Comunicato di pubblica resistenza al DDL intercettazioni

Gentile Onorevole Presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi, in questi giorni, in queste ore, il Parlamento della Repubblica Italiana è impegnato in una corsa contro il tempo per una più che rapida approvazione del disegno di legge firmato dall'Onorevole Ministro della Giustizia Angelino Alfano e noto come "ddl intercettazioni".

Il provvedimento rappresenta una delle più drastiche limitazioni al potere d'indagine che compete ai magistrati inquirenti del nostro paese e, al contempo, la più dura, feroce e devastante limitazione al diritto costituzionale di informazione; il diritto di farla e il diritto di riceverla.

Il progetto di legge, per mezzo dei suoi punti fondanti, impedisce il racconto giornalistico su fatti giudiziari di pubblico dominio e privi di segreto, stabilisce pene detentive e pecuniarie pesantissime verso chiunque osi divulgare verità giudiziarie, introduce nuovi obblighi di rettifica per i blog minandone la sopravvivenza, trasforma in crimine il diritto dei cittadini vittime di crimini di raccogliere prove audio e video a dimostrazione del reato e stabilisce odiose discriminazioni tra forme di giornalismo, all'interno di una drammatica limitazione del diritto ad effettuare inchieste giornalistiche.

Il diritto all'informazione nelle sue forme più elementari, il principio di legalità e la ricerca della giustizia vengono totalmente smantellati da tale provvedimento.

Pertanto questo sito internet dichiara sin da adesso che, per imprescindibili motivi etici e in ragione della difesa del diritto alla libertà di parola e di stampa, solennemente sancito dalla Costituzione italiana e dalle leggi vigenti, in caso di approvazione in via definitiva e di conversione in legge, non potrà attenersi in alcun modo alle norme che compongono il disegno di legge sulle intercettazioni.

Questo sito si dichiara altresì .. per imprescindibili motivi sia etici che politici .. deberlusconizzato .. demontizzato .. degrillizzato

venerdì 19 luglio 2013

Pomodori e verdura al Tumore. Adesso diteci come dobbiamo difenderci. Ditecelo presto.

LE ULTIME SCOPERTE SUI TERRENI DI CAIVANO COLTIVATI SU UNA BOMBA TOSSICA SENZA PRECEDENTI (QUALCUNO PARLA DELLA NOSTRA CHERNOBYL) HANNO ATTERRITO TUTTI. LA RABBIA NEI CONFRONTI DI CHI AVEVA GIUDICATO TROPPO SUPERFICIALMENTE IL NOSTRO GRIDO D’ALLARME E’ IL SENTIMENTO PIU’ INNOCUO CHE SI POSSA NUTRIRE. 

AFFERMAZIONI COME: “I CAMPANI MANGIANO MALE, FUMANO TROPPO E FANNO POCO SPORT” PER SPIEGARE L’ALTISSIMA PERCENTUALE DEI TUMORI CHE CI STANNO AMMAZZANDO, ADESSO, DI FRONTE A QUESTA ENNESIMA PROVA CONCRETA SUONANO COME UNA SENTENZA DI MORTE. MA NON E’ PIU’ TEMPO DI POLEMICHE, CHIACCHIERE E RIVALSE. ADESSO, PER PIACERE FATE PRESTO, DITECI COME CAZZO POSSIAMO DIFENDERCI QUANDO ANDIAMO A FARE LA SPESA E DI FRONTE A POMODORI BELLISSIMI COME QUELLI DELLA FOTO QUI SOTTO NON SAPPIAMO DIFENDERCI. DITECELO PRESTO. 


Monsanto compra i Blackwater, il più grande esercito di mercenari del mondo?

Secondo un rapporto di Jeremy Scahill apparso su The Nation, Monsanto avrebbe acquistato Blackwater (poi chiamata Xe Services e più recentemente Academi) il più grande esercito mercenario del mondo. Blackwater fu rinominata nel 2009, dopo essere diventata famosa in tutto il mondo per i numerosi rapporti di abusi in Iraq, incluso il massacro di civili. Questa compagnia mercenaria rimane comunque il più grande appaltatore privato del Dipartimento di Stato USA “servizi di sicurezza”, che pratica il terrorismo di Stato dando al governo l’opportunità di negarlo.
Molti ufficiali della CIA ed ex militari lavorano per Blackwater o per le società collegate, che sono state create apposta per sviare l’attenzione dalla loro cattiva reputazione e fare più profitti vendendo i loro servizi (raccolta informazioni, intelligence, infiltrazioni, pressioni politiche, formazione paramilitare) ad altri governi, banche e corporazioni multinazionali.
Scahill sostiene che gli affari con le multinazionali come Monsanto e Chevron e con i giganti finanziari come Barclays e Deutsche Bank, vengono svolti attraverso due compagnie il cui proprietario è Erik Prince, lo stesso di Blackwater: Total Intelligence Solutions e Terrorism Research Center. Queste compagnie condividono con Blackwater funzionari e dirigenti.
Uno di questi, Cofer Black, conosciuto per la sua brutalità come dirigente delle CIA, fu colui che prese contatto con la Monsanto nel 2008 in qualità di dirigente della Total Intelligence. Il contratto comprendeva attività di spionaggio e infiltrazione di organizzazioni di attivisti per la difesa dei diritti degli animali e anti-GM.
Contattato da Scahill, l’amministratore della Monsanto Kevin Wilson ha rifiutato di commentare, ma in seguito ha confermato a The Nation che avevano assunto Total Intelligence nel 2008 e nel 2009, secondo la Monsanto solo per monitorare le “rivelazioni al pubblico” dei suoi avversari. Ha anche detto che Total Intelligence era una “entità completamente separata da Blackwater”.
Tuttavia, Scahill è in possesso delle copie delle e-mail di Cofer Black dopo l’incontro con Wilson per la Monsanto, in cui spiega ad altri ex agenti della CIA, usando i loro indirizzi e-mail Blackwater, che il risultato della discussione con Wilson era che Total Intelligence era diventata l’intelligence della Monsanto.
Quasi in contemporanea con la pubblicazione di questo articolo su The Nation,La Via Campesina ha riferito dell’acquisto di 500.000 azioni della Monsanto, per più di 23 milioni dollari da parte della Bill e Melinda Gates Foundation.
Si tratta di un matrimonio tra i due monopoli più brutali della storia dell’industrialismo: Bill Gates controlla più del 90% del mercato del computing proprietario, e Monsanto circa il 90% del mercato globale delle sementi transgeniche e e in generale del commercio globale di sementi. Non esiste un monopolio così vasto in nessun altro settore industriale. E sia Gates che Monsanto sono molto aggressivi nel difendere i loro monopoli illeciti.
Anche se Bill Gates potrebbe provare a dire che la Fondazione non è legata alla sua attività, tutto prova il contrario: la maggior parte delle donazioni della Fondazione finiscono per favorire gli investimenti commerciali del magnate stesso. Le loro “donazioni” finanziano progetti distruttivi come la geoingegneria o la sostituzione della medicina naturale con farmaci brevettati di alta tecnologia nelle aree più povere del mondo. Che coincidenza, l’ex segretario della sanità Julio Frenk ed Ernesto Zedillo sono consulenti della Fondazione.
Come Monsanto, Gates è anche impegnato nel tentativo di distruggere l’agricoltura rurale in tutto il mondo, principalmente attraverso la “Alliance for a Green Revolution in Africa” (AGRA). Funziona come un cavallo di Troia per privare i poveri agricoltori africani delle loro sementi tradizionali, prima sostituendole con i semi delle loro aziende, e infine con quelli geneticamente modificati (GM). Per questo compito, la Fondazione ha assunto Robert Horsch nel 2006, il direttore della Monsanto.
Blackwater, Monsanto e Gates sono tre facce di una stessa figura: una macchina da guerra che si estende su tutto il mondo, che ha come nemici contadini, comunità indigene, persone che vogliono condividere informazioni e conoscenze o chiunque altro non voglia vivere sotto l’egida del profitto e la distruttività del capitalismo.
monsanto 2
Ma allora perché così tanti organi di stampa, editorialisti e blogger dicono a gran voce che l’acquisto è stato una “bufala”?
Questa è una buona domanda. I più cinici tra noi potrebbero sospettare un incentivo finanziario da Monsanto per questi “giornalisti”. Monsanto infatti ha ingaggiato un team di pubbliche relazioni per cercare i blog critici e i siti web di segnalazione sui loro crimini contro la natura e l’umanità.
Ma l’argomento principale di chi sostiene che l’acquisto di Blackwater da parte di Monsanto non sia vero, sta nel fatto che l’unica cosa che si può uffilmente documentare è che Blackwater è stata assunta per anni da Monsanto. Subito dopo questo ampio lavoro che la Blackwater ha svolto per Monsanto, la compagnia è stata venduta. A causa del modo in cui la vendita è trapelata, è impossibile documentare a chi la compagnia è stata venduta. Tuttavia, la logica e ovvia conclusione per gli addetti ai lavori (in particolare nel settore della sicurezza privata) è che la vendita è stata a favore di Monsanto.
Xe (ora Academi) è, infatti, stata acquistata, e mentre non c’è modo di documentare ufficialmente chi sono i nuovi proprietari, la conclusione logica sarebbe che Monsanto, che ha impiegato la compagnia prima della vendita, sia la nuova proprietaria. Questo, naturalmente, darebbe anche un senso alla segretezza che circonda l’affare e l’identità dei nuovi proprietari. La società è stata acquistata da investitori privati ​​tramite società di private equity che non sono tenute a divulgare nessuna delle loro transazioni, con Bank of America che fornisce gran parte dei 200 milioni di dollari di finanziamento per l’affare.
Vari ricercatori hanno cercato di documentare l’acquisto tramite una traccia cartacea, ma finora senza troppa fortuna. Questo, naturalmente, è il punto dell’intera questione.
La logica conclusione sembra essere che, nonostante gli argomenti in senso contrario, la Monsanto abbia acquistato la compagnia mercenaria Blackwater, o almeno il gruppo di Servizi rinominato Xe Blackwater (ora Academi). La grande domanda ora è: perché?
Traduzione velodimaya.net
Estratto da http://politicalblindspot.org/yes-monsanto-actually-did-buy-the-blackwater-mercenary-group/

Fonte: http://dharmablog.net
Alz

Muos. La manipolazione dei dati dell'Istituzione Superiore di Sanità

Pronta replica del movimento No Muos alle indiscrezioni fatte trapelare sulla relazione dell'Istituto Superiore di Sanità secondo la quale l'impianto non sarebbe nocivo per la popolazione.
Il comunicato dei comitati No Muos sulle notizie relative alla relazione dell'Istituto Superiore di Sanità sul "non nocività" del Muos di Niscemi.

“Un uccellino mi ha detto” usa recitare talvolta la maestra per introdurre una verità non detta o per smascherare una bugia. E gli uccellini non sono tutti uguali: ci sono quelli che cinguettano, pigolano, gracchiano, starnazzano, bubbolano e quelli che cercano di emergere dal vortice del ronzio mediatico raccontando ciance.

Successe all’incirca un mese fa e sta succedendo di nuovo in queste ore, quando uccellacci del malaugurio diffondono in maniera parziale e artefatta frammenti della relazione licenziata dalla commissione istituita presso l’ISS sulle 46 antenne di Niscemi e sul MUOS. Porzioni di un tutto da imbeccare all’opinione pubblica per il tramite degli organi di stampa, proprio per tenerli oll’oscuro del reale contenuto della relazione che si dichiara di voler diffondere, ma che in realtà si occulta abilmente.

Se la diffondessero per intero, emergerebbe una realtà ben diversa: che il MUOS è in netto contrasto con la normativa vigente in Italia e che le 46 antenne esistenti superano i limiti di legge. Certo è una verità scomoda per il governo, ma è la verità. Una verità ribadita pure nella relazione dell’Istituto Superiore di Sanità.

La commissione che si è occupata della vicenda ha prudenzialmente affermato quello che un parere scientifico non può non dire: che non esiste allo stato degli studi attuali una relazione dimostrata di causa ed effetto fra esposizione all’elettromagnetismo e immediata insorgenza di determinate patologie. Ma — un ma grande quanto un palazzo — che la normativa italiana, proprio per evitare che queste patologie insorgano vieta di superare certi limiti, fissati, appunto, dalla legge.

Anche il superamento dei limiti di legge, da parte dell’impianto NRTF già funzionante, è cosa acclarata: tanto che decine di pagine della relazione stessa vengono spese dagli estensori per dimostrare quanto siano inaffidabili, inattendibili, le misurazioni effettuate dall’ISPRA in accordo con i tecnici americani. Misure rilevate in soli cinque giorni e che, misteriosamente, contraddicono cinque anni di misurazioni effettuate da ARPA Sicilia. Il sospetto, insomma, viene pure ai tecnici dell’ISS.

E, se la si vuol dire tutta: la relazione dell’ISS si riferisce alle antenne già attive, non potendo esprimere giudizi sul MUOS di cui non esistono dati, se non quelli, interessati, proposti dal suo costruttore.

Dunque?

Qualcuno fra i committenti dello studio licenziato dai tecnici che hanno lavorato per L’ISS — o tra i destinatari, ossia: uno fra la presidenza del Consiglio dei Ministri, il Ministero della Difesa e quello della Sanità o il governo regionale siciliano o tutti loro — ha tirato acqua al proprio mulino diffondendo della relazione solo quello che gli torna più comodo nella partita contro il popolo siciliano e in favore dell’esercito di un paese estero e delle logiche di guerra. Senza dimenticare che i committenti sono parti nel contenzioso pendente avanti il TAR di Palermo.

I comitati No MUOS denunciano quella che reputano un’azione scorretta oltre che un inganno e li sfidano a diffondere l’intera relazione e tutte le sue note. È un atto dovuto ai cittadini, ed è un dovere nei confronti della libera stampa che deve poter esercitare il proprio ruolo di opinion maker e non fungere da cassa di risonanza della propaganda.

Italia. Sciopero generale il 18 ottobre

l'Autunno sarà caldo.
CONTRO le politiche di austerità .. oer il rinnovo dei contratti .. l'aumento di salari e di pensioni ..
i sindacati conflittuali (Usb ,, Cobas .. Cub) chiamano allo SCIORERO GENERALE per il prossimo 18 ottobre!
L’ampliamento della flessibilità, annunciato dal governo con l’alibi dell’Expò 2015, insieme alla riprogrammazione dei fondi europei hanno la chiara finalità di aumentare la ricattabilità dei lavoratori e la libertà di agire delle imprese. La pressione fiscale, in particolare quella operata dagli enti locali, è arrivata oltre ogni limite ed ha posto l’Italia al top in Europa per livelli di tassazione diretta ed indiretta.

Il governo sostenuto dal Presidente Napolitano conferma l’acquisto degli F35, costosissimi cacciabombardieri da guerra mentre sottrae fiumi di denaro alla scuola e alla ricerca pubblica, alla sanità, alla previdenza.

La disoccupazione non scenderà, né quella giovanile né quella generale, e cresceranno invece l'indignazione e il desiderio di rivolta.

Contro queste politiche la Confederazione USB, la Confederazione Cobas e la CUB proclamano lo sciopero generale di tutte le categorie pubbliche e private per l’intera giornata del 18 ottobre 2013.

Lo sciopero generale è indetto: 
- per il rinnovo dei contratti, l'aumento di salari e pensioni e la riduzione dell'orario di lavoro; 
- contro le politiche di austerità in Italia ed in Europa e contro il governo italiano delle larghe intese che quelle politiche gestisce; 
- per la scuola e l'istruzione pubbliche, per la sanità e i beni comuni pubblici e per la costruzione di un diverso modello sociale e ambientale; 
- per la nazionalizzazione di imprese in difficoltà o di interesse strategico per il Paese; 
- per il diritto ad una vera democrazia fondata sulla partecipazione, che rifiuti deleghe autoritarie nei luoghi di lavoro e per una legge democratica sui diritti dei lavoratori e sulla rappresentanza sindacale.

Napolitano schiera i blindati a difesa del governo

Come volevasi dimostrare .. 

Non vedendo correre tutti i partiti al capezzale del governo, accettando ogni corbelleria detta in Parlamento da diversi ministri, da parecchi parlamentari e infine dallo stesso Presidente del Consiglio, Napolitano è sceso in campo a difendere il “suo” governo.

Letta deve "andare avanti", a qualsiasi costo e senza badare alle mostruosità – istituzionali, internazionali, costituzionali, economiche – che si vanno producendo nella sua scia velenosa.

Se viene messa "a repentaglio la continuità di questo governo i contraccolpi a nostro danno, nelle relazioni internazionali e nei mercati finanziari, si vedrebbero subito e potrebbero risultare irrecuperabili".

Una minaccia devastante vale più di cento ragionamenti sull'incompatibilità di questa compagine innaturale con le regole del buon senso e della “democrazia borghese”. Napolitano governa con la paura e per aumentare la paura; è l'unico strumento ormai in suo possesso per assicurare in questo paese un governo che obbedisca passivamente alla Troika.

Un linguaggio da "settantasette", manca poco ai blindati nelle piazze davanti ai palazzi del potere...

Nel corso della cerimonia del Ventaglio, un classico appuntamento prima delle vacanze estive, al Quirinale, Napolitano ha ricordato che "il periodo è inquieto con rischi di paralisi", per cui ciò che "deve anche oggi avere il primo posto nella nostra attenzione collettiva è la criticità delle condizioni economiche e sociali del nostro Paese".

Non vuol sentire ragioni, pretende il rispetto del "cronoprogramma di 18 mesi già partito in Parlamento".

Quindi "non ci si avventuri a creare vuoti, a staccare spine, per il rifiuto di prendere atto di ciò che la realtà politica ha reso obbligato e sottovalutando le conseguenze che ciò avrebbe sul Paese".

Soprattutto intima a "coloro che lavorano su ipotesi fumose e arbitrarie a non contare su decisioni che spetterebbero al presidente della Repubblica".

Te capì?

Bagdash: “La Siria come la Spagna repubblicana”

Un incontro pubblico a Roma col segretario del Partito Comunista Siriano, Ammar Bagdash e un'intervista collettiva per conoscere cause, andamento e conseguenze della guerra civile in Siria.
O, per meglio dire, del tentativo di destabilizzare un paese dissonante per il controllo imperialista del Medio Oriente.

La prima domanda era implicita nella stessa presentazione con cui Bagdash ha affrontato una intervista a più voci. Perché l’attacco alla Siria? “La Siria costituisce una diga contro l’espansionismo statunitense in Medio oriente, soprattutto dopo l’occupazione dell’Iraq. Ma il vero protagonista di questo progetto è in realtà il presidente israeliano Peres, che persegue questo obiettivo sin dagli anni ’80 – spiega Bagdash – Come comunisti siriani abbiamo dato un nome a questo progetto: ‘la grande Sion’. La Siria ha rifiutato tutti i diktat degli Usa e di Israele sul Medio oriente, ha sostenuto la resistenza irachena, quella libanese e il diritto nazionale del popolo palestinese”.

 Ma come è nata la rivolta, la crisi e la guerra civile in Siria? “Nell’analisi dei comunisti siriani le condizioni sono state create anche dalle contraddizioni create dalle misure liberiste in economia adottate dintorno al 2005. Questa politica ha prodotto tre effetti negativi: un aumento della polarizzazione sociale; la crescita dell’emarginazione sociale nelle periferia di Damasco; il peggioramento delle condizioni di vita della popolazione” – dice Bagdash. “Ciò ha favorito le forze reazionarie, come i Fratelli musulmani, che si sono appoggiati sul sottoproletariato, soprattutto rurale. Quando abbiamo denunciato tutto questo anche in Parlamento, ci hanno accusato di essere ideologici e di avere la testa di legno.”

Le origini e le tre fasi della crisi siriana
“In Siria volevano ripetere quanto era accaduto in Egitto e Tunisia. Ma lì si trattava di due paesi filo-imperialisti. Nel caso della Siria era diverso. Hanno cominciato con manifestazioni popolari di protesta partite dalle regioni rurali di Daraa e Idleb. Ma nelle città ci sono state subito delle grandi manifestazioni popolari a sostegno di Assad. Inoltre all’inizio la polizia non sparava, sono state componenti fra i manifestanti ad aver iniziato le azioni violente. Nei primi sette mesi ci sono stati più morti fra polizia ed esercito che nelle file degli altri. Quando il metodo delle proteste non ha funzionato sono passati al terrorismo con omicidi mirati di persone in vista (dirigenti, alti ufficiali, giornalisti), attentati e sabotaggi di infrastrutture civili. Il governo ha reagito adottando alcune riforme come quella sul pluripartitismo e sulla libertà di stampa, riforme che noi abbiamo sostenuto. Ma le forze reazionarie hanno rifiutato queste riforme. Noi comunisti abbiamo fatto questa equazione: le parole e le azioni vanno misurate con le parole e le azioni. Ma il terrorismo va affrontato con la sovranità della legge, ristabilendo l’ordine.
Poi si è passati alla terza fase. La rivolta armata vera e propria. Attentati e omicidi mirati erano il segnale per iniziare l’attacco contro Damasco. Poi gli attacchi si sono concentrati ad Aleppo, che per la sua posizione geografica rende più facile il traffico e i rifornimenti di armi dall’esterno. Ilgoverno ha appunto risposto imponendo l'egemonia della legge. Va detto che l'intervento dell'esercito e i bombardamenti aerei sono avvenuti zone da cui erano già fuggiti quasi tutti i civili.
Al contrattacco dell’esercito siriano i ‘ribelli’ hanno reagito in modo selvaggio, anche nelle zone dove non c’erano combattimenti. Poi hanno assediato Aleppo.”


Perché la Siria resiste e che cosa significa?
Negli ultimi dieci anni in Medio Oriente, l’Iraq è stato occupato, la Libia ha dovuto capitolare, la Siria invece no. Per la sua maggiore coesione interna, le forze armate più forti, alleanze internazionali più solide o per il fatto che non c’è stato ancora un intervento militare diretto delle potenze imperialiste?
“In Siria, a differenza di Iraq e Libia, c’è sempre stata una forte alleanza nazionale. I comunisti collaborano con il governo dal 1966, ininterrottamente. La Siria non avrebbe potuto resistere contando solo sull’esercito. Ha retto perché ha potuto contare su una base popolare. Inoltre può contare sull’alleanza con l’Iran, la Cina, La Russia. E se la Siria rimane in piedi, tanti troni cadranno perché risulterà chiaro che ci sono altre vie. La nostra è una lotta internazionalista. Un esperto russo mi ha detto: ‘Il ruolo della Siria adesso assomiglia a quello della Spagna contro il fascismo’.


L’Egitto, la Siria e l’Islam politico
Quali effetti possono avere gli avvenimenti in Egitto sulla situazione di oggi in Siria?
“C’è un rapporto dialettico tra quanto avvenuto in Egitto e quanto avviene in Siria. La base comune è il malcontento popolare, ma la resistenza siriana ha accelerato la caduta del regime dei Fratelli musulmani in Egitto e ciò aiuterà molto la Siria perché dimostra che i Fratelli Musulmani sono stati ripudiati dal popolo.”


Il presidente siriano Assad in una recente intervista ha affermato: “In Siria abbiamo fermato l’offensiva dell’islamismo politico”. Cosa ne pensa?
“Noi comunisti siriani non usiamo la categoria di Islam politico. L’Islam è una forma di espressione che vede all’interno cose molto differenti. Ci sono reazionari pro-imperialisti come i Fratelli musulmani e progressisti come Hezbollah o lo stesso Iran. Non sono un amante del modello iraniano ma sono nostri alleati nella lotta contro l’imperialismo. Dal nostro V° Congresso abbiamo valutato l’Iran sulla base di come si rapporta all’imperialismo. La nostra parola d’ordine è per un Fronte Internazionale contro l’imperialismo.”

I “ribelli”: rivoluzionari o reazionari?
In Italia ampia parte della “sinistra” ritiene che i ribelli stiano combattendo un regime fascista, quello di Assad. Cosa può rispondere a questa posizione?
“Se partiamo dalla definizione del fascismo – un movimento reazionario che usa mezzi violenti per attuare gli interessi del capitalismo monopolista - in Siria non al comando non c’è un capitalismo monopolista. Piuttosto sono i ‘ribelli’ a rappresentare gli interessi del grande capitale. Le rivolte, come dimostra la storia, non sono sempre delle rivoluzioni. Pensiamo alla contra in Nicaragua, ai franchisti in Spagna e via dicendo.”


Ma l’opposizione ad Assad è tutta reazionaria? Oppure, come dimostrano i crescenti contrasti interni sfociati in scontri tra Esercito Libero Siriano e miliziani jihadisti o gli scontri di questi giorni tra curdi e jihadisti, ci sono anche componenti progressiste con cui poter aprire una interlocuzione?
“Tra gli oppositori ce ne sono alcuni che hanno trascorso molti anni nelle carceri siriane e di cui abbiamo chiesto e ci siamo battuti per la loro liberazione. Questi oppositori ad Assad sono però contrari ad ogni ingerenza o intervento esterno. Alcuni vivono a Damasco e lavoriamo insieme per il dialogo nazionale. Anche Haytham Menaa del Coordinamento democratico condanna l’uso della violenza da parte dell’opposizione armata e le ingerenze esterne. Altri come Michel Kilo hanno una storia di sinistra ma l’hanno rinnegata e comunque non possono modificare la sostanza reazionaria della ribellione.”


Come spiega l’aumento delle divergenze tra Arabia Saudita e Qatar che si ripercuotono anche nelle divisioni delle milizie ribelli?
“E’ vero, sta diminuendo il ruolo e l’influenza del Qatar e sta aumentando quello dell’Arabia saudita. Diversa è la vicenda degli scontri con i curdi. Gli scontri ci sono stati tra i curdi dell’Unione democratica curda e i miliziani jihadisti di Al Nusra, ma c’erano stati anche scontri tra i vari gruppi curdi.”


La causa palestinese e i palestinesi in Siria 
Cosa sta succedendo ai palestinesi che vivono nei campi profughi in Siria?
“Ho incontrato recentemente il responsabile dell’Olp e mi ha detto “Se cade la Siria addio Palestina”. Hamas ha compiuto passi molto affrettati, ha fatto molti errori e ha provocato problemi. Possiamo dire che l’organizzazione, che appartiene al mondo del Fratelli musulmani, è tornata alle origini e adesso è sotto l’ala del Qatar. Ma è pericoloso anche per loro. Adesso, dopo quanto accaduto in Egitto cosa accadrà a Gaza? La maggioranza dei miliziani penetrati nei campi profughi palestinesi in Siria non erano palestinesi.
La maggioranza dei palestinesi è fortemente contraria ad ogni interferenza negli affari siriani.”
“A Yarmouk il 70% degli abitanti sono siriani perché i campi profughi in Siria non sono dei ghetti come in altri paesi. Ci sono ancora combattimenti a Yarmouk ma la popolazione civile è fuggita. Il Comitato Esecutivo dell’Olp è stato due volte in Siria per porre il problema della protezione dei campi profughi. Yarmuk è stata assediata da Al Nusra con l’aiuto di Hamas che ha cercato di provocare l’esercito, il quale a lungo ha avuto l’ordine di non reagire.”


Se ne parla molto poco, ma che ruolo ha la Giordania nella crisi e nella guerra civile in Siria?
“La monarchia giordana ha sempre collaborato con l’imperialismo e c’è una intensa attività dei Fratelli musulmani. La Giordania ha accettato la presenza di militari statunitensi sul proprio territorio e il quarto attacco a Damasco è partito proprio dal territorio della Giordania.”


E Israele che partita sta giocando in Siria?
“Israele appoggia i ribelli armati, ma quando non riescono a colpire gli obiettivi arrivano gli aerei da guerra israeliani, E’ avvenuto a Damasco e qualche giorno fa anche a Latakia.”

Quale soluzione alla crisi?
Quale sono i passi e le tappe per uscire dalla tragedia?
“Non si può realizzare alcun progresso sociale, o la democrazia, se si è subalterni a forze esterne. La parola d’ordine è difendere la sovranità nazionale, e difendere le condizioni di vita. Come ho dichiarato all’Ansa, la via maestra per uscire dal massacro siriano passa in primo luogo per uno stop agli aiuti all'opposizione armata da parte di paesi reazionari e imperialisti. Una volta che gli aiuti esterni saranno fermati, si potranno fermare tutte le operazioni militari anche da parte del governo siriano. E far ripartire un processo democratico con elezioni parlamentari e riforme politiche, che certo in questa fase di lotta armata non si possono fare. Il futuro politico della Siria si deciderà nelle elezioni, fra le quali quelle presidenziali del 2014.”


http://www.contropiano.org/

Madrid. Chiedono le dimissioni di Rajoy, la polizia li "picchia"

Migliaia di manifestanti hanno assediato la sede del PP a Madrid e poi hanno bloccato il centro della capitale. Finché i reparti antisommossa non si sono scatenati in una violenta caccia all’uomo.

A migliaia, ieri sera, hanno raccolto l’invito di comitati, movimenti sociali e partiti della sinistra per andare a protestare contro la corruzione e per chiedere le dimissioni del premier spagnolo Mariano Rajoy. Colpevole di aver obbedito ai diktat della troika portando il paese allo sfascio e investito in questi giorni dal maggiore scandalo che abbia mai interessato i dirigenti della destra spagnola.

La protesta è cominciata poco dopo le 19,30 nei dintorni di Calle Genova, dove circa tremila manifestanti hanno iniziato il pacifico assedio della sede nazionale dei ‘Popolari’, blindata da transenne e da una ventina di furgoni della Polizia Nazionale, al grido di ‘Dimissioni!’.

Manifestazioni in Calle Genova se ne sono svolte diverse negli ultimi mesi, man mano che il governo decidere tagli draconiani alla sanità e all’istruzione. E si sono intensificate quando l’ex tesoriere del PP Bàrcenas ha iniziato a raccontare il sistema di finanziamento illegale attraverso fondi neri dei dirigenti del suo partito, Rajoy compreso, destinatari per anni di una consistente paghetta complementare ai già stratosferici stipendi da parlamentari o ministri. Simulando l’allestimento di un enorme barbecue di massa, i manifestanti gridavano "Rajoy e Cospedal a Soto del Real" (carcere nei pressi di Madrid), in contemporanea con altre 30 città del paese. “E’ normale che la gente manifesti contro i tagli a Sanità e Istruzione e contro le riforme del lavoro o della Costituzione ma anche contro la corruzione, perché il governo e i partiti di regime non cessano di imporre sacrifici mentre la classe dirigente si arricchisce” ha spiegato al quotidiano Publico un giovane aderente al collettivo ‘Gioventù senza Futuro’. Motivo di indignazione ulteriore, negli ultimi giorni, la scoperta che il presidente del Tribunale Costituzionale di Madrid, Francisco Pérez de los Cobos, ha in tasca una tessera del Partito Popolare.

Intorno alle 21 l’assedio alla sede del PP, chiaramente chiusa e deserta, si è trasformato in un corteo che ha poi bloccato alcune delle arterie stradali del centro di Madrid: dalla Gran Vía fino a Cibeles, da Castellana fino a Colón. Poi un migliaio di dimostranti ha puntato dritto verso i ‘quartieri alti’ di Madrid, imboccando calle Goya, per poi tornare a Cibeles, gettando rotoli di carta igienica all’indirizzo dei poliziotti in assetto antisommossa. Che, dopo esser rimasti tranquilli fino a quel momento, proprio a Cibeles hanno deciso di caricare violentemente i manifestanti. Mentre questi si disperdevano e tutto sembrava esser finito così, a poca distanza, sulla Gran Via, un altro plotone di agenti dava il via a nuove ingiustificate cariche, iniziando una caccia all’uomo che ha preso di mira anche fotografi e giornalisti colpevoli di documentare l’arresto di una ragazza. Alla fine il saldo sarà appunto di una detenzione e di dodici feriti.
Anche davanti alla sede del PP di Valencia la Polizia ha caricato. Bilancio: quattro manifestanti arrestati e alcuni feriti.

I video: http://www.youtube.com/watch?v=L5gdFKNAZHs             http://www.youtube.com/watch?v=9KAuk_HPZxo
             http://www.youtube.com/watch?v=AfLV48RuHe0



Turchia: Erdogan azzoppa l’esercito

Con un blitz parlamentare l’Akp disarciona l’esercito turco dal ruolo di garante della Costituzione, base legale per ben 4 colpi di stato. Come risponderanno i militari?

Dopo l'ondata di proteste contro il premier Recep Tayyip Erdogan, inTurchiaé in corso ora una ''vera e propria caccia alle streghe'' contro gli oppositori. Lo denuncia la Federazione Internazionale dei Diritti Umani (Fidh) dopo che 30 persone sono state arrestate ieri durante una maxiretata a Istanbul e altre 15 sono state incriminate per gravi reati a Smirne poche ore prima. Gli arrestati sono stati tutti accusati di appartenenza a organizzazioni terroristiche, danneggiamento di beni pubblici, “provocazione contro la società”, incitamento alla violenza. La procura di Ankara ha indicato ieri sera che dall'inizio delle proteste, alla fine di maggio, solo nella capitale sono stati arrestati 1.078 manifestanti, 29 sono tuttora in carcere e 49 sono stati incriminati in base alle leggi contro il terrorismo. E i numeri di Istanbul sono assai più consistenti. La Federazione Internazionale dei Diritti Umani parla di una ''crescente e inquietante repressione dei manifestanti e della società civile'' e denuncia la “impunità di fatto” garantita agli agenti responsabili di violenze e pestaggi e ai 'civili' - poliziotti in borghese o sostenitori del partito islamico Akp di Erdogan - che più volte hanno aggredito e picchiato i  dimostranti. Qualcuno degli aggressori è stato fermato ma subito rilasciato. L’ultimo è stato un autista di autobus accusato di aver partecipato al pestaggio il 2 giugno a Eskhisehir del giovane Ali Ismail Korkmaz, 19 anni, morto per una emorragia cerebrale dopo 38 giorni in coma, fermato ma subito rilasciato. Come é tuttora a piede libero l'agente accusato di aver sparato ad Ankara il 1 giugno contro la folla di manifestanti, colpendo mortalmente al cervello il giovane Ethem Sarisuluk, 26 anni.

Ed intanto il ‘sultano’ Erdogan continua a rimodellare le istituzioni turche sulla base dei suoi interessi e di quelli della lobby politico-economica che lo sostiene. Non notato dalla stampa internazionale, un provvedimento adottato pochi giorni fa dal parlamento turco secondo analisti e media locali segna davvero la fine di un'epoca, quella che ha visto i militari nel ruolo di garante della Costituzione autoritaria imposta da Mustafa Kemal alla fondazione della Repubblica nel 1923. La Grande Assemblea di Ankara ha modificato l'articolo 35 del regolamento interno delle Forze Armate che ha fatto da "base legale" per i colpi di stato che hanno rovesciato quattro volte governi democraticamente eletti tra il 1960 e il 1997. "Passa alla storia il pretesto per i golpe" ha titolato in maniera eloquente il quotidiano Star. "L'articolo 35 creato nel 1935 cancellato in 35 minuti" rilancia il quotidiano Haber Turk, evidenziando il blitz parlamentare. Secondo il nuovo articolo approvato a tempo record nella notte tra il 12 e il 13 luglio, prima che il parlamento chiudesse per la pausa estiva, infatti, il compito delle forze armate non sarà più "proteggere e tutelare la madrepatria e la Repubblica Turca come sancito dalla Costituzione", ma semplicemente difendere laTurchia"da minacce e pericoli che vengono dall'estero". Una prerogativa che potrà comunque esercitare solo previa esplicita autorizzazione da parte del parlamento.

"L'obiettivo della nostra iniziativa è separare l'ambito di azione dell'esercito da quello della politica in maniera chiara" ha dichiarato il ministro della Cultura e del turismo Omer Celik. Da quanto i liberal-islamisti del Partito della giustizia e dello sviluppo (Akp) hanno vinto per la prima volta le elezioni nel 2002 le Forze armate turche sono intervenute più volte contro provvedimenti che consideravano non in linea con i principi laici contenuti nella costituzione, come nel 2007 quando l'allora Capo di stato maggiore dell'esercito Yasar Buyukanit si oppose con forza all'elezione dell'islamista Abdullah Gul a Presidente della Repubblica costringendolo a ritirare la sua candidatura. Gul riuscì a spuntarla solo l'anno dopo, quando l'Akp vinse di larga misura le elezioni anticipate convocate da Erdogan proprio per superare la crisi istituzionale. Da quel momento l’Akp ha intrapreso numerose iniziative – legislative e giudiziarie – per mettere a tacere i generali. Nel 2009 gli islamisti hanno approvato una legge che consente ai tribunali civili di processare militari per crimini gravi e l'anno successivo il parlamento ha emendato la Costituzione eliminando la norma transitoria che garantiva l'immunità ai militari responsabili del colpo di stato del 1980, aprendo la strada al processo contro l'allora Capo di stato maggiore Kenan Evren e gli altri militari golpisti. Inoltre il premier ha sempre sostenuto i pubblici ministeri che dal 2008 hanno ordinato l'arresto di centinaia di militari accusati di aver ordito un golpe contro Erdogan nell'ambito dei maxi-processi "Balyoz" e "Ergenekon".

Proprio l’altro ieri a Istan bul si è tenuta, tra le proteste dei familiari degli imputati, la prima udienza del processo d'appello contro 325 persone accusate di aver costituito l'organizzazione eversiva "Balyoz" (martello, in turco). Gli imputati, tra cui alti gradi dell'esercito come il comandate Cetin Dogan, l'ammiraglio Ozden Ornek e il generale Firtina sono stati condannati in primo grado a 20 anni di carcere.

L'Unione europea che pure afferma di vedere con favore il ridimensionamento del ruolo dell'esercito, nell'ultimo rapporto sui progressi della Turchia nel processo di adesione all'Ue, Bruxelles si è detta "preoccupata" per "l'esercizio del diritto alla difesa, i lunghi tempi di detenzione preventiva e accuse troppo ampie e onnicomprensive" e ha chiesto ad Ankara ulteriori passi avanti per rendere "più democratico" il rapporto tra civili e militari.

mercoledì 17 luglio 2013

Quarta edizione del Dis-Camping.


Venerdì 26, sabato 27 e domenica 28 luglio 2013.

In una vigna adiacente al VII invaso della discarica intercomunale di Roncigliano, proprio all'Ingresso di Villaggio Ardeatino, Comune di Ardea. Ingresso da Via Ardeatina km 24,650.


Tutti i pomeriggi e sere: spettacoli di teatro, laboratori di compostaggio e produzione di saponi, proiezioni di film, concerti, assemblee pubbliche, pranzi e cene ... e tanto altro ancora.
Disponibilità di campeggio gratuito. Wc, punto luce ed acqua potabile.


Per informazioni o prenotazioni: Paolo, cell: 349-6803686.
Info aggiornate su: www.noinceneritorealbano.it


Tutta la cittadinanza è invitata a partecipare.
Non mancate!


Coordinamento Contro l'inceneritore di Albano

martedì 16 luglio 2013

Israele gli vieta le visite: detenuto palestinese inizia sciopero della fame e della sete

Gaza-InfoPal.  'Ammar Fuad Muhammed al-Daghme, detenuto nel carcere israeliano di Eishel, ha proclamato lo sciopero della fame e della sete per protestare contro il divieto di visite imposto alla sua famiglia.
 La famiglia al-Daghme si è appellata alle organizzazioni per i diritti umani perché agiscano urgentemente affinché il detenuto possa ricevere le visite dei suoi cari.
'Ammar al-Daghme, 30 anni, da Khan Younis (Striscia di Gaza), è detenuto da quattro anni nelle carceri israeliane con l'accusa di far parte delle brigate dei Martiri di al-Aqsa, l'ala militare del movimento Fatah.
Nello stesso contesto, l'Associazione Wa'ed per i prigionieri e gli ex detenuti palestinesi nelle carceri israeliane ha lanciato l'allarme sul confronto ormai imminente tra i detenuti e l'amministrazione carceraria israeliana, alla luce del perpetuarsi del fenomeno di tortura e abusi contro i prigionieri.
In un comunicato stampa diramato giovedì 20 dicembre, Wa'ed ha dichiarato che "a causa del perpetuarsi delle stupide mosse intraprese dall'amministrazione carceraria israeliana ai danni dei detenuti palestinesi. Le prigioni israeliane entreranno presto in una nuova fase caratterizzata da un confronto aperto e continuo".
Ha aggiunto che attualmente le carceri israeliane hanno raggiunto un livello di criticità "senza precedenti", a causa dell'ampliamento dei fenomeni di abuso contro i detenuti, soprattutto le incursioni nelle celle e le ispezioni, diventati ormai una prassi quasi ordinaria.
L'associazione per i diritti ha reso noto che la leadership del movimento dei detenuti palestinesi ha deciso di cambiare le regole del gioco, avviando una chiara politica del titolo "aggressione contro aggressione a prescindere dalle sfide e dai sacrifici". Sottolineando che le condizioni dei prigionieri in sciopero della fame, e particolarmente Ayman al-Sharawna e Samer al-'Issawi, avranno un impatto profondo nel definire i modi e le tempistiche del prossimo confronto.