Comunicato di pubblica resistenza al DDL intercettazioni

Gentile Onorevole Presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi, in questi giorni, in queste ore, il Parlamento della Repubblica Italiana è impegnato in una corsa contro il tempo per una più che rapida approvazione del disegno di legge firmato dall'Onorevole Ministro della Giustizia Angelino Alfano e noto come "ddl intercettazioni".

Il provvedimento rappresenta una delle più drastiche limitazioni al potere d'indagine che compete ai magistrati inquirenti del nostro paese e, al contempo, la più dura, feroce e devastante limitazione al diritto costituzionale di informazione; il diritto di farla e il diritto di riceverla.

Il progetto di legge, per mezzo dei suoi punti fondanti, impedisce il racconto giornalistico su fatti giudiziari di pubblico dominio e privi di segreto, stabilisce pene detentive e pecuniarie pesantissime verso chiunque osi divulgare verità giudiziarie, introduce nuovi obblighi di rettifica per i blog minandone la sopravvivenza, trasforma in crimine il diritto dei cittadini vittime di crimini di raccogliere prove audio e video a dimostrazione del reato e stabilisce odiose discriminazioni tra forme di giornalismo, all'interno di una drammatica limitazione del diritto ad effettuare inchieste giornalistiche.

Il diritto all'informazione nelle sue forme più elementari, il principio di legalità e la ricerca della giustizia vengono totalmente smantellati da tale provvedimento.

Pertanto questo sito internet dichiara sin da adesso che, per imprescindibili motivi etici e in ragione della difesa del diritto alla libertà di parola e di stampa, solennemente sancito dalla Costituzione italiana e dalle leggi vigenti, in caso di approvazione in via definitiva e di conversione in legge, non potrà attenersi in alcun modo alle norme che compongono il disegno di legge sulle intercettazioni.

Questo sito si dichiara altresì .. per imprescindibili motivi sia etici che politici .. deberlusconizzato .. demontizzato .. degrillizzato

venerdì 30 aprile 2010

".. NUCLEARE A LATINA ? .. NO GRAZIE .."

leggo su ".. il caffè di Latina .." :

MENTRE IN ITALIA SI CONTINUANO A "NASCONDERE LE CARTE SEGRETE",
DA INTERNET VIENE LA TRISTE CONFERMA DI QUANTO GIA DECISO ..
GLI INGLESI CONFERMANO:  ".. NUCLEARE A LATINA .."

Nonostante gli ennesimi accordi siglati nei giorni scorsi tra Italia e Francia, la partita per il ritorno all'energia nucleare è gia segnata. Le centrali nucleari si faranno, dice il governo, ma l'elelenco dei luoghi è segreto, ma nemmeno troppo ..

E' una partita che si giocherà tutta nella nostra regione (e nelle confinanti Campania e Toscana).
E' una partita che si sta giocando a porte chiuse cioè senza informazione all'esterno.
E' una partita dove risulterebbe che ha gia vinto il sito di Latina.

Ufficialmente non esistono ancora documenti pubblici (almeno in lingua italiana) sulla localizzazione dei siti per i nuovi reattori, qualcuno a livello internazionale, sa gia da tempo che la scelta ricadrà tra:
Latina, Garigliano (nel comune di Sessa Aurunca) e Montalto di Castro (ultimo comune laziale ai confini con la Toscana).

Il documento è scritto in inglese ma è evidente la fonte nostrana visto che vi compaiono notizie sconosciute ai più. Si tratta dell'ultimo aggiornamento sull'evoluzione dell'energia nucleare in Italia, curata dalla World Nuclear Association (a cui fanno capo esperti internazionali), che sul proprio sito internet (www.world-nuclear.org) ha una rubrica chiamata  ".. la rinascita del nucleare ..".

La frase in questione recita così:  .. il governo ha introdotto nel febbraio 2010 un pacchetto di leggi sul nucleare, incluse misure per la ripartenza della ricerca nucleare e il suo sviluppo, per licenziare velocemente (dar licenza ..) ai nuovi reattori nei siti degli impianti nucleari gia esistenti, oltre a facilitarne la licenza su nuovi siti. I nuovi reattori degli impianti ENEL saranno costruiti in uno o più dei tre siti licenziati: Garigliano, Latina o Montalto di Castro. Come mai un'indicazione tanto sconosciuta quanto precisa? il punto da comprendere per svelare l'arcano sta proprio nel "licensed sites" ..
Nel dibattito avviatasi da un paio di anni a questa parte sul ritorno all'energia nucleare nel nostro paese si è sempre parlato di un numero di potenziali siti molto maggiore .. invece questo aggiornatissimo documento ne indica solo tre e la ragione c'è .. si trova nelle varie sviste .. dimenticanze passate e/o nuove procedure .. che hanno portato ad essere questi siti in "pole position" ..  Tra questi strani passaggi vi è stato quello che ha dichiarato lo "stato d'emergenza dei siti nucleari e per la messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi" del 2003. Quella dichiarazione (ennesima inesistente emergenza) ha prodotto come unico risultato l'autorizzazione alla costruzione del deposito "provvisorio" dei rifiuti radioattivi presso il sito di Borgo Sabotino.
Costruzione attualmente in corso da circa un anno (unica in Italia) alla quale dovrebbe seguire la costruzione del deposito gemello presso la centrale del Garigliano, anch'esso autorizzato con identica procedura d'emergenza dove però i lavori ancor devono iniziare.

Le autorizzazioni per i depositi degli altri due siti nucleari  (Trino e Caorso)  sono ancora di là a venire.
Per questo motivo Latina e Garigliano avranno ormai per sempre una destinazione d'uso nucleare.
Da Qui quel "licensed sites" della World Nuclear Association: gli altri sono attualmente fuori gioco .. tranne uno. Montalto di Castro infatti rientrerebbe in gioco per una svista.
Doveva essere la sesta centrale nucleare italiana ad entrare in funzione .. la più grande in assoluto.
Dopo i Referendum del 1987 .. che avrebbero dovuto decretare l'uscita dall'esperienza nucleare del nostro paese .. il sito di Montalto di Castro è stato riconvertito in una centrale elettrica policombustibile, che risulterebbe pperò sottoutilizzata a causa degli enormi costi di gestione.
Per questo sembra che l'ENEL .. proprietaria della centrale .. sia intenzionata a riconvertire ulteriormente almeno una parte dell'impianto riportandolo ad una produzione da fonte nucleare.
Questo visto che il "licensed site" non sarebbe mai stato ritirato.

DOVE FARANNO LA NUOVA CENTRALE NUCLEARE ?

Garigliano è di fatto fuorigioco da quando a seguito del terremoto nell'Irpinia del 1980 la zona è stata dichiarata sismica (c'è infatti il rischio che la ciminiera dell'impianto possa cadere sul vecchio reattore)
va bene un "deposito provvisorio" realizzato con criteri antisismici ma un nuovo reattore è un altro paio di maniche; Montalto di Castro insieme alla vicina Civitavecchia rappresenta attualmente il più grande polo di produzione energetica .. e del relativo inquinamento .. italiano. Oltre al petrolio, al carbone e (potenzialmente) al combustibile da rifiuti (CDR), i residenti e gli amministratori locali accetteranno di buon grado anche l'uso dell'Uranio ? Difficile crederlo ..!
Dunque proprio Montalto di Castro, che viene dato per il momento in testa,
ha delle incompatibilità oggettive e politiche.
In questo modo .. per manifesta inferiorità dell'avversario .. la partita verrebbe vinta da Latina ..
città con note tradizioni ad accettare "servitù" sul proprio territorio a causa di una sua endemica propensione al servilismo

RE-USE RE-DUCE RE-CICLE

NO INCENERITORI ai CASTELLI ROMANI

venerdì 23 aprile 2010

Intervento della Dott.ssa Patrizia Gentilini al convegno “ecoBALLE & ecoMAFIE”

Gli effetti sanitari (quelli veri) inerenti la termocombustione dei rifiuti, gli studi “travisati” o non rispettati nel loro rigore scientifico, la logica che muove l’incenerimento del Cdr e l’informazione distorta che a cascata spesso (non sempre) viene fatta al cittadino.

Questi video (in ordine) riportano l’intervento della dott.ssa Patrizia Gentilini al convegno
“ecoBALLE & ecoMAFIE”  tenutosi a Marino lo scorso diciotto dicembre.

Ogni cittadino ancora convinto della validità dei termoinceneritori come metodica sanitaria ed economica per il trattamento dei rifiuti ha “l’obbligo” morale di visionare questi video, chi invece è già ampiamente  informato è chiamato ad inoltrare il presente post ad altre persone ancora poco consapevoli o favorevoli circa la tematica inceneritori.

Mettetevi comodi, cinquanta minuti di verità e trasparenza scientifica spiegate con estrema semplicità. Il nostro più sincero grazie alla dott.ssa Patrizia Gentilini e all’ISDE per il loro fondamentale operato.

No al “gassificatore” dei Castelli Romani – Albano Laziale.

Buona visione.

mercoledì 7 aprile 2010

Sostegno

Sostegno

Referendum per l'acqua pubblica

http://www.acquabenecomune.org/spip.php?rubrique267

dal 24 Aprile 2010 al 14 Luglio 2010 RACCOLTA FIRME:


Il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua insieme a numerose realtà sociali e culturali promuove tre referendum abrogativi delle norme che hanno privatizzato l’acqua per rendere possibile qui ed ora la gestione pubblica di questo bene comune.
Sosterranno tale iniziativa anche diverse forze politiche.

Uno strumento per dire una volta per tutte:

“Adesso basta. Sull’acqua decidiamo noi!”
Perché si scrive acqua ma si legge democrazia

Sullo stop alle politiche di privatizzazione e sulla necessità di una forte, radicata e diffusa campagna nazionale, un vastissimo fronte
in queste settimane si è aggregato al Forum Italiano dei Movimenti per
l’Acqua: dalle associazioni dei consumatori alle associazioni
ambientaliste, dal mondo cattolico e religioso al popolo viola, dai
movimenti sociali al mondo sindacale, alle forze politiche.

domenica 4 aprile 2010

ALIMENTAZIONE: Perchè Ogm .. Perchè Codex Alimentaris .. ma .. niente niente .. non ce ne siamo accorti?

http://ondaviola.ning.com/group/verde/forum/topics/alimentazioneperche-ogm

franciaScaR - BioNicKapra Commento da franciaScaR - BioNicKapra su 29 Gennaio 2010 a 2:43

http://www.terranauta.it/a1715/consumo_critico/coldiretti_in_vigore_la_prima_legge_su_cibo_a_km_0.html

Coldiretti: in vigore la prima legge su cibo a Km 0

Approvata dalla regione Veneto su iniziativa della Coldiretti, la prima legge sui cibi a Km 0, con il via libera dell’Unione Europea, è finalmente operativa. La legge consentirà di far arrivare più facilmente sulle tavole prodotti locali che non devono percorrere lunghe distanze con mezzi inquinanti.

Con il via libera dell’Unione Europea è finalmente operativa la prima legge sui cibi a chilometri zero approvata dalla regione Veneto su iniziativa della Coldiretti che ha raccolto le firme in suo sostegno. L’ aumento del costo dei carburanti incide pesantemente sulla spesa alimentare visto che ogni pasto percorre in media 1.900 chilometri prima di giungere sulle tavole e l’operatività della legge consentirà di far arrivare piu’ facilmente sulle tavole prodotti locali che non devono percorrere lunghe distanze con mezzi inquinanti.

Il testo innovativo introduce per la prima volta - sottolinea la Coldiretti - la definizione di “prodotti agricoli a km zero” individuando caratteristiche precise ed essenziali quali: stagionalità, sostenibilità ambientale, qualità organolettiche e legame con la tradizione culinaria. In un Paese come l’Italia dove oltre l'86 per centro dei trasporti commerciali avviene su gomma e la logistica incide per quasi un terzo sui costi di frutta e verdura, la nuova norma promuovendo il consumo di prodotti locali aiuta le tasche ma anche - precisa la Coldiretti - la salute e l'ambiente in quanto riduce le emissioni di gas ad effetto serra che provocano cambiamenti climatici.

L'iniziativa - sottolinea la Coldiretti - risponde al bisogno di un numero crescente di consumatori che vuole condurre uno stile di vita attento all'ambiente e alla salvaguardia del clima anche a tavola. Dopo la pubblicazione nel BUR la normativa - continua la Coldiretti - sarà applicabile a tutti gli effetti autorizzando anche gli enti locali a promuovere l'orientamento del consumo dei prodotti di provenienza regionale in mense pubbliche, nella ristorazione collettiva e in tutti i supermercati.

Tra gli obiettivi della legge vi è la promozione del patrimonio agroalimentare regionale nei pasti di scuole elementari, istituti scolastici superiori, università, ospedali e caserme nella misura del 50 per cento, una percentuale che non discrimina il prodotto di origine extraregionale o straniera ma - sostiene la Coldiretti - valorizza le tipicità locali consentendo ai consumatori di fare scelte consapevoli, sostenibili in termini di prezzo e meno impattanti sull'ambiente.

L'articolato prevede inoltre spazi riservati agli agricoltori nei mercati rionali, che non andranno a ledere gli interessi di altre categorie, ma integreranno la gamma delle offerte stagionali ai consumatori attraverso la filiera corta. Significativa l'adozione di "menù a km zero" da parte di alcuni ristoratori che impiegano ricette a base del 30 per cento di specialità provenienti dalle campagne circostanti.

In Veneto sotto lo “slogan km zero” sono operativi 100 mercatini agricoli, una mensa ospedaliera (la seconda d'Italia) ad Adria, un circuito di 30 ristoranti che adottano menù a breve distanza utilizzando le tipicità delle campagne limitrofe e oltre 36000 pasti all'anno nelle scuole dei comuni di Vittorio Veneto , Tombolo, Galliera Veneta, Rosolina e Porto Tolle sono realizzati con prodotti locali, ma iniziative sono presenti in tutta Italia. Sono - conclude la Coldiretti - circa 500 i mercati degli agricoltori di campagna Amica presenti in tutte le province nazionali ed oltre 60mila i punti di vendita diretti delle aziende agricole dove comprare formaggi, vino, salumi, extravergine e ortofrutta del territorio.

13 Gennaio 2010 - 
franciaScaR - BioNicKapra Commento da franciaScaR - BioNicKapra su 27 Gennaio 2010 a 3:26
Elimina commento Usa, l'Agricoltura Biologica potrebbe diventare fuori legge A nulla è servito l’orto di Michelle, cioè della First Lady: negli Usa il Governo si appresta a discutere la legge HR 875, meglio conosciuta come Food Safety Modernization Act of 2009 con cui, se approvata, si metterà al bando l’agricoltura biologica, ritenuta insana. A essere banditi anche gli orti privati, quelli destinati all’autoconsumo. La legge è stata ideata dalla deputata democratica Rosa DeLauro, con la presunta finalità di creare una nuova agenzia in seno al Department of Health and Human Services chiamata Food Safety Administration (FSA). Il suo unico scopo sarebbe quello di proteggere i cittadini dalla gestione pericolosa del cibo redi creare uno standard per la sicurezza alimentare fino a coprire la sicurezza dei prodotti alimentari importati (chissà se ne farà le spese il Made in Italy?). In pratica alla FDA, Food and drug administration resterebbero solo i controlli sui farmaci. Sebbene non vi siano indicazioni a sfavore della coltivazione per autoconsumo e mai sia usata la parola “biologico”, non ve ne sono neanche a favore, lasciando così il campo aperto a qualunque interpretazione. La formulazione usata nel disegno di legge riferisce che le disposizioni di sicurezza alimentare che consisterebbero nell’uso evidentemente di agenti chimici, sono a adottare verso un generico “meccanismo di produzione di cibo” e a “qualsiasi azienda agricola ” come “ranch, frutteto, vigneto, impianto di qualsiasi posto usato per coltivare” dunque pesumibilmente annche alle coltivazioni biologiche o a un orto familiare. Ma negli Usa molte leggi sono spinte e in maniera del tutto trasparente da lobby. In questo caso a volere questa regolamentazione la MONSANTO, CARGILL, ADM (Archer, Daniels e Midland) con altre 35 grandi imprese agroalimentari. Testo tratto da www.ecoblog.it
franciaScaR - BioNicKapra Commento da franciaScaR - BioNicKapra su 26 Gennaio 2010 a 23:07
Elimina commento http://www.43zero58.com/euromais-sei-stati-membri-dellue-respingono-il-mais-ogm-monsanto-mon810-846 By 43zero58 4 Lug 2009 in OGM Francia, Austria, Ungheria, Germania, Grecia e Lussemburgo hanno respinto la relazione della Commissione europea per la sicurezza alimentare, che ha dichiarato che il controverso mais geneticamente modificato MON810 della Monsanto è sicuro. I sei Stati membri hanno invocato la clausola di salvaguardia per potenziali pericoli per l’ambiente. In una dichiarazione congiunta si legge che l’EFSA chiamata in causa dalla Commissione per valutare i rischi del MON810, ha omesso di prendere in considerazione le richieste di cambiare il modo con cui essa ha valutato il rischio. I sei Stati hanno sospeso la semina del MON810. Un gene inserito nel mais che lo rende parassitaresistente “non solleva preoccupazioni di sicurezza, e elementi di prova sufficienti per la stabilità della modificazione genetica sono stati forniti”, ha risposto la Commissione. La dichiarazione dei sei fa notare che 12 Stati membri dell’UE avevano scritto all’EFSA meno di due mesi prima. Il 6 maggio, i 12 avevano invitato l’Agenzia a garantire che le valutazioni di sicurezza riguardassero anche un impatto su altre forme di vita selvatica e se parassiti potrebbero sviluppare una resistenza, così come altri criteri. Il parere espresso dall’EFSA non ha potuto prendere in considerazione questi metodi, in quanto erano ancora in fase di revisione, con completamento previsto nel 2010, ha detto la dichiarazione. Le colture geneticamente modificate sono ampiamente coltivate in Nord America, Sud America e Cina. Ma in Europa sono contrastate con feroce resistenza, guidata dai gruppi verdi che dicono che le colture rischiano attraverso gli incroci, la potenziale creazione di “super-erbacce” che sono resistenti agli erbicidi. Solo una manciata di colture geneticamente modificate sono state approvate per la coltivazione nell’Unione europea, ma di esse solo MON810, approvato nel 1998, è finora coltivato. Il caso MON810 è diventato una fonte di attrito transatlantico. Gli Stati Uniti hanno messo in guardia l’Europa contro l’uso delle questioni ambientali come una scusa per il protezionismo. http://www.43zero58.com/i-ministri-dellue-lasciano-aperta-la-possibilita-agli-alimenti-clonati-di-origine-animale-957 By 43zero58 14 Set 2009 in OGM I ministri europei dell’agricoltura stanno mantenendo aperta la possibilità di prodotti di origine animale clonati venduti in Europa, nonostante l’incertezza scientifica e l’opposizione verde. I ministri dell’agricoltura hanno concordato una serie di nuove regole per i prodotti clonati, inclusi nella categoria dei “nuovi prodotti alimentari”. Le nazioni UE vogliono “nuovi prodotti alimentari che devono essere autorizzati solo se non rappresentano un pericolo per i consumatori, non inducono in errore e non sono svantaggiosi per esse”, hanno detto i ministri dell’agricoltura in un comunicato. Quindi il regime di concordato prevede una procedura rigorosa e uniforme per i prodotti di origine animale clonato in tutta l’UE, con l’autorizzazione centralizzata compresa la valutazione dei rischi da parte della European Food Safety Authority (EFSA) e l’approvazione da parte della Commissione europea. I sostenitori della proposta dicono che bisognerà inasprire le regole attuali, come la commercializzazione di prodotti di origine animale clonato, che non è chiaramente presidiata al momento in Europa. Il testo approvato si estende fino ai nati della prima generazione di animali clonati, che non sono attualmente soggetti a regolamentazione speciale. La decisione del Consiglio UE deve ancora essere sottoposta al Parlamento europeo, ma prontamente ha sollevato le ire dei gruppi verdi e rischia di rinnovare i timori del pubblico. Il parlamento si è già dichiarato a favore di un vero e proprio divieto di questo tipo di prodotto alimentare a causa di potenziali rischi per gli animali così come per gli esseri umani. Lo scorso settembre, il Parlamento ha sollecitato il ramo esecutivo dell’Unione europea di vietare la clonazione degli animali per il commercio di generi alimentari, citando la riduzione della diversità genetica tra le altre preoccupazioni. Diversi gruppi di esperti, tra cui la European Food Safety Authority (EFSA) e il Gruppo europeo sull’etica nelle scienze e nelle nuove tecnologie, hanno illustrato i problemi, come pure il benessere degli animali, e il più alto tasso di mortalità di animali clonati. Essi hanno inoltre sottolineato che la clonazione potrebbe ridurre considerevolmente la diversità del pool genico e aumentare il rischio di intere mandrie colpite da una malattia. EFSA stessa ha messo in guardia contro “le incertezze nella valutazione del rischio” di prodotti di origine animale clonato a causa della scarsità di ricerca. I prodotti degli animali clonati non sono attualmente autorizzati in Europa, per il blocco del Parlamento. “E ‘molto preoccupante che i governi dell’UE stanno tenendo aperte le opzioni per quanto riguarda la possibile vendita di carni provenienti da animali clonati sul mercato europeo”, ha detto la verde britannica Caroline Lucas, eurodeputata. “Questa volta di fronte alle preoccupazioni dei consumatori e necessario un voto del Parlamento europeo a favore di un divieto puro e semplice”, ha aggiunto. http://robertolapira.nova100.ilsole24ore.com/ BRUXELLES, UNA SETTIMANA DI CONTROLLI ALIMENTARI: DIOSSINE, SALMONELLE, TOPI , AFLATOSSINE, MERCURIO E COLORANTI VIETATI L’elenco dei prodotti alimentari ritirati dal mercato europeo dall’11 al 15 gennaio 2010, riassume bene quello cosa succede in Europa tutte le settimane. In totale ci sono 47 segnalazioni (di cui otto italiane evidenziate in giallo ) con un assortimento variegato. Questo appuntamento si ripete 53 volte l’anno. Naturalmente si comincia con due topi morti (uno nelle patatine alla paprika e uno nei fagiolini surgelati venduti in Italia ma provenienti dal Belgio), poi ci sono: coloranti vietati nel peperoncino, tossine nella frutta secca, mercurio nel pesce, organismi geneticamente modificati, diossina nelle sardine congelate francesi, streptomicina nel miele, c’è un caso di rottura della catena del freddo e anche una partita di maionese con frammenti di vetro e, dulcis in fundo un’etichetta sbagliata. Non bisogna però allarmarsi, si tratta di ordinaria amministrazione, e poi basta leggere la lista per rendersi conto che i nostri problemi sono anche quelli degli altri. PS Le alflatossine sono molto presenti perchè tutte le partite e di arachidi, nocciole, pistacchi e altra frutta secca importata da paesi extra-Ue, prima di arrivare sui mercati vengono analizzate. * Mercurio in filetti di pesce spada surgelato a fette proveniente da Cipro * Aflatossine in arachidi tostate con succo di cocco dal Vietnam * Mercurio (in filetti di pesce spada fresco dallo Sri Lanka * Contenuto eccessivo di iodio in alghe secche provenienti dalla Repubblica di Corea * Benzopirene in olio di semi di zucca da Austria, con materie prime cinesi * Salmonella in alimenti composti per cani dai Paesi Bassi * Listeria monocytogenes e Salmonella in alimenti per cani dai Paesi Bassi * Triazofos in foglie di curry dall'India * Ocratossina A nel vino rosso sfuso da Italia * Rottura della catena del freddo in filetti congelati di tonno precotti da Mauritius * Aflatossine in mandorle dolci provenienteti dall’Australia * Aflatossine in arachidi sbucciate dall'Argentina * Ocratossina in peperoni secchi provenienti dal Perù * Organismo geneticamente modificato non autorizzato in semi di lino da Canada * Aflatossine in fichi secchi provenienti dalla Turchia * Di ossine e PCB in sardine congelate provenenti dalla Francia * Mercurio (in filetti di pesce spada congelato dalla Spagna pesce * Streptomicina non autorizzato nel miele dal Messico * Aflatossine in mandorle provenienti dagli Stati Uniti * Colorante non autorizzato Rhodamine B e Orange II in peperoncino * Mancanza di etichettatura per i fichi secchi provenienti dalla Turchia * Aflatossine in arachidi tostate in guscio provenienti dalla Cina * Frammenti di vetro nella maionese dalla Polonia * Aflatossine in arachidi provenienti dalla Cina * Focolaio di infezione sospetta (da istamina) causato da tonno fresco dello Sri Lanka * Migrazione di cromo e nichel da pezzi ricambio robot cucina importato dalla Turchia * Topo morto in fagiolini congelati provenienti dal Belgio * Aflatossine in arachidi dall'Egitto * Mercurio in filetti verdesca congelati spagnoli * Aflatossine in nocciole sgusciate dalla Turchia * Aflatossine in mandorle tostate e salate importate da Stati Uniti * Elevata presenza di Enterobacteriaceae in semi di sesamo indiani * Parassitarie in carpe dalla Lituania * Aflatossine in arachidi da Argentina * Salmonella in farina di pesce dalla Lettonia * Aflatossine in granella di arachidi provenienti da Argentina * Salmonella nella carne bovina dalla Nuova Zelanda * Topo morto in patatine alla paprika dalla Germania* Elevato contenuto di solfiti in albicocche secche snocciolate provenienti dalla Turchia, * Elevato contenuto di acido sorbico in prugne secche denocciolate della Repubblica slovacca con materie prime provenienti da Argentina http://robertolapira.nova100.ilsole24ore.com/2010/01/bisfenolo.html LA FOOD AND DRUG ADMINISTRATION CONTRO IL BISFENOLO A - FORTI SOSPETTI DI TOSSICITA' In America la Food Drug Administration ha diffuso un comunicato sui rischi per la salute correlati alla presenza di Bisfenolo A (BPA) in alcuni recipienti di plastica per alimenti. Un anno fa la stessa agenzia non aveva adottato provvedimenti restrittivi dopo la pubblicazione di alcuni studi che avanzavano riserve sulla presenza di questo additivo nel cibo. A distanza di un anno la situazione sta cambiando, in seguito ad alcuni studi tossicologici realizzati negli USA dall’Istituto nazionale della salute (NIH). I sospetti riguardano potenziali effetti dannosi del Bisfenolo sulla prostata, sul cervello, sul feto e sui bambini. Un grosso investimento è stato destinato all’avvio di nuove ricerche. La FDA si dichiara d’accordo sull’iniziativa, già adottata spontaneamente da diverse aziende americane, di non usare più BPA per i biberon (la velocità di migrazione del BPA aumenta di 55 volte quando le bottiglie di policarbonato contengono bevande calde). In altri paesi come il Canada le autorità sanitarie hanno vietato da tempo l’uso di BPA nei recipienti per i prodotti alimentari. La questione del Bisfenolo A è stata segnalata anche pochi mesi fa dalla rivista dei consumatori americana Consumer Reports, che in un test condotto in laboratorio su alcuni alimenti confezionati ha trovato tracce della sostanza tossica in quasi tutti i 19 prodotti (succhi di frutta, verdure in scatola, tonno, carne in scatola, conserve, pelati, zuppe, piatti pronti), compresi gli alimenti biologici. Le linee guida consigliano un’esposizione giornaliera di 50 microgrammi di BPA per kg di peso corporeo, ma si tratta di un valore degli anni 80. Anche l’Autorità per la sicurezza alimentare europea (EFSA) nel 2006 raccomandava come livello di assunzione massima tollerabile 50 microgrammi per kg di peso al giorno (cioè 0,30 mg per un bambino di 6 kg e 3 mg per un soggetto di 60 kg). La regolamentazione del Bisfenolo A è però molto discussa. L’auspicio di una parte del mondo scientifico è che le nuove ricerche siano l’occasione per rivedere i limiti massimi di residui (LMR) ammessi per tutelare meglio la salute di bambini e neonati che sono ritenuti molto più sensibili agli effetti negativi del BPA rispetto agli adulti. Il BPA può avere effetti negativi anche sulla tiroide, gli studi di laboratorio e recenti ricerche sull’uomo associano un’elevata esposizione con rischi di abortività, alterato sviluppo fetale con ricadute a lungo termine sulla salute (infertilità, sistema nervoso). La lista degli Interferenti endocrini comprende oltre al Bisfenolo A, le diossine e i ritardanti di fiamma utilizzati in apparecchiature elettroniche, nei tessuti di arredo e nelle tappezzerie. «Il problema– spiega Alberto Mantovani tossicologo dell’Istituto Superiore di Sanità – è che i ritardanti di fiamma pur essendo diffusissimi e avendo un elevato indice di tossicità sono usati liberamente e non esistono limiti di presenza negli alimenti. Si tratta di sostanze poco biodegradabili che, disperdendosi nell’acqua e nel terreno si accumulano nel grasso degli animali, e finiscono inevitabilmente nella catena alimentare, col risultato di essere ingeriti dall’uomo attraverso latte, carne, pesce” Il Bisfenolo A è uno dei principali additivi utilizzati nella plastica ed è classificato come interferente endocrino (IE). Si aggiunge alle materie plastiche (policarbonato) e alle resine per ammorbidirle e facilitare la lavorazione industriale. La lista degli oggetti che possono contenere BPA è molto lunga e comprende: biberon, stoviglie (piatti, tazze, insalatiere e bicchieri di plastica), contenitori per forni a microonde, recipienti, rivestimento delle lattine e serbatoi per l’acqua ricaricabili. Il bisfenolo A si trova anche nelle resine epossifenoliche, impiegate nel rivestimento interno di alcune scatolette per alimenti e bibite, di alcuni coperchi metallici degli omogeneizzati, barattoli e bottiglie di vetro, e anche nei serbatoi domestici dell’acqua potabile e nei tini per il vino. Il New York Times ha dedicato il 16 gennaio un lungo articolo alla questione BPA. BISFENOLO A : TRA SEI MESI NUOVO DOCUMENTO EFSA Dopo le perplessità manifestate negli USA sul Bisfenolo A, un portavoce dell’Efsa ha confermato che anche l'agenzia due mesi fa un gruppo di lavoro ha iniziato a occuparsi della questione Bisfenolo A per aggiornare la documentazione su questo argomento che ormai risale al 2007 . L'intenzione è di uscire con una nuovo dossier all’inizio dell’estate 2010. L’Efsa precisa che con le autorità sanitarie americane della Food drug administration c’è un rapporto di collaborazione costante e che il panel dell'Efsa prenderà in esame i documenti pubblicati in questi giorni . Il portavoce dell'Autorità per la sicurezza alimentare europea precisa che lo studio in corso sul bisfenolo non è realizzato in modo congiunto con gli USA .
franciaScaR - BioNicKapra Commento da franciaScaR - BioNicKapra su 26 Gennaio 2010 a 23:03
Elimina commento http://www.43zero58.com/i-mais-geneticamente-modificati-della-monsanto-sono-altamente-tossici-1210 By 43zero58 15 Gen 2010 in OGM Uno studio pubblicato dalla rivista International Journal of Biological Sciences, ha rivelato che analizzando gli effetti degli alimenti geneticamente modificati sulla salute dei mammiferi, i ricercatori hanno trovato che i mais del gigante dell’agrobiotech Monsanto sono legati ai danni agli organi interni nei ratti. Secondo lo studio, che è stato riassunto da Adam Shake a Twilight Terra, tre varietà di mais GM della Monsanto - MON 863, MON 810, e NK 603 - che sono stati approvati per il consumo da parte degli Stati Uniti, dell’Europa e di diverse altre autorità nazionali per la sicurezza alimentare, sono risultati altamente dannosi per gli organi dei mammiferi. Monsanto raccoglie i propri dati statistici dopo aver condotto uno studio di 90 giorni, anche se i problemi cronici di rado possono essere trovati dopo 90 giorni, e ha concluso che il mais era sicuro per il consumo. Però l’approvazione della comunità mondiale, alla luce degli ultimi risultati, può essere stata prematura. Nella conclusione dello studio pubblicato da IJBS, i ricercatori hanno scritto: “Gli effetti sono stati concentrati soprattutto sulla funzionalità epatica e renale, i due principali organi di disintossicazione, ma nel dettaglio i danni rilevati sono stati diversi con ogni tipo di mais GM. Inoltre, alcuni effetti sul cuore, ghiandole surrenali, milza e le cellule del sangue sono stati anche più volte rilevati. I disturbi altamente significativi nella funzione di questi organi, non possono essere liquidati come insignificanti sul piano biologico, come è stato proposto da Monsanto. Dunque concludiamo che i nostri dati suggeriscono fortemente che queste varietà di mais geneticamente modificato inducono uno stato di tossicità epatorenale …. Queste sostanze non sono mai state parte integrante della dieta umana o animale, e quindi le loro conseguenze sulla salute di coloro che le consumano, specialmente su lunghi periodi di tempo sono attualmente sconosciute”. Monsanto ha immediatamente reagito allo studio, affermando che la ricerca è “basata su difettosi metodi analitici e di ragionamento e non mettono in discussione la valutazione di sicurezza per questi prodotti.” L’autore dello studio dell’IJBS’s Gilles-Eric Séralini ha risposto alla comunicazione della Monsanto sul blog, Food Libertà, “Il nostro studio è in contraddizione con le conclusioni della Monsanto perchè Monsanto trascura sistematicamente gli effetti significativi per la salute nei mammiferi che mangiano OGM, che sono diversi nei maschi e nelle femmine, o non proporzionali alla dose. Questo è un errore molto grave, drammatico per la salute pubblica. Questa è la conclusione principale che è emersa dal nostro lavoro”. http://www.43zero58.com/ogm-mais-mir604-via-libera-definitivo-commissione-ue-1161 By 43zero58 9 Dic 2009 in OGM La Commissione Europea ha adottato definitivamente, oggi a Bruxelles, il mais transgenico Mir604 della Syngenta. La decisione è stata presa dopo che il Consiglio dei Ministri dell’Agricoltura dell’Ue non si è pronunciato, il 20 novembre scorso, sulla proposta di dare il via libera o meno al nuovo mais Ogm. Resistente agli insetti, il Mir604 è destinato all’impiego negli alimenti e soprattutto nei mangimi, quindi ad essere trasformato ma non coltivato nell’Ue. La richiesta di autorizzazione era approdata al Consiglio Ue dopo che il Comitato europeo per l’alimentazione umana e animale non era riuscito a riunire sulla proposta né una maggioranza a favore, né una contraria. Secondo le procedure in vigore, la richiesta di autorizzazione è tornata alla Commissione europea che l’ha approvata definitivamente. Il mais Mir604 ha ottenuto il parere scientifico favorevole dell’Agenzia europea per la sicurezza alimentare (Efsa). Syngenta ringrazia e noi incassiamo l’ennesima decisione in nome del popolo europeo. http://www.43zero58.com/la-ue-autorizza-il-mais-monsanto-yieldgard-vt-r-1084 By 43zero58 3 Nov 2009 in OGM La Monsanto Company venerdì ha accolto con favore l’autorizzazione dell’Unione europea di due delle sue tecnologie di mais, YieldGard VT Pro (TM) (MON 89.034) e YieldGard VT Rootworm/RR2 (R) (MON 88.017). La decisione riguarda l’importazione, la trasformazione per alimenti e per l’uso nei mangimi di questi prodotti. Il passo finale nel processo di approvazione è la pubblicazione della decisione da parte della Commissione europea. Tali approvazioni seguono i pareri positivi della European Food Safety Authority sulla sicurezza dei prodotti, nel dicembre 2008 per YieldGard VT Pro e aprile 2009 per YieldGard VT Rootworm/RR2. http://www.43zero58.com/ogm-ancora-proteste-a-bruxelles-1043 By 43zero58 16 Ott 2009 in OGM “OGM [organismi geneticamente modificati] sono uno dei dossier dei più delicati sulla mia scrivania”, ha dichiarato il commissario europeo per la Salute Androulla Vassiliou durante un incontro con gli agricoltori organizzato da Greenpeace di fronte alla sede di Bruxelles della Commissione. “La nostra priorità è quella di assicurarsi che quando ci autorizzano [OGM] non vi è alcun rischio per le persone, gli animali e l’ambiente”, ha aggiunto. Ma non è così. L’agricoltore spagnolo Eduardo Garcia Campayo è stato costretto ad abbandonare la coltivazione del mais, dato che i suoi campi in Castilla centrale sono stati contaminati da colture OGM, quindi ha perso la sua etichetta Biofood. “Quando abbiamo scoperto la contaminazione abbiamo cercato l’origine e non abbiamo trovato nulla entro un raggio di 500 metri, il che dimostra che il polline viaggia a distanze molto più lunghe di quanto sostengono le multinazionali dell’agrobiotech”, ha detto. La Spagna è il più grande produttore di mais geneticamente modificato nella UE, con circa 80.000ha coltivate. “Stiamo perdendo la nostra biodiversità. Aiutateci a mantenerla”, ha lamentato Campayo. Lunedì prossimo la Commissione europea chiederà ai ministri dell’Agricoltura dell’Unione europea di autorizzare il commercio di diverse varietà di mais geneticamente modificato. Ma la maggior parte dei 27 paesi dell’UE sono contrari agli OGM a causa dei rischi per l’ambiente e del tipo di impollinazione incrociata di cui l’imprenditore spagnolo, e altri, si sono lamentati. In occasione di questo incontro è stata consegnata al Commissario europeo una petizione di 180.000 firme, che invita l’esecutivo UE a fermare l’autorizzazione per riso geneticamente modificato, richiesta dal gigante farmaceutico tedesco Bayer. Fateci riprendere il controllo del nostro cibo. http://www.43zero58.com/efsa-un-altro-assist-a-monsanto-1024 EFSA un altro assist a Monsanto By 43zero58 6 Ott 2009 in OGM Parere in merito alla richiesta, presentata da Monsanto, (Riferimento EFSA-GMO-NL-2007-38) per l’immissione sul mercato del mais MON89034 x NK603 geneticamente modificato resistente agli insetti e tollerante agli erbicidi per l’uso negli alimenti e nei mangimi, l’importazione e la trasformazione. ABSTRACT A seguito di una richiesta presentata da Monsanto (Riferimento EFSA-GMO-NL-2007-38) in base al Regolamento (CE) n. 1829/2003 relativo agli alimenti e ai mangimi geneticamente modificati, è stato chiesto al gruppo di esperti scientifici sugli organismi geneticamente modificati di fornire un parere scientifico in merito alla sicurezza del mais geneticamente modificato MON89034 x NK603 (Identificatore Unico MON-89Ø34-3 x MONØØ6Ø3-6) resistente agli insetti e tollerante agli erbicidi per l’uso negli alimenti e nei mangimi, l’importazione e la trasformazione. In conclusione, il gruppo di esperti scientifici ritiene che le informazioni disponibili per il mais MON89034 x NK603 soddisfano le osservazioni scientifiche sollevate dagli Stati membri e che il mais MON89034 x NK603 è sicuro come la sua controparte non geneticamente modificata rispetto ai potenziali effetti sulla salute umana e animale o sull’ambiente. Pertanto, il gruppo GMO conclude che è improbabile che il mais MON89034 x NK603 provochi un effetto negativo sulla salute umana o animale o sull’ambiente nel contesto dei suoi usi previsti.
imbuteria Commento da imbuteria su 27 Settembre 2009 a 18:02
he he! della serie le dritte sostenibili: nel nostro orto abbiamo i tassi che ce lo tengono sgombro da limacce e chiocciole (sic!) ce li abbiamo trovati e li rispettiamo. anche l'aglio oltre che piantato, sparso sul terreno affettato aiuta contro i parassiti, così come molte consociazioni. il nostro é un orto biodinamico in permacoltura, se l'argomento può interessarti : http://www.permacultura.it/definizioni.html. lasciamo in sintesi fare il grosso della fatica alla natura ;•)
franciaScaR - BioNicKapra Commento da franciaScaR - BioNicKapra su 27 Settembre 2009 a 17:31
Elimina commento un grazie con le lacrime agli occhi da Capra ad Asino :,) Alla mia Valle ho dato un nome: 'macondo' e dietro a questo nome ci son due metafore, la prima e' data da Marquez nel suo meraviglioso 'Cien ans de Soledad' che le dona continuita' ai miei giovani .. La seconda e' la mia promessa a loro di lasciarla organizzata x una Vita Sana Ecologica e Rinnovabile da se xke' non siano impreparati di fronte agli eventi prossimi Ce ne e' anche una terza di metafora e sta nella 'Valle' donatami dal Banco con la loro unica '.. In Volo ..' da cui ha preso il nome anche il mio Blog: '..da qui messere si domina la Valle .. cio' che si vede e' ..' che ieri ha subito un attacco intimidatorio messo in atto da chi lo gestisce e che a breve uscira' su tutti gli schermi .. (da Capra inizio a ragionare e dopo 6 ore ho disperatamente stappato all'oscuramento ben 108 Articoli che avevo quasi dati x 'persi' 'cancellati' o meglio 'rubati' ..) Qui siamo Tutti a Grosso Rischio .. non solo I Grandi Blog come il Gran 'byoblu' e poi Grillo, Travaglio .. YouTube .. Sono I contenuti che fanno paura ed e' x questo che abbiamo tutti l'Obbligo non solo di 'firmare' e 'contarci' ma di AMPLIFICRLI dandogli Voce in sempre più luoghi in Rete .. devon cresce come funghi .. insomma .. in 1000 Voci e più fino a quando avremo invaso quest'unico strumento prima che ci venga tolto I dall'uomo vile I dalla natura stessa. Ah .. una dritta che ho scoperto x un OrtoBiologico ve la dono a tutti quelli che NoN vogliono usare AntiParassitari in auge: in mezzo ai vostri bei filari ogni sera riempite delle ciotolette con del sano vino .. le lumache saranno irrimediabimente attratte dall'odore del vino ed avranno una dolce morte euforica .. In più lo avrete popolato di Ricci che manterranno la vigilanza sugli insetti .. Oltre ad essere un'amabile razza purtroppo dichiarata quasi in via d'estinzione .. Un caro saluto a Tutti Voi, a chi ha ospitato questo Blog con I commenti che leggo con estremo interesse e .. ad un Asino in particolare un messaggio do ritrovarci presto anche tra Voi 'mbuti .. :D
Commento da imbuteria su 1 Ottobre 2009 a 10:44 
 
ancora: http://aspoitalia.blogspot.com/2008/05/i-record-eolici-della-spagna-e-della.html
Commento da imbuteria su 1 Ottobre 2009 a 10:41
posto questo articolo perchè un microgeneratore eolico é un'ottima idea: Il distacco programmato dell'eolico: ovvero energia buttata al vento da Crisis don chishiotte ed i mulini a vento Se qualcuno tra di voi si è cimentato lo saprà benissimo. Tra regolamenti urbanistici, piani paesaggistici, domande per l'allacciamento grandi come trattati internazionali, normative volutamente incomprensibili, modulistiche demenziali etc etc, c'è da diventare matti se ci si mette in testa di installare un micro generatore eolico. Una volta installato, poi, che sia micro o macro, uno si augurerebbe di poter avere un ritorno economicoed energetico semplicemente commisurato alla ventosita del sito prescelto, giusto? Invece no! Purtroppo la rete elettrica italiana è quella che è, il gestore ha le sue priorità ed il risultato è che, come purtroppo previsto dal contratto, per un motivo o un altro, gli impianti eolici subiscono il distacco automatico da parte del gestore, con enormi mancati ricavi ed un sacco di energia buttata, letteralmente, al vento. una soluzione ci sarebbe, quella di dotarsi di una maggiore capacità di accumulo nei bacini idroelettrici a "doppio bacino" , utilizzandoli come "batteria tampone" per il surplus di potenza elettrica delle centrali eoliche. Il problema, a parte altre considerazioni, è che questo stoccaggio è presente prevalentemente al Nord. Ci sarebbe da pensare a realizzare doppi bacini in corrispondenza dei grandi e piccoli bacini per irrigazione dell'Appenninio e delle isole, così utilizzandoli non solo per irrigare ma anche per produrre un reddito e fornire un contributo di stabilità al sistema, cosi evitando di riepmpire di tralicci il nostro paesaggio. Ci vorrebbe, tanto per cambiare, una decisa consapevolezza della posta in gioco, una visione strategica. Una volta tanto si potrebbero pure garantire nuovi e numerosi posti di lavoro. Non si tratta di pura teoria. I paesi limitrofi, con % di eneriga eolica e/o fotovoltaica molto più alte di noi, hanno già affrontato il problema e con successo. Ben poco succede invece dalle nostre parti ed ora perfino i grandi investitori del settore eolico stanno passando un brutto quarto d'ora. In rete si trova un documento molto interessante, dove l'Anev, l'associazione di categoria dei "produttori eolici" fa presente, in occasione di una audizione presso l'"Authority" per l'energia, che per intere regioni del sud i propri associati, a causa della rete elettrica obsoleta, hanno dovuto sopportare distacchi anche di giorni interi, con perdite di produzione stimate oltre il 30 %. Vi sono poi altre considerazioni interessanti, nel documento linkato; nell'insieme si capisce che non è solo questione di linee elettriche obsolete ma anche di una scarsissima volontà di agevolare le rinnovabili. Il motivo, mi pare elementare, è che ci sarebbero da fare enormi investimenti nell'ammodernamento della rete e il gestore non ha alcuna intenzione di farli, essendo privato e non avendone alcun interesse diretto. Il superiore interesse della collettività di vedere aumentata la quota di energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili dovrebbe essere garantito dall'Authority per l'energia elettrica ed il gas, nata anche con questa precisa missione. Il non trascurabile problema è che l'Authority ha i piedi piombati sia da un corpus normativo del Giurassico sia perchè i suoi quadri, ed anzi lo stesso presidente, Alessandro Ortis , vengono dalle aziende che dovrebbero essere sottoposte alla sua autorità regolatoria. Questo, a mio modesto avviso, inficia uno "zinzino" l'indipendenza dell' Authority stessa e l'efficacia delle sue azioni. Senza fare illazioni che, con il vento che tira, mi porterebbero direttamente in tribunale, credo di poter affermare, senza dire niente di nuovo, che le Lobbies esistono anche nel nostro paese e che quella dell'energia NON rinnovabile, produttori e distributori, è una lobby POTENTE, molto, MOLTO, più potente di quella dell'Anev. Questo spiega, a mio modesto avviso, alcuni dei problemi segnalati dall'Anev, non semplicemente riconducibili a semplice "mismanagement". In attesa di una classe politica degna di questo nome, si continua a buttare energia al vento. Minieolico? No, grazie !!! Pubblicato da Pietro Cambi alle 01:34 in minieolico Come volevasi dimostrare. Sembrava troppo bella la notizia che finalmente, grazie alla delibera ARG/elt 99/08 , era diventato operativo il conto energia anche per gli impianti minieolici. Dopo un mese di rimbalzi da un operatore telefonico ad un altro sono andato direttamente alla sede Enel di Firenze e mi hanno allungato la NUOVA modulistica necessaria, ai sensi delle delibere Arg/elt/99/08 e AEEG n. 348/07, per richiedere l'allacciamento di un impianto Minieolico da 6 Kw, come quello che vorrei installare su un terreno di Caprese Michelangelo (Ar). In pratica si tratta di depositare una ENORME mole di documentazione, solo per avere un preventivo dei costi di allacciamento, la stessa mole che sarebbe necessario depositare per centrali elettriche da centinaia di MEGAWATT di potenza e non Kw, come la turbinetta eolica in questione. Il motivo, sinceramente, mi sembra uno solo: scoraggiare, nei fatti, i piccoli produttori di energia da fonti rinnovabili, secondo uno schema classico ed anche troppo chiaro, nei suoi risvolti ed interessi. Quando ho letto l'elenco della documentazione necessaria, GIA' IN FASE DI SEMPLICE RICHIESTA DI ALLACCIAMENTO/PREVENTIVO, non ho potuto trattenermi dall'esclamare "§@?#%&!!!" Potete verificare da soli: Per i pigri, ecco qui un elenco dei documenti principali ( nemmeno tutti). F1 - planimetria (carta tecnica regionale) dell'area dove ricade la connessione in scala 1:10.000 o 1:25.000 con ubicazione degli impianti; • F2 - planimetria catastale dell'area dell'impianto in cui siano evidenziate le proprietà dei terreni sui quali l'impianto di produzione è destinato ad insistere; • F3 - documento, mediante dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà, attestante la disponibilità del sito oggetto dell'installazione dell'impianto. Tale documento deve indicare almeno i presupposti di tale disponibilità in termini di proprietà o di eventuali diritti di utilizzo; • F4 - documentazione progettuale degli interventi previsti secondo quando indicato nella Norma CEI 0-2. In particolare dovrà essere prodotta la seguente documentazione: • F4.1 - schema elettrico unifilare della parte dell'impianto a corrente alternata tra generatori e dispositivi di conversione statica ed il punto terminale dell'impianto di utenza per la connessione con indicazione dei possibili assetti di esercizio. Sullo schema sono indicati in dettaglio organi di manovra, protezione presenti ed eventuali punti di derivazione dei carichi; • F4.2 - descrizione (tipologia, caratteristiche tecniche di targa) dei seguenti componenti: • F4.2.1 - generatori, convertitori e/o eventuali motori elettrici di potenza; • F4.2.2 - dispositivi (generale, di interfaccia e/o di generatore) e protezioni associate; • F4.2.3 - sistemi di rifasamento (eventuali); • F4.2.4 - eventuali trasformatori; • F4.3 - caratteristiche sistema di misura dell'energia prodotta e/o immessa (marca e modello del misuratore - solo nel caso in cui non sia Enel Distribuzione a fornire il servizio); • F4.5 - informazioni sulle eventuali apparecchiature potenzialmente disturbanti presenti nell'impianto (compilazione scheda apparecchiature sensibili e disturbanti del cliente – Allegato AC alla "Guida alle connessioni alla rete elettrica di Enel Distribuzione"); • F5 - numero delle sezioni di impianto, come definite dall'art. 5.4 della delibera n. 90/07 e successive modificazioni e integrazioni, in particolare quelle apportate dalla delibera n. 161/08; • F6 - attestazione del rispetto o meno delle condizioni di cui alla deliberazione n. 42/02 (solo nel caso di allacciamenti di impianti di cogenerazione) - modulo disponibile sul sito internet del GSE (www.gsel.it); • F7 - attestazione del rispetto o meno delle condizioni di cui all'articolo 8, comma 6, del decreto legislativo n. 387/03 (solo nel caso di allacciamenti di impianti ibridi); • F8 - attestato di versamento dell'importo dovuto; • F9 - certificazione asseverata da perizia indipendente relativa all'utilizzo della potenza in prelievo esclusivamente per i servizi ausiliari (se è stato compilato il punto C1.13 e il punto D1) ulteriori spunti: http://energiaalternativa.forumcommunity.net/?f=1906706
imbuteria Commento da imbuteria su 29 Settembre 2009 a 19:13
la candeggina, ovvero ipoclorito di sodio é cancerogena, a grande diluizione viene immessa nelle piscine per evitare la coltura batterica, ed a maggior diluizione negli acquedotti per la potabilizzazione delle acque. sui detersivi biologici esiste un blog carino: http://biodetersivi.blogspot.com/. anche i batteri sono attaccati dal sistema immunitario tanto quanto i virus, ed anche organismi di maggiori dimensioni come funghi o parassiti muovono una risposta immunitaria. 
 
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imbuteria Commento da imbuteria su 29 Settembre 2009 a 13:32
siccome per italo calvino, conterraneo, abbiamo una enorme passione, uguale passione abbiamo per erborinare e la botanica, e smisurata per la buona tavola abbiamo raccolto tre o quattro (la salute come pallino e professione) piccioni con una fava, e vogliamo condividerli: "Mangiate piante e fiori, vi allungherete la vita" Nell'insalata o fritti, ideali per la salute. Mantengono giovani e combattono le malattie. A sostenerlo il botanico Libereso Guglielmi al Festival della Salute di Viareggio "Mangiate piante e fiori, vi allungherete la vita" L'ELISIR di lunga vita? Mangiare fiori e piante spontanee. Fritti o nell'insalata, i fiori di campo contengono vitamine e anti-ossidanti che possono migliorare la salute. E' questo il segreto di Libereso Guglielmi, botanico 84enne, l'uomo che ispirò il "Barone rampante" di Italo Calvino. "Esiste una varietà incredibile di piante commestibili che non conosciamo nemmeno e che dovrebbero entrare a far parte della nostra dieta", ha dichiarato Guglielmi, intervenuto alla prima mattinata di lavori del Festival della Salute a Viareggio. "L'ideale - ha affermato - sarebbe invogliare i bambini, che sono più propensi all'ascolto, a riappropriarsi di tutta una serie di informazioni riguardanti l'alimentazione e la cura di alcune malattie attraverso le piante, informazioni che sono andate del tutto perdute". Infatti, secondo il "guru verde", in pochi sanno che ci sono dei fiori che oltre ad essere bellissimi, sono anche molto buoni".
 
Guglielmi dà alcuni consigli culinari per realizzare particolari manicaretti con piante e fiori: "Il glicine, l'acacia e il sambuco sono perfetti fritti o nell'insalata. Il tulipano è ottimo se imbottito con del formaggio morbido e lo stesso vale per l'ibisco. L'ortica invece può essere molto utile per stimolare la diuresi". Ma non è facile reperire questi fiori. Per questo il botanico consiglia di coltivare queste piante spontanee in giardino. E per chi non dispone di un prato, la soluzione è semplice: "Si può mettere una vaschetta in balcone con delle piantine, basta un piccolo vaso - è il consiglio dell'esperto - per contenerne una decina".

Guglielmi, botanico di fama internazionale, cominciò la sua carriera grazie ad una borsa di studio del ministero dell'Agricoltura, al quale ebbe accesso grazie all'intervento di un altro botanico, Mario Calvino, padre dello scrittore Italo. Fu in quell'occasione che Guglielmi ebbe modo di frequentare l'allora giovanissimo scrittore e di ispirare la trama del famoso romanzo "Il barone rampante".
da repubblica

nasturzio, bellis perennis, calendula, rose solo per restare nel facile facile ;•)
imbuteria Commento da imbuteria su 29 Settembre 2009 a 12:45
Sette giorni a impatto zero e l'esperienza finisce sul web L'iniziativa lanciata da una famiglia newyorkese. Che ne ha fatto un sito, un libro e un documentario. Vivere per una settimana limitando gli sprechi di ogni genere. E raccontarlo sui social network di BENEDETTA PERILLI Sette giorni a impatto zero e l'esperienza finisce sul web COLIN Beavan l'ha fatto per un anno intero e da allora è diventato a tutti gli effetti No impact man, ovvero l'uomo capace di vivere per 365 giorni, insieme alla sua famiglia, annullando l'impatto ambientale. Niente automobile, energia ridotta, uso limitato di carta e plastica, cibi locali e non inscatolati. Ora lancia una sfida: provate anche a voi a vivere una settimana, da domenica a domenica, a impatto zero. E raccontatelo. Come? Con il suo prezioso decalogo e la possibilità di condividere online la propria esperienza con video, post e commenti su Facebook. Si tratta di un esperimento globale che convoca coloro che hanno a cuore il pianeta e vogliono provare sette giorni di vita pulita, che non fa male all'ambiente e che, promette Colin, è anche molto divertente. Per mettersi alla prova basta iscriversi al sito No Impact Project: qui è possibile scaricare la guida suddivisa per giorni e apprendere i segreti del vivere risparmiando. Energia, emissioni nocive e - perché no - anche denaro. L'inizio è per il 18 ottobre (intanto ci si può iscrivere alla newsletter), ancora qualche giorno per permettere agli utenti di capire lo spirito dell'iniziativa e decidere se si è pronti a dire no. All'automobile, all'elettricità, alla carta, ai cibi confezionati, ai tanti piccoli lussi del vivere contemporaneo che danneggiano la natura. Da fare in gruppo, da soli o con la propria famiglia, il progetto cercherà di cambiare le abitudini più comuni. Domenica si elimina l'immondizia preferendo per esempio ai tovaglioli di carta quelli di stoffa; lunedì si elimina l'immondizia e ci si muove con trasporti a basso impatto, come la bicicletta; martedì oltre a eliminare immondizia e mezzi di trasporto ad alto consumo, si mangeranno solo cibi stagionali e locali. E avanti così, fino alla fine della settimana di prova, quando radersi a mano invece che con il rasoio elettrico, preferire le scale all'ascensore, il lavaggio a mano alla lavatrice, le candele alla luce elettrica sembreranno attività così normali che sarà difficile tornare indietro. Subito dopo la registrazione sul sito e lo studio della guida, ogni utente dovrà sottoporsi a un sondaggio sul proprio stile di vita e scegliere quindi un giorno, tra quelli indicati, per dare inizio al progetto. Per chi crede nell'unione che fa la forza c'è la possibilità di aggregarsi ad altri gruppi, scelti in base alla prossimità geografica, e dare inizio al progetto. Ai partecipanti viene chiesto di condividere la propria settimana inviando video e foto, coinvolgendo amici, iscrivendosi a Twitter e Facebook per ricevere supporto morale. Basterà leggere la guida la sera prima, e informarsi sull'obiettivo della giornata seguente: cinque passi giornalieri, consigli e idee. A fine serata, per chi lo vorrà, sarà possibile partecipare ad un live webcast con esperti del settore. L'esperienza si conclude con un sondaggio, la possibilità di diventare un "ambasciatore no impact" e, sei mesi dopo, raccontare gli effetti a lungo termine dell'esperienza. Tutto nel tentativo di evangelizzare uno stile di vita a impatto zero. Proprio come quello che ha scelto Colin, ma con ampio spazio all'iniziativa personale: ognuno dovrà adattare i consigli al proprio stile di vita. Lo sanno bene i tanti utenti che raccontano nella sezione Change Yourself i loro segreti per cambiare il mondo. C'è Tabhata che ha sostituito lo shampo con il sapone alla glicerina, Mabel che ha imparato a cucire i propri abiti da sola, Charlotte che ha ridotto l'uso di telefono cellulare e computer allo stretto necessario e Clayton che trascorre le serate in famiglia raccontando storie e facendo delle sedute di lettura collettiva. Ma se, pur volendo intraprendere il progetto, non siete sicuri di poter contare sull'appoggio di familiari o partner, non vi preoccupate. No Impact Man ha pensato anche a questo. Preparate al vostro compagno una deliziosa cena a lume di candela utilizzando solo prodotti locali, o coinvolgete mamma e papà in una serata tv-free durante la quale, al posto del video, saranno organizzati tornei di carte o giochi in scatola. La chiamata riguarda proprio tutti, anche chi non ha a disposizione mezzi pubblici e raccolte differenziate: Colin ha messo a punto soluzioni alternative quasi per ogni ostacolo. No Impact Project è un'iniziativa no-profit che parte da New York, precisamente dalla famiglia Beavan. Di loro hanno parlato i media di tutto il mondo - il primo fu il New York Times che titolò l'articolo "Un anno senza carta igienica" - e la loro esperienza è diventata prima un libro e ora anche un documentario. Da qui si apprende che Michelle, la moglie di Colin, ha imparato in un anno a rinunciare a una delle sue passioni alimentari, il caffè di Starbucks, e a uno dei suoi lussi preferiti, la moda di Prada. Perché - come ricorda Colin - il mondo si può salvare. Famiglia dopo famiglia. da repubblica
franciaScaR - BioNicKapra Commento da franciaScaR - BioNicKapra su 28 Settembre 2009 a 23:15
Elimina commento I miei Complimenti .. Vi riporto un Grande .. tratto da: http://nobelprize.org/nobel_prizes/literature/laureates/1997/prose-it.html Nascita del giullare Mistero buffo (1969) Dario Fo - Oh, gente, venite qui che c'è il giullare! Giullare son io, che salta e piroetta e che vi fa ridere, che prende in giro i potenti e vi fa vedere come sono tronfi e gonfi i palloni che vanno in giro a far guerre dove noi siamo gli scannati, e ve li faccio sfigurare, gli tolgo il tappo e... pffs... si sgonfiano. Venite qui che è l'ora e il luogo che io faccia da pagliaccio, che vi insegni. Faccio il saltino, faccio la cantatina, faccio i giochetti! Guarda la lingua come gira! Sembra un coltello, cerca di ricordartelo. Ma io non sono stato sempre... e questo che vi voglio raccontare, come sono nato. Non che io non sono nato giullare, non sono venuto con un soffio dal cielo e, op! sono arrivato qui: «Buongiorno, buonasera». No! Io sono il frutto di un miracolo! Un miracolo che è stato fatto su di me! Volete credermi? È cosí! Io sono nato villano. Villano, contadino proprio. Ero triste, allegro, non avevo terra, no! Ero arrivato a lavorare, come tutti in queste valli, dappertutto. E un giorno sono andato vicino a una montagna, ma di pietra. Non era di nessuno: io l'ho saputo. Ho chiesto: «No! Nessuno vuole questa montagna! » Allora io sono andato fino in cima ho grattato con le unghie e ho visto che c'era un po' di terra, e ho visto che c'era un filino d'acqua che scendeva, e allora ho cominciato a grattare. Sono andato in riva al fiume, ho schiantato queste braccia, ho portato la terra (alla montagna), c'erano i miei bambini, mia moglie. È dolce mia moglie, bianca che è, ha due seni tondi, e l'andamento morbido che ha, che sembra una giovenca quando si muove. Oh! è bella! Le voglio bene io e voglio parlarne. La terra ho portato su con le braccia e l'erba (cresceva velocemente) faceva: pff... e veniva su di tutto. E dài che era bello, era terra d'oro! Piantavo la zappa e... pff... nasceva un albero. Meraviglia era, quella terra! Era un miracolo! C'erano pioppi, roveri e alberi dappertutto. Li seminavo con la luna giusta, io conoscevo (io sapevo), e cresceva roba da mangiare, dolce, bella, buona. C'era cicorino, cardi, fagioli, rape, c'era di tutto. Per me, per noi! Oh, ero contento! Si ballava, e poi pioveva sempre per dei giorni e il sole scottava e io andavo, venivo, le lune erano giuste e non c'era mai troppo vento o troppa nebbia. Era bello! bello! Era terra nostra. Bello era questo gradinone. Ogni giorno ne facevo uno, sembrava la torre di Babele, bella con queste terrazze. Era il paradiso, il paradiso terrestre! Lo giuro. E tutti i contadini passando dicevano: - Che culo che hai, boia, guarda: da una pietraia l'hai tirata fuori! Me disgraziato che non l'ho pensato! E avevano invidia. Un giorno è passato il padrone di tutta la valle, ha guardato e ha detto: - Da dove è nata questa torre? Di chi è questa terra? - Mia, - gli ho detto, - l'ho fatta io con queste mani, non era di nessuno. - Nessuno? È una parola che non c'è, nessuno, è mia! - No! non è la tua! Sono andato anche dal notaio, non era di nessuno. Ho chiesto al prete, era di nessuno e io l'ho fatta, pezzo per pezzo. - È mia, e tu me l'hai a dare. - Non posso dartela, padrone... io non posso andare sotto gli altri a lavorare. - Io te la pago! ti do denaro, dimmi quanto vuoi. - No! No, non voglio denaro, perché, se mi dài i soldi, poi non posso comprare altra terra coi soldi che mi dài e devo andare ancora a lavorare sotto agli altri. Non voglio io, non voglio! AFFINCHE' OGNUNO DI NOI POSSA FAR SUE QUESTE PAROLE .. :)
imbuteria Commento da imbuteria su 28 Settembre 2009 a 15:17
he he ;•) noi viviamo in città e nel cemento (se hai presente la costa ligure, saprai benissimo che da ventimiglia a la spezia é una sola città senza soluzione di continuo, e che il territorio é molto aspro, solo terrazzamenti), però in una zona verde poichè residenziale, ma comunque in condominio, malgrado questi limiti, abbiamo cominciato con un vasetto di basilico, fino ad attrezzare i tre grandi terrazzi per una coltivazione comoda ergonomica e biologica, in seguito vedendo la nostra abilità il condominio ci ha concesso una strisciolina di giardino, di nostro abbiamo addomesticato molti terreni abbandonati e dimenticati tra un villone e l'altro, ed integrato il tutto con l'attività di erborinaggio e raccolta di frutti selvatici. in poche parole non possediamo terra, ma ne curiamo un poco, vicino a casa, come il territorio lo permette. questo dimostra che a volte se c'è la motivazione persino i mezzi possono essere bypassati. insomma avere fragole biologiche fino a dicembre a chilometro zero, e scorte di verdure per tutto l'anno non si costruisce in cinque minuti se non si ha molto terreno a disposizione, ma se ci si vuole arrivare, é possibile.
franciaScaR - BioNicKapra Commento da franciaScaR - BioNicKapra su 28 Settembre 2009 a 14:01
Elimina commento Una domanda pero' a Tutti gli altri membri di 'Diritto alla Rete' scusate 'mbuti se la porgo io, la devo proprio fare: possibile che viviate Tutti in mezzo alle Citta' ed il Cemento e non abbiate mai valutato la Necessita' del Vivere a contatto con la Natura e che oltre a Capra ed Asino non interessi ad alcuno intervenire nella discussione ???
Commento da imbuteria su 10 Ottobre 2009                                                                                           Terra ed energia: sì, un mondo alla rovescia è possibile

Scritto il 10/10/09 • nella Categoria: Recensioni

“Il mondo alla rovescia” è il nuovo libro di Michele Buono e Piero Riccardi, due giornalisti di quella che oggi è probabilmente la più interessante e sicuramente la più libera trasmissione televisiva italiana: “Report” (che torna domenica 11 ottobre su RaiTre). Edito dalle Edizioni per la Decrescita Felice, “Il mondo alla rovescia” non è il primo lavoro svolto in comune dai due autori. Questi, infatti, hanno realizzato assieme reportage, documentari ed inchieste giornalistiche. La loro più che trentennale esperienza li ha portati a collaborare, oltre che con “Report”, anche con “Mixer”, ed a realizzare speciali per il Tg1 e documentari per Rai Educational.

Con questo libro Buono e Riccardi ci accompagnano in un viaggio paradossale sul nostro pianeta attraverso due inchieste giornalistiche parallele e convergenti su temi di importanza decisiva per il futuro dell’umanità: l’energia e i mutamenti climatici, l’agricoltura e l’alimentazione.

Come afferma Maurizio Pallante nella presentazione di questo ottimo libro, «pur analizzando con un rigore meticoloso i problemi insiti in una gestione mondo-alla-rovescia-1dell’energia e dell’agricoltura finalizzate alla crescita del Pil e incuranti dei danni agli ecosistemi terrestri, pur documentando i rischi che ne derivano per il futuro prossimo dell’umanità, non solo delle generazioni a venire ma anche delle presenti, quando sei arrivato all’ultima pagina non ti rimane dentro un senso di angoscia e di impotenza, ma ti viene incontro la fila delle donne e degli uomini incontrati nelle pagine di questo libro, che con le loro esperienze esistenziali, con la loro professionalità, con la loro coscienza morale, costituiscono i tasselli di una cultura rispettosa della vita che si va formando all’interno di una cultura dominante subordinata agli imperativi dell’economia».

Nonostante i disastri causati da questa cultura e malgrado il suo potere apparentemente incontrastato, aggiunge Pallante, «ti resta la sensazione che stiamo vivendo un periodo di passaggio». E questo perché «tutte le persone e le esperienze di cui si parla non sono più soltanto pochi precursori illuminati, ma un movimento che cresce in approfondimento culturale e diffusione. Un libro michele-buonocome questo, contribuendo a far conoscere quanto sta avvenendo, è il loro contributo a rovesciare il mondo per rimetterlo nel verso giusto».

È proprio così, “Il mondo alla rovescia” non si limita alla critica ed alla denuncia, non si ferma alle dovute riflessioni che la globalizzazione di questi ultimi anni ha reso necessarie, ma porta degli esempi concreti che confermano l’esistenza di un’enorme quantità di persone che hanno già avviato una sorta di “rivoluzione morbida”, e che sono i pionieri di un cambiamento di paradigma culturale che è, ora come ora, l’unica via di salvezza per una società ed un’economia che, come le nostre, sono affette da schizofrenia e gigantismo.

L’unica vera utopia di questo preciso momento storico: il perpetrarsi di una crescita illimitata ed incontrollata su di un pianeta limitato e dalle risorse non infinite. Perché parlare di un mondo alla rovescia? Perché l’analisi nel campo energetico fatta nella prima parte da Michele Buono e di quello agricolo nella mondo-alla-rovescia-2seconda parte eseguita da Piero Riccardi – dopo aver tracciato un quadro (sotto certi aspetti desolante) della situazione attuale nei due settori – dimostrano come e quanto sia possibile un rovesciamento.

Qualche esempio? Nel settore energetico, se i consumatori diventassero anche produttori (ad esempio con la micro-cogenerazione diffusa) scambiandosi l’energia che producono in eccesso, la piramide si rovescerebbe poiché il sistema di produzione centralizzato e verticale del modello fossile lascerebbe spazio a quello delle energie rinnovabili che, basandosi sulla necessità del consumo e non sullo stimolo della domanda, potrebbero ricoprire davvero il ruolo di protagoniste, rendendo marginali le fonti fossili.

In campo agricolo ed alimentare, invece, ridare al cibo il senso ed il valore che esso merita ci porterebbe a non considerarlo più solo una merce che riempie gli scaffali dei supermercati, ma come punto di partenza del nostro benessere e nutrimento non solo del nostro corpo, ma anche della nostra cultura e delle nostre tradizioni. Il tutto cercando di levare all’agricoltura ed alle attività connesse alla produzione di cibo il triste primato di principali produttrici di gas serra totali prodotti da attività umane.

Un libro da leggere, da consigliare, da regalare. Un documento ricco di testimonianze che confermano, in positivo, la svolta epocale che stiamo vivendo, frutto del lavoro di due importanti professionisti dell’informazione, due giornalisti degni di tal nome – in un sistema mediatico come quello italiano che avrebbe bisogno di un altrettanto “rovesciamento” – che riescono a svolgere egregiamente ed indipendentemente la loro attività rendendoci partecipi con questo libro di ciò che di buono sta avvenendo, sia nel nostro Paese sia altrove.

(Andrea Bertaglio, www.terranauta.it. Il libro: “Il mondo alla rovescia”, di Michele Buono e Piero Riccardi, Edizioni per la Decrescita Felice, euro 13.50)
da libre
imbuteria Commento da imbuteria su 10 Ottobre 2009 a 12:47
il 25 ottobre, per più info: http://www.blogactionday.org/ fonte
imbuteria Commento da imbuteria su 10 Ottobre 2009 a 12:45
azione concreta e globale dei bloggers di tutto il mondo
imbuteria    Commento da imbuteria su 9 Ottobre 2009


PER NON INCENERIRE ANCHE IL NOSTRO FUTURO
CAMBIAMO ARIA
PETIZIONE NAZIONALE PER LA RIDUZIONE E IL RICICLO TOTALE DEI RIFIUTI E LA MESSA AL BANDO DEGLI INCENERITORI

1. Direttive Europee: primo ridurre e riciclare i rifiuti. Incenerimento non è riuso né riciclo
Tutte le Direttive europee sui rifiuti stabiliscono che il problema va risolto con la riduzione/prevenzione dei rifiuti all'origine (vuoto a rendere, liquidi alla spina, compostaggio domestico, etc.), la raccolta separata dei materiali, il riciclo e la produzione di nuove merci, la progettazione di merci più facilmente riciclabili. Solo in via del tutto subordinata si può ricorrere a discariche ed inceneritori.
Una furbesca interpretazione di tali direttive fa credere che gli inceneritori (chiamati solo in Italia “termovalorizzatori”) comportino la riutilizzazione dei rifiuti. In realtà, anche se il calore della combustione è utilizzato per produrre elettricità, si tratta sempre di inceneritori a bassissimo recupero di energia: riciclare la carta fa recuperare 4 volte l'energia che si produce bruciandola; riciclare le plastiche fa recuperare da 10 a 26 volte l'energia prodotta col loro incenerimento
2. Inceneritori di RSU non sono centrali termoelettriche
Non è vero che un inceneritore è simile ad una centrale termoelettrica, che invece è progettata per bruciare un combustibile la cui composizione è relativamente costante e il cui inquinamento, se si vuole, può essere analizzato, e in parte ridotto.
3. La separazione meccanica non funziona
La grossolana separazione di una frazione "umida" (ed eventualmente del vetro) dal resto, destinato all'incenerimento, con eventuale sua trasformazione in CDR (combustibile derivato dai rifiuti), sono operazioni mirate soltanto a legittimare i grossi affari associati alla vendita di inceneritori o alla riconversione di vecchie centrali termoelettriche dismesse.
4. Se si brucia carta, plastica e legno, si vanificano le raccolte separate. C'è bisogno di riciclare la carta invece di importarla
Gli inceneritori possono funzionare soltanto bruciando materiale combustibile e le frazioni combustibili dei rifiuti sono soltanto carta, plastica, eventualmente legno. Gli inceneritori impediscono perciò la possibilità di riutilizzare e riciclare la carta e la plastica. Viene così anche vanificato il generoso impegno di tante associazioni di volontariato, scuole e famiglie per la raccolta separata dei rifiuti. C'è un'enorme bisogno di riciclo: degli oltre 10 milioni di tonnellate di carta e cartoni "consumati" in Italia, solo poco più di 2,5 milioni sono riciclati e circa 7,5 milioni vanno in discariche e inceneritori.
5. Inceneritori e riciclo sono due scelte alternative: la Germania lo dimostra
La scelta di costruire inceneritori scoraggia lo sviluppo di tecniche di raccolta separata, frazionamento e arricchimento delle frazioni riciclabili, riciclo e commercializzazione delle merci riciclate, analisi merceologica delle frazioni destinate al riciclo e delle merci riciclate; scoraggia la progettazione di merci, oggetto e macchinari più duraturi, che generano minori quantità di rifiuti durante la produzione e dopo l'uso, che possono essere usati più volte, più idonei ad essere riciclati. Tutte operazioni che potrebbero assicurare occupazione e innovazione tecnico-scientifica. In Germania la riduzione dei rifiuti (-16%) e l'aumento del riciclo degli imballaggi iniziati con il decreto Toepfer del 1991 ha mandato in crisi gli inceneritori programmati e costruiti dal 1980 al 1995.
6. Dai camini degli inceneritori esce la peste del 2000
Con la combustione di rifiuti contenenti carta, legno e plastiche (anche clorurate), si liberano metalli tossici, micro- e nanopolveri, si formano acidi, diossine, Pcb (policlorobifenili), sostanze tossiche e cancerogene, che non sono significativamente filtrate neanche dai più sofisticati mezzi di abbattimento.
Dai documenti ufficiali Europei risulta che in Italia il 64% delle diossine è prodotto dagli impianti di incenerimento.
La normativa è inadeguata a tutelare la salute: un inceneritore può “legalmente” immettere nell'ambiente sostanze nocive, compresi cancerogeni certi, in quantità rilevanti, e con controlli assai poco soddisfacenti: ad esempio, un inceneritore da 800 tonnellate di rifiuti al giorno, rispettando i limiti di legge, emette 504.000 nanogrammi di diossina al giorno, che sono l'equivalente della dose massima giornaliera di 720.000 adulti.
Le emissioni degli inceneritori sono una delle cause principali del moltiplicarsi di malattie degenerative in Europa, con enormi costi sociali. Per questi motivi chiediamo la messa al bando degli inceneritori.
7. Le ceneri sono un quarto dei rifiuti inceneriti, vanno in discariche più pericolose e più costose
Gli inceneritori lasciano un residuo (circa il 25% in peso dei rifiuti trattati) di ceneri, contenenti sostanze chimiche più facilmente solubili in acqua dei rifiuti originari. Tali ceneri devono essere smaltite in discariche molto più sicure di quelle ordinarie. Costruire inceneritori comporta quindi costruire anche discariche, con ulteriori effetti ambientali su acque superficiali e sotterranee.
8. La “convenienza economica” dell'incenerimento è una truffa pagata con le nostre tasse
Incenerire i RSU costa molto più che raccoglierli separatamente e riciclarli: da 100 a 300 euro a tonnellata.
La "convenienza" economica sta tutta nella truffa del finanziamento statale che paga,con i nostri soldi, l'energia elettrica prodotta dagli inceneritori circa 18 cent al KW/h, oltre 4 volte il suo prezzo di mercato. E' un conto truccato che paghiamo noi cittadini con le tasse e le bollette.
9. Verso “Rifiuti Zero” con la raccolta differenziata “porta a porta”
In Italia molte decine i comuni, non solo piccoli, superano l'80% di raccolta differenziata e qualcuno sta puntando a superare il 90%. Questi risultati si ottengono con una buona informazione e coinvolgimento degli abitanti, un sistema di raccolta “domiciliare”, fatto porta a porta, in giorni diversi per tipi di rifiuto diversi; così si facilita al massimo il riciclo e, rivendendo i vari materiali alle industrie di carta, vetro, metalli ecc. si riducono i costi complessivi e le tasse sui rifiuti. Anche il residuo finora chiamato “non riciclabile” viene ora trasformato, con tecnologia italiana, in una “sabbia” per arredi da esterno e calcestruzzi.
Investendo meno di 1 miliardo di euro, il governo può servire con la raccolta domiciliare i 45 milioni di italiani che ancora non lo sono, creando 200.000 posti di lavoro, invece di investire 10-15 miliardi di euro in inceneritori e loro discariche, con soli 3.000 occupati: la ricaduta occupazionale del riciclo rispetto all'incenerimento è di 1000 posti a 1. Questa è “economia verde”.
10. Verso “Rifiuti Zero”: paghi meno chi fa meno rifiuti
I rifiuti si riducono ulteriormente se le tariffe non sono legate alla dimensione degli alloggi o al numero del nucleo famigliare, ma alla quantità di rifiuto non riciclabile conferito.
Ulteriori sconti possono riguardare chi composta nel proprio orto gli scarti organici di cibo o potature e i genitori che addottano per i neonati i pannolini lavabili.
firma qui l'appello

fonte:http://www.cambiamoaria.org/index.php
imbuteria   Commento da imbuteria su 7 Ottobre 2009

 LE TEORIE POLITICHE RADICALI E LA PUBBLICITA'
da Voci Dalla Strada di Alba kan.
di Stefano D’Andrea

La contestazione del sistema di vita occidentale e dell’assetto politico-economico italiano è condotta da molteplici punti di vista. Si tratta di critiche svolte piuttosto o esclusivamente con il pensiero e le parole, che con le azioni, perché l’azione sembra divenuta impossibile. Eppure le contestazioni – le idee e le proposte - esistono e lentamente di diffondono.

C’è chi concentra la critica sull’unipolarismo statunitense e desidera il multipolarismo, constatando una tendenza all’affermazione di quest’ultimo.

Altri sono convinti che vi sia poco vantaggio nel trascorrere dall’unipolarismo al multiporalismo se non si modifica il “modello di sviluppo”. La formula “nuovo modello di sviluppo” è obiettivamente generica e inidonea a designare alcunché; è invero si tratta di una formula e non di un concetto, perché un concetto è il contenuto o significato di una formula. Tanto che, leggendo le proposte più analitiche di coloro che la utilizzano, emergono divergenze, persino qualche contrasto e comunque diversi ordini di priorità. Inoltre, molti contestano proprio il concetto di modello di sviluppo e il termine sviluppo in sé stesso, sostenendo che sia privo di significato pratico e di valore positivo anche il concetto di sviluppo sostenibile. Da qui l’idea della decrescita o meglio della “acrescita” come suole precisare il principale teorico della medesima, il quale ha ammesso che decrescita è uno slogan, correlativo a quello di crescita.
L’idea della decrescita, o forse meglio della acrescita, è abbracciata anche dagli antimoderni, che criticando il produttivismo sia di matrice liberale che di matrice marxista, da un lato, perorano l’essenziale e contestano l’inutile, dall’altro, constatano che i cittadini occidentali sono vittime di un mostruoso sistema di controllo.

I keynesiani e i marxisti, per lo più ormai ex marxisti convertiti al keynesismo, guardano alla distribuzione della ricchezza, si compiacciono della crisi della ideologia cosiddetta neoliberista (anche se sono consapevoli che la crisi della ideologia non ha ancora comportato la crisi degli assetti di potere che l’hanno generata) e propongono suggerimenti per redistribuire la ricchezza, invero prestando quasi sempre poca o nessuna attenzione sia ai profili non (strettamente o direttamente) materiali della vita dei cittadini occidentali, e italiani in particolare, sia ai profili materiali relativi alla vita dei lavoratori autonomi, dei contadini, degli artigiani e dei commercianti, i quali, svolgendo professionalmente attività in concorrenza con il capitale, ovvero lavorando “professionalmente” (anche) per il capitale, hanno, mediamente, visto diminuire nell’ultimo decennio i loro redditi (non, invece, il tenore di vita, sostenuto dall’indebitamento).

Pure le teorie alle quali preme principalmente il tema dell’affermazione della sovranità monetaria dei popoli, talvolta, non si discostano dal piano economico-materiale; esse, insomma, promettono più ricchezza, meno debiti e nient’altro. Mentre in altre varianti delle medesime teorie il principio della sovranità monetaria del popolo si lega a profili spirituali (la parola, per la capacità di designazione sintetica di innumerevoli profili della vita umana, deve essere senz’altro sdoganata): indipendenza, autonomia, ecc.

Un certo antieuropeismo, generale o speciale, ossia relativo ad alcuni profili dei trattai europei, caratterizza pressoché tutte le teorie critiche. Mentre l’invocazione della nostra Costituzione riscuote il consenso della maggioranza delle teorie, non dell’unanimità. Anche la necessità una nuova e severa disciplina del “diritto dei mercati finanziari” va finalmente facendosi strada, invero, non soltanto all’interno delle teorie radicali. Infine, la critica della società dei consumi, cara agli antimoderni, è diffusa e si stringe ora con l’una ora con l’altra delle teorie segnalate, salvo quelle strettamente economicistiche e sovente essa si lega alla critica della “videocrazia” sulla quale, anche sul web è possibile leggere pregevoli contributi (per esempio quello di Andrea Inglese, “Videocrazy” o del fascismo estetico – cfr. http://www.nazioneindiana.com/2009/09/09/videocracy-o-del-fascismo-estetico/ – anche se non concordiamo con la scelta della formula “fascismo estetico”).

Sarà necessario riuscire ad elaborare una sintesi organica e coerente, che soddisfi il più possibile le diverse istanze e ciò al fine di creare un partito alternativo al partito unico delle due coalizioni (sul “partito unico delle due coalizioni” ci permettiamo di rinviare ad un nostro recente articolo: http://www.appelloalpopolo.it/?p=106). Senza la sintesi organica e coerente, infatti, le teorie sono destinate a restare tali e non hanno alcuna possibilità di trasformarsi in azione politica. E per trovare la sintesi dovranno essere individuati i collanti e gli elementi comuni alle diverse istanze critiche.

Orbene, poca o nessuna importanza danno le teorie critiche, o almeno molte di esse, alla pubblicità. Chi ha studiato a fondo il tema si è limitato alla descrizione del fenomeno, sovente condotta con grande profondità di analisi, e a prevedere l’impossibilità della riduzione della pubblicità. Secondo Baudrillard, Il sistema degli oggetti, 1968, trad. it., Milano, 1972, p. 221, senza la pubblicità, ci sentiremmo orfani: “Soppressa la pubblicità, ci si sentirebbe frustrati di fronte ai muri vuoti. L’uomo non si sentirebbe soltanto frustrato, privato di una possibilità (anche ironica) di gioco e sogno, ma a livelli più profondi penserebbe che la società non si occupi di lui”. Forse i sostenitori delle teorie critiche accolgono quest’ultima conclusione: della pubblicità non potremo mai più fare a meno. E tuttavia, osserviamo, se si muove da quel presupposto è inutile svolgere critiche al sistema, il quale, senza una severa limitazione della pubblicità potrà, al più, essere scalfito; mai rovesciato o severamente riformato. Sul tema della pubblicità, perciò, intendiamo portare l’attenzione, posto che, a nostro avviso, l’idea della limitazione della pubblicità può e deve essere uno dei collanti e quindi uno dei pilastri della auspicata sintesi organica e coerente.

Crediamo, infatti, che il centro propulsore del sistema sia – in misura pari, se non maggiore, del potere dei gestori del grande capitale finanziario, e del dominio statunitense, soltanto parzialmente indebolito negli ultimi anni - la pubblicità, la quale svolge quattro funzioni, senza le quali la vita dei paesi occidentali, e dell’Italia per quel che più ci preme, sarebbe completamente diversa da quella che è. Per questo abbiamo scritto nel nostro manifesto che “La pubblicità deve essere ridotta. Una lenta ma inesorabile riduzione della pubblicità: questa è la strada” (http://www.appelloalpopolo.it/?p=22).

In primo luogo, la pubblicità concorre a creare i linguaggi, gli stili, i desideri, i problemi, le soluzioni, le gerarchie di valori e quant’altro presiede alla vita associata del popolo. La pubblicità concorre in misura notevole a “formare” i cittadini, che sono come sono perché vivono in un mondo dominato dalla pubblicità e che sarebbero diversi se la pubblicità fosse, non dico vietata, ma notevolmente limitata. Questa influenza non può essere negata. È la funzione “indicativa” della pubblicità, che si accosta alla funzione “imperativa” (Baudrillard, Il sistema degli oggetti, cit.,p. 211). Orbene, chi esercita questo potere? I detentori di grandi capitali, italiani e stranieri, specificamente i detentori dei “marchi” (i quali lo esercitano per mezzo dei pubblicitari e acquistando “spazi pubblicitari” dai venditori di pubblicità). Essi, con il tempo, si sono andati affiancando alla scuola, all’università, alla famiglia, alla chiesa, ai partiti, ai sindacati, alle altre formazioni sociali, alla letteratura e alla filmografia e, pian piano, hanno rafforzato e sono riusciti a rendere assolutamente dominante la loro posizione, anche grazie alla potenza della tecnica con la quale esercitano il potere, mentre tutti gli altri concorrenti, anche per colpe e limiti propri, perdevano capacità di influenza, al punto che quest’ultima in molti casi ha addirittura finito per estinguersi.

Se solo si riflette che i soggetti perdenti – nella disputa per il potere di “formare” i cittadini – o sono uomini e quindi lavoratori che creano l’opera (letteraria o cinematografica) o insegnano (i maestri e i professori), o sono soggetti collettivi, costituiti da uomini i quali fanno (o meglio dovrebbero far) “vivere” i primi con il lavoro e/o l’impegno gratuito, o sono istituzioni pubbliche appartenenti a tutti i cittadini, considerati in posizione di uguaglianza a prescindere dalla differenze economiche, non si dovrebbe nutrire alcun dubbio che il potere dei titolari di marchi di formare i cittadini debba essere limitato, a favore di poteri – perché i “poteri” (giuridici, come la scuola pubblica, ovvero di fatto, come la chiesa e come la famiglia) sono sempre esistiti e sempre esisteranno – più democratici, nascenti dal basso e comunque poteri dell’uomo e frutto del lavoro degli uomini e non del capitale. Le legittime e quasi sempre fondate critiche alla scuola, all’università, alla chiesa, ai partiti, ai sindacati e ad altre formazioni sociali implicano che quelle istituzioni devono, eventualmente, essere riformate. Invece, il potere dei titolari dei marchi di formare l’opinione pubblica deve essere distrutto.

In secondo luogo, la pubblicità ha un luogo, quasi “naturale”, all’interno del quale vive e senza il quale sarebbe pressoché ininfluente: i media, ossia i mezzi che altri detentori di capitali e detentori al tempo stesso di un capitale-marchio (Fininvest, RCS, e così via) utilizzano per “informare” e intrattenere i cittadini e, così, formare l’opinione pubblica. Come già abbiamo avuto modo di scrivere (cfr. http://www.appelloalpopolo.it/?p=163), il potere di formare l’opinione pubblica di questa seconda forma o specie di capitale è enormemente rafforzato dal fatto che l’attività di “informazione” e di “intrattenimento” è in gran parte finanziata dalle società titolari di marchi, le quali pagano le società titolari dei media - sovente dominate, nei consigli di amministrazione, dalle banche o con queste indebitate e quindi dalle banche condizionate -, affinché pubblicizzino i loro marchi e prodotti (e il denaro speso per la pubblicità è detratto dal reddito ai fini del pagamento delle imposte!). Non è un caso che al vertice politico dell’Italia si trovi un venditore di pubblicità (è questo il campo in cui Berlusconi si è rivelato un “grande imprenditore”: vendere gli occhi e con essi le menti dei cittadini alle società che hanno interesse a pubblicizzare i loro marchi e prodotti). La limitazione della presenza della pubblicità sui media non soltanto ridurrebbe o estinguerebbe il potere dei detentori dei marchi (esercitato attraverso i pubblicitari) di formare il modo di essere dei cittadini, bensì, al tempo stesso, limiterebbe il potere del capitale detentore dei media di formare l’opinione pubblica. E ciò a tutto vantaggio del principio di eguaglianza sostanziale dei cittadini, che potrebbero fondare sul lavoro, individuale o cooperativo, attività, imprenditoriali o meno, di informazione e intrattenimento, potendo concorrere (con siti, blog, giornali, riviste), non dico ad armi pari ma quasi, con i media appartenenti al grande capitale. Se fosse introdotto il divieto di inserire pubblicità sugli organi di informazione e di intrattenimento, i grandi quotidiani nazionali dovrebbero chiudere o comunque ridurre notevolmente le pagine. E lo stesso vale per le riviste appartenenti ai grandi gruppi editoriali. Le televisioni private generaliste scomparirebbero o trasmetterebbero poche ore al giorno e dovrebbero guadagnare dalla vendita diretta di trasmissioni e spettacoli ai cittadini, anziché, come accade ora, dalla vendita degli occhi e delle menti dei cittadini ai titolari di marchi che pagano la pubblicità. Ugualmente, le televisioni private non generaliste dovrebbero cercare di ricavare profitti dalla vendita diretta dei loro spettacoli e documentari agli spettatori e non, come accade ora, dalla vendita degli occhi e delle menti dei cittadini ai detentori di marchi che pagano per potersi far conoscere e imprimere nella mente degli spettatori, non soltanto il marchio e il prodotto, ma uno stile di vita. È chiaro che molti grandi media chiuderebbero e sarebbe spezzato o comunque di gran lunga limitato il “dominio delle onde” (per un accenno e per una importante citazione relativa al dominio delle onde si veda S. Latouche, La fine del sogno occidentale – saggio sull’americanizzazione del mondo, 2000, trad. it., 2002, s.l., p. 10) e con esso si indebolirebbe anche la sudditanza culturale e quindi politica nei confronti degli Stati Uniti che tale dominio esercitano da lungo tempo.

In terzo luogo, la pubblicità consente uno “sviluppo” economico che altrimenti non si avrebbe: enormi investimenti su un “nuovo prodotto” non sarebbero pensabili se non esistesse la possibilità di creare con immediatezza il desiderio del prodotto mediante gigantesche campagne pubblicitarie. Una limitazione severa della pubblicità comporterebbe, dunque, in modo automatico, una “decrescita”, per lo più a tutto discapito dell’inutile e a tutto vantaggio di un ritmo di cambiamento della vita associata più lento e quindi più umano. Diminuirebbe, altresì la tendenza all’indebitamento dei cittadini, con conseguente difesa del valore costituzionale del risparmio.

In quarto luogo, la pubblicità è un arma formidabile del capitale contro il lavoro, nel senso che impedisce o rende estremamente difficili iniziative economiche fondate principalmente sul lavoro, rispetto ad altre basate su grandi quantità di capitale (i marchi sono una delle forme più disgustose di capitale e di rendita). La pubblicità concorre a creare grandi mercati, i mercati internazionali e i mercati nazionali, e rende difficili iniziative economiche fondate principalmente sul lavoro, o magari su quantità modeste di capitale che ben potrebbero svolgersi su mercati di più ridotte dimensioni. Sotto questo profilo la lotta per la limitazione della pubblicità dovrebbe andare di pari passo ad una più vasta contestazione della disciplina dei marchi. Si pensi soltanto al contratti di franchising, la cui diffusione, in molti settori commerciali, ha espulso dal mercato i veri commercianti, per sostituirli, in molte occasioni, con dipendenti che soggiacciono al titolare del marchio come fossero mezzadri.

Dunque: sottrazione al grande capitale, detentore dei marchi o dei media che pubblicizzano i marchi, del potere di “formare i cittadini”, gli stili di vita, i desideri, le gerarchie assiologiche e quant’altro; e tutto ciò a favore del potere (di formare i cittadini) di istituzioni pubbliche, enti collettivi e attività, imprenditoriali o meno, fondate sul lavoro e comunque su una quantità minore (più umana) di capitale; sottrazione al grande capitale del potere di formare l’opinione pubblica, a favore del pluralismo dell’informazione, del principio di uguaglianza e della effettiva libertà di manifestazione del pensiero; distruzione delle grandi imprese improduttive, venditrici di “pubblicità”, ossia degli occhi e delle menti dei cittadini ad altri detentori di grandi quantità di capitali; valorizzazione del lavoro contro il capitale; rallentamento dello sviluppo economico e decrescita; aumento della possibilità di sviluppare mercati locali e lotta al mercato globale; riduzione dell’indebitamento dei cittadini e valorizzazione del risparmio; liberazione dalla dipendenza culturale e politica dagli Stati Uniti e dal “dominio delle onde” che essi esercitano; indipendenza autonomia e sovranità del popolo italiano.

Solleviamo la domanda: sono logiche e coerenti le critiche antisistema se non si inserisce dentro ciascuna di esse il proposito di diminuire notevolmente il potere della pubblicità di conformare quella società alla quale si muovono le critiche? La risposta ci sembra che debba essere negativa. Le obiezioni relative alle difficoltà e alle conseguenze, eventualmente negative, che la realizzazione del proposito produrrebbe nell’immediato (per esempio sulla occupazione di taluni lavoratori), vanno prese in considerazione soltanto dopo aver accolto il principio e inciderebbero soltanto sui contenuti dei provvedimenti e delle proposte da elaborare e da porre a fondamento di un’auspicabile battaglia politica, la quale sarebbe anche e soprattutto una battaglia di liberazione nazionale, per la sovranità del popolo, per la autonomia e sovranità dei singoli cittadini, e per la valorizzazione del lavoro.

Fonte: http://www.appelloalpopolo.it/