Comunicato di pubblica resistenza al DDL intercettazioni

Gentile Onorevole Presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi, in questi giorni, in queste ore, il Parlamento della Repubblica Italiana è impegnato in una corsa contro il tempo per una più che rapida approvazione del disegno di legge firmato dall'Onorevole Ministro della Giustizia Angelino Alfano e noto come "ddl intercettazioni".

Il provvedimento rappresenta una delle più drastiche limitazioni al potere d'indagine che compete ai magistrati inquirenti del nostro paese e, al contempo, la più dura, feroce e devastante limitazione al diritto costituzionale di informazione; il diritto di farla e il diritto di riceverla.

Il progetto di legge, per mezzo dei suoi punti fondanti, impedisce il racconto giornalistico su fatti giudiziari di pubblico dominio e privi di segreto, stabilisce pene detentive e pecuniarie pesantissime verso chiunque osi divulgare verità giudiziarie, introduce nuovi obblighi di rettifica per i blog minandone la sopravvivenza, trasforma in crimine il diritto dei cittadini vittime di crimini di raccogliere prove audio e video a dimostrazione del reato e stabilisce odiose discriminazioni tra forme di giornalismo, all'interno di una drammatica limitazione del diritto ad effettuare inchieste giornalistiche.

Il diritto all'informazione nelle sue forme più elementari, il principio di legalità e la ricerca della giustizia vengono totalmente smantellati da tale provvedimento.

Pertanto questo sito internet dichiara sin da adesso che, per imprescindibili motivi etici e in ragione della difesa del diritto alla libertà di parola e di stampa, solennemente sancito dalla Costituzione italiana e dalle leggi vigenti, in caso di approvazione in via definitiva e di conversione in legge, non potrà attenersi in alcun modo alle norme che compongono il disegno di legge sulle intercettazioni.

Questo sito si dichiara altresì .. per imprescindibili motivi sia etici che politici .. deberlusconizzato .. demontizzato .. degrillizzato

domenica 9 ottobre 2011

Federambiente:

Federambiente: "Servono altri aiuti pubblici agli inceneritori"


La richiesta può sembrare una boutade, l’ennesima di Federambiente, soprattutto considerato il delicato momento economico. L’incenerimento dei rifiuti è un business drammatico per territori e popolazioni, le esternalità negative di un impianto di incenerimento vanno ben oltre l’area prossima allo stesso. Cose ormai note. Soprattutto, è un business che non sta in piedi. Ed ecco inserirsi, ancora e non a caso, la richiesta di Federambiente. Questi moderni dinosauri nel trattamento rifiuti vivono (pochi lo sanno) grazie ai soldi dei contribuenti italiani, fondi illegittimamente distratti grazie al vecchio Contributo Interministeriale Prezzi ai soldi che sarebbero dovuti andare alle vere fonti rinnovabili e pulite, lo scopo originario e nobile era infatti quello di mettere l’Italia in condizioni di recuperare una parte del gap con gli altri paesi europei in fatto di energia pulita. E invece? Invece no. Miliardi di Euro della nostra bolletta Enel finiscono non alle fonti alternative come previsto, ma ad alimentare una forma di speculazione assassina: gli inceneritori, appunto. E Federambiente chiede ancora di aprire la cassa di un Paese che già soltanto con la bonifica di intere porzioni di territorio (che non possiamo permetterci di perdere) potrebbe dare lavoro a migliaia e migliaia di persone. Imprenditori da quattro soldi come Manlio Cerroni non costruirebbero nulla senza il famigerato CIP 6 e, ad esempio, ai Castelli Romani non si parlerebbe ancora di inceneritore a tutti i costi, così come in altre parti d’Italia, senza i finanziamenti pubblici. Negli altri stati Ue questi mostri non sono finanziati dal pubblico, a volte le tonnellate portate a combustione sono addirittura tassate. In Italia non è così. Imprenditori privati che vivono ed operano con i soldi dei contribuenti, senza rischiare niente o quasi di tasca loro. Mediocri assaltatori di una diligenza ancora da rapinare e sempre più vicina alla bancarotta volontaria.

Senza incentivi pubblici agli inceneritori, "la situazione degli investimenti è in stagnazione, pochi termovalorizzatori sono stati costruiti negli ultimi cinque anni e praticamente nessun nuovo impianto è stato programmato". Federambiente, l’associazione che riunisce le aziende del settore rifiuti, presieduta da Daniele Fortini, amministratore delegato della municipalizzata di Napoli (Asia), va alla carica. E chiede che il Parlamento preveda nuovi aiuti pubblici all’incenerimento di rifiuti, come si legge nella bozza di un documento destinato alla Commissione bilancio che ilfattoquotidiano.it ha potuto visionare.

Una richiesta che arriva nonostante tra il 2007 e il 2008 la normativa sugli intentivi all’incenerimento dei rifiuti attraverso i cosiddetti "Cip6" e i “Cerificati verdi” sia stata rivista, a seguito delle indicazioni dell’Unione Europea che già aveva aperto procedimenti d’infrazione contro l’Italia. Rispettando sia le norme Ue che il Trattato di costituzione dell’Ue in tema di libera concorrenza, erano stati così banditi gli aiuti economici alla combustione della parte non biodegradabile dei rifiuti. Una decisione che aveva soddisfatto le richieste delle associazioni ambientaliste, tra cui Greenpeace e Wwf ..(sic !!)..

Senza incentivi economici però il business degli inceneritori rischia di non essere conveniente. Una previsione confermata dal grido di allarme di Federambiente, che nel documento in preparazione pone "l’attenzione sulle difficoltà che stanno investendo gli impianti di termovalorizzazione realizzati, ristrutturati o ampliati nel periodo interessato dalle modifiche normative sul tema dell’incentivazione dell’energia da fonti rinnovabili e sull’individuazione delle procedure per il calcolo della parte rinnovabile".

Da qui la richiesta di Federambiente di una "rapida approvazione dei criteri d’incentivazione previsti dal nuovo quadro normativo". Federambiente nel suo documento parla di "investimenti di cui il paese ha drammaticamente bisogno", riferendosi ai termovalorizzatori, senza fare cenno a tecniche di gestione dei rifiuti alternative. Come quelle del centro riciclo modello di Vedelago (Treviso), dove scarti plastici e cartacei un tempo non differenziabili vengono trasformati in sabbie sintetiche.

Nel documento, poi, Federambiente si prepara ad avanzare proposte che hanno lo scopo di rendere vana la contrarietà di Comuni e Province alla realizzazione di nuovi impianti (la provincia di Lucca ha recentemente programmato la chiusura di tutti gli inceneritori e lo stesso ha fatto quella di Reggio Emilia). Si legge nel documento: "Non esiste ad oggi alcuna credibile ‘sanzione’ per le amministrazioni che, pure a fronte della legittimità delle richieste di autorizzazione e della bontà dei progetti, rallentano o bloccano il processo autorizzativo per un malinteso e spesso ingiustificato senso del diniego precostituito a qualunque iniziativa che possa suscitare opposizione sul territorio". Ecco allora la proposta dell’associazione: "Se una Provincia non rilascia l’autorizzazione o non fornisce un diniego motivato entro i tempi stabiliti, le subentra la Regione; se entro tempi prestabiliti il processo non è ancora concluso, i poteri degli enti locali sono surrogati dall’amministrazione centrale dello Stato".

Sul piano politico intanto è già iniziata la battaglia. I consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle di Emilia Romagna e Piemonte Giovanni Favia e Davide Bono stanno preparando mozioni dove chiedono alle rispettive Regioni "d’intervenire per bloccare questo scempio contro le norme Ue e l’autogoverno del territorio". "Se riusciremo a trovare cinque firme, presenteremo anche un’ordine del giorno urgente – spiega Bono –. Per questo in Piemonte cercheremo l’appoggio anche di consiglieri di Prc, Sel e Idv. Non può passare una follia così. Comunque è chiaro che senza gli incentivi pubblici, cioè le nostre tasse, gli inceneritori crollano tutti".

ASSOCIAZIONE DIFFERENZIATI

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