Arpa) che non hanno effettuato i doverosi controlli.

Lo scandalo è tale che il Commissario Candido De Angelis ha dichiarato: “L'AMA, che è una società pubblica, come pubbliche sono le società che gestiscono i termovalorizzatori, equivale a parlare di noi, dello Stato. In tutto questo affare non riesco a vedere il lucro: l'AMA, che è Stato, raccoglie il CDR «fasullo» e lo conferisce a due termovalorizzatori pubblici, in cui si commettono ulteriori reati. Poi, due società pubbliche (una è un consorzio di ventiquattro comuni, l'altra è a metà tra un consorzio di ventiquattro comuni e il Comune di Roma) vendono elettricità a un terzo ente pubblico, cioè sempre allo Stato! L'AMA sapeva bene che non conferiva al proprio termovalorizzatore del CDR, bensì altra cosa.”

Nell’audizione è stato fondamentale il contributo del commissario Antonio Rugghia, autorevole senatore dei Castelli Romani, che rivolto verso il Dott. Cirielli ha dichiarato: “Non ho, francamente, alcuna domanda da porle”.

Leggi ora con attenzione tutta l’audizione e scaricala sul tuo pc (questo blog potrebbe essere oscurato): l’audizione del dottor Giancarlo Cirielli, sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Velletri.

Raccolta e stoccaggio: Spariti milioni di euro

I raggiri: La relazione di magistrati, questori e prefetti
Fondi Ue volatilizzati, autorizzazioni scadute, consumi falsificati.Corriere della Sera Roma
Sabato 29 maggio 2010, pagina 3
Truffe allo Stato, distrazioni di fondi Ue, precari controlli ambientali. Tutto fra Roma e province. E' lo scenario attorno alla raccolta e allo stoccaggio della spazzatura secondo quel che martedì hanno raccontato magistrati, questori e prefetti del Lazio alla commissione sul ciclo dei rifiuti.

A Frosinone la procura indaga sulle attività della Saf, la società pubblica (i proprietari sono Provincia e comuni) che gestisce la discarica di Colfelice. Buona parte dei 26 milioni di euro inviati dalla Ue e passati per la Regione Lazio sarebbero stati «distratti».

«I soldi avrebbero dovuto garantire l'adeguamento dell'impianto - ha spiegato il questore Alfonso La Rotonda ma la squadra mobile e la guardia di finanza hanno scoperto che i lavori effettuati sono stati ben pochi. E certificati in maniera differente da quel che effettivamente è stato verificato».

A Colleferro, ha raccontato il pm della procura di Velletri Giancarlo Cirieffi, si indaga su una truffa ai darmi dello Stato che ha visto l'azienda a capitale pubblico che gestisce i due termovalorizzatori dichiarare un consumo di metano inferiore a quello effettivo, incassando fondi pubblici non dovuti per 43 milioni di euro.

Adesso la difesa degli indagati - in sostanza alcuni dirigenti della società commissariata dopo le indagini - sollecita la derubricazione del reato di truffa. Siccome i due impianti sono in vendita (circostanza di cui i parlamentari della commissione non sapevano nulla) gli effetti dell'inchiesta potrebbero danneggiare la trattativa.

Si è scoperto inoltre che i termovalorizzatori di Colleferro a lungo hanno lavorato con autorizzazioni regionali provvisorie se non addirittura scadute.

Sono state bruciate tonnellate di rifiuti «senza che si sia saputo cosa sia finito nell'atmosfera», è la sintesi di Cirielli.

E a Latina è il questore Nicola D'Angelo a segnalare un pericolo nella discarica di Borgo Montello dove in un incavo sarebbero interrati da anni - la segnalazione è di un pentito di camorra - rifiuti tossici.

Un rapporto dell'Enea parla genericamente di «massa metallica sotterrata».
«Non è nelle mie competenze, ma da poliziotto - osserva D'Angelo, investigatore che arrestò numerosi boss della Magliana - andrei a vedere di cosa si tratta di preciso».