martedì 19 luglio 2011
sabato 16 luglio 2011
venerdì 15 luglio 2011
giovedì 14 luglio 2011
Nexus Co.: Le manovre finanziarie nel manuale del colonialism...
Nexus Co.: Le manovre finanziarie nel manuale del colonialism...: "di Comidad Lunedì scorso le agenzie di stampa ci hanno fatto sapere che a Damasco si sarebbe verificato un attacco da parte di 'manifest..."
Delibera di ripubblicizzazione dell'acqua di Napoli
La Giunta, su proposta dell’Assessore ai Beni Comuni, Informatizzazione e Democrazia Partecipativa,
PREMESSO
che l'acqua è un bene essenziale ed insostituibile per la vita e, pertanto, la disponibilità e l'accesso all'acqua potabile e all'acqua necessaria per il soddisfacimento dei bisogni collettivi costituiscono un diritto inviolabile dell'uomo, un diritto universale, indivisibile, che si può annoverare fra quelli di cui all'articolo 2 della Costituzione;
che con la promulgazione della Carta Europea dell'Acqua (Strasburgo 1968) la concezione dell'acqua come “bene comune” per eccellenza si è progressivamente affermata a livello mondiale;
che il bene acqua, pur essendo rinnovabile, per effetto dell'azione antropica può esaurirsi: è quindi responsabilità individuale e collettiva prendersi cura di tale bene, utilizzarlo con saggezza, e conservarlo affinchè sia accessibile a tutti e disponibile per le future generazioni;
che la Risoluzione del Parlamento Europeo del 15 marzo 2006 sul IV Forum mondiale dell'Acqua dichiara “l'acqua è un bene comune dell'umanità” e chiede che siano esplicati tutti gli sforzi necessari a garantire l'accesso all'acqua alle popolazioni più povere entro il 2015 ed insiste affinchè “la gestione delle risorse idirche si basi su un'impostazione partecipativa e integrata, che coinvolga gli utenti ed i responsabili decisionali nella definizione delle politiche in materia di acqua a livello locale e in modo democratico”;
che, inoltre, la risoluzione del Parlamento Europeo dell'11 marzo 2004 sulla strategia per il mercato interno già affermava “essendo l'acqua un bene comune dell'umanità, la gestione delle risorse idriche non deve essere assoggettata alle norme del mercato interno”;
che il principio dell'accesso all'acqua come diritto fondamentale di ogni persona, secondo criteri di parità sociale e di solidarietà, è stato, altresì, recentemente ribadito dall'assemblea Generale delle Nazioni Unite (Risoluzione ONU del 29 luglio 2010);
CONSIDERATO
che l'esito della consultazione referendaria del 12 e 13 giugno scorso ha determinato l'abrogazione sia dell'articolo 23bis del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito con la legge 6 agosto 2008, n.133 e successive modificazioni e integrazioni, sia del comma 1 dell'articolo 154 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.152;
che sussistono, pertanto, le condizioni normative per promuovere la ripubblicizzazione dei servizi idrici;
che è opportuno introdurre nell'ordinamento comunale la definizione di servizio idrico integrato come servizio pubblico essenziale di interesse generale al fine di garantire l'accesso all'acqua per tutti;
CONSIDERATO, infine,
che l'Amministrazione comunale condivide sostanzialmente gli obiettivi del movimento mondiale del Forum dei movimenti per l'acqua, che coinvolge un sempre maggiore numero di enti locali in tutto il Paese, e ritiene opportuno, anche in relazione all'assetto costituzionale, sviluppare un'azione tesa a riformare il sistema di gestione del servizio idrico, che superi il modello di gestione mediante affidamento a soggetto giuridico privato nella forma di s.p.a. a totale capitale pubblico con unico azionista e ha come obiettivo la realizzazione di un modello di gestione pubblica-partecipata, mediante affidamento ad un soggetto giuridico di diritto pubblico;
RITENUTO
che è necessario individuare e fare propri alcuni principi basilari in tema di concezione dell'acqua come bene comune;
che è opportuno prevedere, in tale percorso di scelte, la consultazione delle organizzazioni della “cittadinanza attiva”, al fine di realizzare il necessario processo partecipativo;
che uno degli obiettivi è rendere la società di gestione del servizio idrico un soggetto giuridico di diritto pubblico, con le caratteristiche di azienda improntata a criteri di economicità, efficienza, trasparenza e partecipazione;
Vista la deliberazione della Giunta comunale n. 587 del 29 aprile 2011 che ha confermato la gestione pubblica dell'acqua a mezzo dell'ARIN S.p.a., società in house providing;
La parte narrativa, i fatti, gli atti citati, le dichiarazioni ivi comprese sono vere e fondate e quindi redatte dal Dirigente del Servizio sotto la propria responsabilità tecnica, per cui sotto tale profilo, lo stesso dirigente qui di seguito sottoscrive
IL DIRETTORE GENERALE
dott. Vincenzo Mossetti
DELIBERA
1) di fare propri e approvare i seguenti principi:
• l'acqua è un bene comune, un diritto umano universale non assoggettabile a meccanismi di mercato;
• la proprietà e la gestione del servizio idrico devono essere pubbliche e improntate a criteri di equità, solidarietà (anche in rapporto alle generazioni future) e rispetto degli equilibri ecologici;
2) di procedere, di concerto con il Forum dei movimenti per l'acqua, alla consultazione delle organizzazioni della “cittadinanza attiva”, al fine di realizzare il necessario processo partecipativo;
3) di procedere all'audizione di esperti nei settori giuridico, economico, aziendale, al fine di acquisire ulteriori conoscenze per l'elaborazione di un modello di gestione coerente con i principi richiamati;
4) di garantire l'attività di consultazione e di condivisione in condizioni di massima trasparenza e partecipazione, anche mediante l'utilizzo del web;
5) di dare mandato agli Uffici competenti di predisporre le necessarie modifiche statutarie da proporre al Consiglio comunale per la trasformazione dell'ARIN Spa in soggetto giuridico di diritto pubblico, con le caratteristiche di azienda improntata a criteri di economicità, efficienza, trasparenza e partecipazione.
Comitato Acqua Pubblica Velletri
PREMESSO
che l'acqua è un bene essenziale ed insostituibile per la vita e, pertanto, la disponibilità e l'accesso all'acqua potabile e all'acqua necessaria per il soddisfacimento dei bisogni collettivi costituiscono un diritto inviolabile dell'uomo, un diritto universale, indivisibile, che si può annoverare fra quelli di cui all'articolo 2 della Costituzione;
che con la promulgazione della Carta Europea dell'Acqua (Strasburgo 1968) la concezione dell'acqua come “bene comune” per eccellenza si è progressivamente affermata a livello mondiale;
che il bene acqua, pur essendo rinnovabile, per effetto dell'azione antropica può esaurirsi: è quindi responsabilità individuale e collettiva prendersi cura di tale bene, utilizzarlo con saggezza, e conservarlo affinchè sia accessibile a tutti e disponibile per le future generazioni;
che la Risoluzione del Parlamento Europeo del 15 marzo 2006 sul IV Forum mondiale dell'Acqua dichiara “l'acqua è un bene comune dell'umanità” e chiede che siano esplicati tutti gli sforzi necessari a garantire l'accesso all'acqua alle popolazioni più povere entro il 2015 ed insiste affinchè “la gestione delle risorse idirche si basi su un'impostazione partecipativa e integrata, che coinvolga gli utenti ed i responsabili decisionali nella definizione delle politiche in materia di acqua a livello locale e in modo democratico”;
che, inoltre, la risoluzione del Parlamento Europeo dell'11 marzo 2004 sulla strategia per il mercato interno già affermava “essendo l'acqua un bene comune dell'umanità, la gestione delle risorse idriche non deve essere assoggettata alle norme del mercato interno”;
che il principio dell'accesso all'acqua come diritto fondamentale di ogni persona, secondo criteri di parità sociale e di solidarietà, è stato, altresì, recentemente ribadito dall'assemblea Generale delle Nazioni Unite (Risoluzione ONU del 29 luglio 2010);
CONSIDERATO
che l'esito della consultazione referendaria del 12 e 13 giugno scorso ha determinato l'abrogazione sia dell'articolo 23bis del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito con la legge 6 agosto 2008, n.133 e successive modificazioni e integrazioni, sia del comma 1 dell'articolo 154 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.152;
che sussistono, pertanto, le condizioni normative per promuovere la ripubblicizzazione dei servizi idrici;
che è opportuno introdurre nell'ordinamento comunale la definizione di servizio idrico integrato come servizio pubblico essenziale di interesse generale al fine di garantire l'accesso all'acqua per tutti;
CONSIDERATO, infine,
che l'Amministrazione comunale condivide sostanzialmente gli obiettivi del movimento mondiale del Forum dei movimenti per l'acqua, che coinvolge un sempre maggiore numero di enti locali in tutto il Paese, e ritiene opportuno, anche in relazione all'assetto costituzionale, sviluppare un'azione tesa a riformare il sistema di gestione del servizio idrico, che superi il modello di gestione mediante affidamento a soggetto giuridico privato nella forma di s.p.a. a totale capitale pubblico con unico azionista e ha come obiettivo la realizzazione di un modello di gestione pubblica-partecipata, mediante affidamento ad un soggetto giuridico di diritto pubblico;
RITENUTO
che è necessario individuare e fare propri alcuni principi basilari in tema di concezione dell'acqua come bene comune;
che è opportuno prevedere, in tale percorso di scelte, la consultazione delle organizzazioni della “cittadinanza attiva”, al fine di realizzare il necessario processo partecipativo;
che uno degli obiettivi è rendere la società di gestione del servizio idrico un soggetto giuridico di diritto pubblico, con le caratteristiche di azienda improntata a criteri di economicità, efficienza, trasparenza e partecipazione;
Vista la deliberazione della Giunta comunale n. 587 del 29 aprile 2011 che ha confermato la gestione pubblica dell'acqua a mezzo dell'ARIN S.p.a., società in house providing;
La parte narrativa, i fatti, gli atti citati, le dichiarazioni ivi comprese sono vere e fondate e quindi redatte dal Dirigente del Servizio sotto la propria responsabilità tecnica, per cui sotto tale profilo, lo stesso dirigente qui di seguito sottoscrive
IL DIRETTORE GENERALE
dott. Vincenzo Mossetti
DELIBERA
1) di fare propri e approvare i seguenti principi:
• l'acqua è un bene comune, un diritto umano universale non assoggettabile a meccanismi di mercato;
• la proprietà e la gestione del servizio idrico devono essere pubbliche e improntate a criteri di equità, solidarietà (anche in rapporto alle generazioni future) e rispetto degli equilibri ecologici;
2) di procedere, di concerto con il Forum dei movimenti per l'acqua, alla consultazione delle organizzazioni della “cittadinanza attiva”, al fine di realizzare il necessario processo partecipativo;
3) di procedere all'audizione di esperti nei settori giuridico, economico, aziendale, al fine di acquisire ulteriori conoscenze per l'elaborazione di un modello di gestione coerente con i principi richiamati;
4) di garantire l'attività di consultazione e di condivisione in condizioni di massima trasparenza e partecipazione, anche mediante l'utilizzo del web;
5) di dare mandato agli Uffici competenti di predisporre le necessarie modifiche statutarie da proporre al Consiglio comunale per la trasformazione dell'ARIN Spa in soggetto giuridico di diritto pubblico, con le caratteristiche di azienda improntata a criteri di economicità, efficienza, trasparenza e partecipazione.
Comitato Acqua Pubblica Velletri
ACEA, LIQUAMI E RIFIUTI NEL TEVERE: SEQUESTRATO DEPURATORE ROMA NORD
(OMNIROMA) Roma, 23 GIU - Il personale del Comando Provinciale di Roma del Corpo forestale dello Stato nei giorni scorsi ha posto sotto sequestro il depuratore ACEA ATO 2 di Roma Nord, dando esecuzione ad un decreto emesso dal GIP del Tribunale di Roma. Il provvedimento cautelare è l'ultimo atto di un'attività di indagine condotta dagli uomini della Forestale che ha permesso di accertare ripetuti malfunzionamenti nell'impianto gestito dalla società ACEA ATO 2.
L'impianto risultava autorizzato alla raccolta di liquami provenienti dalla rete fognaria del bacino di Roma Nord ed al trattamento dei fanghi non palabili - cioè liquidi - e di altre tipologie di rifiuti provenienti dai depuratori dei comuni appartenenti alle province di Roma e di Rieti che rientrano nell'Ambito Territoriale Ottimale (ATO) 2.
Le indagini della Forestale hanno invece consentito di documentare lo sversamento nel fiume Tevere di acque reflue non correttamente depurate, in quanto addizionate di fanghi non sottoposti ai previsti trattamenti.
Le conclusioni dell'attività investigativa del Corpo forestale sono state puntualmente confermate dalla consulenza tecnica successivamente disposta dal Pubblico Ministero titolare delle indagini.
In pratica è stato possibile accertare che parte dei liquami e dei rifiuti convogliavano direttamente allo scarico nel Tevere dopo il solo processo di sedimentazione primaria e quindi prescindendo dall'effettuazione di tutte le altre fasi di depurazione. I fanghi conferiti su gomma - da considerarsi rifiuti ai sensi della vigente normativa di settore - venivano infatti miscelati con i liquami urbani senza essere sottoposti a tutti i trattamenti previsti.
In sintesi, il quadro che emerge dalla relazione degli esperti nominati dal Pubblico Ministero è che con le modalità di gestione attuate per una parte dei rifiuti provenienti dall'esterno, depurati solo parzialmente, di fatto l'impianto veniva a costituire lo strumento per il loro sversamento in acque superficiali - nel caso specifico il fiume Tevere - attraverso una semplice miscelazione con le acque reflue urbane depurate.
I reati ipotizzati sono la frode nelle pubbliche forniture - in relazione alla ripetuta violazione degli obblighi derivanti dalla convenzione di gestione del servizio idrico integrato - e lo smaltimento illecito di rifiuti - con riferimento all'illegale smaltimento nel fiume Tevere dei rifiuti conferiti dai Comuni facenti parte dell'ATO 2.
Attualmente risulta interdetto qualsiasi conferimento presso il depuratore di rifiuti provenienti dall'esterno. Nel mirino degli investigatori è finito anche l'utilizzo in agricoltura dei fanghi derivanti dal processo di depurazione, gestito da una società legata al gruppo ACEA S.p.a., in possesso di specifica autorizzazione della Provincia di Roma
Pubblicato da Comitato Acqua Pubblica Velletri
L'impianto risultava autorizzato alla raccolta di liquami provenienti dalla rete fognaria del bacino di Roma Nord ed al trattamento dei fanghi non palabili - cioè liquidi - e di altre tipologie di rifiuti provenienti dai depuratori dei comuni appartenenti alle province di Roma e di Rieti che rientrano nell'Ambito Territoriale Ottimale (ATO) 2.
Le indagini della Forestale hanno invece consentito di documentare lo sversamento nel fiume Tevere di acque reflue non correttamente depurate, in quanto addizionate di fanghi non sottoposti ai previsti trattamenti.
Le conclusioni dell'attività investigativa del Corpo forestale sono state puntualmente confermate dalla consulenza tecnica successivamente disposta dal Pubblico Ministero titolare delle indagini.
In pratica è stato possibile accertare che parte dei liquami e dei rifiuti convogliavano direttamente allo scarico nel Tevere dopo il solo processo di sedimentazione primaria e quindi prescindendo dall'effettuazione di tutte le altre fasi di depurazione. I fanghi conferiti su gomma - da considerarsi rifiuti ai sensi della vigente normativa di settore - venivano infatti miscelati con i liquami urbani senza essere sottoposti a tutti i trattamenti previsti.
In sintesi, il quadro che emerge dalla relazione degli esperti nominati dal Pubblico Ministero è che con le modalità di gestione attuate per una parte dei rifiuti provenienti dall'esterno, depurati solo parzialmente, di fatto l'impianto veniva a costituire lo strumento per il loro sversamento in acque superficiali - nel caso specifico il fiume Tevere - attraverso una semplice miscelazione con le acque reflue urbane depurate.
I reati ipotizzati sono la frode nelle pubbliche forniture - in relazione alla ripetuta violazione degli obblighi derivanti dalla convenzione di gestione del servizio idrico integrato - e lo smaltimento illecito di rifiuti - con riferimento all'illegale smaltimento nel fiume Tevere dei rifiuti conferiti dai Comuni facenti parte dell'ATO 2.
Attualmente risulta interdetto qualsiasi conferimento presso il depuratore di rifiuti provenienti dall'esterno. Nel mirino degli investigatori è finito anche l'utilizzo in agricoltura dei fanghi derivanti dal processo di depurazione, gestito da una società legata al gruppo ACEA S.p.a., in possesso di specifica autorizzazione della Provincia di Roma
Pubblicato da Comitato Acqua Pubblica Velletri
CASSAZIONE: I GESTORI IDRICI NON POSSONO FARE ISCRIZIONE A RUOLO SULLA BASE DELLE SEMPLICI FATTURE
Comunicato stampa comitato acqua pubblica di Aprilia
ACQUAPRILIA: UN’ALTRA IMPORTANTE VITTORIA PER TUTTI
CASSAZIONE: I GESTORI IDRICI NON POSSONO FARE ISCRIZIONE A RUOLO SULLA BASE DELLE SEMPLICI FATTURE, MA DEVONO PRIMA PASSARE PER IL GIUDICE TERZO - NULLE LE CARTELLE ESATTORIALI.
La Corte di CASSAZIONE (Rg 20057/09 Ordinanza collegiale del 4/7/2011) ha giudicato MANIFESTAMENTE INFONDATE la tesi di Aqualatina SPA che ha ritenuto di poter iscrivere a ruolo decine di migliaia di fatture e far procedere EQUITALIA GERIT con l’emissione di altrettante cartelle esattoriali nei confronti dei cittadini di Aprilia e di tutto l’ambito idrico[1].
La Società con arroganza e pervicacia ho continuato per anni con tale procedura illegittima e manifestamente infondata, nonostante miglia di sentenze del tribunale di Latina continuassero ad annullare le cartelle esattoriali condannando la società alle spese di giudizio.
Nonostante già nel febbraio 2009 il Giudice Di Pace di Terracina- dott.Eugenio FEDELE avesse denunciato alla Procura di Latina tale abuso perpetrato dai vertici della Società.
Abuso denunciato anche dal nostro Comitato civico per ben 3 volte nel 2009.
Ancora una volta le loro azioni vessatorie hanno attenuto l’effetto boomerang che meritavano.
Adesso la EQUITALIA GERIT annulli tutte le cartelle esattoriali emesse e sospenda ogni procedura vessatoria.
Sappiamo che anche questa volta però la Società non vorrà accettare il verdetto e continuerà con i distacchi selvaggi, tagliando lucchetti a protezione dei contatori e violando la proprietà privata. Proveranno come sempre a farci sentire con l’acqua alla gola.
Ma noi continueremo la nostra “resistenza civica a mani nude” e saremo da esempio per tutti, forti dei 27 milioni di cittadini che votando i referendum sull’acqua hanno detto NO alla gestione privata dell’acqua ”tipo acqualatina”.
Oggi una popolazione fiera ha saputo resistere con tanto impegno e sacrifici e rinunce personali e collettivi. Un grazie affettuoso quindi a tutti i concittadini che pur in mille difficoltà economiche hanno trovato la forza e la fiducia di continuare ad opporsi nei tribunali alle arroganze ed alle illegalità del gestore. GRAZIE!
Mille grazie ancora una volta ai legali Avv.ti Carlo BASSOLI e Lucio FALCONE che ci hanno assistito in cassazione e che insieme all’Avv.to Oriana MARTELLUCCI continuano a seguirci ed assisterci da anni.
Per contro nutriamo ancor sdegno verso l’acquapoliticapontina che ha cercato di tutelare il gestore anche per l’emissione delle migliaia di cartelle illegittime inviate ai cittadini.
Amministratori e politici che da anni hanno assunto l’atteggiamento delle tre scimmiette “non vedo, non sento, non parlo” e sono sordi alle ragioni dei comitati civici che ancora una volta e soprattutto con la vittoria referendaria hanno saputo interpretare le giuste ragioni della cittadinanzattiva.
Non possiamo poi che chiedere le dimissioni in blocco dell’OTUC (organismo tutela consumatori) visto che non ha saputo difendere i cittadini sull’arsenico, sui distacchi selvaggi e tanto meno sulle vessatorie cartelle esattoriali. Dovrebbero essere i primi tutori a difesa dell’arroganza del gestore ed invece legittimano i suoi comportamenti arroganti e vessatori.
Tutti i responsabili di cariche pubbliche e private che agiscono nella Società e nella Conferenza dei Sindaci che hanno permesso al gestore di perpetrare per anni questo comportamento con cartelle esattoriali manifestamente illegittime devono chiedere scusa ai cittadini e si devono dimettere!
Anche perché la Società con il suo comportamento manifestamente infondato sul piano giuridico ha fatto si che si instaurassero migliaia e migliaia di ricorsi nei tribunali, ingolfando la macchina della giustizia e determinando condanne alle spese a carico del gestore che ormai superano il milione di euro che. Spese che Acqualatina tarda a saldare ai ricorrenti vincitori.
Più di 1 milione di euro che la Società cercherà di recuperare sulle bollette dei cittadini, costi impropri che invece dovranno essere imputati agli amministratori che hanno creato questo danno societario.
Ormai ne il senatore Claudio FAZZONE, ex presidente di Acqualatina, ne l’attuale (… ossia il suo legale) Avv.to Giuseppe ADDESSI potranno più scrivere nel bilancio che “non vi sono concentrazioni significative di rischio di credito con l’affidamento del servizio di recupero dei crediti tramite riscossione coattiva operata da Equitalia Gerit”.
L’abuso è finito … vi aspettiamo al prossimo !!!
Comitato cittadino acqua pubblica di Aprilia
[1] non e’ possibile iscrivere a ruolo e quindi emettere cartelle esattoriali per crediti di natura privatistica (contratto per il servizio idrico) sulla base della semplice fattura. il gestore si deve prima dotare di un titolo esecutivo valido ed efficace (pronunciamento del giudice terzo sul credito vantato)
http://www.acquabenecomune.org/aprilia/IMG/pdf/Sentenza_su_CASSAZIONE-NET.pdf
Pubblicato da Comitato Acqua Pubblica Velletri
ACQUAPRILIA: UN’ALTRA IMPORTANTE VITTORIA PER TUTTI
CASSAZIONE: I GESTORI IDRICI NON POSSONO FARE ISCRIZIONE A RUOLO SULLA BASE DELLE SEMPLICI FATTURE, MA DEVONO PRIMA PASSARE PER IL GIUDICE TERZO - NULLE LE CARTELLE ESATTORIALI.
La Corte di CASSAZIONE (Rg 20057/09 Ordinanza collegiale del 4/7/2011) ha giudicato MANIFESTAMENTE INFONDATE la tesi di Aqualatina SPA che ha ritenuto di poter iscrivere a ruolo decine di migliaia di fatture e far procedere EQUITALIA GERIT con l’emissione di altrettante cartelle esattoriali nei confronti dei cittadini di Aprilia e di tutto l’ambito idrico[1].
La Società con arroganza e pervicacia ho continuato per anni con tale procedura illegittima e manifestamente infondata, nonostante miglia di sentenze del tribunale di Latina continuassero ad annullare le cartelle esattoriali condannando la società alle spese di giudizio.
Nonostante già nel febbraio 2009 il Giudice Di Pace di Terracina- dott.Eugenio FEDELE avesse denunciato alla Procura di Latina tale abuso perpetrato dai vertici della Società.
Abuso denunciato anche dal nostro Comitato civico per ben 3 volte nel 2009.
Ancora una volta le loro azioni vessatorie hanno attenuto l’effetto boomerang che meritavano.
Adesso la EQUITALIA GERIT annulli tutte le cartelle esattoriali emesse e sospenda ogni procedura vessatoria.
Sappiamo che anche questa volta però la Società non vorrà accettare il verdetto e continuerà con i distacchi selvaggi, tagliando lucchetti a protezione dei contatori e violando la proprietà privata. Proveranno come sempre a farci sentire con l’acqua alla gola.
Ma noi continueremo la nostra “resistenza civica a mani nude” e saremo da esempio per tutti, forti dei 27 milioni di cittadini che votando i referendum sull’acqua hanno detto NO alla gestione privata dell’acqua ”tipo acqualatina”.
Oggi una popolazione fiera ha saputo resistere con tanto impegno e sacrifici e rinunce personali e collettivi. Un grazie affettuoso quindi a tutti i concittadini che pur in mille difficoltà economiche hanno trovato la forza e la fiducia di continuare ad opporsi nei tribunali alle arroganze ed alle illegalità del gestore. GRAZIE!
Mille grazie ancora una volta ai legali Avv.ti Carlo BASSOLI e Lucio FALCONE che ci hanno assistito in cassazione e che insieme all’Avv.to Oriana MARTELLUCCI continuano a seguirci ed assisterci da anni.
Per contro nutriamo ancor sdegno verso l’acquapoliticapontina che ha cercato di tutelare il gestore anche per l’emissione delle migliaia di cartelle illegittime inviate ai cittadini.
Amministratori e politici che da anni hanno assunto l’atteggiamento delle tre scimmiette “non vedo, non sento, non parlo” e sono sordi alle ragioni dei comitati civici che ancora una volta e soprattutto con la vittoria referendaria hanno saputo interpretare le giuste ragioni della cittadinanzattiva.
Non possiamo poi che chiedere le dimissioni in blocco dell’OTUC (organismo tutela consumatori) visto che non ha saputo difendere i cittadini sull’arsenico, sui distacchi selvaggi e tanto meno sulle vessatorie cartelle esattoriali. Dovrebbero essere i primi tutori a difesa dell’arroganza del gestore ed invece legittimano i suoi comportamenti arroganti e vessatori.
Tutti i responsabili di cariche pubbliche e private che agiscono nella Società e nella Conferenza dei Sindaci che hanno permesso al gestore di perpetrare per anni questo comportamento con cartelle esattoriali manifestamente illegittime devono chiedere scusa ai cittadini e si devono dimettere!
Anche perché la Società con il suo comportamento manifestamente infondato sul piano giuridico ha fatto si che si instaurassero migliaia e migliaia di ricorsi nei tribunali, ingolfando la macchina della giustizia e determinando condanne alle spese a carico del gestore che ormai superano il milione di euro che. Spese che Acqualatina tarda a saldare ai ricorrenti vincitori.
Più di 1 milione di euro che la Società cercherà di recuperare sulle bollette dei cittadini, costi impropri che invece dovranno essere imputati agli amministratori che hanno creato questo danno societario.
Ormai ne il senatore Claudio FAZZONE, ex presidente di Acqualatina, ne l’attuale (… ossia il suo legale) Avv.to Giuseppe ADDESSI potranno più scrivere nel bilancio che “non vi sono concentrazioni significative di rischio di credito con l’affidamento del servizio di recupero dei crediti tramite riscossione coattiva operata da Equitalia Gerit”.
L’abuso è finito … vi aspettiamo al prossimo !!!
Comitato cittadino acqua pubblica di Aprilia
[1] non e’ possibile iscrivere a ruolo e quindi emettere cartelle esattoriali per crediti di natura privatistica (contratto per il servizio idrico) sulla base della semplice fattura. il gestore si deve prima dotare di un titolo esecutivo valido ed efficace (pronunciamento del giudice terzo sul credito vantato)
http://www.acquabenecomune.org/aprilia/IMG/pdf/Sentenza_su_CASSAZIONE-NET.pdf
Pubblicato da Comitato Acqua Pubblica Velletri
mercoledì 13 luglio 2011
La risposta di Acea ai referendum: tagliare l’acqua a chi non può pagare
La vera faccia della gestione privata dell’acqua la stanno conoscendo bene i cittadini di Velletri in questi caldi giorni di estate. Forse scontenta del risultato del voto referendario, Acea Ato 2 Spa sta mandando i tecnici a tagliare l’acqua alle famiglie in difficoltà economica, che non sono in grado di saldare le bollette. Non guarda in faccia a nessuno, Acea. Francesco C., quarant’anni, accudisce la madre con una invalidità permanente. Vivono insieme in una casa popolare da 50 metri quadri e per loro l’acqua è vitale. La madre di Francesco
deve essere lavata più volte al giorno e non può rimanere con i rubinetti a secco neanche poche ore. Nonostante questo, Acea ha sigillato il contatore di questa famiglia di Velletri la scorsa settimana.
Francesco C. aveva ricevuto una fattura da 1200 euro, dopo tre anni di silenzio da parte del gestore idrico della provincia di Roma. Dal 2007 Acea ha emesso solo quest’unica fattura cumulativa, con una cifra improponibile per una famiglia a basso reddito. Eppure il disciplinare tecnico allegato alla convenzione di gestione obbliga Acea ad inviare fatture almeno ogni sei mesi, a tutela delle persone più disagiate.
Nonostante questa palese violazione delle norme contrattuali, la multinazionale romana ha sigillato il contatore, bollando come moroso Francesco.
Questo caso non è isolato. Sono centinaia le famiglie di Velletri e dei Castelli Romani che si trovano nell’impossibilità di pagare la fornitura dell’acqua potabile, e che ora rischiano di vedersi sigillare il contatore.
L’organizzazione mondiale della sanità ha stabilito già da anni che tutte le persone hanno diritto ad almeno 50 litri di acqua al giorno, soglia minima vitale. Il distacco dell’utenza idrica – quando i cittadini si trovano in una situazione di difficoltà economica – è un’evidente violazione di questo principio.
Il tribunale di Latina già diversi anni fa aveva stabilito che la clausola contrattuale relativa alla sospensione della fornitura per morosità è vessatoria.
In quel caso l’ordinanza del giudice si riferiva ad Acqualatina, ma è chiaro che questo principio debba valere per tutti i cittadini, tanto che è stato richiamato dall’ufficio del garante regionale delle risorse idriche della regione Lazio in una comunicazione inviata ad Acea lo scorso anno. E di certo la situazione di queste famiglie non mette a rischio l’equilibrio economico finanziario del gestore, visto che Acea ha avuto un utile nel 2010 di 58,8 milioni di euro.
L’arroganza di Acea va fermata: nessuno può vivere senza acqua potabile.
Chiediamo quindi che il presidente dell’Autorità d’Ambito Nicola Zingaretti si attivi immediatamente chiedendo la sospensione dei distacchi nella provincia di Roma. Serve anche un atto di responsabilità da parte dei sindaci, che – soprattutto dopo i 27 milioni di Si all’acqua pubblica – devono decidere da che parte stare.
Il sindaco di Velletri si limita a chiamare il gestore caso per caso cercando di elemosinare piani di pagamento insostenibili. Eppure il consiglio comunale aveva votato un anno fa una mozione d’indirizzo – promossa dal Comitato acqua pubblica - che obbligava la giunta a chiedere la revisione del regolamento di utenza, vincolando l’eventuale distacco per morosità ad una decisione di una parte terza
(ad esempio il giudice di pace). Nonostante questo l’amministrazione comunale di Velletri non ha mai chiesto che questo tema fosse discusso in Assemblea dei Sindaci.
- Forum italiano dei movimenti per l’acqua
- Comitato romano acqua pubblica
- Comitato acqua pubblica Velletri
deve essere lavata più volte al giorno e non può rimanere con i rubinetti a secco neanche poche ore. Nonostante questo, Acea ha sigillato il contatore di questa famiglia di Velletri la scorsa settimana.
Francesco C. aveva ricevuto una fattura da 1200 euro, dopo tre anni di silenzio da parte del gestore idrico della provincia di Roma. Dal 2007 Acea ha emesso solo quest’unica fattura cumulativa, con una cifra improponibile per una famiglia a basso reddito. Eppure il disciplinare tecnico allegato alla convenzione di gestione obbliga Acea ad inviare fatture almeno ogni sei mesi, a tutela delle persone più disagiate.
Nonostante questa palese violazione delle norme contrattuali, la multinazionale romana ha sigillato il contatore, bollando come moroso Francesco.
Questo caso non è isolato. Sono centinaia le famiglie di Velletri e dei Castelli Romani che si trovano nell’impossibilità di pagare la fornitura dell’acqua potabile, e che ora rischiano di vedersi sigillare il contatore.
L’organizzazione mondiale della sanità ha stabilito già da anni che tutte le persone hanno diritto ad almeno 50 litri di acqua al giorno, soglia minima vitale. Il distacco dell’utenza idrica – quando i cittadini si trovano in una situazione di difficoltà economica – è un’evidente violazione di questo principio.
Il tribunale di Latina già diversi anni fa aveva stabilito che la clausola contrattuale relativa alla sospensione della fornitura per morosità è vessatoria.
In quel caso l’ordinanza del giudice si riferiva ad Acqualatina, ma è chiaro che questo principio debba valere per tutti i cittadini, tanto che è stato richiamato dall’ufficio del garante regionale delle risorse idriche della regione Lazio in una comunicazione inviata ad Acea lo scorso anno. E di certo la situazione di queste famiglie non mette a rischio l’equilibrio economico finanziario del gestore, visto che Acea ha avuto un utile nel 2010 di 58,8 milioni di euro.
L’arroganza di Acea va fermata: nessuno può vivere senza acqua potabile.
Chiediamo quindi che il presidente dell’Autorità d’Ambito Nicola Zingaretti si attivi immediatamente chiedendo la sospensione dei distacchi nella provincia di Roma. Serve anche un atto di responsabilità da parte dei sindaci, che – soprattutto dopo i 27 milioni di Si all’acqua pubblica – devono decidere da che parte stare.
Il sindaco di Velletri si limita a chiamare il gestore caso per caso cercando di elemosinare piani di pagamento insostenibili. Eppure il consiglio comunale aveva votato un anno fa una mozione d’indirizzo – promossa dal Comitato acqua pubblica - che obbligava la giunta a chiedere la revisione del regolamento di utenza, vincolando l’eventuale distacco per morosità ad una decisione di una parte terza
(ad esempio il giudice di pace). Nonostante questo l’amministrazione comunale di Velletri non ha mai chiesto che questo tema fosse discusso in Assemblea dei Sindaci.
- Forum italiano dei movimenti per l’acqua
- Comitato romano acqua pubblica
- Comitato acqua pubblica Velletri
BIOPLASTICA : Alternative Possibili
Lo Styrofoam Biodegradabile a Base di Latte e Argilla
Abbiamo già bioplastiche ottenute da mais e zucchero. Ora, gli scienziati hanno creato un nuovo materiale simile al polistirolo, usando per lo più proteine provenienti dal latte e dall’argilla. Ultra-leggera e biodegradabile, tra le tante applicazioni la nuova bioplastica potrebbe un giorno diventare una valida alternativa sostenibile ai blocchi di imballaggio in schiuma, il famoso Styrofoam, derivato dal petrolio.
L’idea che potremmo passare dal latte e dall’argilla alla schiuma in bioplastica sembra piuttosto interessante,” spiega David Schiraldi,scienziato della Case Western Reserve University di Cleveland. “L’argilla è abbastanza a portata di mano e pressoché inesauribile e ci è sembrato un materiale piuttosto sostenibile.” La ricerca ha avuto inizio con una scoperta casuale in laboratorio. Uno degli studenti di Schiraldi ha liofilizzati l’argilla e ha ottenuto risultati interessanti abbastanza da giustificare un esame più attento. Così il team ha iniziato a mescolare l’argilla con una varietà di materiali. Quando hanno aggiunto una proteina del latte vaccino, la caseina, hanno ottenuto un materiale superleggero e soffice, simile al polistirolo. Con ulteriori sperimentazioni hanno ottenuto una ricetta così utile e funzionale da essere pubblicata nella rivista Biomacromolecules.
“Il processo”, ha affermato Schiraldi,“è semplicissimo.“I ricercatori hanno iniziato inserendo una pallina di argilla e dell’acqua in un frullatore da cucina. Dopo due minuti di miscelazione Schiraldi ha prodotto ciò che gli allievi hanno chiamato un frullato di argilla. In seguito hanno aggiunto polvere di caseina, una versione secca della proteina più comune nel latte. L’ingrediente finale è una piccola quantità di un materiale a base di glicerina che irrigidisce i legami chimici della soluzione. Dopo aver azionato il frullatore per l’ultima volta, gli scienziati hanno versato l’acqua sporca in stampi e li hanno congelati come fossero cubetti di ghiaccio. Poi il processo di liofilizzazione
Il risultato, ha detto Schiraldi, è un materiale che ha tutte le proprietà del polistirolo ma è per il 98% naturale. A 100°C la schiuma contenente latte rilascia qualche goccia d’acqua. Ma la bioplastica rimane integra fino a 200°C. Nei test condotti dal Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti, quasi un terzo della nuova bioplastica si è decomposto dopo circa 45 giorni nelle condizioni di compostaggio industriale. “Rispetto alla schiuma in polistirene espanso, siamo ad un livello -leggermente- diverso” ha detto Schiraldi. “lo Styrofoam è pressoché eterno.”
La ricerca sulla nuova bioplastica ha creato immediatamente una nuova start-up chiamata Aeroclay, che sta utilizzando la tecnologia brevettata per sviluppare prodotti pratici.
Schiraldi immagina una fabbrica di bioplastica del futuro che attinge a vasche di latte al posto del petrolio. Prima che le materie bioplastiche a base di latte si diffonderanno, però, ci sono altri ostacoli tecnologici da superare. Ad esempio, gli scienziati dovranno assicurarsi che il nuovo materiale non puzzi come il latte acido.
Si tende a non riconoscerlo, ma la nostra dipendenza dal petrolio non si limita al consumo di combustibili fossili per la produzione di energia e per il trasporto. Trovare un’alternativa alla plastica la cui materia prima proviene dal petrolio, si sta dimostrando essere uno dei problemi più difficili da affrontare oggi. “La biomassa ottenuta dal legno, oppure quella derivata dal mais o da colture affini, offre la preziosa cellulosa che è il polimero più abbondante sulla terra che i ricercatori stanno cercando di convertire in biocarburanti e materie plastiche”.
La stragrande maggioranza dei prodotti che ci circondano sono realizzati o imballati con plastica, un metodo di produzione come questo significa trovare una materia prima alternativa non inquinante, economica e rinnovabile. Proprio progressi di questo tipo possono aiutare a ridurre la nostra dipendenza dai combustibili fossili anche in modo radicale.
Fonte: GenitronSviluppo.com in Ecodesign
Abbiamo già bioplastiche ottenute da mais e zucchero. Ora, gli scienziati hanno creato un nuovo materiale simile al polistirolo, usando per lo più proteine provenienti dal latte e dall’argilla. Ultra-leggera e biodegradabile, tra le tante applicazioni la nuova bioplastica potrebbe un giorno diventare una valida alternativa sostenibile ai blocchi di imballaggio in schiuma, il famoso Styrofoam, derivato dal petrolio.
L’idea che potremmo passare dal latte e dall’argilla alla schiuma in bioplastica sembra piuttosto interessante,” spiega David Schiraldi,scienziato della Case Western Reserve University di Cleveland. “L’argilla è abbastanza a portata di mano e pressoché inesauribile e ci è sembrato un materiale piuttosto sostenibile.” La ricerca ha avuto inizio con una scoperta casuale in laboratorio. Uno degli studenti di Schiraldi ha liofilizzati l’argilla e ha ottenuto risultati interessanti abbastanza da giustificare un esame più attento. Così il team ha iniziato a mescolare l’argilla con una varietà di materiali. Quando hanno aggiunto una proteina del latte vaccino, la caseina, hanno ottenuto un materiale superleggero e soffice, simile al polistirolo. Con ulteriori sperimentazioni hanno ottenuto una ricetta così utile e funzionale da essere pubblicata nella rivista Biomacromolecules.
“Il processo”, ha affermato Schiraldi,“è semplicissimo.“I ricercatori hanno iniziato inserendo una pallina di argilla e dell’acqua in un frullatore da cucina. Dopo due minuti di miscelazione Schiraldi ha prodotto ciò che gli allievi hanno chiamato un frullato di argilla. In seguito hanno aggiunto polvere di caseina, una versione secca della proteina più comune nel latte. L’ingrediente finale è una piccola quantità di un materiale a base di glicerina che irrigidisce i legami chimici della soluzione. Dopo aver azionato il frullatore per l’ultima volta, gli scienziati hanno versato l’acqua sporca in stampi e li hanno congelati come fossero cubetti di ghiaccio. Poi il processo di liofilizzazione
Il risultato, ha detto Schiraldi, è un materiale che ha tutte le proprietà del polistirolo ma è per il 98% naturale. A 100°C la schiuma contenente latte rilascia qualche goccia d’acqua. Ma la bioplastica rimane integra fino a 200°C. Nei test condotti dal Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti, quasi un terzo della nuova bioplastica si è decomposto dopo circa 45 giorni nelle condizioni di compostaggio industriale. “Rispetto alla schiuma in polistirene espanso, siamo ad un livello -leggermente- diverso” ha detto Schiraldi. “lo Styrofoam è pressoché eterno.”
La ricerca sulla nuova bioplastica ha creato immediatamente una nuova start-up chiamata Aeroclay, che sta utilizzando la tecnologia brevettata per sviluppare prodotti pratici.
Schiraldi immagina una fabbrica di bioplastica del futuro che attinge a vasche di latte al posto del petrolio. Prima che le materie bioplastiche a base di latte si diffonderanno, però, ci sono altri ostacoli tecnologici da superare. Ad esempio, gli scienziati dovranno assicurarsi che il nuovo materiale non puzzi come il latte acido.
Si tende a non riconoscerlo, ma la nostra dipendenza dal petrolio non si limita al consumo di combustibili fossili per la produzione di energia e per il trasporto. Trovare un’alternativa alla plastica la cui materia prima proviene dal petrolio, si sta dimostrando essere uno dei problemi più difficili da affrontare oggi. “La biomassa ottenuta dal legno, oppure quella derivata dal mais o da colture affini, offre la preziosa cellulosa che è il polimero più abbondante sulla terra che i ricercatori stanno cercando di convertire in biocarburanti e materie plastiche”.
La stragrande maggioranza dei prodotti che ci circondano sono realizzati o imballati con plastica, un metodo di produzione come questo significa trovare una materia prima alternativa non inquinante, economica e rinnovabile. Proprio progressi di questo tipo possono aiutare a ridurre la nostra dipendenza dai combustibili fossili anche in modo radicale.
Fonte: GenitronSviluppo.com in Ecodesign
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