Comunicato di pubblica resistenza al DDL intercettazioni

Gentile Onorevole Presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi, in questi giorni, in queste ore, il Parlamento della Repubblica Italiana è impegnato in una corsa contro il tempo per una più che rapida approvazione del disegno di legge firmato dall'Onorevole Ministro della Giustizia Angelino Alfano e noto come "ddl intercettazioni".

Il provvedimento rappresenta una delle più drastiche limitazioni al potere d'indagine che compete ai magistrati inquirenti del nostro paese e, al contempo, la più dura, feroce e devastante limitazione al diritto costituzionale di informazione; il diritto di farla e il diritto di riceverla.

Il progetto di legge, per mezzo dei suoi punti fondanti, impedisce il racconto giornalistico su fatti giudiziari di pubblico dominio e privi di segreto, stabilisce pene detentive e pecuniarie pesantissime verso chiunque osi divulgare verità giudiziarie, introduce nuovi obblighi di rettifica per i blog minandone la sopravvivenza, trasforma in crimine il diritto dei cittadini vittime di crimini di raccogliere prove audio e video a dimostrazione del reato e stabilisce odiose discriminazioni tra forme di giornalismo, all'interno di una drammatica limitazione del diritto ad effettuare inchieste giornalistiche.

Il diritto all'informazione nelle sue forme più elementari, il principio di legalità e la ricerca della giustizia vengono totalmente smantellati da tale provvedimento.

Pertanto questo sito internet dichiara sin da adesso che, per imprescindibili motivi etici e in ragione della difesa del diritto alla libertà di parola e di stampa, solennemente sancito dalla Costituzione italiana e dalle leggi vigenti, in caso di approvazione in via definitiva e di conversione in legge, non potrà attenersi in alcun modo alle norme che compongono il disegno di legge sulle intercettazioni.

Questo sito si dichiara altresì .. per imprescindibili motivi sia etici che politici .. deberlusconizzato .. demontizzato .. degrillizzato

venerdì 14 settembre 2012

Proteste contro il nucleare in India. La polizia spara sulla folla

Nella giornata di ieri si è svolta in India, a Idinthakari, una manifestazione popolare contro la centrale nucleare e il suo potenziamento:  
un procedimento di caricamento del reattore il cui funzionamento è basato sull'uranio arricchito.  

La manifestazione alla quale ha partecipato buona parte della popolazione, ha visto un dispiegamento di 5mila agenti della polizia in tenuta anti-sommossa, schierata intorno alla centrale nucleare di Kundankulam, nello stato meridionale di Tamil Nadu. 

Durante la manifestazione alla quale hanno partecipato circa 2mila persone, la polizia ha aperto il fuoco uccidendo almeno 2 persone:  un pescatore di 44 anni e una bambina di 6 anni.  Vere e proprie scene di follia da parte della polizia che ha aggredito a freddo e insultato in modo indiscriminato i manifestanti, gettato fango e sabbia nel cibo dove le donne stavano cucinando per le persone che erano presenti in piazza, condotto raid nelle case adiacenti, minacciando e terrorizzando le persone, alla presunta ricerca del leader della protesta.

Le manifestazioni di dissenso nei confronti della centrale nucleare non sono certamente nuove:  l'11 settembre 2011 più di 127 abitanti del villaggio di Idinthakarai hanno iniziato a digiunare in segno di protesta; un digiuno che si è concluso dopo 12 giorni per le false promesse del capo ministro dello Stato di fermare il progetto.  Nell'ultimo anno, i lavori al sito nucleare sono stati rallentati da proteste dei residenti e gruppi contrari all'energia atomica mentre il governo indiano continua a sostenere l'importanza della centrale che si trova a circa 700 chilometri a sud della capitale di Stato Chennai.

Intanto però, in un'India martoriata da centrali nucleari, si susseguono incidenti che diventano sempre più frequenti.  Tra giugno e luglio di quest'anno, più di 40 lavoratori di una centrale nucleare del nord dell'India, sono stati esposti a radiazioni di trizio in due distinte perdite.  La politica nucleare dell’India prevede la costruzione di una serie di impianti con tecnologie russe, giapponesi, americane e francesi: l e centrali sono in esame o già in costruzione.  Secondo lo stesso direttore dello stabilimento nucleare in cui sono avvenuti gli incidenti, due di loro hanno ricevuto dosi di radiazioni equivalenti al limite annuale consentito, come per dire: 
state morendo, lentamente, ma state morendo.
Probabilmente, dopo questo incidente, moriranno più in fretta.

Alla base di una politica energetica basata sul nucleare, c'è la speranza da parte del governo indiano di passare da uno scarso 3% dell'energia derivata dalle centrali atomiche esistenti, ad un 25% entro il 2050, per incrementare la crescita economica di un paese che attualmente dipende dal carbone. Intanto gli incidenti si moltiplicano: nel maggio del 2011, quattro operai sono stati esposti a radiazioni presso la Kakrapur Atomic Power Station di Guiarat, mentre nel novembre del 2009 i lavoratori di un impianto nucleare nel Karnataka si ammalarono dopo aver bevuto acqua radioattiva.



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