Comunicato di pubblica resistenza al DDL intercettazioni

Gentile Onorevole Presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi, in questi giorni, in queste ore, il Parlamento della Repubblica Italiana è impegnato in una corsa contro il tempo per una più che rapida approvazione del disegno di legge firmato dall'Onorevole Ministro della Giustizia Angelino Alfano e noto come "ddl intercettazioni".

Il provvedimento rappresenta una delle più drastiche limitazioni al potere d'indagine che compete ai magistrati inquirenti del nostro paese e, al contempo, la più dura, feroce e devastante limitazione al diritto costituzionale di informazione; il diritto di farla e il diritto di riceverla.

Il progetto di legge, per mezzo dei suoi punti fondanti, impedisce il racconto giornalistico su fatti giudiziari di pubblico dominio e privi di segreto, stabilisce pene detentive e pecuniarie pesantissime verso chiunque osi divulgare verità giudiziarie, introduce nuovi obblighi di rettifica per i blog minandone la sopravvivenza, trasforma in crimine il diritto dei cittadini vittime di crimini di raccogliere prove audio e video a dimostrazione del reato e stabilisce odiose discriminazioni tra forme di giornalismo, all'interno di una drammatica limitazione del diritto ad effettuare inchieste giornalistiche.

Il diritto all'informazione nelle sue forme più elementari, il principio di legalità e la ricerca della giustizia vengono totalmente smantellati da tale provvedimento.

Pertanto questo sito internet dichiara sin da adesso che, per imprescindibili motivi etici e in ragione della difesa del diritto alla libertà di parola e di stampa, solennemente sancito dalla Costituzione italiana e dalle leggi vigenti, in caso di approvazione in via definitiva e di conversione in legge, non potrà attenersi in alcun modo alle norme che compongono il disegno di legge sulle intercettazioni.

Questo sito si dichiara altresì .. per imprescindibili motivi sia etici che politici .. deberlusconizzato .. demontizzato .. degrillizzato

sabato 24 novembre 2012

L'Egitto rivoluzionario che non crede più alle menzogne dei Rais

Applaudito dai Salafiti e dai Fratelli Musulmani il neoeletto presidente dell'Egitto Morsi, con una sola mossa ha reso le decisioni presidenziali inappellabili, ovvero non ci saranno strumenti istituzionali e giuridici per opporsi alle decisioni del presidente eletto. 

Neanche pochi mesi dall'elezione e l'Egitto ha il suo nuovo Rais, sta volta “moderatamente” islamista. 

Ma se mancano strumenti istituzionali e giuridici per opporsi al nuovo corso reazionario dell'Egitto post-Mubarak, l'opposizione e il proletariato giovanile stanno tornando a sollevare la piazza ed è scontro con l'impunita macchina della repressione dello stato egiziano. 

Decine e decine le città attraversate da cortei e presidi, e nella maggior parte dei casi sono state assaltate, distrutte e incendiate le sedi del partito della fratellanza musulmana Giustizia e Libertà.  Intanto le migliaia di manifestanti che presidiano piazza Tahrir al Cairo allestiscono tende e alzano barricate, mentre tuona ancora una volta lo slogan della rivoluzione 

“Il popolo vuole la caduta del regime!”.

Quanto sta accadendo in Egitto in questi minuti non sollecita solo l'urgenza di approfondire le tendenze dei processi rivoluzionari in nord africa e altrove (su cui nei prossimi giorni torneremo) ma impone a mio avviso la constatazione che ormai una buona parte del proletariato arabo non crede più alle menzogne dei propri Rais (siano questi monarchi, islamisti o laici) e alle finte promesse di una futura Palestina libera. 

C'era un patto imposto dalle autorità ai propri governati in diversi paesi arabi fino a poco tempo fa:  cedetemi libertà civili e sociali e i nostri eserciti libereranno la Palestina. 

Quel patto costituiva una vergognosa menzogna che veniva giocata nell'opinione pubblica, mentre, e negli ultimi tempi senza neanche grande discrezione, o si accondiscendeva direttamente agli interessi sionisti e della Casa Bianca, oppure si diveniva pedina di normalizzazione dell'area tanto utile ad Israele. 

La durissima contestazione ai Fratelli Musulmani e al nuovo Rais Morsi che sta divampando in questo venerdì di lotta egiziano, proprio all'indomani del suo battesimo nelle relazioni diplomatiche orientate dalla Casa Bianca, ci dice che a Piazza Tahrir le finte promesse dei Rais sono solo altra benzina per far bruciare le barricate rivoluzionarie. 

Certo che a Gaza hanno festeggiato non appena è stata decretata la tregua! 

E come non gioire e festeggiare in piazza, e come non considerare la tregua un utilissimo momento tattico politico-militare per riorganizzare le forze! 

Ma ciò che forse da oggi possiamo salutare con il sorriso, è che sulle barricate e tra gli slogan dei movimenti in lotta nei paesi arabi torna con nuova forza politica e determinazione la parola rivoluzione al fianco della Palestina, 
ben lontana da eserciti guidati da corrotti e filo sionisti Rais tenuti al guinzaglio dalla Hilary Clinton di turno.

Viva Piazza Tahrir! Viva Palestina!

Tunisiano


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